
L’argomento odierno, parte, come sempre dal vissuto, vale a
dire da ciò che vivo, quindi un qualcosa che mi genera reazione e che so per
certo che devo considerare, interiorizzare, per poterlo rielaborare per
acquisire consapevolezze, crescere e quindi cambiare.
Detto in parole semplici:
- Ti accade qualcosa
- Ti genera un movimento emotivo
- A questo rispondi con gesti, azioni, parole, inclusione o esclusione e anche, a volte, una apparente non risposta, che è sempre, comunque, una forma di risposta.
Oggi lavorerò con te, perché sia possibile rivedere questi passaggi e attivare un qualcosa di diverso, un qualcosa che crei una “società pacifica”, costruttiva, creativa, una società in cui credo fermamente e di cui sono portavoce, oltre che attivista e risvegliatrice.
Entriamo insieme nello specifico, perché tu possa capire di cosa sto parlando e dove voglio andare a parare.
Parto dalla realtà in cui lavoro, una realtà che appartiene o è appartenuta a tutti noi, vale a dire la scuola.
Perché la scuola?
Perché la scuola è il centro, per eccellenza, di lavoro sulla persona a cui tutti noi prendiamo parte, prima come alunni e poi, qualcuno, come nel mio caso, anche come insegnante, educatore o formatore in seguito, se la sceglie, previa formazione, come luogo di lavoro.
E’ da lì che tutti passano.
E’ un centro “educativo” e “formativo” in cui tutti noi entriamo in un modo e ne usciamo in un altro.
Ma la scuola è ovunque.
La scuola è SEMPRE.
Perché dico questo?
Perché il nostro cammino è talmente inglobante ed importante, che generando la scuola, abbiamo solo creato un secondo percorso “forzato”, nel nostro percorso individuale, che ci desse gli strumenti per arrivare ad affrontare al meglio la nostra strada, lunga o breve che sia.
Qual è uno dei maggiori problemi che attualmente vivi o sperimenti?
La rabbia.
La paura.
La confusione.
L’intolleranza.
La delusione.
Il timore.
La depressione. E tanto altro.
E cosa importa la scuola in tutto questo? Parecchio, te lo garantisco, perché in questo spazio, dove tutti passano, le difficoltà si manifestano, si esternano, si accumulano e vanno prese in carico, per essere gestite, quindi comprese e in qualche modo risolte, per creare un benessere sia interno, che nuovamente esterno, nelle relazioni sociali e nel sociale stesso.
A scuola il clima è sempre più teso e la rabbia sempre più presente, insieme con l’intolleranza e la non accoglienza dell’altro e dei suoi punti di vista.
Basta un nulla e sembra di stare in una polveriera.
Sei mamma? Pensa a certe riunioni demenziali, quando l’insegnante presenta una dinamica a suo dire positiva o negativa a quali e quante reazioni si scatenano nel tuo gruppo genitoriale, presente.
Come mai?
Perché l’insegnante esterna, riflette, proprio come uno specchio un qualcosa che tu, come genitore vivi, ma non vorresti viverlo e quindi reagisci con rabbia, rifiuto, aggressività, ogni volta che ti senti trasmettere la “notizia” che tuo figlio fa o non fa, che segue o non segue le regole, che ha o non ha interiorizzato dei valori base utili per stare bene.
Viviamo in un
contesto molto complicato, dove l’accettazione è per noi di vitale
importanza, perché è come una sorta di sigillo che ci permette di far parte
del gruppo, gruppo a cui chiediamo appartenenza, gruppo nel quale vogliamo
essere inglobati, ma che ha certe sue caratteristiche e ci richiede certe cose,
certe modalità di essere e di agire.
Se l’insegnante “urta la tua sensibilità” mettendoti di fronte situazioni che ti
creano fastidio, rifiuto, intolleranza, aggressività nei suoi confronti, fermati
un momento e pensa:
- “Perché mi dà fastidio quello che ha detto?”
- Già, perché noi docenti stiamo diventando così impopolari?
Sembra che tu, genitore, ne sappia sempre una più dell’insegnante di tuo figlio.
Abbiamo genitori tuttologi e ragazzi molto sofferenti.
