
Non sostengo più, da parecchio tempo, anche all’interno della Scuola, le campagne contro qualsiasi forma di violenza o altro, ma al contrario promuovo in qualsiasi modo ciò che può “guarire” e quindi evitare il bisogno di tutto questo.
Perché non lo faccio?
Perché ho imparato a osservare queste dinamiche da un’altra prospettiva e quindi a prendere le distanze da qualsiasi situazione che potrebbe creare effetti opposti, rispetto alle mie attese.
Ho appreso l’Arte di saper Andare Oltre, più in là, senza entrare nel contrasto, il quale fa parte della dualità: io qui e tu di là, o viceversa.
Prova a pensare cosa accade dentro la tua mente, quando una persona ti chiede di non pensare a una certa cosa o di non farla, non dirla, non immaginarla.
La tua mente come reagisce?
Esattamente nella maniera che le viene chiesto di non sostenere.
Se non devi pensare, in realtà pensi.
Se non devi immaginare, immagini.
Se non devi formulare un certo giudizio, ti scatta quasi in automatico.
Questo fa parte di una “sorta di magnetismo” mentale che ti induce a seguire il pensiero negato.
Per negarlo devi visualizzarlo, quindi lo immagini e in automatico lo fai essere dentro la tua mente, gli fai prendere forma, come fossi una sorta di “vasaio”.
In realtà ogni sorta di malessere e soprattutto la violenza, nascono dall’ignoranza, dalla non conoscenza; tu non conosci la dolcezza, la gentilezza, la comprensione, la condivisione e l’Amore, quindi attui tutti quei comportamenti aggressivi, frutto dei “tanti non”, dei tanti divieti, dei tanti tabù che prosperano.
Oggi c’è poca autostima e poca conoscenza.
La situazione attuale, contrariamente a quanto qualcuno vada ripetendo, è una condizione estremamente favorevole per la crescita del genere umano, perché è solo la fatica che ti mette nella condizione di metterti in gioco e di farlo al meglio, per comprendere certe dinamiche.
Se tu dovessi scegliere te ne staresti comodo nelle tue alcove, belle o brutte che siano, ma l’Universo, che ti vuole attivo, vigile e presente ti mette, guarda caso, in una situazione difficile, nella quale o muovi le braccia e cerchi di galleggiare o rimani impotente, bevi, annaspi e anneghi.
E’ così, che vieni messo nella condizione “indotta”, di lavorarci sopra in maniera intelligente, proprio come sei spinto a fare ogni volta che qualcuno è violento, aggressivo, razzista o tanto altro.
Un ragazzino intollerante, lo redimi se gli fai tutti quei discorsetti sul rispetto?
Tuo figlio, mangia forse la minestra se gli rammenti tutti quei poveri bambini che muoiono di fame?
Non credo proprio!
Il ragazzino deve trovare dentro di sé la motivazione per scegliere di essere tollerante, accogliente o non violento e la deve “scegliere”.
Ecco allora che non servono né le campagne proibizioniste, né quelle moraleggianti, né gli inviti terroristici, ma è necessario creare tutte quelle condizioni per cui la persona conosca il positivo, ne faccia parte e lo sostenga, scegliendolo, per motivazioni sue, ma scegliendolo.
Ecco perché non faccio più campagne contro una certa fatica emotiva, relazione, sociale, ma al contrario azioni pro valori, cioè favorevoli a tutto ciò che rappresenta il contrario della violenza e del degrado interiore della persona.
Serve essere come un Guerriero che si appresta alla sua battaglia.
E’ come se tu fossi uno stratega, cioè un generale pronto alla battaglia, che prepara nei minimi dettagli la sua discesa in campo, senza batter ciglio, per non allertare il nemico, ma studiando in maniera attenta, dinamica e proficua, il nemico, per sapere quali mosse potranno essere utili e indispensabili per rendere vulnerabile l’altro.
