Noi e la Morte

Sebbene gli uomini pensino alla morte con paura e tristezza, chi lascia o ha già lasciato la terra sa invece che la morte è un’esperienza unica, meravigliosa di benessere perenne, pace e libertà incondizionata.
Siamo molto attaccati alla nostra corporeità e nonostante tutti ci parlino dell’Anima, releghiamo tutto il nostro “essere ed esistere” alla parte fisica, materiale, quindi corporea.
Quando lui finisce, ci percepiamo come finiti.
Al contrario, al momento della morte dimentichiamo  tutte le limitazioni del nostro corpo fisico e ci rendiamo conto di quanto siamo ora liberamente liberi.
Nei primi istanti proviamo una sensazione di paura, di distacco strano, di ignoto o comunque di un qualcosa di diverso, sconosciuto, impalpabile, … difficile da cogliere fino in fondo, perché mai sperimentato fino a quell’istante, almeno nella vita che lasciamo.
E’ qualcosa che la nostra parte cosciente non conosce.
In seguito, però,  subentra una grande realizzazione: siamo in un’altra condizione e l’anima, la nostra Anima, di cui finalmente acquisiamo piena consapevolezza, prova un senso di sollievo, di gioia, di libertà nuove.
Qualcosa ci informa che esistiamo ora per sempre, anche e proprio perché liberati dal corpo fisico.
Tutti facciamo questa esperienza, nessuno escluso, anche se i tempi, le dinamiche e le modalità per giungervi sono varie e mutevoli.
Ciascuno di noi un giorno morirà, perciò non c’è motivo di temere la morte, perché fa parte del nostro ciclo, in maniera inconfutabile.
Quando gli occhi si chiudono, non proviamo  una sensazione di infelicità al pensiero di non essere più coscienti del corpo, ma è come quando ci addormentiamo, anche se lo stiamo facendo per uno spazio tempo più ampio e dilatato, che potrebbe durare per sempre, senza successive incarnazioni; al contrario, di quanto pensiamo, se abbiamo queste certezze, accetteremo  il sonno come uno stato nuovo, molto gradevole, profumato solo di libertà.
La morte è così.
E’ uno stato di quiete, di meritato riposo.
Non c’è nulla che dobbiamo temere.
Yogananda dice:
“Ridete della morte quando arriverà;
è soltanto un’esperienza grazie alla quale potrete imparare una grande lezione: voi non potete morire.”
Ed è vero!!!
E’ uscire da uno stato che ci limita tantissimo, per entrare in una dimensione in cui possiamo essere contemporaneamente in più luoghi, partecipare a più fatti ed il tutto in un sentire rilassato e felice.
Il nostro vero Sé, cioè l’Anima, che è immortale, quindi siamo simili a crisalidi che lasciano e volano oltre ogni limite.
Noi possiamo dormire per un periodo di tempo nello stato che chiamiamo morte, ma non possiamo mai essere distrutti,  perché una parte di noi è inattaccabile.
Esistiamo.
L’l’esistenza è eterna.
Siamo meravigliosi, siamo come un’onda che raggiunge la spiaggia, la accarezza e poi ritorna nel mare; non scompare, ma torna parte del tutto.
Allora cosa le accade?
O l’onda diventa una cosa sola con il mare, o ritorna a riva, assumendo la forma di un’altra onda.
Così il corpo ci da una forma visibile ai vivi, ma questo corpo materializzato prima o poi scomparirà, e allora sarà l’essenza spirituale, che racchiude, che non cesserà mai di esistere a procedere nel tutto.
Nulla può fermare e mettere fine a questa eterna coscienza.

