
“Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono.
Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri.”
Don Andrea Gallo
Mai capitata una giornata che sembra volerti far dire o fare esattamente il contrario, rispetto a quelle che sono le tue modalità consuete???
Un automobilista che con poca attenzione ti evita per un pelo, un pedone che ti attraversa praticamente sul cofano dell’auto, una collega che alza la voce senza motivo, un appunto senza capo né coda …insomma una giornata a prova di “santa illuminazione”???
Penso proprio di sì!!!
Beh, è proprio in un’occasione di questo tipo, che mi sono ritrovata con un foglietto tra le mani, che riportava un pensiero di Osho, guarda casa adattissimo per la giornata “stordita” di turno.
Il foglio esordisce così:
“Io accolgo l’essere umano così com’è.”
Wow … dolcissimi Angeli!!!
… e non posso nemmeno dirvi che forse mi stavate spiando …
Ci sono momenti in cui mi sembra che viaggiamo un po’ tutti su dei binari alternativi e che le relazioni diventino veramente più rallentate e faticose, ma so, con sicurezza, che è proprio allora, in questo frangente che posso mettere in atto, con maggiore gioia ed attenzione, l’amorevolezza che condivido con il cielo.
E’ nella fatica che mi elevo e mi testo.
Il foglio prosegue ancora:
“Certamente, ora molto è potenziale, ma così com’è l’essere umano non deve essere condannato.”
Sicuramente stiamo modificando i nostri sistemi e stiamo trasformando la nostra “sensibilità divina”, sebbene in certe giornate si faccia fatica a vedere questo dinamismo in essere o in itinere …
Siamo faticosi, affaticati e faticanti …, ma potenzialmente positivi e in crescita.
Osho sostiene:
“Non c’è nulla da condannare nell’uomo.
L’uomo è il seme, e se condanni il seme, come puoi elogiare l’albero?”
Già, come si può???
Ma come si può anche a volte ricordarsi di tutto questo in alcune situazioni e frangenti quotidiani???
Eppure c’è tanta bellezza, nella necessità e nella fatica dell’accogliere gli altri sempre, anche quando straparlano, quando ti tagliano la strada, quando sembrano venire da Marte, con certe trovate che ti lasciano, come direbbe Vasco: “senza parole”.
Sono momenti di crescita, indubbiamente forti e concreti.
Gli Arcangeli ci esortano e ci ricordano che il primo passo, per accogliere veramente l’altro, è quello di fargli spazio dentro di noi, quindi mettersi nella condizione di avvicinarlo senza pensieri, se non quello di volerlo accogliere così com’è nel suo momento, in modo delicato perché certe modalità esprimono sicuramente difficoltà o bisogno.
E chi di noi può dire di non esserci mai passato?
L’accogliere quindi ci porta a farci vicini, a non essere aggressivi, freddi e insensibili, a non aspettare necessariamente che l’altro “bussi” alla porta di casa per dirci che oggi qualcosa non gli gira per il giusto verso …
Dietro un’azione diversa, c’è sicuramente una persona, in quel frangente, diversa dal solito, dall’ordinario …
L’accoglienza ci porta ad essere persone che ascoltano, che cercano di comprendere le fatiche, le rabbie, le distrazioni, le ferite e forse il dolore dell’altro.
L’accoglienza si esprime in mille modi e circostanze e si realizza dove al centro c’è la persona da accogliere e non il mio desiderio di sentirmi bravo, ok o perfetto, per offrirgli qualcosa e la mia accettazione e astensione da ogni reazione aggressiva o di pensiero, non positiva, giudicante.
L’accoglienza vera, crea una relazione, anche se l’altro con la sua auto sfreccia e se ne va.
E’disperato?
Forse agitato?
Non lo sappiamo, ma quello non è sicuramente un comportamento che possa esprimerci equilibrio, quindi serenità.
Proviamo ad augurargli tanta serenità e che la giornata divenga, anche per lui, eccellente …
Pazzia??
No, sostegno universale, amorevole.
L’altro non è un deficiente, un … ma è e resta un seme …
Un seme che accolgo amorevolmente, un “compagno” affaticato che cerco di sostenere, anche se magari a distanza.
Ogni volta che accogliamo qualcuno la nostra vita cresce e ci accorgiamo che lo spirito è in pace, che siamo fratelli in umanità.
Mortifichiamo magari la parte più reattiva di noi, quella pronta ad imprecare, inveire, fare gestacci, …ma mortificando questo slancio immediato, contribuiamo a cambiare il mondo.
Oggi accogliere richiede «fare strada insieme» all’altro dovunque e nei modi più strani e svariati possibili.
Le diverse debolezze psicologiche e relazionali, ci portano ad apparire dei veri “svariegati” e questo richiede una grande capacità di attenzione e di concreta disponibilità, non tanto a parole, ma con i fatti concreti e reali a chi incontriamo, per i più svariati motivi.