So, che in questo momento a te viene l’orticaria leggendo queste parole, ma è il mio compito farti riflettere e lo farò, perché la scuola ha bisogno anche di te, un te diverso da quello che forse sei stato fino ad ora, e questo non perché senza la tua presenza il corpo docenti non sappia cosa insegnare, se parliamo di pura conoscenza e cultura, ma perché qui sto parlando di formazione umana, che precede qualsiasi altro tipo di “creazione e formazione” e che, purtroppo, lo dico senza paura, sta mancando nella società a cui appartieni e che critichi, una società di cui ti lamenti sempre, che ti sta stretta, ma che è fatta anche da te, tuo marito, tua moglie e tuo figlio o figlia.
La scuola sta raccogliendo le tue sofferenze e da sola non riesce a farle rielaborare a tuo figlio, perché ogni volta che ci lavora sopra, lui, rientrando a casa, viene aggredito dai soliti batteri, dalle solite forme virali, dai soliti cliché, dalle solite dinamiche e fatiche irrisolte e si riammala.
Lo so che fa male sentirselo dire, ma da qualche parte dobbiamo pur cominciare a fare ordine, altrimenti affonderemo veramente. - I ragazzi sono il futuro e se crescono “malati”, quale sarà il tuo futuro, il nostro futuro?
Oggi, con me, con molta calma, ripensa a quando un’insegnante ti ha detto una cosa che ti ha irritato. - Cosa ti aveva detto?
- Cosa ha smosso dentro di te quella parola, quella frase, quel verbo?
- Perché, te lo sei mai chiesto?
- E come hai reagito?
- Perché?
Te lo suggerisco io. - Tre quarti delle volte, per un’inezia, hai avuto quello scatto puramente interiore o interiore ed esteriore.
PERCHE’?
Semplicemente perché ti sei sentito in
qualche modo giudicato, toccato, minato nella tua autorevolezza genitoriale,
giudicato nelle tue iniziative educative.
Hai pensato che l’altro pensasse che non vali e quindi lo hai espulso, come in
una partita al pallone.
Tu hai fatto dire all’altro ciò che egli nemmeno pensava.
Sei tu, che ti sei, in quel momento, auto
considerato incapace e quindi in una
frazione di secondo hai cercato di allontanare quella figura “scomoda” dell’insegnante,
aggredendola, rifiutandola, dandole dell’incapace, dell’incompetente, negando
che tuo figlia sia così.
Cosa stai combinando?
Non sei tu al centro del discorso, ma tuo figlio.
E perché hai reagito come fossi tu ad
essere messo in discussione?
Per 2 motivi:
- Non
sai scindere lui/figlio da te. Non hai ancora accolto che lui è lui e
tu sei tu. Il cordone ombelicale non è stato ancora realmente tagliato. E
questo non va bene, perché tu non riesci a prendere le dovute
distanze da lui e quindi ad essere pienamente genitore, pienamente “Tu”.
Quando fai fatica a gestire un rapporto lavorativo?
Quando, per esempio, assumi una persona amica. L’amicizia ci impedisce di essere un “vero datore di lavoro”, quindi di esigere il giusto e questo mina e minerà, a lungo andare, anche la vostra relazione amicale.
La stessa cosa nel rapporto genitoriale. - In te
sta “il vero problema”.
Tuo figlio è “solo la causa scatenante” di un qualcosa di interiore che hai dentro, ti lavora, ti infastidisce, ti logora.
Tuo figlio non è un problema, ora come ora. Lui sta solo faticando e ti/ci chiede di sorreggerlo, di avere da noi indicazioni al riguardo.
Lui è come un automobilista che abbassa il finestrino e chiede la strada, perché si è perso.
Io, tu, insieme, se gli diamo le indicazioni, lui riprenderà il suo cammino, in un’unica direzione, ma le informazioni devono essere quelle, identiche, uguali.
Che le dia la scuola o la famiglia, quelle sono.
Invece cosa accade?
Tu vedi l’informazione del docente come un atto di accusa nei tuoi confronti e
allontani il dialogo, lo tronchi, imbracci il bazooka e come Rambo parti all’attacco
e cerchi altre persone per fare uno squadrone della morte.
Ma tuo figlio, ora come ora, non è un problema, te lo ripeto.
Tuo figlio, un problema, lo sarà in futuro, quando avrà completato questa parte
del suo cammino, supportato da genitori che, se l’insegnante gli detto svolta a
destra, gli hanno urlato nelle orecchie che “quello è scemo”, perché lui deve
svoltare a sinistra.
E’ così che succede.