La buona riuscita del combattimento, deve puntare sul non lasciare spazio all’avversario, sulla sorpresa e sulla sottile conoscenza del suo pensiero e delle sue modalità di combattimento.
Un generale non solleva clamore e non divulga la sua tattica, ma tenendola per sé, induce i suoi uomini ad agire in un certo modo, senza rivelare mai apertamente tutto il suo piano, per non essere in alcun modo scoperto, bloccato e vanificato.
E’ questo suo modo d’agire, che lo rende un eccellente stratega.
La stessa cosa dovrebbe accadere nei confronti delle grandi fatiche umane, quelle che tu vivi alla stregua delle battaglie famose.
Qualsiasi evento impattante, che avviene a livello sociale,più lo affronti attraverso i media, con campagne avverse, più si rinforza e trova persone disposte a ripetere quell’azione.
Se tu combatti chi compie azioni delittuose, dandogli molta luce sui social, ben presto, ci saranno molti nuovi casi e la polizia si accorgerà che a compiere quei crimini sono sicuramente mani diverse e quindi persone diverse.
Perché?
Perché tutto quel clamore, intorno ad un gesto delittuoso, ha sollevato altra energia negativa, e mentre ha scatenato e rinforzato nell’opinione pubblica lo sconforto, la paura, il disagio, il senso d’inadeguatezza, ha prosperato nelle menti fragili, che, come un terreno ben concimato, sentono poi il desiderio di emulare la situazione, per avere l’attenzione dell’opinione pubblica.
La stessa cosa accade in famiglia.
Quando un figlio diventa oggetto di attenzioni genitoriali, particolari, perché ha atteggiamenti oppositivi e sta creando disagi nelle relazioni esterne al contesto familiare, è facilissimo che un altro figlio, spesso il più piccolo, lo emulino, e questo perché vede tutta l’attenzione dei grandi rivolta al fratello, se ne sente in qualche modo privato e quindi, da buon stratega, fa scattare a sua volta le medesime dinamiche, per essere oggetto delle stesse identiche attenzioni.
Una sua carenza o la paura di essere carente di attenzioni, lo induce a fare la stessa cosa, per essere al centro delle attenzioni di mamma e papà, allo stesso modo del fratello.
Così la situazione affaticante si raddoppia e la famiglia si indebolisce e perde ulteriormente energia.
La violenza ha radici profonde, radici che tu non riesci spesso a visualizzare e a guarire e che sono ancorate a ferite spesso nascoste e inimmaginabili.
La violenza è difficile da fermare e non viene arrestata dalle parole dette nelle diverse campagne, parole che, al contrario la alimentano e la rinforzano, proprio come le parole dette per far mangiare la minestra a tuo figlio, sortiscono quasi sempre effetti contrari.
Mentre tu parli di lei, la violenza prende forma nella mente delle persone, proprio come quando ti viene detto di non pensare, di non fare, di non immaginare; è così che la violenza si consolida all’interno e se la persona vive un disagio e ha una sorta di fatica mentale, ne rimane presa e rischia di farla uscire dal suo profondo, di darle spazio, di attivarla, di innescarla alla prima occasione, come fosse una bomba.
Pensa a certi fatti.
Un mitomane lancia sassi da una sopraelevata.
Le televisioni, i telegiornali, tutti ne parlano e il fenomeno, anziché ridursi, sebbene venga denigrato a gran voce, si espande e si ripresenta in più città, in più regioni e stati.
Questa è la dimostrazione che le battaglie negazioniste, producono danni maggiori e risultati contrari alle attese.
Esistono varie forme di violenza e per arginarle servono sicuramente leggi che tutelino le persone più fragili, ma servono soprattutto azioni costanti e “segrete”, come quelle del generale prima dello scontro, per creare un terreno proficuo solo al benessere, alla guarigione, alla ricchezza interiore.
Dove c’è serenità, non c’è spazio per la violenza.