Perfino una particella di materia o un’onda di energia sono indistruttibili, come ha dimostrato la scienza; anche l’anima, l’essenza spirituale dell’uomo, è indistruttibile.
La materia è soggetta al cambiamento e l’anima a esperienze mutevoli.
Il mutamento radicale viene chiamato morte, ma la morte, ossia il cambiamento della forma, non muta né distrugge l’essenza spirituale.”
E’ la cosa meravigliosa è proprio questa: che possiamo fare più esperienze di vita terrena, in più scatole, cioè più corpi, mentre lei, l’Anima, si mantiene immutata e indistruttibile.
Il problema è che abbiamo il culto del corpo e non dell’Anima.
Anche la religione non ci aiuta ad aumentare queste consapevolezze e ad accogliere in maniera più positiva questo passaggio, che, le stesse celebrazioni liturgiche appesantiscono con musiche, canti ed omelie faticose  e poco solari.
Eppure la morte è il canto dell’anima, è la sua piena esplosione, è, sotto un certo aspetto la “nostra nascita reale”.
Il corpo è solo un abito.
Quante volte nella vita cambiamo abbigliamento, ma non diciamo mai che  siamo cambiati, anche se talvolta è vero che i nostri gusti si modificano e quindi scegliamo abiti diversi.
Allo stesso modo, quando con la morte abbandoniamo  l’abito del nostro corpo, non cambiamo la nostra vera natura, la nostra essenza potente.
Siamo noi, siamo gli stessi, siamo anime immortali, siamo figli di Dio, che non si chiamano più Pinco o Pallino , non siamo più alti o bassi, grassi o magri, biondi o neri, ma siamo NOI.
La parola ‘morte’ è un termine decisamente inadatto, perché la morte in sé non esiste; quando siamo in qualche modo stanchi della vita, ci togliamo l’abito corporeo, che indossiamo da un po’ di lune, chi più, chi meno, e ritorniamo nel mondo oltre.

Si legge in Yogananda …

“Mai lo spirito nacque, né mai cesserà di esistere;

Mai ci fu un tempo in cui non era; principio e fine sono sogni!

Senza nascita, immortale e immutabile lo spirito permane in eterno.

La morte non lo ha colpito, anche se morta sembra essere la sua dimora.”