Dentro di te c’è un qualcosa che si è
mosso quando il docente ti ha parlato di una situazione, di un fatto,
di un vissuto di tuo figlio. E questo è solo un bene, se lo ascolti e lo
risolvi.
Perché?
Devi scoprire che cosa ti innervosisce di quelle parole, se vuoi invertire
queste dinamiche e partecipare ad una crescita sana di tuo figlio.
I genitori, non avendo fatto lo step 1 e 2, perché sovente accade, per una
realtà loro, come scolari, pregressa e simile a questa, non vedono e non si
fanno carico delle dinamiche del loro ragazzo, dei suoi comportamenti, delle
sue fatiche e rifiutano la verità.
Tu rifiuti la “verità” che ti riguarda, per difenderti, ma così allontani il “problema”
se così lo vogliamo chiamare, dandogli forma attraverso l’insegnante e tuo
figlio stesso.
L’insegnante non capisce nulla e lo allontani e tuo figlio, a sua volta, non è
così come ti viene descritto, e lo allontani a sua volta.
Allontani lo specchio e allontani chi nello specchio ti aspetta, cioè tuo
figlio.
Come fare?
Beh, se hai incontrato una situazione che ha fatto come gli
allergeni, cioè ti ha scatenato una reazione di tipo allergico, bisogna
scoprire quale parolina “magica” fa da allergene.
E’ come in campo medico: devi trovare la causa, per risolverla e stare ancora
bene, facendo stare bene anche tuo figlio, diverso e altro da te.
Tutto quello che tu “vedi come un
disturbo” fuori di Te, in realtà è dentro, dentro di Te.
Se una cosa ti dà fastidio, questo fastidio è dentro.
Accade a molte persone, in tanti campi relazionali, lavorativi … di avere e vivere queste dinamiche, che sono poi ciò che mina il benessere della società odierna e che vanno per questo prese in carico e risolte.
Tu sei come un proiettore: butti fuori quello che hai dentro.
Se ti accorgi che quello fuori è solo un simbolo, un oggetto che riflette qualcosa che sta dentro di te, allora ritorni dentro, perché hai scoperto la “verità” e quindi ti attivi per sistemare tutto.
Lui, quel qualcosa dentro di te è il problema e devi guardarlo in faccia.
Eliminarlo, estirparlo come un dente? No, perché è parte di te, è un’escrescenza inamovibile, è un pezzetto del tuo carattere, non è possibile strapparlo.
Cosa puoi fare allora?
Trasformarlo.
L’A che vedo nelle parole dell’Insegnante e che mi fa venire l’orticaria, la vedo perché io dentro sono/ho questa A.
Se non voglio più vederla/ sentirla fuori, devo risolvere la mia A dentro.
Al contrario quando noi vediamo queste A dentro di noi, iniziamo a cercare delle cause esterne, a dare colpe a destra e manca, per spostare tutto fuori di noi.
A volte ci teniamo la colpa, ma giustificandoci ( … eh cosa vuoi, sono fatto così, ho un carattere di … Sono inconcludente. Non sono capace di … ho poca memoria… Non ricordo…Ho un brutto carattere… E chi più ne ha, più ne metta).
L’unica vera colpa è lasciare scattare queste dinamiche se hai capito come funziona.
Ora che sai, se non agisci, sei reo appieno, perché ti ho appena spiegato cosa accade in certe situazioni e come hai reagito fino a questo momento.
Ora devi essere “onesto” con te stesso e gli altri, anche per il bene di tutti gli altri, delle persone coinvolte, perché ho parlato della scuola, che conosco, come realtà, ma la stessa cosa scatta ovunque se non ci lavori: con il compagno, sul lavoro, in un negozio, con la famiglia, con i parenti e gli amici. Scatta.
Ce n’è sempre una e sono tutte “barzellette” che ti racconti per stare meglio, senza lavorare sulla verità.
Il punto A.
O il B o il C.
Il PUNTO NEVRALGICO.
Per vedere il “tuo vero”, devi avere dedizione alla Verità.
La verità è un qualcosa di lineare, di semplice, ma filtrata dalla Mente, che mente, ricordati il senso del suo nome, diventa tutto questo trambusto e scatena tutte queste dinamiche.
Perché non lavori su di te?
Perché hai paura.
E ritorniamo ad una delle emozioni primarie che ho menzionato all’inizio di questo mio articolo.
Paura di cosa?
Paura del giudizio degli altri ed in fondo anche nostro.
