
Più osservo la realtà circostante, più mi rendo conto di come esistano parecchi aspetti, diverse opinioni e valori.
Questo trova pieno riscontro nelle affermazioni degli Arcangeli e mi ha spinto a riflettere parecchio.
Mi sto accorgendo che qualcosa che io do per certo, per valido e scontato, non lo sia in realtà, per la maggior parte di noi, soprattutto oggi.
Fare i complimenti, ringraziare, riconoscere la bellezza di un oggetto che appartiene a un amico, sorridere anche senza un motivo, pazientare, essere grato per un giorno di sole o di pioggia sono per la stragrande maggioranza del genere umano cose “inconcepibili”, inesistenti o superate.
Entrare poi in un negozio con l’intenzione di trascorrervi tutto il tempo utile e necessario, dando spazio alla chiacchiera gratuita, è una pura follia.
C’è fretta.
C’è “lontananza”.
C’è poca attenzione ai convenevoli e alla persona, all’altro.
Tutto fluido, veloce, dinamico, … superficiale.
In un negozio si “cincischia”, solo se devi “perdere tempo”, sei indeciso, vuoi abbordare la commessa o il commesso o vuoi appropriarti indebitamente di qualcosa.
Altrimenti entri, prendi e te ne vai.
E i bar?
Beh, io da frequentatrice inconsapevole, quando ero piccina, ci andavo con i nonni.
Non ho sicuramente un buon ricordo di quei luoghi, ma oggi li devo rivalutare.
La memoria olfattiva mi riporta a tutti quegli uomini, spesso un po’ “alterati”, i cui indumenti emanavano un profumo intenso di “campari”, di “spritz”, di “Vino o di super alcolici”, sempre pronti a discutere pesantemente, di partite e di politica.
Sinceramente allora, non sentivo di amare i loro modi e non li reputavo dei filosofi socratici, ma oggi che sono scomparsi, mi rendo conto che anche lì c’era vita, una forma di vita molto “intensa”, vita che richiedeva indubbiamente capacità oggi scomparse.
Oggi ci sono i Pub, e basta guardare i “raga” che li frequentano, per capire che, quello spazio “poco fine” quale era il Bar di un tempo, richiedeva lo stesso una sorta di capacità di mettersi in gioco, di volersi esprimere, di non provare vergogna, tutti aspetti che oggi non esistono più.
Ora entri in un locale, consumi velocemente un caffè e esci, senza creare nessun tipo di legame, di relazione.
Decidere di sostare e di “partecipare”, facendo rete con i presenti, attraverso discussioni forti, fatte a voce alta, con intercalari sacrileghi non ci appartiene più e non è per nulla qualcosa di contemplato e di scontato.
Una panetteria, un bar, un fruttivendolo, sono dopo tutto dei luoghi aggregativi, luoghi dove possono entrare in gioco le “tue competenze”, il tuo saper valutare sia la merce, che gli oggetti delle chiacchiere in essere, quindi il tuo sentirti all’altezza.
Al supermercato arraffi frutta e verdura, assecondando la voglia del momento, oppure la lista della spesa, lasciata da tua moglie, oppure le offerte del giorno; lì no.
Entra in gioco il senso del giudizio, perché devi dire quanta merce vuoi, se da cuocere o da mangiare cruda, se maschio o femmina, se penso ad una verdura quale i finocchi, quindi ti senti sotto esame e sperimenti la paura di non superarlo, di non essere o non dimostrarti all’altezza.
E’ buffo, come un semplice e piccolo negozietto possa farti sentire ok, oppure sbagliato e quindi darti come rimando la percezione di non sentirti accettato all’interno di una comunità.
Immagina il bar, un luogo “così variegato” e sotto un certo aspetto, aggressivo.
Forse è per questo che i negozietti scompaiono, assorbiti dalle grandi catene anonime, dove trovi tutto, tutto l’anno, a prezzi stra- competitivi, tutto tranne la cordialità e la competenza della signora Nora o del signor Gilberto, che sapevano suggerirti come cuocere anche la radice di chissà che.
Il bar poi, è sopravvissuto, ma si è riadattato alla liquidità sociale.
ora ha le slot machine.
Apre presto e ti offre brioches, spesso industriali, riscaldate su piastre stra- veloci.
Ha caffè aromatici, serviti in belle tazzine, a gocce, come se questa bevanda fosse ormai da paragonare al nettare degli dei, in tempi talmente rapidi, che il barista potrebbero far rabbrividire i meccanici al box della Ferrari.
