Saper Amare e sorridere

Siamo noi a decidere,
a scegliere e poi a pagarne le conseguenze o a raccoglierne, per primi, i frutti.

Felicità!
Non c’è nulla di più ricercato di lei e al tempo stesso di vacuo e instabile.
Quando finalmente riusciamo a vivere in piena sintonia con noi stessi e ci mettiamo nella condizione di cogliere appieno la felicità che alberga dentro di noi e quindi di sperimentarla, subito ci coglie un senso di smarrimento, come se pensassimo che si tratta solo di una breve parentesi, che presto svanirà, come se già presagissimo che qualcosa di terribile e temibile ci raggiungerà presto, per cancellarla dalle nostre giornate

La felicità arriva sempre inattesa, quando non ci speravamo più, e reca in sé la precarietà, quella temporaneità che accompagna un magnifico arcobaleno, che si staglia nel cielo, dopo un brutto temporale.
Siamo stati cresciuti con l’idea che il mondo sia costellato di mostri temibili e che siano di più i brutti momenti, che ci attendono, rispetto a quelli positivi e costruttivi.
Sconfiggere questi mostri in pochi passi, oggi, non mi sarà possibile,soprattutto perché ognuno di noi ha le sue creature malevole, a volte generate dal contesto affettivo, altre da quello lavorativo, altre ancora dal quello socio culturale o da un bel mix, ma voglio tentare, con l’aiuto degli Arcangeli, di far trovare a ciascuno di noi la propria felicità interiore.
Bella impresa vero?
Sicuramente sì.
Se qualcuno ora ci chiedesse di ripulire il nostro giardino da tutti gli insetti che consideriamo fastidiosi, nocivi, pericolosi o semplicemente schifosi o paurosi, cosa penseremmo?
Cosa ci passerebbe per la mente?
Dopo una veloce carrellata di immagini di mostriciattoli vari, ci verrebbe sicuramente in mente di preparare un bel mix di sostanze velenose, di antiparassitari o giù di lì, da irrorare a piene mani su ogni filo d’erba, angolo ed arbusto, cioè su tutta la parte verde del nostro giardino.
Una disinfestazione totale, tipo camera a gas.
Penseremmo ad una apparente soluzione finale, senza renderci conto che è la condizione della terra, quella di essere un habitat per varie creature.
E se fosse uno stagno da ripulire?
Stessa cosa, solo che in questo caso forse ci sarebbe poi più chiaro, riflettendoci sopra, che una volta sterminati tutti, ne nascerebbero a breve altri, perché è proprio la “condizione delle acque morte dello stagno”, con le sue puzze e quanto lo contraddistingue, che permette si crei lì dentro tutto quel “mondo” forse schifido, per noi, ma normale nella sua logica naturale.
Proprio per questo dobbiamo imparare a lavorare su di noi, su noi stessi,quindi conoscerci in profondità.
Come?
Con le magiche 4 A.
La prima in assoluto?