L’insegnante mi dice così perché mi giudica attraverso i comportamenti di mio figlio.
Del datore di lavoro, che se mi dice così è perché non si fida di me.
Di mio marito, che se ha detto questa cosa è perché …
Quando scopri tutto questo tuo mondo, poco carino, dovresti gioirne, perché sei arrivato alle tue verità, sei di fronte a tutti i tuoi punti A, B, C, D ed E …. Cioè alle parti, diciamo “stronze di te”.
Siamo pieni di questi punti che prendiamo lentamente dall’esterno, a mano a mano ci facciamo prendere dall’ansia, dalla paura del giudizio dell’altro, del “cosa penserà ora di me” e cresciamo e li facciamo nostri, parte inscindibile di noi.
Le nostre parti “stronze” (A, B, C, D …) si trasformano quando io le vedo e le accetto, smettendo di temerle e di pensare che gli altri le vedano, lo sappiano, le notino e chiedendomi continuamente: “E ora cosa dirà di me?”.
Nulla. L’altro non pensa nulla. Smettila di attivare energie di attesa di un giudizio, perché altrimenti lo avrai.
Beh, come puoi aiutarti?
Prova a pensare e a partire dal presupposto che gli elementi che l’altro possiede per giudicarti, non li gestisci, non li gestiresti comunque , perché lui se ti misura lo fa con il suo metro, metro che è suo, gli appartiene, è un’unità di misura specifica di Mauro, Federico, Pinco o Pallino e quindi non ti darà mai soddisfazione nel senso che tu attendi.
Hai mai provato a pensare che sovente l’altro ti possa restituire un giudizio superiore a quello che tu ti riconosci? Beh, forse è il momento che tu lo faccia.
Immagina.
Se io, bravo a disegnare e colorare, chiedo un parere ad una persona che non possiede questa abilità, posso ricevere un ritorno/ giudizio, di gran lunga superiore alle mie attese, perché l’altra persona può anche rimanere estasiata dal mio lavoro.
Mai pensato?
Pensaci, perché è possibilissimo.
Solo che non te lo concedi, non lo metti mai in conto.
Quando ti serve il riscontro dell’altro e vuoi capire se c’è ed è a sua volta onesto?
Esempio pratico.
Se stai benissimo con una persona e poi, improvvisamente avverti che qualcosa è cambiato, invece di stare a fantasticarci sopra, chiedile, mettila al corrente.
Se la sua reazione non sarà quella di stupirsi e chiederti a sua volta la spiegazione di quanto stai affermando o sollevando, significherà che veramente le cose stanno come ora le percepisci.
Se una cosa non ha riscontro, ti verrà rigirata con una nuova domanda, perché la persona sarà realmente dubbiosa a sua volta a proposito della tua richiesta, ma se la sua unica preoccupazione sarà quella di smentire, allora sarà solo un’ammissione piena.
Quindi a te poi la scelta se restare e darle ancora adito o invertire la rotta e partire per altri lidi.
Essere onesti con sé e con gli altri è di vitale importanza e fa la differenza.
Un onesto vuol capire, uno che mente vuol difendersi.
Se tu mi chiedi come mai stai notando un atteggiamento diverso o qualcosa che non va in me, visto che sono io il diretto interessato a proposito del tuo dubbio, sono io, ricevente, che voglio sapere perché me lo stai dicendo o chiedendo. Non sono nella condizione di smentirti, perché non so a cosa tu ti riferisca, ma bensì in quella del voler capire, del sapere perché questa domanda e questo dubbio ti siano venuti.
Se per esempio a farti una richiesta di questo tipo è tuo marito, cosa potrebbe succedere?
Semplicemente che tu non collabori alla ricerca della verità comune, perché lui è importante, ti offre certezze, ti dà questo o quello, quindi non ti muovi secondo la giusta dinamica per paura di troncare la relazione, per paura di perdere quelle certezze: sei più attaccato al risultato, che alla Verità.
Vuoi garanzie e protezione, non Verità.
E questo ti “affonda”, lo dico in maniera carina.
Lui “è corrotto” non porta e non sostiene la Verità e tu ora sei come lui, sei agganciato alle sue dinamiche a tripla mandata.
Purtroppo questa è una “mafia di dinamiche” ed uscirne, se lo volessi è quasi impossibile.
Tu e lui siete e avete le stesse dinamiche. Le sostenete insieme.
Per cambiare devi “morire a questa persona” a questa sua ora tua realtà.
