
Oggi partiamo con una prova.
La Maestra chiede a Pierino:” Pierino, mi dici una parola contenente almeno una doppia p?”
Pierino ci pensa un momento e poi, serio, serio risponde:” Bottiglia, signora maestra!”
“Ma Pierino, dove sta la doppia P?”
“Nel tappo, signora maestra!”
La Maestra chiede a Pierino:” Pierino, mi dici una parola contenente almeno una doppia p?”
Pierino ci pensa un momento e poi, serio, serio risponde:” Bottiglia, signora maestra!”
“Ma Pierino, dove sta la doppia P?”
“Nel tappo, signora maestra!”
La Maestra chiede a Pierino:” Pierino, mi dici una parola contenente almeno una doppia p?”Pierino ci pensa un momento e poi, serio, serio risponde:” Bottiglia, signora maestra!”
“Ma Pierino, dove sta la doppia P?”
“Nel tappo, signora maestra!”
Qual è stata la tua reazione di fronte a questa triplice barzelletta, o meglio alla stessa barzelletta, ripetuta per ben tre volte?
Sicuramente la prima volta avrai, se non altro sorriso…
La seconda avrai pensato ad un mio copia/ incolla di distrazione e alla terza … che oggi sono un po’ stonata, anche se così non è.
Come mai la prima volta hai riso e le successive no?
Non è forse la stessa barzelletta?Allora, se fa ridere una volta, dovrebbe avere lo stesso effetto sempre, ma non è così.
La prima volta stupisce e ti spinge al riso, ma non ti piacciono, giustamente, le cose ripetute, le trovi stonate, deludenti, poco piacevoli.
Non siamo capaci di ridere tre volte alla stessa battuta.
Allora, come mai nella Vita, continui a soffrire per le stesse cose, spesso per una “vita intera?”
Quei problemi sono gli stessi, eppure non te ne discosti, come hai fatto con la barzelletta ripetuta.
Come mai?
Forse perché i nostri problemi sono spesso solo un’eccellente “scusa”, per non cambiare, per non rimboccarci le maniche, per non svoltare.
Non è forse vero?
Ti attacchi a volte alla sofferenza, come fosse la compagna ideale del tuo viaggio, colei che ti “identifica”, ti da un tuo posto nel mondo, ti etichetta.
Essere soddisfatto, essere gioioso, essere felice, comporta il mettersi in gioco, il cercare di essere e fare la differenza.
E’ il cercare di trovare il lato B anche di una giornata senza sole, è il vedere la pace, dove non c’è, è il costruire un minimo di relazione anche con chi non ci piace, in maniera dolce, affettuosa, disponibile.
E’ …
Solo che il mio pensiero e quello Angelico, di cui mi faccio portavoce da un po’ di tempo, crea una grossa differenza tra dolore e sofferenza, due parole presentate come sinonimi l’una dell’altra nei nostri vocabolari, mentre in realtà sono molto distanti l’una dall’altra.
La sofferenza la scegli, il dolore ti arriva.
La sofferenza ti affossa, ti rende come il cane che si rincorre la coda, ti fa parlare di un tuo caro defunto, come se fosse appena deceduto e magari sono trascorsi ben 20 anni.
Il dolore ti toglie il respiro, ma poi ti porta a vedere il sole, di nuovo.
La sofferenza la porti tu nella tua Vita, il dolore è inevitabile.
Se un incidente toglie la vita a chi ami, scatta il dolore; non l’hai voluto, ma lui ti ha fatto visita, all’improvviso, come conseguenza dell’accaduto.
La sofferenza subentra dopo, quando tu decidi di non lasciare andare chi hai amato, quando lo invochi ogni istante, quando non accetti l’accaduto e non tolleri la sua assenza.
Allora trasformi la tua vita in un baratro di “assenza”, fatica e sofferenza pura.
Allora, impedisci anche all’estinto di allontanarsi e ricongiungersi all’infinito e dai spazio a tutto il tuo egoismo.
Lei è il tuo optional, genera un’infinità di problemi, che ti usano e ti impediscono di tirar fuori il tuo lato migliore e la tua felicità ed essere felicità.
Questo da cosa nasce?
Dalla nostra tendenza a scaricare sugli altri ogni responsabilità, dalla nostra tendenza a vedere tutto ciò che ci è esterno un po’ come una matrigna cattiva e poco amorevole.