E le campagne non servono.
Per esempio, un tossicodipendente è un violento contro di sé.
Una persona si buca, buca la sua pelle, il suo corpo e prima ancora che per il veleno che si inietta per avvelenarsi, per neutralizzarsi lentamente, per uccidersi; lui fa del male al suo corpo, perché lo pugnala con quell’ago sottile, lo trafigge, lo trapassa.
In genere a nessuno di noi fa piacere il momento in cui quel piccolo spillo ti trapassa, eppure lui lo fa, il tossicodipendente compie, come un rito, sul suo corpo, da solo, superando quella forma di rifiuto che ognuno di noi, in genere, prova al solo pensiero di ferirsi con un ago.
Perché?
Beh, in genere è una sorta di “castigo”, di punizione che lui sceglie, senza alcuna consapevolezza, per un conflitto, magari familiare che sta vivendo, un conflitto che una parte di lui rifiuta e questo gli genere rabbia.
Può essere in disaccordo con la madre, oppure con il padre o con entrambi oppure è un disagio legato a una sorta di gelosia e senso di inadeguatezza verso il fratello, fratello che magari gli toglie luce, almeno così lui pensa, perché l’altro ai suoi occhi, o nella realtà dei fatti, risulta ben gradito alla famiglia, perché appare come un ragazzo più impegnato, attento, preciso e all’apparenza più diligente e intelligente.
Dentro, chi sceglie uno strumento di distruzione, sperimenta una sorta di gelosia, come Caino con Abele, prova la voglia di sopprimere qualcosa o qualcuno, ma non potendolo nemmeno pensare di farlo, lo fa contro se stesso, contro quella parte di sangue che lo lega al padre, a quella madre o a quel fratello.
E’ una situazione molto delicata, di cui la persona non ha consapevolezza e quindi non sa quali strumenti utilizzare per sanarsi e sanare questa relazione e così cerca il modo di punirsi e di andarsene, proprio come il Minotauro, ucciso per mano di Teseo.
Il “problema” quindi, visto da quest’altra prospettiva, capisci che non può essere risolto con una semplice campagna contro la droga, perché non serve, non serve a nulla.
Il tossicodipendente o l’alcolista o il giocatore d’azzardo o il bugiardo cronico…devono guarire le loro ferite per uscire dal cerchio distruttivo.
Chi è caduto nella rete della droga, del gioco o dell’alcol, ha ben altre ferite da sanare per entrare in risoluzione.
La droga o qualsiasi altra sostanza sono solo armi con cui sopprimere la parte di caino che una persona avverte presente dentro di sé.
Ecco perché dico che ci vuole conoscenza.
Devi conoscere queste dinamiche per aiutare.
Bisogna prendere atto di cosa ci si agita dentro e andare a sanare e l’unico vero aiuto, verso qualsiasi disagio, è dato dall’amore.
Tu devi fare pace con la situazione.
Devi riappacificarti con tuo padre, con tua madre, con tuo fratello o la tua famiglia e in automatico farai pace con te stesso e inizierai ad amarti e ad amare tutte le persone coinvolte.
No! Niente campagna, nessuna manifestazione e clamore, perché non servono, se non ad alimentare le menti deboli, fragili.
L’unica cosa che occorre è un lavoro silenzioso, fatto magari tra i banchi, in famiglia o all’oratorio o in qualsiasi centro per la crescita della persona, o anche tra amici, un lavoro certosino per dare conoscenza, per educare all’amore e al rispetto, prima verso se stessi e poi verso l’altro.
Basta parlare del negativo, pensando di sconfiggerlo!
Più ne parli, più lo diffondi, più lo sostieni, più lo rinforzi.
Parlarne è dare voce e nutrimento all’energia stagnante delle menti malate.
Solo in silenzio, lavorando sul lato positivo, sul lato opposto, in maniera intelligente, si smantella la situazione.
