Oso rischiare

In genere, utilizziamo indistintamente due parole, che nel mio dizionario personale hanno due significati ben distinti.
Sto pensando alle parole folle e pazzo, che per me non hanno la stessa valenza, sebbene a volte l’una possa e dovrebbe sostituire egregiamente l’altra, nei nostri contesti quotidiani.
La pazzia comporta un’alterazione, per esempio nei nostri sistemi recettivi, che determina poi, come conseguenza,  certi comportamenti.
Cosa significa?
Beh, forse è più chiaro se esemplifico.
Significa che una bella mattina, io inizio a vedere un oggetto, una persona, una situazione in un altro modo, sotto un’altra luce e ne resto turbato al punto tale da assumere poi dei comportamenti aggressivi, timorosi, diversi, alterati verso quella che mi appare come “una nuova realtà”.


Non sono illogico, ma ora la mia logicità, sembra seguire altre strade ed altri modi di etichettare e considerare la normalità di un tempo.
E’ faticoso sia per chi la vive, che per chi, intorno, la subisce o la sperimenta di riflesso.
La follia, invece, è l’abbandonare ogni forma di giudizio, di pensiero logico, per seguire l’istinto, l’intuito.
So che sto smuovendo mezzo mondo, con queste mie affermazioni semplicistiche, ma procedendo nella lettura della mia pagina odierna, credo che ogni cosa acquisterà la sua giusta dimensione.
Una follia straordinaria?
Decidere di mollare ogni cosa, per inseguire un proprio sogno.
Un’altra modo di vivere la follia?
Essere scontenti, depressi, angosciati e fingere che tutto vada bene, quindi di essere sereni e felici.
Follia costruttiva e follia distruttiva.
Perché non ci concediamo un po’ di sana follia costruttiva?
Forse perché, una delle paure più grandi dell’uomo oggi è quella di fallire, di non farcela, di non rientrare nel campionario mediatico e sociale che va per la maggiore.
Il fallimento ti viene presentato come la fine di tutto, come una vergogna, la più grande tra le vergogne, o ti viene dipinto come una situazione in cui ti senti e trovi impossibilitato a ritrovarti, a riprenderti in mano la tua Vita, una macchia da cui non potrai e non riuscirai mai a ripulirti.
Questo stereotipo, questa etichetta condivisa, ti porta alla fissità e quindi alla “morte”, soprattutto interiore.
Per questo motivo, l’uomo oggi, tendenzialmente, non rischia mai.
Invece potremmo provare qualcosa di nuovo ed emozionante per dare una scossa alla nostra vita, ma la paura di fallire ci paralizza, ci cristallizza, ci priva di noi stessi.
Siamo nati per compiere imprese folli e facciamo il minimo indispensabile, per paura di fallire.
Abbiamo un timore radicato e soffocante di risultare dei perdenti, anche se dovrebbe essere chiaro che gli unici, ufficialmente, che non hanno mai fallito nella vita, possono essere solo coloro che non ci hanno mai provato.
Non hanno fallito nell’azione, ma hanno in sostanza perso la propria essenza.
Sono come cavalli da corsa che vivono ai box, per paura della competizione o come Ferrari che stazionano in garage, per paura del consumo o dell’alta velocità.
Sono comunque dei falliti, perché hanno rinnegato la propria essenza e quindi la propria vitalità e “funzione”.
Rischiare significa crescere,  ma la paura ti frena e ti tiene ben alla larga da qualsiasi iniziativa che richieda appunto l’azzardo di muoversi e tentare.
Rischiare comporta l’uscire dalla propria zona di comfort, significa mettersi alla prova in un contesto nuovo, affrontare in pratica l’ignoto.
Tutto ciò ti fa crescere enormemente come essere umano, dandoti la possibilità di esprimerti nella tua natura vera, spirituale, ma nessuno ti incoraggia mai a farlo, né tanto meno ti “educa a questo”.
Al contrario, fin da bambino sei stato limitato con infiniti divieti; ti dicevano di non correre, di non sporcarti, di non allontanarti, di non parlare con gli estranei, di non accettare il cibo fuori orario, di non dire quello che pensavi, insomma di non fare assolutamente niente di testa tua.
In pratica ti stavano insegnando che rischiare è sbagliato.
Cosa è successo poi?
Che il limitatore di “velocità”, ha ingenerato dei comportamenti, delle costanti e quindi, inevitabilmente, quando sei stato adulto, hai pensato e creduto che rischiare sia semplicemente sbagliato, sempre e comunque.
Chi lascia il vecchio per il nuovo sa cosa lascia, ma non quello che trova.
E come osare profanare questo proverbio – monito?
Le paure?
Sono infinite nel nostro retaggio.
La paura, per esempio, di fare un viaggio diverso dagli altri.
La paura di prendere l’aereo.
La paura di fare la benzina, per noi donne, in un distributore non servito.
La paura di andare a lavorare in un altro Paese.
La paura di viaggiare da soli, magari in solitaria, soli con lo zaino in spalla, magari molto lontano da casa.