Che brutta la Vita!
Che ingiusta!
Che fregatura!
Vuoi trovare un capro espiatorio?
Trovare un colpevole?
Allora devi farlo anche quando le cose vanno Bene…, ma non è così che avviene.
E’ come in famiglia: se i figli danno pensieri, sono del marito o della moglie ( a seconda di chi si lamenta), sono comunque dell’altro, se invece ti danno soddisfazione, sono tuoi.
Buffo vero?
Ma questo è il nostro modo di affrontare le cose e scaricare su terzi.
Dovremmo farlo sempre, se è giusto così, ma così non è.
Quando ti arriva poi 1 momento di sofferenza, la domanda dovrebbe essere la stessa:
” Perché proprio a me?”, ma non è così.
Il buono, il bello, non genera pensiero e non ne ricusiamo l’appartenenza, mentre ciò che è faticoso, disturba la routine e genera dolore, beh, quello allora lo disconosciamo e vorremmo rispedirlo prontamente al mittente, proprio come i figli faticosi.
Il problema vero è che ti accorgi di quanto sei stata /o felice e di come stavi bene, quando arriva il vento gelido del nord, quando la terra ti trema sotto i piedi, quando ai giorni “anche solo normali”, subentrano quelli infelici.
Ciò che ti dà sofferenza o ti procura dolore, ti spinge ad avere aspettative troppo alte, a pensare che il bello debba essere stratosferico, che lo star bene scatti solo oltre una certa soglia della normalità della vita, che le cose buone debbano stordirti, tanto sono buone e così, ti perdi tutto, perché il vero bello, la vera magia sono racchiuse nelle piccole cose, quelle cose che non vedi, proprio come quando apri l’armadio per cercare i calzini, e guardi solo in alto, convinto che debbano stare solo lì.
Ti stanno sotto il naso, ma tu non li vedi, perché punti in alto, troppo oltre.
Perché alziamo così gli standard?
Perché così ci evitiamo di soffrire di nuovo.
Se punti all’impossibile, non ce la farai mai a raggiungerlo, ma in questo modo ti eviti poi di perderlo e quindi di sperimentare di nuovo il dolore.
Fai come la volpe che guarda l’uva e ci rinuncia raccontandosi che “tanto era ancora acerba”
Consapevolmente o inconsapevolmente è questo il meccanismo che attivi.
Il dolore ti lacera, ma da quelle ferite può iniziare a filtrare la parte migliore di te, quella che ti renderà forte, ti permetterà di “Essere”.
Lo so, perché la vita non mi ha evitato nulla ed essendoci passata, conosco le dinamiche scattano, le paure, le fatiche ed i momenti di stasi, in cui scivoli nella sofferenza ed i momenti dilanianti di dolore profondo in cui rinasci.
Non sono una piattola, una che si arrende, una che si lascia schiacciare dalla sofferenza.
Sono dolcissima, come dice chi mi conosce, ma un piccolo “carrarmato di gomma piuma, che non si arresta davanti a nulla”, come mi definì uno psicologo con cui ebbi a che fare per lavoro.
Non siamo nati per morire nella sofferenza.
Siamo venuti dall’Amore, siamo Figli della Luce, anche quando siamo avvolti dal buio ed io lo so, lo sento, ci credo e quindi non mi arrendo.
Una lucciola non è altro che se stessa.
Devi concederti di crescere e ottenere dal dolore il tuo sommo, massimo bene.
Aiutami ad aiutarti!
Io posso parlarti, raccontarti, suggerirti, ma se tu non ti attivi e non
ti concedi di farcela, di guardare il lato positivo di ogni cosa, non ce la
puoi fare.
Non è il medico che cura, lui ti
accompagna.
Sei tu che ti concedi la speranza.
Sei tu che assumi i farmaci.
Sei tu che segui le sue indicazioni.
Sei tu che ci metti “la tua pelle”.
Sei tu e la tua “scatola magica”, cioè il tuo corpo, che vi mettete in gioco e ce la fate.
Il medico può tagliare, cucire, darti consigli, prescriverti un quintale di farmaci, suggerirti cosa mangiare e cosa fare o non fare, ma se tu non ascolti e soprattutto non fai o non fai, questo fa la differenza.
Tu hai la bacchetta magica per realizzare i tuoi sogni!!