Non importa se per la strada, in un negozio, al lavoro oppure nella scuola dei figli o altro …
L’accoglienza la possiamo offrire, per esempio anche nell’incoraggiare e motivare l’altro ad essere fiducioso nelle sue potenzialità e aperto alle sfide che l’esistenza quotidiana ci mette davanti.
“Io accetto l’essere umano così com’è – totalmente, senza alcuna negazione.”
Osho aggiunge ancora:
“Semplicemente dico che così com’è oggi non è l’unico modo in cui l’uomo può essere, la sua realizzazione finale: dico che questo è soltanto l’inizio.”
Saccenti e giudicanti, fatichiamo a vedere l’altro nella sua dinamica e mutevole essenza: se per noi è scemo, scemo resta …
In realtà tutto è in divenire, quindi mai porre limiti.
Non ne abbiamo nemmeno il diritto …
L’uomo è forse tra le più mutevoli creature, è il seme più diversamente seme che sia mai stato creato, quindi … non prendiamoci mai il diritto di limitare l’altro, in nessun modo.
“L’essere umano è soltanto un seme che può crescere e diventare non solo un grande albero, ma un qualcosa di divino.”
Presente quando da piccoli eravamo magari più piccoli, minuti, insignificanti, rispetto ad altri coetanei e poi, crescendo siamo diventati armadi a tre ante, alti, atletici e quanto altro???
Ecco, nessuno ci avrebbe dato due lire e avrebbe mai osato, neppure lontanamente pensare a noi come a dei baobab maestosi, eppure …
Ecco, forse ho reso l’idea!!!
Ogni seme può dare un albero straordinario e frutti insperati e non sta a noi predire quali, quanti e come “…Ogni uomo può essere dio. Ma ora, così com’è, è soltanto un seme.
E il seme deve essere protetto, il seme deve essere amato, al seme deve essere data ogni opportunità per crescere.”
Chi dobbiamo proteggere?
Qualsiasi eccellenza e/o persona o situazione affaticata, perché si mantenga, nel primo caso, perché si si rinsaldi e si ritrovi nel secondo.
Come ogni seme, che si rispetti, deve essere messo nelle condizioni di proliferare e stare bene.
“Questa crescita avviene attraverso la volontà di essere liberi, attraverso la volontà di uscire dalla nostra zona di sicurezza.
Vedi il seme: il seme è al sicuro. L’albero non è così al sicuro.”
Il seme reale è protetto dalla terra, viene appunto scaldato e nutrito e supportato nel suo divenire, ma una volta diventato albero, nella sua piena libertà, distante dal suolo è preda dei venti e di ogni situazione avversa.
Così noi, nel nostro libero percorso, nel quale tutto ci è possibile da semi, non altrettanto una volta divenuti alberi …
Il seme è al riparo, protetto dalla coltre d terra.
Nel momento in cui il seme germoglia ed evolve, lentamente diviene l’albero che era destinato ad essere: inizia a crescere e tutta la sua rigogliosa potenzialità inizia ad attivarsi.
Ci saranno molti pericoli, varie difficoltà e possibilità di non farcela, perché fino ad una certa altezza e fase, è e sarà un qualcosa di molto delicato, sempre in lotta con tutto l’ universo circostante.
Ma se quel seme non provasse a crescere e a diventare un albero, rimarrebbe lì, resterebbe un qualcosa di morto, qualcosa dalle potenzialità inespresse.
Si può non crescere???
Certo che sì!!!
Ma sarebbe tutto sprecato.
Se un seme non cresce, perde la sua identità … e così, noi, esseri umani, a meno che non scegliamo e decidiamo di crescere, di uscire dalla nostra zona di sicurezza e fare un salto nel mondo sconosciuto che ci aspetta, siamo destinati a rimanere semi, sicuramente al sicuro, protetti dalla terra, ma, come sostiene Osho, “ morti.”
Vogliamo essere vivi o morti?
Crescere o rimanere in letargia?
E se noi scegliamo, desideriamo, optiamo per la nostra crescita, pur tra mille difficoltà, se ce lo concediamo, perché non apprezzarlo e concederlo anche agli altri?
Accogliere, rammento ancora, che significa non giudicare, non porre condizioni alla persona, ma accettarla così com’è, anche se oggi guida di fretta, in maniera spericolata …
Oppure se un intervento poco chiaro o pertinente …
O se oggi sembra essere su un altro pianeta …
Chi accoglie non giudica, ma accetta l’altro nel suo vissuto, nelle sue problematiche e pone un attento ascolto a quello che la persona dice, con azioni, parole, modi di fare, di essere …
Accogliere è mettersi in ascolto attivo, partecipato e sincero.
Non si ascolta solo e tanto con le orecchie, ma soprattutto con occhi della mente e ancor di più dell’Anima e del cuore.
Solo così si può accogliere chiunque e cambiare il modo di muoversi nel mondo, dando una nuova impronta alla nostra e altrui esistenza.
Con grande amorevolezza
ti **** degli Angeli
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