Viene così ribadito che la morte non è la nostra fine, ma è sola una liberazione temporanea che ci viene concessa quando il nostro karma e la legge della giustizia, decidono che il nostro corpo e l’ambiente che ci ha accolto, hanno avuto ciò che noi dovevamo offrire e quindi abbiamo assolto il nostro compito, oppure quando siamo troppo stanchi e sfiniti dalla sofferenza, per sopportare più a lungo il peso dell’esistenza fisica.
Quando soffriamo troppo, la morte rappresenta la risurrezione dai nostri dolorosi tormenti e l’occasione di passare alla pace e alla quiete che finalmente ci offriranno rifugio alla tempesta terrena.
Quando siamo anziani, anche nel corpo, la morte fisica è una specie di ‘pensione’, di terme relax, che meritiamo, dopo aver combattuto per una vita intera.
Per tutti è comunque un riposo gradito e gradevole.
La nostra visione ristretta dei disegni di Dio, ci offre di questo momento, di questa partenza, un’immagine molto crudele, perché ci soffermiamo sul pensiero che il mondo è “una vittima” della morte e che anche noi dovremo prima o poi abbandonare il corpo.
Non riusciamo a cogliere il lato spirituale di tutto questo e a credere che Dio sia quindi benevolo e misericordioso, soprattutto quando ci priva di persone che amiamo.
Ma se riuscissimo a guardare la morte con gli occhi della saggezza, allora riusciremo a vedere che la morte alla fine è soltanto un pensiero, un pensiero che attraversa l’incubo di un cambiamento, per riportarci a casa, quella vera, nella beata libertà in Lui.
Dopo la morte, sia che siamo santi, sia che non lo siamo,  ci viene concessa la libertà a un livello più o meno alto, a seconda dei nostri meriti, ed è una libertà mai conosciuta durante la vita terrena e quindi difficile sia da immaginare, che da descrivere.
Noi piangiamo salutando chi parte, ma in realtà si tratta di un’Anima
che sta attraversando l’illusione della morte, perché presto non sparirà, ma sarà solo espansa e libera.
D’altro canto lei, a sua volta,  arriva a destinazione,  ci vede piangere, ma si accorge che la morte non è brutta come pensava e come tutti noi immaginiamo, quindi cercherà di venircelo a dire, apparendoci sorridente in quello che noi chiamiamo “sogno”.
Nell’altra dimensione ci rendiamo finalmente conto che ci siamo sempre sbagliati, pensandoci e definendoci “mortali”, perché in realtà c’è una parte di noi, quella vera (Anima), che nulla, neppure il fuoco può bruciare, né l’acqua annegare, perché è immensa, libera e salva.
La coscienza  quando siamo morenti si sente improvvisamente liberata dal corpo, che rappresenta comunque un peso, che scopriamo di solito nel momento del decesso, ed anche  dalla necessità di respirare e da qualsiasi dolore fisico.
L’anima liberata, si alza in volo e prova un’impressione meravigliosa di libertà, librandosi in volo,  per passare attraverso una galleria illuminata da una luce molto rassicurante, soffusa e tenue, che infonde tantissima serenità.
Al termine del condotto, scivola in un sonno nuovo, inconsapevole, molto diverso e più profondo e piacevole del sonno “umano”. a cui era stata abituata in terra.
Quando questo accade, ciascuno di noi vive però il passaggio con alcune varianti sue personali, perché lo stato generale dell’Anima, dipende dal modo in cui lei ha vissuto sulla terra; così anche la durata e la profondità del sonno sono diverse per ciascun individuo, e diverse sono o possono essere le rispettive esperienze nello stato che segue alla morte, sia per quanto riguarda le sensazioni, che l’intensità della Luce oppure i colori ed i suoni.
I buoni, che hanno lavorato seriamente, con molta costanza ed attenzione nella fabbrica della vita, sprofondano in questa magica veglia, ma per un tempo relativamente breve: è un sonno ristoratore. poi si risvegliano in una delle zone del mondo oltre.
Là siamo avvolti dalla Luce, non abbiamo le costrizioni dovute ad un volume corporeo, nulla che ci faccia male, o che ci impedisce nel movimento e negli spostamenti, non possiamo incorrere in incidenti e siamo in una condizione di armonia vibratoria con tutti i presenti, che  coesistono e si aiutano reciprocamente, senza contrasti.
Come pure anime viviamo in uno stato di comprensione e di cooperazione e non respirano l’ossigeno, ma la pura gioia dello Spirito.
“Gli amici di altre vite si riconoscono senza difficoltà nel mondo astrale” diceva Sri Yukteswar. “Rallegrandosi per l’immortalità dell’amicizia, comprendono l’indistruttibilità dell’amore, spesso messa in dubbio al momento del triste e illusorio distacco dalla vita terrena”.
Allora, la Vita dopo la morte è positiva???
Sì,
è stupenda!
Anche se avessimo sofferto a causa di qualche malattia, prima del trapasso o fossimo stati vittima di un incidente mortale, ora non abbiamo più nulla, non dobbiamo più trascinare nessuna ferraglia un po’ arrugginita, né quindi le nostre cigolanti ossa, o i tendini ed i legamenti consunti: tutto è pura libertà in benessere.
Le limitazioni fisiche non ci ostacolano più.
Allora, quando ci
muore una persona cara, invece di addolorarci e disperarci senza motivo, dovremmo in serenità, ricordarci che lei sta ascendendo a un piano più elevato del nostro, per volere di Dio, e che Dio sa sicuramente qual è la cosa migliore per lei.
Rallegriamo quindi perché adesso lei è finalmente libera.
Da fare, invece, è un buon accompagnamento amorevole con la Preghiera, affinché il nostro amore e la nostra comprensione la incoraggino a proseguire sulla via della nuova evoluzione.
Lacrime, disperazione, invocazioni, lamentele, al contrario, spesso bloccano questo cammino, creando un malessere sia a lei, che a noi stessi.
Questo atteggiamento di accoglienza, accettazione serena di quanto è successo, è molto più utile per tutti. Naturalmente, non saremmo umani se non sentissimo la mancanza di coloro che amiamo e che ci lasciano, ma dovremmo riuscire a salutare il loro corpo fisico, senza inutili egoismi, pur provando un senso di solitudine perché ci hanno lasciati, perché questo nostro attaccamento li tiene faticosamente e dolorosamente legati alla terra.
L’estremo dolore impedisce all’anima dei cari scomparsi di raggiungere una pace più profonda e una maggiore libertà e questo è scorretto, soprattutto se già il corpo ha sofferto per la malattia o per una partenza incidentale traumatica.
Per comunicare con i nostri cari, scomparsi solo alla vista, dovremmo aprire mente e cuore, per poter sentire la loro delicata presenza e amorevolezza, una volta completato il loro tragitto iniziale, poi raccoglierci in silenzio, in un luogo tranquillo,  e meditate su Dio.
Quando sentiremo la Sua pace dentro di noi, ci dovremo concentrarci profondamente sul centro cristico, il centro della volontà, situato tra le sopracciglia, e inviare tanto Amore ai nostri cari scomparsi.
La notte è facile che ci restituiscano tutto questo con una dolce visita.
Visualizziamo, con calma,  nel nostro centro cristico, la persona con cui vogliamo comunicare, mandiamo  alla sua Anima le nostre vibrazioni cariche di Amore, di Luce, di serenità, di forza e di coraggio.
Se lo facciamo, senza interruzione, e se il nostro affetto nei confronti della persona cara non diminuirà, la sua Anima riceverà certamente le nostre vibrazioni, che le daranno un senso di benessere e le faranno sentire di essere amata, quindi le permetteranno di stare ancora meglio.
I nostri cari non ci hanno dimenticato, proprio come non lo stiamo facendo voi.
E’ molto importante inviare ai nostri cari pensieri di Amore e di comprensione quando improvvisamente ci tornano in mente, cioè quando ne sentiamo il desiderio, ma dovremmo farlo almeno una volta l’anno, ad esempio in occasione di qualche ricorrenza speciale, per accelerare il loro percorso.
E’ buona cosa dire con la mente:
“Un giorno ci incontreremo ancora e continueremo a rafforzare il nostro amore divino e la nostra amicizia”. Se continuiamo ad inviare loro pensieri di Amore, certamente un giorno li incontrerete ancora.
Una cosa particolare è quella di evitare di chiamarli per nome, infatti la visualizzazione aiuta parecchio, perché il nome è comunque un’etichetta terrena.
Noi ora sappiamo che questa vita non è la fine, ma soltanto un anello dell’eterna catena che ci lega tutti.