Il gestore, invece, rapidissimo, a malapena ti alza lo sguardo e ha sempre il resto, qualunque banconota tu gli porga, proprio per non intralciare i tuoi piani e “farti sostare” il meno possibile..
A mezzogiorno, poi, ti offre panini surgelati e piatti veloci.
A fine giornata, chiude al massimo alle 19, vale a dire proprio all’ora in cui il vecchio bar si animava.
La pausa pranzo e la cena non gli appartengono più.
Ora è muto, silenzioso, al massimo scaldato da una musica soffusa.
Del resto oggi, per molte persone è un problema anche solo parlare di donne, di figli o di calcio.
In realtà al Bar, i 2 o 3 argomenti più gettonati erano appunto lo sport, la politica e diciamo le donne, per utilizzare un termine “gentile”, perché il termine che andava allora per la maggiore era un po’ più, diciamo, forte.
Ma il punto non sono gli argomenti oggetto d’interesse nei bar di una volta, quanto il fatto che dentro i negozi, di qualsiasi genere fossero, anche una merceria, per dire, c’era confronto, c’era discussione, e quindi ti trovavi a discutere, magari a voce alta, davanti a chiunque, magari a uomini e donne più grandi di te, persone che ti davano retta e ne pretendevano.
Erano persone che, in qualsiasi momento, avresti potuto ritrovare, proprio come amici di vecchia data, perché soliti bazzicare lì.
Li potevi chiamare e considerare stanziali e stazionari.
Per questo al bar, come nei pochi negozi sopravvissuti all’espansione globale, vedi poche donne e un sacco di anziani, e in quanto ai giovani, praticamente nessun giovane.
I bar poi, se vengono scelti dal gruppo anziani, vengono “diseredati” dalle altre categorie di clienti.
Forse perché l’anziano cerca ancora di “attaccare bottone” e quindi ti rallenta e ti mette in crisi con la sua domanda a proposito del tal politico o di tuo figlio.
I giovani oggi sono “leoni da tastiera”.
Incontrollati e incontrollabili, ma è così che vivono.
Loro dialogano in chat, non al bar.
Al bar, o meglio al Pub, usano prevalentemente un “linguaggio gutturale e fatto di poche sillabe”.
Mi dispiace, non voglio essere dissacrante, ma quest’anno ho veramente riscontrato anche a scuola, tra i grandi, questa difficoltà a “esprimere” se stessi, quindi il dar forma ad un pensiero strutturato e quindi comprensibile.
Grugniscono, soprattutto i maschi.
Le ragazze possiedono di più un rimasuglio di linguaggio “ordinario”, ma i loro futuri uomini no.
E questo è a dir poco terrificante, almeno per me, che credo ancora nel “valore del dialogo”.
Abbiamo bisogno di “riconoscimenti”, almeno fino a quando non riusciremo a far crescere ed emergere il nostro lato interiore, animico.
“Sei carina” o “che bel vestitino indossi” glielo devi saper dire alla tua lei, altrimenti vivrete di sesso per un po’, poi sarete saturi e allora, non dovrai stupirti se tra voi potrà succedere di tutto.
Oltre all’assenza di un vocabolario “ordinario”, parlare comporta un coraggio che non hai più.
Già, perché on line, tu puoi dire la tua come ti pare, insultando a destra e a sinistra, senza rischiare che qualcuno ti spezzi in 2, come direbbero i “miei raga” a scuola.
Mi passa in questo momento per la mente, un episodio successo tra adulti, a proposito di vaccini e opinioni discordanti.
Dopo tutto possiamo farlo rientrare nell’ambito polito, non legato strettamente alla salute, come viene detto, perché tutto nasce e viene gestito lì.
Una volta l’argomento politico, soprattutto al bar, era molto gettonato, adesso molto meno, comunque ogni tanto succede ancora che qualcuno esprima la sua opinione a voce alta su quello che sta facendo il governo.
Quello che so è che di fronte ad alcuni argomenti, esistono persone che, ancora oggi, utilizzano affermazioni più forti.
La reazione dei presenti, può essere sulla medesima onda, o al contrario demandare ad altri la risposta o portare all’accoglienza quasi passiva, del pensiero dell’altro.
Tutto iniziò così.
Si parla di salute, di mascherine e sappiamo cosa.
