Recupero la Mia Pazienza!

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“Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza,
mi ha dato il frutto della felicità.
(Kahlil Gibran)

COME RECUPERARE LA PAZIENZA .

E’ proprio Lei, la pazienza, con il suo passo lungo, distante da ogni affanno e forma di aggressività,  che ci permette  di aspettare il momento giusto, vale a dire che le cose, le situazioni,  raggiungano il loro esatto  grado di evaporazione, per poter essere comprese ed affrontate nel migliore dei modi.
Senza reagire, in maniera incontrollata, prima ancora di averle messe a fuoco.
E’ paziente il corteggiamento di una donna, che si ama veramente.
Non si può giocare con i sentimenti, le emozioni,, tutto  nell’attimo di uno scambio di sms o di messaggi sui social.
E’ paziente l’attesa per ottener il giusto il riconoscimento del proprio valore sul lavoro: al contrario un’eccessiva fretta, la ricerca affannosa di una crescita e di un ritorno nella  scala gerarchica e dei soli stipendi, porta al vizio e agli affanni tipici  di chi si ammala  di carriera.
E’ pazienza l’attesa in coda in un ufficio o del mezzo, che tarda a giungere, così come è pazienza, talvolta faticosa e perfino frustrante, la ricerca di ciò che ci unisce rispetto a quello che ci divide.
Dobbiamo pensare agli infiniti esempi che la Natura stessa ci offre, soprattutto nel campo animale e degli insetti; le formiche  e le api sono ottime insegnanti, per tutti noi.
Pensiamo al loro paziente quanto essenziale lavoro di comunità: in un solo giorno quanta strada percorrono le zampette tenaci della formica o quanti fiori visita un singolo alveare, con un percorso pari a quattro volte il giro del Pianeta.
E tutto nel santissimo nome della pazienza.
La perdita umana della santa pazienza è dovuta anche alla cattiva interpretazione della sua funzione.
La confondiamo spesso con qualcosa di sgradevole, come si trattasse di una dote dei sonnecchiosi, degli apatici, dei poco attivi e reattivi.
Viene insomma, spesso confusa con l’inerzia, con il compromesso al ribasso o  peggio, viene catalogata come una sconfitta, una resa passiva di fronte all’evidenza dei fatti.
Al contrario, l’impazienza, accompagnata magari dalla rabbia, diventa un segno di forza, di risolutezza e di  carattere.
USi tratta di un vero pesante equivoco, con effetti micidiali, per esempio, nella relazioni con i nostri vicini. Siamo diventati un popolo di cittadini che scatenano una rissa di condominio ogni mezz’ora, mossi e ispirati proprio da quella perdita della pazienza che ci fa sentire forti, laddove invece siamo diventati tutti più vulnerabili.
Gli esempi si potrebbero sprecare.
Anche in politica sono spesso urla e gesti di intolleranza ed impazienza a farla da padroni.
In realtà, soprattutto nel lavoro ed in politica, è impossibile prescindere dalla pazienza, se vogliamo salvaguardare la Pace ed il Benessere locale e dell’intero sistema

COME ESSERE PIU’ PAZIENTI –

Già resta calmo, sii paziente: ma come si fa quando la terra trema sotto i piedi e senti, con paura, che il tempo scorre?
Qui più che l’imposizione educativa esterna a ciascuno di noi, entra in gioco quella interiore, la profonda spiritualità dell’individuo,il senso del trascendente dove e grazie al quale la pazienza è sempre stata ben accetta, coltivata, catalogata.
Nella crescita buddista, per esempio, la pazienza è considerata una delle sei pratiche essenziali per essere un buon discepolo e viene coltivata con grandissima cura, anche attraverso la meditazione.
In un buon  libro del Dalai Lama, intitolato “L’arte di essere pazienti”, egli  scrive:
«Qualsiasi azione positiva può essere distrutta da un solo scatto d’ira, da un solo gesto di impazienza».
Sappiamo che la pazienza è catalogata come un dono dello Spirito Santo e di lei si dice che «La pazienza porta alla speranza. Ma serve accompagnarla all’umiltà e alla riflessione».
Bisogna rimettersi quindi in gioco, riflettere attentamente sui singoli comportamenti di ciascuno, per scovare dove e come poterla riabbracciare e fare nostra.
Si deve, per essere pazienti, ritrovare tutto il tempo necessario per coltivarla, imparando a tirare un respiro prima di parlare, e prima ancora coltivare il vero ascolto, quello in cui ci apriamo veramente alle parole e pensieri di chi ci sta di fronte, perchè così e solo così ci riappropriemo del vero dono del duplice comunicare, non  a senso unico.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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