
e più difficile da smantellare perfino di un atomo. Sooob!
Il lavoro che ci attende oggi è particolarmente impegnativo,per cui vi invito a mettervi comodi e riflettere con me , grazie al supporto degli Angeli, che cercheranno di illuminare le nostre menti, con tutte le informazioni e riflessioni che vorranno donarci.
Abbiamo certezze nella nostra vita?
Sicuramente sì e parecchie.
E da dove ci arrivano.
Scommetto che tutti stiamo pensando :”Da me!”.
Ebbene no.
Nella condizione attuale, di incarnati, ci confrontiamo quotidianamente con una realtà sicuramente complessa, multiforme ed in varia e continua evoluzione, dove però ci illudiamo di essere originali, mentre in realtà facciamo e pensiamo tutti allo stesso modo.
CGià, perché ciascuno di noi, preso singolarmente, è restio al cambiamento, quindi tende ad agire in maniera omologata.
Mentre la nostra totalità umana si muove e si trasforma, ognuno di noi vorrebbe rimanere abbarbicato al suo palo, soprattutto quando ha ottenuto certe gratificazioni,rassicuranti, come denaro, amore, un buon lavoro, una bella casa e una vita “normalmente serena”.
Di fronte alla novità ci sentiamo quindi spesso svenire e così, la nostra mente, pietosamente, ricorre ad alcuni strumenti psicologici, o chiamiamoli espedienti, per semplificarcela ed“addomesticarla”.
Gli schemi mentali, i pregiudizi consolidati e gli stereotipi fanno appunto parte di questi strumenti, cioè di queste nostre “ancore di salvezza”.
Sono venuta a conoscenza, ad un corso, di un esperimento, che vi riporterò brevemente, un po’ come fosse una storiella, che sicuramente ci illumina e ci spiega molto bene come scattano e funzionano certe dinamiche interiori e soprattutto come sono in grado di sabotarci e bloccarci.
Prima di tutto chiediamoci:
“ Che cos’è un pregiudizio?
E che cosa un preconcetto?”
Partiamo dal preconcetto,utilizzando proprio l’etimologia di questa parola.
E’ una sorta di giudizio che nasce nella nostra mente, sotto forma di idea o di giudizio, in maniera del tutto irrazionale, partendo dalle nostre prevenzioni,convinzioni, dai nostri sentimenti istintivi ed emozioni, senza che ne abbiamo ancora e veramente fatto l’esperienza.
Ad un certo punto, in noi scatta qualcosa che ci porta a mettere etichette su barattoli, di cui, in realtà, non conosciamo ancora il contenuto.
Il barattolo, vuoi per la forma, il colore, o altro ci rammenta qualcosa, quindi lo associamo a qualcosa, che ci fa pensare che dentro ci sia della marmellata, oppure della maionese o del pesto.
Ognuno ha i suoi barattoli e le sue salse.
Il pregiudizio è proprio il “giudizio prematuro”, cioè fatto prima che ci sia una conoscenza profonda, quindi un qualcosa di parziale, basato su argomenti insufficienti o su una loro non completa o indiretta conoscenza.
Ma ecco cosa si può scoprire da un esperimento condotto su alcune scimmie.
In uno spazio circoscritto vennero messe 4 scimmie e una scala aperta, con sopra un casco di banane.
- Una scimmia, notando i frutti, salì sulla scala,cercando di afferrare un frutto.
- Nell’immediato venne riversata dell’acqua ghiacciata sulle restanti 3 scimmie, che stavano sotto, ai piedi della scala.
- Da quel momento, ogni volta che una di loro cercava di salire sulla scala, per afferrare la frutta, le altre 3 la aggredivano e la picchiavano.
- Le scimmie avevano sperimentato l’acqua ghiacciata e associandola al gesto di prendere le banane, non volevano accadesse di nuovo il gelicidio.
- Le scimmie avevano imparato, con la doccia ghiacciata, che non dovevano salire sulla scala.
Gli scienziati tolsero allora una scimmia dalla stanza e la sostituirono con una nuova scimmietta, ignara dell’esperimento.
- Ovviamente essa tentò di prendere la banana.
- Appena iniziò la salita, le altre l’aggredirono, non volendo una doccia fredda, che avevano comunque sperimentato una volta.
- Così, molto presto, anche la nuova scimmia, imparò che non doveva salire sulla scala.
