Riflettere è importante

La scrittura odierna è legata ad alcuni episodi accaduti nei giorni scorsi, fatti che all’apparenza rientrano nella nostra normalità, ma che letti in una prospettiva più attenta e profonda, necessitano di un briciolo maggiore di attenzione, da parte di tutti noi.
Perché?

Per creare vera e nuova consapevolezza e quindi per sostenerci nell’attivare un nostro percorso personale più proficuo ed in sinergia con il nostro Sé Superiore e con il suo, chiamiamolo, nostro “incarico terreno”.
Personalmente so che lavoro per risvegliare ciò che giace addormentato.
Non sono maschio, ma faccio quello che viene, nella fiaba adorata dai bambini, fatto dal Principe Azzurro.
Scrivo, ti parlo e ti faccio riflettere, riflettere per risvegliare qualcosa di tuo, che se ne sta addormentato, qualcosa che hai dentro di Te, da qualche parte, che si trova nella stessa identica situazione della Bella Addormentata.
Lo faccio, affinché tu lo faccia alzare, e poi te ne serva per vivere appieno, vale a dire in maniera sicuramente  non omologata, non lineare, cioè secondo la famosa linea, il solco, tracciato dall’aratro atavico, nei secoli.
 Ci sono parole sulle quali dovresti appuntare maggiormente la tua attenzione, per coglierne la profondissima natura e quindi per servirtene al meglio, in maniera adeguata.
“Rifletto”.
E’ un qualcosa che sto facendo da alcuni giorni a proposito di un fatto avvenuto durante una serata di formazione.
Spesso vado, e sempre nel più completo anonimato e silenzio; lo faccio per mettermi nell’umile condizione di accogliere da chi guiderà la serata, o la giornata, altre verità, altra Luce, luce che poi arricchirà la mia e che potrò a mia volta, come in una staffetta, offrirti.

Alcuni giorni prima della serata di preghiera, a cui sto pensando in questo momento, ho ricevuto un “dono” grandissimo: un moccolo con la fiamma, che proviene  da una tradizione ecclesiastica ben precisa.
Siamo in un periodo dell’anno in cui la Terra sta per risvegliarsi.
Le giornate si allungano e tutto sembra volersi rimettere in movimento, uscendo dalla letargia invernale.
E’ un Anno speciale quello che stiamo affrontando e quindi mi sno sentita emozionata e molto onorata di questo dono.
Ancora adesso sento che quella candela, o meglio la sua fiamma riaccesa, ogni volta, la dovrò utilizzare non solo in privato, per intercedere, ma la dovrò offrire, a mia volta, anche ad altre persone, soprattutto donne, le quali faranno lo stesso con altre persone.
Una rete.
Un qualcosa che mi appartiene e che sono consapevole di attivare, in nome di chi è ben più grande e importante di me, del quale sono un semplice strumento.

Assisto, in due momenti diversi ad altri due eventi, entrambi  legati al risveglio e alla festa della Madonna Candelora, che, guarda caso, viene celebrata e festeggiata proprio con le Luci, con le candele.
Mi viene detto, dalle mie Guide Angeliche, di portare con me il moccolo e il necessario per donarlo a mio vota e lasciarlo in gestione, a chi terrà la serata, perché ne trarrà grande frutto per sé e per i presenti.
Due eventi, due risposte, risposte che ci riflettono, che fanno pensare.

Nel secondo gruppo, sono ancora più leggera, più discosta nel proporre.
Sembra che venga accolto con grande amorevolezza e consapevolezza, ma poi non è stato offerto ai presenti, nonostante sia stata elevata, una bellissima Preghiera che diceva: “Io prendo questa Luce, la porto…”.
Quale Luce?
E’ vero, tu puoi visualizzare, puoi accendere il tuo cuore, la tua mente, la tua Anima in maniera “ideale”, ma come per il battesimo, ci sono gesti rituali che hanno un grandissimo valore, valore sul quale non voglio aprire nessuna disquisizione, perché quanto mi è dato ora scrivere viene dall’alto ed è un vivo richiamo a “riflettere”.