Io ti ricordo solo che ce l’hai, che ti appartiene, che la tieni lì, nella tasca, ma sei tu che la devi cercare, estrarre ed usare, non io.
Ci vuole coraggio ed anche umiltà, lo so, quell’umiltà che sta sparendo dal nostro quotidiano, ma che è indispensabile per essere pronti a prenderci le “nostre responsabilità”, a riconoscere ciò che abbiamo e facciamo nel bene e nel male, non a scaricare, come i bambini irresponsabili, la colpa sugli altri.
Se sai chiedere scusa, significa che conosci l’umiltà. Se ringrazi è lo stesso.
Il nostro vero e più grande “problema” è che crediamo di non dover avere problemi, mentre è esattamente il contrario.
Un alpinista non può pensare di raggiungere la cima in piano … quindi facciamoci due conti.
<Pretendere di non avere problemi è distruttivo, è partire con l’idea sbagliata è porsi in maniera poco edificante nei confronti della Vita ed è quello che insegniamo ai figli.
Niente traumi.
Niente situazioni faticose.
Niente incontri con la morte, con la malattia, con il disagio.
Poi, quando li incrociano, e prima o poi accade, si sciolgono come neve al sole e diventano dei perfetti sostenitori dello “spostamento sulla realtà matrigna”.
La realtà non è matrigna, è solo realtà.
La strada non è tutta in piano, perché i panorami più belli li possiamo vedere, nella loro immensità, e gustare dall’alto.
Il dolore c’è e lo devi guardare in faccia, con la consapevolezza piena che dietro ogni difficoltà c’è solo una grande opportunità.
Spesso mi sento come l’araba fenice.
Sono rinata dalle mie ceneri, ma so che se sono stata bruciata spesso dal dolore, e tutto questo è accaduto, solo perché venissi “svezzata al meglio per te, oltre che per me stessa, per chi cerca la via” e desidera mettersi in gioco e trovarla.
Non sarà facile, ma le cose più belle, proprio perché hanno “un valore grande”, non possono essere semplici.
Ho la matematica certezza che l’Universo non ti dà mai nulla, che non sia alla tua portata e quando accade, anche se cadi in ginocchio e ti sbucci è solo perché stai per crescere e, come il serpente, per uscire dalla tua pelle e rinascere.
L’aquila è un uccello stupendo, che a 40 anni sceglie se morire o restare.
Le sue piume allora sono straordinarie, i suoi occhi ancora più luminosi, i suoi artigli fortissimi, ma prima ha provato un dolore infinito, spezzandosi il becco, strappandosi le piume e rimanendo digiuna per settimane.
Deve sperimentare questo, per tornare a volare alta nei cieli, seguendo le correnti.
Quando cadi è solo per rialzarti, rialzarti ancora più forte.
In questo momento pensa.
Concentrati su una cosa che dipende solo da TE.
Se ti dà dolore, prova a guardare oltre, perché oltre c’è il tuo sogno, il tuo obiettivo, il tuo traguardo, proprio come per il maratoneta; se ti concentri sul dolore, sulla paura, sulla fatica … non taglierai nessun traguardo, ma se punti tutto sul ciò che vuoi …beh sarà proprio lì che arriverai.
Pensaci e agisci!
Io non posso farlo per Te!!!
Nessuno al di fuori di Te, può crederci più di TE.
Con Amore ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Grazie sempre di ❤️Ti degli Arcangeli
Namasté!
Che la Luce ti avvolga e guidi sempre.
Grazie di ❤ TI DEGLI ARCANGELI….È meraviglioso quello che fai, il donarti e donare a tutti noi la Voce degli Angeli e degli Arcangeli…. Tra pochi giorni grazie a te riceveremo i meravigliosi Arcangeli a casa.
Siamo certi sarà una esperienza meravigliosa. UN ABBRACCIO GRANDE.
Carlo e Tiziana
Sì, ne sono certa anch’io.
Un abbraccio dolcissimo ad entrambi, Carlo e Tiziana, di Luce grande.
Amorevolmente ti degli Arcangeli
Grazie immensamente Ti degli Arcangeli❤❤❤
Onorata Moira!
Che la Luce ti avvolga e tu possa sentire un dolcissimo abbraccio del tuo Angelo Custode e mio…
Om Shanti!