Certo rischi e tu, addestrato al contenimento, di fronte a questo “rischio”, dici di no: temi di fallire e dover tornare a casa con la coda tra le gambe.
E’ così che ti accontenti di ciò che hai, di ciò che fai, di ciò che hai sempre fatto e quindi conosci alla perfezione. Quanti di noi spendono le poche settimane di ferie in un villaggio turistico?
Perché?
Perché è tutto organizzato da altri, preconfezionato, sicuro, facile e scontato.
Non è tutto rosa e fiori, ma almeno ci pensano gli altri e tu non rischi.
Anche se ciò non ti rende felice, poco importa: hai tutto a disposizione.
E’ così in tutto, ma soprattutto nelle cose più importanti.
Per esempio l’Amore!
Non rischi , non ti butti, non provi a fare qualcosa di forte e grandioso, per esempio per conquistare o riconquistare il cuore di una persona. Stai immobile, in attesa del miracolo.
Non si rischia, per provare a salvare un rapporto, si getta subito la spugna, facendo finta di nulla, nella speranza che la situazione, come per magia, cambi da sola.
Ma niente cambia, senza movimento, se non in peggio.
E sul lavoro?
Parola d’ordine?
Non rischiare.
Non si rischia mai sul lavoro.
Tutti ti dicono che devi cercare di tenertelo stretto tutta la vita, come se la tua intera vita dipendesse da lui, come se non avessi mai altre possibilità o qualche alternativa.
Non ti sto dicendo entra dal capo e licenziati senza esserti guardato attorno e senza aver trovato l’alternativa, ma sto parlando dello stare proprio immobili, fissi, a lamentarsi, senza neppure concedersi di pensare di poter cambiare, di poter sperimentare altro o di trovare qualcosa di più piacevole.
Parlo del non fare nulla per modificare questo stato di cose. Così non ti guardi intorno e non cerchi un impiego che ti piaccia.
Se poi osi allontanarti, spesso lo fai con lo spirito sbagliato, innescando una specie di autopunizione, per cui ti accontenti di quello che ti capita e ti ripeti che sei già stato fortunato, anche se la situazione è magari peggiorata, in un periodo economico così impegnativo, ad aver trovato un’altra occupazione.
Se lasci un lavoro che ti rende profondamente infelice, devi invece averne cercato un altro, con tanta grinta e positività nell’Anima, con un’energia che ti consenta di sentirti soddisfatto e realizzato il più possibile.
In genere, però, non rischi mai nella vita.
Vivi per abitudine, per inerzia, senza mai lasciare la strada sicura, per una nuova.
Resti fermo nel tuo piccolo nido, ad osservare il paesaggio, chiedendoti in quali posti meravigliosi potrebbe portarti il vento, ma senza nemmeno osare pensare di poter muovere le ali e volare.
E’ rischioso lanciarsi nel vuoto e così ti limiti a guardare e a sognare.
Non ti capita mai di provare una sensazione di noia, di avere dentro la sensazione di gettare il tuo tempo, e a sera, con la schiena rotta, sebbene tu abbia fatto 1000 cose, di sentirti inespresso?
Beh, quello è lo spirito del folle, che cerca di venire avanti, che vorrebbe farti uscire dal nido, farti viaggiare e vedere oltre.
I rischi sono parte del nostro pacchetto e sono necessari per una vita felice.
Dopo l’Anno Mille l’uomo riprese a viaggiare a seguire il suo spirito, ad inseguire le sue curiosità e quindi a crescere; nuovi bisogni da soddisfare, significò creare nuovi strumenti per viaggiare e navigare.
Una vita senza rischi, non è vita.
Vuoi vivere o sopravvivere?
Segui il tuo cuore, ascoltalo, dagli spazio: lui parla per la tua vera essenza, per la tua Anima e sa perfettamente chi sei e dove vuoi e puoi andare. Se viaggiare ti emoziona, fallo e cerca di concederti un po’ di felicità.
E tu, con trecento selfie e 1000 amici virtuali, sei felice?
Sai, non conta molto venire bene nelle foto e avere tanti ipotetici amici, ma sentirsi in pace con se stessi e vivere al meglio.
Se non ti senti appagato attivati, mettiti in gioco, scendi in campo, cambia, o almeno provaci.
Se andrà male, non avrai fallito, ma avrai raggiunto un traguardo alternativo e potrai sempre ricominciare, portando con te tutta l’esperienza accumulata.
Non per forza andrà male, ci hai mai pensato?
Non ascoltare i pronostici disfattisti, ma cerca di metterti nella condizione migliore per provare e farcela.
Votati al cambiamento e fa in modo che sia un esito veramente straordinaria, unico, capace di parlare di te.
Non metterti nella condizione di passare dalla follia distruttiva alla pazzia, ma inizia a prendere seriamente in considerazione la possibilità di amarti, scendere in campo e giocare un po’, per raggiungerti ed essere un folle, uno dei tanti, un “costruttore” di un Mondo veramente magico e nuovo.

Semplicemente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php