Successivamente avvenne un’altra sostituzione, in modo che ora ci fossero nella gabbia 2 scimmie consapevoli della doccia gelata e 2 inconsapevoli, di cui una ormai“cosciente” che sulla scala non si poteva salire ( non sapeva perché, ma così andava fatto).
- La nuova arrivata tentò la salita, ma venne bloccata con violenza dalle altre 3.
- In breve tempo smise di cercare di salire, per evitare le botte.
Alla fine dell’esperimento, anche le ultime due scimmie vennero sostituite.
Cosa accadde?
Le scimmie continuarono ad aggredirsi ogni volta che una di loro, affamata, cercava di salire sulla scala, pur non sapendo il perché …
Ormai, nessuna di loro aveva fatto esperienza diretta dell’acqua ghiacciata, ma il comportamento aggressivo trasmesso dalle altre ogni qual volta che una di loro tentava di salire era diventato un ottimo deterrente.
Questo esperimento è veramente unico e ci dimostra cosa e quanto possono su di noi, proprio come sulle scimmie, i condizionamenti sociali, di cui i pregiudizi ed i preconcetti fanno parte.
Noi, che cosa ci stiamo raccontando e tramandando?
Noi, spessissimo, non conosciamo la realtà direttamente, ma in maniera mediata dalle rappresentazioni che ci formiamo di essa attraverso gli altri e l’educazione consapevole o inconsapevole che ci viene offerta dalla più tenera età.
Le nostre rappresentazioni mentali le costruiamo partendo sì dalla realtà, ma non coincidono con essa: esse sono il risultato di come la nostra mente filtrai dati dell’esperienza, a seconda del contesto da cui li estrapola, del loro valore affettivo, delle associazioni con altre informazioni già in nostro possesso.
E cosa ci guida nel filtrare?
Moltissimi fattori: caratteristiche psicologiche, schemi, conoscenze dirette o mediate, emozioni, lavori inconsci, la nostra cultura, le persone che ci stanno vicino o con cui interagiamo …
Ogni istante il nostro cervello, come un processore, ci lavora sopra, elabora,rielabora, trasforma un numero impressionante di informazioni e produce un risultato.
Molto di questo lavoro è inconsapevole,quasi automatico.
Si crea così una mostruosa banca dati, dove vengono catalogati ed archiviati per creare poi pensieri, credenze, opinioni e giudizi che ci guidano nell’affrontare il mondo, ossia le nostre “mappe mentali”.
I pregiudizi ed i preconcetti diventeranno poi le scorciatoie, della nostra mente.
Si dice:
“La strada raggiunge ogni luogo, la scorciatoia uno solo. “(J.Richardson)
Ed è così.
Spesso abbiamo poco tempo e quindi non possiamo aspettare di avere tutti i dati a nostra disposizione per formularci un’idea su qualcosa (non infilerò il dito in tutte le prese, per verificare se effettivamente ogni volta prendo la scossa),quindi attingiamo dalle “scorciatoie mentali”, ossia dai nostri processi di valutazione, semplificati, che ci permettano di giudicare e agire rapidamente.
Di queste “scorciatoie della mente” fanno parte appunto i pregiudizi , gli stereotipi e i preconcetti.
Essi sono una visione semplificata, ma spesso anche distorta, molto distorta, della realtà.
Il tragico è che ne possediamo di personali e di collettivi ( come le scimmie).
E’ così che bolliamo le persone,formuliamo su di loro pensieri, spesso senza esperienza o dati sufficienti,così come su fatti, avvenimenti.
Questo nostro comportamento può essere più o meno errato, sfavorevole o favorevole.
Cosa voglio dire?
Semplicemente che tutto questo ci porta a considerare in un modo limitato o sfavorevole alcune persone, a causa della loro appartenenza ad un gruppo diverso dal nostro, e in maniera invece eccellente altre perché rientrano in clan simili o uguali ai nostri. Gli stereotipi.
Gli stereotipi sono i mattoncini con cui costruiamo la casa del nostro pregiudizio:sono semplificazioni grossolane e rigide, rispetto alle caratteristiche delle persone o dei gruppi.
Cosa ci guida in tutto questo?
La paura.
La paura di cosa?
Del diverso, del diseguale, dell’alieno( ricordiamo l’introverso dell’articolo precedente?).
Anche la cultura, naturalmente, ha la sua importanza in tutto questo.
Presente le espressioni:
“attento all’uomo nero”, “fai attenzione al lupo, perché è cattivo”, “guarda che ti mangia!”, “le oche sono cretine” e così via?