Il sostenitore di quanto in essere prende a male parole gli altri, che definisce “i negazionisti”, in particolare si rivolge a una persona, tra i presenti, che sembra più “convinta” di altri, che tra le soluzioni adottate, qualcosa non vada per il giusto verso.
“Tu sei solo un pericolo per te stesso e per gli altri, uno stronzo che rischia di far scoppiare un’epidemia, un mollusco senza il senso del “dovere civico e del rispetto!!”
Pronuncia con forza queste parole e detto questo, ci aggiunge pure un gesto di stizza.
L’altra persona, di fronte a tanta irruenza verbale, sembra aver perso il filo del discorso e più che altro balbetta.
L’indottrinato è forte, fermo, deciso, l’ “oppositore” insicuro, incerto, con il viso stralunato.
Sta succedendo quello che un tempo vedevo succedere al bar, quando stavo vicino ad uno dei miei nonni: qualcuno si fa prendere dalla foga delle emozioni, legate a quel discorso, e ci mette la grinta energetica del bicchiere di troppo.
Sono cose che, nella cultura del bar, ieri potevano succedere, oggi non credo proprio.
Però, anche se in privato, l’ho visto accadere.
La cosa più interessante è stata la reazione di chi si è sentito non solo e tanto attaccato, a male parole, quanto “messo al bando” dalla collettività o meglio dallo spaccato di società presente.
E’ questo l’aspetto che ci sbarella: sentirci diversi, sentirci messi al bando, essere estromessi dal nostro contesto.
Non siamo abituati.
Siamo pecore nel gregge e se il gregge ci attacca e ci allontana ci perdiamo, ci sentiamo incapaci di sostenere il nostro punto di vista.
E’ così che gli “adeguazionisti” in questo ultimo anno, o poco più, sono stati infiniti.
Chi lo ha fatto perché convinto.
Chi o fatto per essere educato.
Chi lo ha scelto per rispetto.
Chi lo ha accettato per senso di responsabilità e chi perché ha pensato che così potesse mostrare al mondo la sua “buona educazione o civiltà”.
Chi lo ha fatto per paura.
Chi per non far del male ai nonni.
Chi perché lo stavano facendo tutti.
Chi per non sentirsi escluso.
Chi per non passare per negazionista.
Chi per, ultima nel suo genere, rispetto verso la scienza e chi fa le cose seriamente.
Premetto che chi fa le cose nel pieno rispetto del giuramento fatto, sta lottando perché certe cose non accadano e si dissocia dal pensiero ordinario della massa.
Una cosa è certa: oggi il dire le cose con tono autoritario porta a dire “sì signore!”.
Trasformati in leoni da tastiera, non abbiamo più la forza di sostenere il nostro operato e non sappiamo argomentare ciò in cui crediamo, se ci crediamo veramente.
Se uno al bar ti avesse insultato, spinto o si fosse avvicinato con le mani alla tua persona, gli uomini di allora, non avrebbero, sicuramente, balbettato: o lo avrebbero scusato, perché consapevoli che il tipetto arrogante avete alzato un po’ troppo il gomito, oppure avrebbero usato lo stesso tono, se non sferrato un bel cazzotto nel naso.
Ora, non sono qui a proporre una politica della violenza, ma semplicemente a portare un po’ “di sana riflessione”.
La risposta è indubbiamente legata al carattere delle singole persone.
Reagire non è insano per principio.
Reagire ti permette di dimostrare che tu credi in una certa cosa.
Reagendo, ti prendi il diritto di sostenere la tua posizione e il diritto, oltre che il dovere, di essere rispettato, esattamente come l’altro.
Entrambe le soluzioni sono animicamente dignitose.
La soluzione, sicuramente meno dignitosa, è proprio quella di balbettare e ritrattare.
Siamo stati avviati, da tempo, ad una sorta di pacifismo, che potremmo tradurre in “laissez faire”.
Siamo stati resi “innocui”, incapaci di reazione e convogliati sulla tastiera, arma per dare libero sfogo, in maniera avvilente ai nostri bassi istinti, senza esclusione di colpi.
Nella vita reale, il dizionario si è assottigliato e si è trasformato in una sorta di “tribal slang” e di sortite e movimenti valevoli solo in branco.
Poi, come singolo, vivi di paure, di incertezze, tanto che vai in giro con tanto di mascherina anche ora, che ti hanno detto che la potevi dismettere, nelle zone aperte.