Lì, in quel luogo di  crescita, mancava una Luce reale, visibile, tangibile, un oggetto con il quale visualizzare l’importanza di quanto stava accadendo, per suggellarlo e poterlo poi riprendere a casa, in privato, ogni volta che la quotidianità potrebbe andare a creare disagio, paura, rabbia, incertezza, non equilibrio.
Quella serata era l’inizio per altre staffette, quindi di un valore enorme, per tantissime ipotetiche persone.
Ero la staffetta, l’atleta incaricato di portare la Luce ai giochi olimpici …
A fine cerimonia mi è stato detto che han pensato bene di non dare quella Luce, perché non rientrava nel tema della serata, si discostava.
Non ne avrei parlato, ma probabilmente lo avrei accolto, come ho fatto in altre occasioni, con Amore, come una scelta fine a sé, come uno dei tanti episodi a cui assisto.
Assisto, già.
Utilizzo il verbo assistere, perché il suo significato è grande e ci indica sia l’essere presente  che a fase successiva di dare  aiuto, supportare.
In senso pieno questa parola la attuo verso il Cielo, per il quale ricevo e porto qualcosa agli altri; in questo caso ci sono sia nella consegna, che poi nella fase esecutiva e  di aiuto.
Qui, in occasione del percorso spirituale, di cui, ribadisco, non avrei parlato oggi, se non perché mi viene detto di farlo, so di aver solo fatto la pura consegna e poi di essere entrata nel ruolo di osservatrice.
L’aiuto doveva scattare attraverso le persone che, accolta la fiamma della candela, che io avevo portato, per obbedienza, se ne sarebbero dovute servire per dare uno strumento visivo, visibile e fruibile per il benessere dei presenti e di chi avrebbe, a sua volta, potuto ricevere da ciascuno di loro.
Perché accade questo?
Perché spesso misuriamo l’altro da un punto di vista prettamente terreno e non vediamo in lui l’Anima messaggera divina, nella maniera più assoluta.
E’ così che il suo gesto viene visto fine a se stesso.
La persona che giunge, indipendentemente dal suo ruolo, dalla sua immagine, dal chi sia o possa essere, che non riveste alcuna importanza, ai fini del lavoro animico,
non lo sappiamo vedere come un semplicissimo strumento giunto per allargare, rinforzare, sostenere o completare ciò che è in essere.
Lo vediamo come un “modificatore scomodo”.
Io ho tutto pronto e tu vieni a “modificare”, cioè a dare “nuova forma” al mio lavoro.
Non lo accetto.
Questo però, non fa parte del modo di concepire il lavoro animico, secondo Dio e le sue creature angeliche.
Tutto questo è umano, nella maniera più assoluta.
Quello che accade è esattamente come quello che a volte succede quando a casa inviti alcuni amici o persone, per un pranzo o una serata.
Tu, come ospite, ti attivi e prepari con cura ogni cosa.
La casa è in ordine, ben sistemata.
Le portate scelte e cucinate con cura.
Il dolce in sintonia con tutti gli altri piatti e portate, per chiudere al meglio la serata.
Ecco che, però, un’ospite, porta un suo dolce.

Cosa fai?
Metti in tavola il tuo e “non onori” il suo?
Al termine della serata glielo riconsegni?


Lo licenzi dicendo che visto che avevi già fatto il tuo, il suo non ci sta bene?
Ho assistito anche a tutto questo, ma oggi, ammettiamo che tutto vada secondo la buona norma della “educazione all’accoglienza” dell’altro.
Quando tu prendi con Amore quel piatto e lo metti in tavoa con tutta la gioia ed il rispetto dovuto, tu pensi di agire secondo le regole puramente del Bon ton, ma in realtà si tratta di ben altro.

In realtà tu stai accogliendo, inconsapevolmente, ciò che l’altra Anima ti sta porgendo, per un motivo a te sconosciuto, ma a nome di un input superiore sia a lui che a te, che lo ha spinto e portato a preparare o acquistare per te, per questa tua serata proprio quel dolce, quel preciso dono offerto a te, anche per i tuoi ospiti.
Non è “educazione prettamente terrena”, ma divina.

Ecco quindi, che in una serata religiosa o spirituale questa buona norma dovrebbe valere ugualmente, se non il doppio.
Il postino non suona alla tua porta per caso e sempre non per caso tu rifiuti il suo pacchetto e lo rimandi al mittente.
Bel gesto, vero?

Dobbiamo “riflettere” a proposito di queste dinamiche, perché non creano rete, non sostengono, non amplificano la Luce divina, non appartengono ai Valori più alti.
Riflettere significa quindi, agire come fossi davanti ad uno specchio, per accogliere e poi rimandare indietro ciò che mi è giunto.
Io rifletto oggi sui nostri comportamenti, soprattutto sui comportamenti di noi, operatori, formatori, risvegliatori, che dovremmo avere una marcia in più, un’attenzione all’accoglienza, senza eguali, un’empatia all’altro in cui si cela Dio, fuor misura, ma così non sempre è.
Lo dico in grande umiltà, ma questo è solo il pensiero divino.
Se nel tuo lavoro non sai accogliere la “torta di un ospite”, non sei in Dio, questo è il vero.