Pregiudizi e stereotipi li creiamo per necessità, perché hanno importanti funzioni a livello psicologico e sociale, perché contribuiscono al mantenimento della nostra stabilità, dell’equilibrio sociale, garantendo alle persone la salvaguardia delle proprie posizioni.
Chi farebbe entrare nella propria cerchia di amici l’Uomo nero, quando ci viene detto che il nero è da temere, perché è brutto e cattivo?
Nessuno.
Ed intere generazione sono cresciute con queste “storie” nella testa.
Nascono così tutte le favole e le leggende su mostri, orchi, “uomini neri”,così lontani, così diversi, la cui mostruosità è ben visibile e riconoscibile,a partire dall’aspetto esteriore.
Peccato che poi la realtà sia un tantino diversa o meglio: meno male!!!
Quante volte, e ci sarà sicuramente capitato, nessuno escluso, di aver dato fiducia alle persone sbagliate, proprio a causa dei pregiudizi, o non si vuole vedere quello che è sotto i nostri occhi: sembrava tanto una brava persona, di buona famiglia, così simile a noi!
Einstein diceva:” È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.”
Sob!
Siamo messi bene.
Quando i dati della nostra esperienza non sono in linea con le nostre convinzioni interiori, proviamo veramente uno stato di disagio interiore,un fastidio enorme, che ci porta o a distorcere i dati per non mettere in crisi le nostre idee, o a elaborare una nuova lettura che integri le nuove informazioni.
Tutto deve quadrare.
E allora?
Beh, se è naturale, nella nostra condizione attuale, sviluppare pregiudizi, è anche necessario elevarsi al di sopra di essi per crescere, cambiare e rimettersi in movimento in maniera nuova e costruttiva.
Presente quanti pregiudizi abbiamo?
Introversi, stranieri, senzatetto, disabili, persone con certi tratti somatici,chi ha i capelli rossi, le persone con problemi psichici, gli amanti dei gatti neri, tutte persone che possiamo ritenere pericolose, strane, inferiori.
Anche i pregiudizi positivi possono essere altrettanto fallaci: possiamo pensare che bancari, medici, poliziotti siano persone “per bene”, anche se purtroppo non è sempre così.
I più radicati?
Sicuramente i pregiudizi etnici e razziali, quelli che impediscono la fratellanza divina.
Sopravvivono in forme più sottili e mascherate, che tendono a mantenere a distanza, più o meno educatamente, ciò che è percepito come diverso, ritenendo implicitamente che la nostra cultura e i nostri valori siano in qualche modo“superiori” a quelli degli altri.
Così avvenne la colonizzazione ed i genocidi.
Abbiamo poi gli stereotipi nazionali: gli inglesi allora sono riservati e ben disciplinati,i francesi intellettuali e orgogliosi, gli italiani poco educati, chiassoni,simpatici e confusionari.
E noi donne?
Un po’ cretine, emotive, sensibili, predisposte ai lavori di cura, patite della moda e dello shopping selvaggio, negate per la guida o i lavori tecnici ed informatici.
Gli uomini invece?
Beh, quelli sarebbero forti, tecnologicamente speciali, aggressivi, sportivi sempre, innamorati dei motori, allergici alle emozioni e alle chiacchiere,affetti da orticaria per le smancerie da femmina.
Ma le cose stanno realmente così?
A ciascuno di noi, l’ardua sentenza.
Sicuramente se confrontiamo un gruppo d’inglesi e uno di turisti italiani, da una parte vedremo riservatezza e ordine, dall’altra maggiore espansività e anarchia, ma l’errore sta che nel credere che tutti gli inglesi siano così e tutti gli italiani cosà.
Le varianti e le variabili ci sono e da entrambi i lati e forse esulano proprio dalle nostre statistiche mentali personali, sociali e culturali.
Se sapessimo osservare con occhio generoso certi preconcetti che viaggiano tra gruppi sociali, politici o di altra natura, ci accorgeremmo che a volte rasentiamo veramente la calunnia.
Le caratteristiche “stereotipate” del maschile e del femminile possono avere qualcosa a che fare con la differenza tra gli uomini e le donne, ma è una differenza biologica, innata, oppure culturale e appresa?
Un grosso problema è, per esempio che, più la cultura ci immerge in un determinato modello più inconsapevolmente tendiamo a farlo nostro e quindi a comportarci davvero in un certo modo “stereotipato”.