Questo ha comportato un aumento di casi in auto, già, perché l’abitacolo è giustamente un “luogo chiuso”.
Siamo in trasformazione rapida, veloce … forse potrei osar dire “liquida”.
I maschi attualmente, se poco evoluti, mettono in atto parecchia aggressività, simile a quella del bar atavico, ma la stragrande maggioranza, che sta navigando a vele spiegate verso una nuova era, sta sviluppando ed esprimendo, a poco a poco, sempre più un’energia femminile.
Come per tutte le cose, ogni dote e abilità puoi possederla in un’ottava sopra o un’ottava sotto.
L’energia della terra e della luna, quindi femminili diventeranno fortissime, ma non avendo Anime evolute, navigheremo sotto, quindi ci sarà più collaborazione, più attenzione, più condivisione, più ascolto, più accoglienza, ma in forma “bassa” (ottava sotto).
La competizione odierna si placherà, ma tutto sarà a livello psicofisico, quindi esprimerà la personalità soggettiva, non l’Anima e questo significherà, in parole povere, che avremo maschi effeminati, più attratti dal loro sesso, proprio perché questa scelta li spaventerà meno, perché tra loro si conoscono di più, e ci sarà sempre più sottomissione.
Il sistema lavora proprio in funzione di questo.
Non ti elevo animicamente, affinché tu possa restare sottotono ( ottava sotto).
Ti rendo un animale da tastiera, quindi poco avvezzo alla comunicazione reale e alla condivisione.
Rendo la donna più mascolina ed aggressiva, in modo che ti spaventi, come l’uomo del bar, per intenderci, quindi ti porto a non riuscire a ribellarti al sistema, a non saper reagire al mio sistema e anzi, ad abbracciarlo, volontariamente, per uno dei tanti motivi elencati sopra.
Accogliere non è fare lo zerbino e pulire ovunque.
Rammento quindi, che dobbiamo uscire da questa confusione e parlare.
Una donna può e deve manifestarsi e donare tutta la sua energia femminile, ma restare una guerriera.
Il vero spirito femminile ha in sé forza e oggi deve vivere nel qui e ora, senza eccessi maschili, che non le appartengono.
A ciascuno il suo, infatti siamo fatti per creare un completamento, non un’esclusione o un’esclusiva.
Allo stato attuale, assistiamo invece, a femmine mascolinizzate e a maschi più effeminati.
C’è confusione, voluta.
Ti fanno confondere la pace interiore con la sottomissione incondizionata, oppure con l’arrendevolezza piena.
Poi, è la volta dello spirito guerriero, quello che appartiene al Guerriero della Luce, per capirci, che viene spacciato per brutalità e aggressività fine a se stessa.
Tutto questo sta avvenendo perché siamo stati tenuti tutti, donne incluse un’ottava sotto e quindi parliamo “il linguaggio” della persona non dell’Anima.
Sicuramente non è corretto picchiarsi, insultarsi o fare una rissa al bar, per strada o in una scuola, oppure rispondere male, o sferrare un pugno all’altro così, ma alzare la voce quando si oltrepassano certi limiti ci sta.
Far sentire il proprio pensiero in proposito, ribellarsi e se serve, gridare anche per strada, per chiedere rispetto, un rispetto dovuto ci sta ed è da fare.
Se un serial killer anziché dilaniarti a morsi, usasse il mixer della cucina, potresti dire che non è più un serial killer, ma una massaia? E quindi sarebbe giusto lasciarlo fare?
Cambiano gli strumenti e questo confonde, ma spero che questa chiacchierata odierna serva per far tornare un po’ la forza del mettersi in gioco che animava le persone, non 100 anni fa, ma qualche anno fa, quando i nonni andavano ancora al bar.
Buona riflessione!
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Buongiorno carissima ti oltre ad essere completamente d’accordo su quanto da te espresso nell’ articolo… vorrei aggiungere che qualcuno anche se poco percepibile o discriminato da questa società frenetica e senza partecipazione o aggregazione sociale c’è ancora…!!!
Grazie grazie grazie sempre bellissimo articolo sulla quale molti di noi dovremmo riflettere seriamente.
Un abbraccio grande fraterno di Luce .✨❤️
Vero! Grazie a Te, Mariano, per la tua presenza unica e costruttiva.
Che tu viva una bella serata!
Om Shanti!!