Questo dovrebbe essere fatto in tutte quelle situazioni che proliferano attorno alla violenza.
Pensa al razzismo.
Più predichiamo di non essere razzisti e più l’opinione pubblica sembra sviluppare una sorta di riserva e rancore verso chi proviene da altre culture, da altri Paesi e realtà socio- culturali.
Più dici di nuovi sbarchi, più le persone esordiscono con frasi tipo:” Non sono razzista ma …”
E in realtà lo sono.
Lo sanno le mie orecchie, molto attente a questi piccoli particolari, essendo mamma di due figlie adottive, una delle quali, piccolissima, un giorno si mise nella vasca da bagno chiedendo se con la candeggina potevamo rendere bianca la sua pelle, perché era stanca dei genitori dei suoi compagni che la accarezzavano e poi dicevano che tutte le persone scure portano solo disagio sociale.
Alla scuola materna, a parole, nessuno la rifiutava e le lezioni sull’uguaglianza si sprecavano, ma nella realtà dei fatti lei non era “uguale” e non veniva accolta e non si sentiva accolta come gli altri bambini ogni volta che venivano fatte affermazioni con tutti quei ma.., quelle espressioni cariche di riserve e giudizi sottili a mezz’aria.
Anche il razzismo va combattuto solo attraverso un’attenta educazione all’Amore.
Questa vitamina dei rinforzi positivi, deve essere costantemente somministrata nelle azioni quotidiane, come fosse una sorta di antibiotico o sciroppo, occultato nella colazione quotidiana.
Tu “allevi” la positività ed eviti di alimentare il rifiuto dell’altro, rifiuto che poi crea anche grossi problemi sociali e dinamiche pesanti.
Una mente affaticata non coglie, non capisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma assorbe tutto quello che tu le passi, le fai immaginare e vedere.
Anche chi picchia una donna è solo una persona piena di rabbia, rabbia che spesso ha radici lontanissime, in una sorta di cervello arcaico.
Quando si scaglia sull’altra persona non si rende nemmeno conto di ciò che fa, ma se ne avvede nel mentre o subito dopo.
Su di lei e con lei ci sono moltissimi lavori da fare, ma in maniera lenta, attenta, graduale e con l’aiuto e il sostegno delle persone giuste.
Chi manifesta contro ogni forma di violenza e di soprusi è spesso in buona fede, ma non origina nulla di “creativo” e alternativo.
La vittima rimane tale fino al momento in cui lei decide di riprendere in mano la sua vita e di aiutarsi; fino a quel momento niente e nessuno può toglierla dalla sua situazione; allo stesso modo l’aggressore, carico di rabbia, non viene sicuramente demotivato o fermato da qualsiasi tipo di manifestazione, slogan, trasmissione o iniziativa contro la violenza.
Ci vogliono sicuramente leggi per tutelare chi subisce, ci vogliono persone che nel silenzio indagano e fanno chiarezza, ma d’altro canto ci vogliono lavori sottili e costanti su più fronti, a favore della conoscenza del nostro spirito, delle nostre energie, delle nostre forme pensiero e tanto altro.
Bisogna lavorare per alimentare ciò che ci fa evitare la violenza, non ciò che la sostenta.
E non si tratta di un puro lavoro psicologico, e nemmeno mentale, ma energetico, profondo.
Un uomo sa che non deve picchiare nessuno, tanto meno la donna con cui vive, che ha scelto di prendere accanto a sé e che dovrebbe amare, eppure lo fa.
Sa, ma in certe situazioni perde il controllo e viene invaso da una forza reattiva che non gestisce, tanto che si scaglia su di lei e inferisce.
Bisogna chiedersi da dove viene quella collera senza confini per evitare che in una società che si definisce civile, ci sia ancora un ribollire di questa rabbia.
Ha sicuramente una radice profonda, una radice che non è legata alla donna-compagna, ma a un’altra figura femminile, spesso la madre.