Vuol dire lasciare tutto e ricominciare.
Nel momento stesso in cui prendi questa decisione, l’altro, o meglio il suo inconscio lo sente e tu rappresenti anche per lui la salvezza. Così è nel rapporto anche tra genitori e figli.
Sei disposto a perdere quella persona e le comodità in cambio della Verità?
E’ quello che la nostra Società in genere non fa più e quindi per questo, sta soffocando, sta morendo, sta finendo schiacciata dal desiderio di risultati, di certezze, di beni materiali e non di Verità.
Ci vuole molto coraggio e molta determinazione, nella ricerca della Verità.
Ne abbiamo bisogno.
Perché i ragazzi stanno manifestando questi disagi?
Perché vivono in una società senza verità.
Ci sforziamo e crediamo di arrivare all’altro sempre con il dialogo, mentre la parte che difende l’altro sbuffa, ci dà dei rompipalle e ha già stabilito, in maniera interiore e silente, che tanto lei andrà avanti per la sua strada, nonostante le nostre ciance.
Cercare la Verità significa avere il coraggio di “buttarsi nel vuoto”, anche senza la certezza di avere sotto una rete.
Un figlio che ti dice:
“Mamma, da qui tanto fino a quando la legge me lo consente, non mi schiodo e tu sei obbligata a mantenermi”, sta applicando tutte queste dinamiche.
Risposta genitoriale di fronte ad un’affermazione così?
“Certo caro, resta pure! Vuol dire che io me ne vado da qui.
Tu resta. Io me ne vado e tu non hai più una mamma/papà e un’entrata un portafoglio illimitato da usare ed abusare a tua disposizione.”
In quel momento cosa succede: che lui ha il giramento di palle che avevi avuto poco prima tu e leva le ancore, uscendo di casa.
A sera rientra cambiato, magari con un pensiero, per te, perché tu sei stato come dovevi essere, un giusto, hai esercitato la tua potestà e quindi tutto è rientrato e sarà così fino a quando lui uscirà di nuovo, rientrerà nel mondo “globale”, quello che distrugge tutte le persone oneste, le smembra, le fa a striscioline.
10 persone oneste possono fare una fortuna per l’Umanità.
I Credenti dovrebbero essere portavoce di questa Verità ed Onestà, questo Coraggio.
Invece in questo Mondo scarseggiano, sono divisi e quindi il sistema avanza solo richieste /ricatto, partendo dagli attaccamenti affettivi, emotivi, economici, di varia natura ed origine.
E tutto crolla.
Nel momento in cui tu diventi portatore univoco di questa Verità entri in dinamica con l’Universo e trovi il coraggio e ti autoalimenti per sgretolare, spezzare, interrompere queste dinamiche malate.
Sei vero e portatore di verità.
Io ho fatto tante scemenze? Lo riconosco.
Io ho fatto qualcosa che non ha funzionato?
Lo ammetto.
Se una persona mi viene incontro e mi riporta una realtà che ho contribuito a creare, dovrei ascoltarla in sacro silenzio ed ascoltarla e mettermi in gioco perché così le cose possono essere prese in carico e cambiare.
Non è pretendendo di ammazzare l’altro, anche sui social o consentendo a mio figlio di farlo che risolvo tutto queste dinamiche e lo aiuto e mi aiuto.
Questo guarisce le relazioni, altrimenti possiamo incontrarci e scannarci a vicenda fino alla fine dei tempi, ma non approderemo a nulla. Lo psicologo non può nulla, se io persona, padre, madre, datore … mantengo in essere queste dinamiche.
E’ la Verità che va accolta e sostenuta e tutto cambia.
Impossibile? No, perché anche dentro questa parte di noi, malata, c’è sempre una scintilla di anima luce, una scintilla che anche quando una persona ha tolto la vita ad un’altra e sta ormai “sostenendo il suo ruolo” sociale di killer, di assassino, di criminale, di fronte a certe parole, azioni, cose fatte e dette usando l’Anima, si riaccende e lo fa tremare, lo fa commuovere, lo mette nella condizione di “ritrovarsi”.
Credi allora, visto che lo può fare, quello che la società definisce “un perso”, che anche tu, tuo figlio e i suoi docenti possiate riaccendere quella parte di Luce e riportare la Verità in questo Mondo, come credi tu, di merda, ma che di merda se coltivi la Verità con Coraggio, non è.
Amorevolmente ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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