Vi consiglio la tecnica dell’affermazione per preparare chi sta per spiccare il volo, con serenità, a questo passaggio e, volendo per accompagnare chi lo ha fatto improvvisamente, modificando o meglio riadattando questa affermazione al suo caso.
Allora, e solo allora, sarà buona cosa, che questa affermazione venga fatta a suo nome, ma solo 7 volte appena dopo la partenza.

“L’oceano dello Spirito è diventato la bollicina della mia Anima.
Che galleggi nascendo o scompaia morendo, nell’oceano della consapevolezza cosmica la bollicina della mia vita non può morire.
Io sono la coscienza indistruttibile, custodita nel cuore dello Spirito immortale”.

Oggi la nostra chiacchierata è stata veramente particolare e spero sia servita un po’ a tutti noi.
Ora mi accomiato augurandovi tantissimo bene e con amorevolezza infinita.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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2 commenti

  1. Ilenia

    Ciao Ti, come sempre eccomi qui a chiederti… Questo è un argomento per me molto delicato e aggiungere altro a ciò che hai scritto sarebbe inutile. Solo ti chiedo: è tutto vero? Rincontreremo le persone che abbiamo amato in terra? E loro dal Cielo ci sentono davvero? Continuano ad amarci? Spero sia davvero così… Un abbraccio e sempre grazie Ti!

    • *** ti degli Arcangeli

      Ciao Ilenia, ben ritrovata!
      Solo ti chiedo: è tutto vero? Ahahah … penso proprio di sì.altrimenti non lo avrei scritto e mi avrebbero “censurata” prima gli Arcangeli …
      La Comunione che unisce le Anime è somma; nasce in Cielo, si protrae in Terra e riprende lassù, per chi ci fa ritorno …., perché chi finisce in altri luoghi, diciamo bui, non ha più contatti con il Mondo della Luce, che può vedere, ma non vivere, né partecipare.
      L’Amore è sommo e palpita dentro e intorno, vibra, in maniera veramente unica, speciale, meravigliosa…
      Un abbraccio dolcissimo

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