  1. Ascolta!
    Chi siamo?
    Senza tutti i vari ruoli e le cose che possediamo, chi siamo?
    A volte potremmo, facendo questo esercizio, accorgerci che siamo tutte le cose negative che abbiamo accolto e ricevuto dagli altri ( modi di credere, di pensare, di agire …).
    Siamo pieni di pregiudizi e preconcetti “No”, di cui ci siamo lasciati letteralmente imbottire la testa, come fossimo cuscini.
    Steve Jobs ripeteva spesso di “non lasciare che il clamore delle voci altrui, zittisse la nostra voce interiore.”
    E’ una frase stupenda.
    Chi , come lui, ha creato qualcosa, ha permesso a se stesso di fare, dando spazio alla sua genialità, ha saputo sicuramente lasciare spazio al suo se interiore,altrimenti non avrebbe concluso nullo di eccellente e di “fuori dagli schemi ordinari”.
    La follia creativa trova spazio, quando abbiamo la forza ed il coraggio di sostenere la nostra voce interiore con i suoi sogni.
    Il problema più grande è che in genere, noi non vogliamo ascoltarci e preferiamo ascoltare le voci degli altri.
    In realtà c’è una voce, quella vera, dentro di noi che ci dice la “verità”e proprio per questo fatichiamo ad accoglierla, a darle spazio e credito.
    Lei non ha mezze misure e starla a sentire, significa conoscere ed entrare in contatto con i nostri dubbi, le nostre paure, i nostri pensieri più profondi …
    Le incertezze e le insicurezze le troviamo così tutte lì, pronte a ghermirci e la cosa non ci va a genio, soprattutto quando ricopriamo certi ruoli, quando siamo già abbastanza grandi, quando svolgiamo o occupiamo posti di una certa responsabilità, che richiedono sicuramente il massimo, il nostro meglio.
    Come facciamo a far convivere tutto questo con ciò che non ci piace di noi??
    Ma in realtà le nostre difficoltà ed i limiti,  ci sono per farci crescere, per insegnarci ciò che altrimenti non capiremmo mai.
    Dobbiamo dare un significato ad ogni momento, ad ogni esperienza, ad ogni gioia e dolore o fatica.
    Un uomo felice non è quello che non ha mai provato dolore o sofferenza, ma Uomo felice è colui che ha sperimentato entrambe queste condizioni ed ha imparato a conviverci, al meglio, sempre.
    La seconda A è …
  2. Accogli, accetta.
    Se abbiamo ascoltato, il passo successivo è quello appunto di accogliere.
    Siamo noi a farci il male più grande.
    Noi, quando non vogliamo sentire ragione.
    Noi quando comprendiamo cosa sarebbe meglio per noi, ma non ci attiviamo a farlo.
    Quante volte mi capita di fare la scrittura angelica per una persona e poi ricevere un commento nel quale mi si scrive:
    “Sai ti, gli Arcangeli hanno perfettamente ragione, ma io non ce la faccio, non posso, non ne sono capace.”
    “ Li capisco ( riferito agli Angeli), ma non voglio fare quella cosa che mi chiedono, perché tutti da me si aspettano che io agisca così e quindi così sarà, per non deluderli”
    O ancora:” Lo so, gli Arcangeli mi dicono il vero, ma sono diversa da mia cognata, da mia zia, dal mio ex, quindi, visto che voglio essere diversa, per principio non farò, … non dirò, … non prenderò …, non lascerò …”
    Diamo ragione al Cielo, ma facciamo il contrario.
    Perché?
    Forse perché decidiamo noi, con il nostro Libero Arbitrio, non solo e tanto deludendo il Cielo, quanto non riconoscendogli una capacità ”reale di giudizio”del fatto in essere e quindi da seguire.
    Si possono sbagliare?
    Possono rendermi una persona ingiusta?
    Possono farmi fare qualcosa che andrebbe in qualche modo a ledere i miei diritti o quelli altrui?
    Passiamo la vita a chiedere giustizia e poi quando ci viene consigliato ,suggerito come comportarci, cosa fare e/o non fare per esserlo, i nostri “principi”, il nostro modo di pesare i fatti e le persone, di valutare, ponderare, giudicare,…ha il sopravvento e quindi optiamo per la nostra idea di fondo, sottintendendo l’incapacità di giudizio del Cielo e del Divino.
    Mica male!!
    Qualcuno mi chiede pure aiuto, per procedere lungo questa sua scelta, ma ciò che non rispetta la volontà angelica, di cui mi sono fatta portavoce, non lo posso sostenere, perché andrei contro la volontà di Dio, di cui sono al servizio.
    Tu decidi?
    Tu fai, in tutto e per tutto.
    Se l’Ex mi ha picchiata, schernita, derisa, ed ora si trova in difficoltà e mi chiede accoglienza sotto lo stesso tetto ed il Cielo mi consiglia di rifiutarglielo, ci sarà un motivo …, altrimenti mi consiglierebbe il contrario,non ci pare?
    Non dobbiamo provare piacere di fronte alle disgrazie altrui, ma nemmeno farcene carico, se sono le monete che ora l’Universo gli sta rendendo, sia per motivi di giustizia, sia perché egli apprenda la sua lezione di vita.
    L’Universo dispensa ciò che è giusto.
    Ne possiamo prendere atto, magari dispiacerci, ma dobbiamo ascoltare e imparare a nostra volta, ciò che ora ci compete e cosa non ci appartiene  più, nella maniera più decisa.
    Non ne godo, ma lascio che anch’egli compia il suo cammino, come facemmo noi e stiamo ancora  facendo.
    Infatti noi siamo disposti a farci maltrattare fino al limite e quel limite è lo stesso che raggiungiamo noi, in prima persona, quando non ci amiamo.
    Sembriamo dei pugili, che combattono, ogni giorno, in maniera feroce,colpendoci da soli, sferrando tremendi pugni alla nostra stessa immagine, riflessa nello specchio.
    Ma ci amiamo o no?
    Ci rispettiamo noi per primi oppure no?
    Come possiamo esigere rispetto, come possiamo avere giustizia, se non ne capiamo il senso e quindi non le perseguiamo mai??
    Un professore chiese ai suoi alunni quanto potesse pesare un bicchiere con dell’acqua,che teneva tra le mani.
    Tutti dissero la loro.
    La sua risposta fu che fino a quando non avessero pesato il bicchiere ed il suo contenuto, non potevano saperlo con certezza: le loro erano sono supposizioni, pensieri, illazioni.
    Se noi tenessimo le braccia sollevate e tenessimo quindi alzato lo stesso bicchiere, sentiremmo il peso cambiare, lo sentiremmo, almeno così ci sembrerebbe, aumentare in maniera esponenziale.
    Un’ora.
    Sei ore.