Quando la tua reazione è forte, significa che si è nutrita dentro di te per lungo tempo, quindi o è legata al tuo passato o ad un bisogno insoddisfatto di amore.
Dentro, da qualche parte, ce una sorta di figura femminile che crea risentimento e così basta che la donna che sta con te, ti richiami in qualche gesto, movenza, parola o altro, quella di un tempo, quella che odi, quella che non ti piace, quella che ti provare rancore, perché la tua forza omicida salti fuori, ingestibile come non mai.
L’uomo sente, vede e parte per la sua tangente e si prende la sua rivincita tanto attesa, anche se temporanea e contro la “persona sbagliata”.
Capite queste dinamiche, ecco allora che cerco di dare potere solo alle cose belle e mi attivo per coltivare e nutrire ciò che ci fa stare bene e quindi ostacola la violenza in altro modo.
Noi siamo come magneti, per cui parliamo di bello, coltiviamo il positivo, scateniamo immagini e pensieri buoni, costruttivi , perché sappiamo che l’emulazione esiste, l’energia stagnante sta da tempo prosperando, i problemi sono ben nutriti e affondano le loro radici chissà dove e chissà quando.
Dobbiamo essere “buoni strateghi” e lavorare su altri fronti, con semplicità, in silenzio, senza mai citare la violenza, ma creando tutte le premesse per darle scacco matto e darglielo proprio educando il lato buono di ogni persona.
Ci vuole conoscenza e educazione.
Solo così una donna ben educata e consapevole, sentirà a pelle le vibrazioni dissonanti di un falso principe azzurro e potrà tagliare, smantellare, sradicare o potare i nuovi rami, prima che la situazione affettiva si consolidi e poi degeneri, mettendola in ginocchio; se cadesse in ginocchio, senza conoscenza e consapevolezza difficilmente riuscirà a risollevarsi e andarsene.
Allo stesso modo l’uomo che picchia non esiterà più, perché non ci saranno carenze ataviche, problemi, insoluti generazionali, brutti rapporti familiari, forme di scarsa autostima.
Cosa crea violenza individuale, familiare e sociale?
Fondamentalmente il fatto che la persona, uomo o donna che sia, non si conosce, non si ascolta, non si capisce e non si mette in azione per la propria autoguarigione.
Quello che sperimenta, buono o faticoso che sia, se lo tiene lì, da qualche parte e così, prima o poi, se lo troverà di fronte e dovrà farci in qualche modo le spese.
Le famiglie, oggi, sono troppo invischiate in dinamiche affaticanti, con troppo stress, poca attenzione, tante situazioni di infedeltà, leggerezza nel prendersi in carico responsabilità, dinamiche e problemi, problematiche; è così che i bambini si sentono trascurati, dimenticati, non amati e non accolti e questo genera bambini insicuri, fragili e disorganici.
Le donne dovrebbero essere avvicinate di più alla conoscenza di tutto questo, così che sappiano vivere bene il rapporto con il padre e non vadano a cercare uomini che riflettano le dinamiche familiari, ecco la vera “prevenzione”; ogni donna andrebbe guidata a risolvere ogni cammino di disistima, innescato dalla figura genitoriale; allo stesso modo gli uomini avrebbero una vita uterina più armonica, serena e una madre, educata, capace di coltivare in loro l’Amore e quindi un buon rapporto con la donna che verrà scelta per il proprio cammino adulto.
L’uomo che picchia e cerca quindi una sorta di giustizia personale, per rapporti precedenti, che lo hanno ferito non esiterà più e tutto sarà in un clima finalmente di accoglienza nuova.
E’ importante cambiare le nostre strategie attuali, altrimenti ci saranno sempre più casi, soprattutto ora che la situazione sanitaria sta mettendo a dura prova le condizioni emotive e gli stati d’animo delle persone e collettivo.
Con Amore, Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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