Un continuo e silenzioso processo di interiorizzazione degli stereotipi li rende talmente parte di noi, che diventano veramente limitanti e “pericolosi”.
Pensiamo alla differenza enorme tra giochi maschili e giochi femminili, tra richieste fatte in famiglia, alle ragazze e quelle fatte ai ragazzi.
Due pianeti ormai consolidati come distanti e inavvicinabili.
Questo vale anche per i pregiudizi contro le minoranze.
Pregiudizi e stereotipi ci rendono schiavi
Gli stereotipi non sono solo una chiave per interpretare la realtà, ma la creano:loro ci dicono cosa è “normale” e cosa non lo è.
Normale è che una donna faccia figlia, anormale che non ne desideri.
Giusto e conveniente è che ci si sposi a una certa età e si muoia ad un’altra.
Immaginiamo quanti sensi di colpa può avere una donna che preferisca la carriera al fare figli, alla cura della casa, o quante difficoltà possono ancora incontrare nella nostra società le “coppie miste” o gli omosessuali.
Dobbiamo tener presente la strettissima connessione che c’è tra pregiudizi e discriminazione, ovvero il trattamento differenziale che hanno le persone nella società in base a sesso, razza, religione e altre caratteristiche individuali odi gruppo.
Non bisogna sottovalutare il potere in tutto questo, della cultura, del linguaggio, dei mass media, che continuando a veicolare stereotipi e pregiudizi, li giustificano, li rafforzano o peggio ancora li “normalizzano”.
Molte persone purtroppo scambiano le opinioni fondate sui preconcetti con i veri ragionamenti: un ragionamento fa avanzare la nostra conoscenza della realtà, mentre i pregiudizi la fossilizzano. Quando si pensa e ci si confronta veramente con l’altro, non ci si ritrova mai al punto di partenza, ma sempre un passo in avanti nell’integrazione di vecchie e nuove idee e informazioni.
Quello che si genera è qualcosa di nuovo, diverso, che ci arricchisce.
Quando si rimane prigionieri di pregiudizi e stereotipi, invece, il nostro pensiero non può che collassare su se stesso e non facciamo altro che confermare le nostre visioni parziali o errate.
In generale, i pregiudizi bloccano le nostri menti come le nostre società,impedendo qualsiasi cambiamento ed evoluzione, e nulla è più preoccupante di una società sempre uguale a se stessa, o di una persona che non cambia mai idea.
Continuiamo ad affrontare nuove realtà, con pensieri e pregiudizi vecchi,ritenendole oro colato, come fossero immutabili, vere, uniche.
Ci scattano dentro e le applichiamo, senza nemmeno sapere quando sono nate,come e perché, proprio come le scimmiette, che si picchiavano e si impedivano a vicenda di salire sulla scala, senza sapere il motivo, il perché e chi avesse ingenerato questo controllo violento.
Non siamo educati alla creatività personale, ad una nostra modalità di guardare, pensare e valutare le cose.
Le passioni dovrebbero guidare veramente la nostra vita, ma spessissimo non è così.
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò:
“Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro.
E incominciò a versare il tè da una teiera.
Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
“Ma che cosa fai?” sbottò il filosofo.
“Non vedi che la tazza é piena?”
“Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro..
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”
La mente non può che fare riferimento al passato e al noto:
tutto ciò che riceve, lo interpreta alla luce delle precedenti esperienze ed
opinioni.
In tal modo ci impedisce un approccio diretto e fresco della realtà.
Se non svuotiamo le nostre testone, non c’è modo di apprendere nulla di
veramente nuovo.
Viviamo con le teste farcite di pregiudizi, preconcetti e stereotipi e ben poco
di nuovo ci sta.
Qualcuno dice che più siamo e diamo valore alle cose del nostro passato, che ci
hanno tramandato, più la nostra vita non è non sarà mai realmente la nostra.
Dobbiamo essere più aperti.
Credere di più in noi.
Lasciare più spazio all’intuizione, alla creatività vere.
Iniziare a pensare con la nostra testa, andando contro corrente, uscendo dal
branco, con coraggio, senza temere il giudizio degli altri.
Così è e sarà possibile raggiungere il nostro casco di banane, salire sula scala,
senza paura di essere aggrediti ed isolati dal resto del branco.
Dobbiamo essere come i salmoni, capaci di risalire la corrente.
Dobbiamo uscire dagli stereotipi della certezza, per iniziare a vivere davvero
la nostra magica e mitica Vita.
Amorevolmente ti*** degli Angeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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