E se fossero 24 le ore?
La nostra percezione, a proposito del peso,  sarebbe sempre uguale?
Certamente no!
Eppure il bicchiere e l’acqua, sarebbero gli stessi.
Le braccia si sentirebbero piuttosto maluccio; ci potrebbero venire i crampi e la percezione generale, sarebbe particolare.
Quindi non è importante il peso reale del bicchiere d’Acqua, ma il tempo e questo vale soprattutto con i nostri problemi, quando non siamo disposti ad accettarli.
Più tempo passa, più la situazione si appesantisce.
Ecco perché è importante imparare a perdonare gli altri e soprattutto noi stessi, per riuscire poi ad apprezzare.
3. Ecco quindi la terza A: apprezzare.
Bisogna darsi più valore, innalzare la stima personale, quella che ci fa mettere dei paletti al male, che ci consente di non farci, per esempio, dissanguare di nuovo dall’ex, perché ora ha bisogno.
Un serpente a sonagli, cambierà mai la sua natura?
Potrà essere un coniglio?
Certamente no!
Anzi: ora che è in difficoltà, se non ha fatto un percorso di crescita personale, sarà ancora più subdolo, più incattivito, più pronto a spandere le sue frustrazioni e scorie sugli altri, rispetto ad un tempo.
Quindi, a cosa ci servirebbe mai farcene carico?
Ad apparire diversi da lui?
Lo sanno e lo hanno visto tutti, da tempi immemorabili! Dimostrarlo a lui? Beh, se è per questo già lo sa, infatti ci ha usati, conoscendo la nostra semplicità, amorevolezza, empatia, rispetto, cortesia…