E’ vero, ci possono essere i disturbatori, che vanno tenuti a debita distanza e contenuti, perché il loro compito è sviare e togliere forza e valore al tuo evento, vengono per aterare e energie e far spostare il centro; ma se, lo strumento in arrivo ti viene dato in umiltà, ed ha attinenza, è pertinente con quanto tu stai per fare, se non lo cogli, non lo vedi e non lo vivi come un dono, questo è un tuo grosso limite, che ricadrà sui presenti  e tu, operatore,destinatario primario, ne sei e ne sarai responsabile.
La stessa cosa vale anche per chi vive nella sua quotidianità, senza essere impegnato direttamente nella crescita della persona.
Sei vegetariano e una persona ti offre con gentilezza un cibo che esula dalle tue scelte alimentari?
Sappi accoglierlo, se questo non ti lede.
Il gesto in essere coinvolge 2 persone e riguarda due cuori, oltre che due Anime.

Dal cuore dell’una parte un desiderio che prende forma e diventa un gesto concreto; dal cuore dell’altra, ricevente, partirà poi una risposta.
Perché sia un gesto d’Amore pieno, richiede equilibrio, sensibilità, capacità di lettura ed accoglienza.
Restare fedele ai tuoi credo,
alle tue scelte, fino alla morte estrema o flessibilità per permettere il nascere di un qualcosa di ben più grande e ampio?
Di Divino?
Sono celiaca, eppure spesso ho mangiucchiato qualcosa di “proibito”, soprattutto quando la persona che me lo offriva, con il cuore, non riusciva ad essere consapevole del significato di tutto questo e Vegetariana, eppure ho mangiato le lasagne con la carne trita, perché chi me lo offriva aveva addirittura tirato la pasta a sfoglia, in casa, con 2 giorni intensi di lavoro; ero ospite, ospite di conoscenti di amici, che non sapevano nulla delle mie scelte e quindi andava stabene così.
Non sono sciocca o alla ricerca di un applauso: semplicemente Amo ed accolgo, come dovremmo saper fare tutti.
Pretendiamo molto, brontoliamo tanto, giudichiamo senza sosta, lo sto ripetendo da un po’, ma cosa facciamo poi, nel nostro piccolo per cambiare realmente le cose?
Nulla.
Sei vuoi essere accolto, accogli.
Se desideri essere amato, ama tu, per primo.
Se desideri un mondo più a misura d’uomo, sii più flessibile, perché la rigidità porta solo spaccatura e divisione.
La verità è che ci limitiamo alla chiacchiera “estrema” e all’attesa infinita del cambiamento sì, ma degli altri.
Seti guardi nello specchio e noti che sei spettinato, cosa fai?
Pettini forse lo specchio o pettini te stesso?
Ogni cosa, ogni trasformazione, ogni cambiamento, ogni nuova dinamica parte e ritorna a noi.
Parte perché se tu cambi, emani un’energia ed una Luce nuovi e quindi, di riflesso, avvolgi ciò che hai intorno di questa novità e di conseguenza ne trai a tua vota un rimando diverso, trasformato, appunto nuovo, come te.
E’ bello avere tante occasioni, ma vanno accolte e rese azione, altrimenti non servono a niente, né a nessuno.
Chi si attiva per operare con cristalli, gong, campane e altri strumenti utili, meravigliosi per la crescita della persona ed il suo benessere, deve essere consapevole che sta prestando le sue mani a Dio per il benessere di altre persone.
Ha una grossa responsabilità, che tu devi riconoscergli anche a livello remunerativo, ma la scelta finale sul chi e essere e cosa fare di te stesso è solo ed esclusivamente scelta tua.
Gli strumenti risvegliano, l’operatore entra in gioco in vari momenti, soprattutto nella fase di presa in carico e di rielaborazione del percorso, ma alla fine l’azione, a soluzione finale è dell’Anima che attinge alle loro competenze.
La campana tibetana, per farti un esempio, smuove e ti riporta moltissime verità, soprattutto in questi periodi, affinché tu guarisca e chiuda con il passato, ma dopo il dono che lei ti offre, con le sue vibrazioni, entra in gioco la saggezza e la potenza dell’operatore, il cui vero lavoro sta in questo: canalizzare le verità interpretative, per guidare oltre.
Dopo il suono, lui deve farsi portavoce e canale del suo sostegno nel farti vedere, nell’aiutarti a leggere, nel riuscire a cogliere e rielaborare ciò che è riaffiorato, di atavico, soprattutto a livello animico, durante la tua seduta.
Un compito impegnativo e vitale.
Cogliere, accogliere, Amare sono un’Unica realtà.
Vengono dal divino e ti rendono Divino.
Riflettici.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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