Attenzione quindi a non pensare che si debba fare i “buoni samaritani”, né a muoversi per principi e per dimostrare al mondo la nostra “generosa magnanimità”.
L’unica attenzione e amorevolezza deve essere per noi e poi per lui, lasciandolo al suo “destino”.
E’ lì che potrà crescere.
Lì che sperimenterà e quindi avrà un’ulteriore chance di capire, cogliere e quindi crescere.
Ci hanno educati in maniera anomala, strana.
Ci hanno indotti a credere che per apprezzarci, dobbiamo essere perfetti, ma rispetto a chi, a che cosa?
Ad un concetto sociale di perfezione “inaudita”, dove essere perfetti significa NON ESISTERE Più, ANNIENTARSI?
Amatevi gli uni gli altri, non significa fai lo zerbino all’altro, perché lui impari ad esserlo a sua volta, ma semmai: creagli le condizioni perché nel dolore, nella sofferenza, meritati, cercati, voluti, e da te, da noi pagati, anch’egli possa comprendere e quindi accorgersi che il suo agire è abominevole, inaudito,azzerante.
E non si ripeta più.
Amatevi significa invece recuperati, inizia ad amarti tu per primo, a scoprire il valore vero dell’Amore per poterlo dare, offrire nella giusta maniera e modalità all’altro.
Amare non significa farsi risucchiare da un’altra persona.
Non è perdere la propria identità.
E’ comprendere il valore del rispetto, per darlo ed esigerlo.
Non c’è Amore, né rispetto vero, dove c’è dolore e/o sofferenza, anche di un solo individuo.
Non importa quindi cosa ci hanno detto e fatto credere fino ad oggi, ma cosa possiamo fare ora o al massimo da domani.
Guardiamo i bambini.
I bambini agiscono e basta.
Non stanno a chiedersi se e cosa pensano o possono pensare gli altri.
Fanno una cosa o non la fanno a seconda di ciò che desiderano, pensano,vogliono e quindi fanno così o cosà.
Un piccolo vive la sua vita in maniera sempre attenta, immediata, presente,senza pensare a cosa sia giusto o sbagliato.

Quando eravamo più piccoli e ci passava per la testa di fare una cosa, pensavamo forse a cosa avrebbero voluto o pensato gli altri?
NOOOOO.
Ci passava qualcosa per la testa e la facevamo.
Unico pensiero dei più piccoli è quello di giocare, divertirsi e sorridere, possibilmente sempre.
Un bambino apprezza, tutto, anche le piccole cose.
Dobbiamo ricominciare a vedere ogni cosa nella sua magia, nel suo vero e pieno valore e potere, proprio come facevamo da piccoli e a saper ringraziare (gratitudine).
Sapersi anche commuovere ancora.

4. Ama!
Amore è una parola unica, straordinaria, ma difficile, difficilissima sia da capire, nella sua essenza, che mettere veramente in pratica, nella maniera più giusta e corretta.
E’ un verbo.
Significa donare, offrire qualcosa a qualcuno.
Ma come possiamo farlo, se non abbiamo qualcosa da donare?
Questo richiede quindi un lavoro intenso su di noi, perché l’Amore esclude la sofferenza ed il dolore, non è né l’uno, né l’altro.
Il male c’è ogni volta che ci aspettiamo qualcosa in cambio, quindi per le nostre semplicissime “aspettative”, deluse e nulla di più.
Dobbiamo amarci per primi e questo significa quindi far emergere l’amore Divino che abbiamo dentro, di cui siamo fatti e parte, quindi lavorare su di noi, in  modo profondo, presente, attento.
Dopo la nostra “riscoperta e crescita”, allora e solo allora siamo e saremo pronti a donare amore vero agli altri.
Allora saremo immagine di Dio, un Dio puro, non scemo, fatto quindi di giustizia vera, senza sfruttamento e sofferenza da nessuna delle due parti.
Se una situazione mi dà dolore, pena, malessere, … ricordiamoci che non viene dall’Amore e quindi non ha motivo di essere, di esistere, di essere sostenuto e perpetrato.
Un marito ubriacone, un uomo violento, un padrone aggressivo, un ex che ti sputa ancora veleno addosso non è Amore, non crea Amore; essi non si prendono il nostro Amore e non ne generano.
Nessun gesto d’Amore si nutre e/o crea disagio, malessere, obbligo, dolore e sofferenza, lo ripeto ancora.
Il vero piacere dell’Amore, il suo appagamento è il gesto stesso di Amare.
La vera felicità è già in noi, dentro ciascuno di noi, infatti Yogananda dice ancora:
“Spesso noi continuiamo a soffrire senza fare uno sforzo per cambiare;
ecco perché non troviamo pace durevole e appagamento.
Se noi perseverassimo, saremmo certamente capaci di superare tutte le difficoltà.
Dobbiamo fare lo sforzo, perché possiamo passare dalla miseria alla felicità, dallo sconforto al coraggio.”
Dobbiamo ascoltare il nostro Cuore, che parla la sola lingua magica, che tutti dovremmo conoscere: quella dell’Anima.
Buona Felicità a tutti
Amorevolmente ti*** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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