Sentirsi adeguati in un mondo inadeguato.

Pensi mai di essere “abbastanza”?
“Abbastanza cosa?” mi risponderai tu.
Abbastanza.

Abbastanza bravo, abbastanza veloce, abbastanza perspicace, abbastanza presente, abbastanza simpatico, abbastanza felice, abbastanza solare, abbastanza semplice, abbastanza sereno, abbastanza e basta!
E non ti capita mai di non sentirti abbastanza?
Sicuramente sì.
E tra i due, chi ha meglio, secondo te?
Tra i due, è sicuramente il senso di “inadeguatezza” e il giudizio, che ne consegue.
Non sentirsi abbastanza e giudicarsi sono strettamente correlati, anzi, direi che viaggiano veramente mano nella mano.
Lo so, indubbiamente ti dispiace non fare le cose come avresti voluto, come avevi desiderato, come avevi pensato e creduto possibile, così come so che nella tua testa, una parte di te, è fondamentalmente convinta che qualcuno, lì fuori, nel mondo esterno, si aspettasse da te proprio quella perfezione che ti è venuta a mancare.
E questo, ora, ti crea dell’amaro dentro, un amaro che tende a salire dalla pancia e dallo stomaco fino alle labbra, dove rimane.
E’ proprio lì, che poi, questa amarezza intensa, diventa un’azione o meglio un soffio di fiato che ti permette di “esalare” questa sorta di rancore verso te stesso, sotto forma di giudizio, un giudizio che appiccichi agli indumenti dell’altro.
Che senso di mitica liberazione, quando esce!
Poche parole, mordaci, e questa fatica interiore si “spurga” e tu sperimenti una sorta di “benessere”.
Quel rancore che sperimentavi a livello inconscio, si è espanso nell’aria ed è fuoriuscito come una freccia, che ha colpito il suo bersaglio.
E non sei tu.
Quella persona, quel lui o quella lei che ti trovi di fronte, ti hanno inconsapevolmente offerto l’occasione per riscontrare  esattamente quei “luridi aspetti” che non ami di te stesso e così la tua “insoddisfazione personale” ha creato, a livello inconscio, una sorta di “etichetta”- di giudizio- che con grande soddisfazione hai incollato addosso al malcapitato.
Il giudizio ti ha consentito di portare fuori questo aspetto buio di te stesso,  un aspetto molto faticoso da gestire.
E tu sei diventato, anche ora, come in molte altre occasioni, tagliente verso tuo fratello, il tuo alter ego.
Ci sono, sicuramente però stati anche dei momenti e dei periodi della tua vita, in cui tu hai picchiato duro contro te stesso, creando e alimentando delle opinioni particolarmente negative nei tuoi confronti ed è avvenuto quando ti sei sentito meno meritevole, meno capace, meno “abbastanza” rispetto al resto del mondo o a qualcuno in particolare.

Quelli però sono anche stati i momenti più intensi e di maggior “giudizio” verso il prossimo.

L’insoddisfazione è come una sorta di “polverina” invisibile, i cui effetti sono deflagranti, proprio come si trattasse di una reazione di tipo atomico.
Non sappiamo quando è comparsa e ha iniziato a fare danno, ma quello che è certo è che è passata dalla coscienza individuale all’essere un qualcosa di “molto forte”, quasi oggi fosse una specie di archetipo collettivo.
Un archetipo culturale che nutre e dilania l’unità animica, prima ancora che umana, indispensabile.
L’insoddisfazione è molto radicata nella nostra storia umana, tanto che ne sperimentiamo i tragici effetti e ora sappiamo che si manifesta in molte e diverse, diversissime forme.
E’ una sorta “di reflusso”, qualcosa che risale, dentro di Te, fino alla zona parola, ogni volta che senti di aver combinato qualcosa di poco edificante e non ne va fiero, non lo accogli, non lo accetti.

Ti colpevolizzi per la ca… che hai fatto.
Allora ti osservi e non ti va giù, non riesci proprio ad accettare di essere scivolato così rovinosamente a terra, almeno questo è quanto pensi tu a proposito del come avrebbero dovuto andare le cose se solo fossero “state perfette”.
Già, non ti perdoni nessun errore, nemmeno quelli andati.
Ma il tuo Cuore come si sente e cosa ne pensa di tutto questo?
Tu non ascolti più da tempo il tuo cuore, perché è a lui che attribuisci parte dei tuoi errori.
Tu credi che sia un Buono a nulla, una sorta di “incapace”, altrimenti ti avrebbe evitato un sacco di situazioni spiacevoli.
E invece no!
Con tanti cuori attivi e così attenti, come sembrano averne in dotazione parecchie persone, che conosci, a te la vita ne doveva regalare proprio uno così, uno che ogni tanto ti incasina l’esistenza.

E cosa puoi fare ora?
Una cosa semplicissima.
Una cosa semplicissima, ma indubbiamente complicata per noi, noi che siamo così distanti dalla “verità animica”.
Inizia a considerarti come una creatura “perfetta” e ad “uscire dal giudizio.
Stai ridendo?
Lo so, è un qualcosa che il solo leggerlo ti ha fatto sorridere, perché questa affermazione è ardua da comprendere, ma ti garantisco che funziona e alla grande.
Non è così impossibile, se inizi a pensarti e a vederti, come del resto sei, come un “figlio di Dio”, quindi come facente parte di Lui e della sua perfezione.
Pensa a Dio e sicuramente non farai fatica ad associarlo alla perfezione.
Pensa ora a te stesso.
Tu non sei, forse, parte di Lui?
E allora?
Certo, comprendere e accettare un qualcosa che ti è sempre stato spiegato in un altro modo è all’apparenza improponibile, ma questo succede proprio perché sei, come tutti noi, nella dualità del bello/brutto, bianco/nero, perfetto/imperfetto, dolce/ amaro e così via, che questo pensiero ti pare ridicolo e questo obiettivo, beh un obiettivo o per meglio dire, un “dono” impossibile.
La perfezione è in realtà come una sorta di depurativo, una specie di …vaccino, che credo tu conosca bene in questo periodo.
La perfezione è quell’aspetto “sconosciuto”, che ti permette di immunizzarti e di stare bene, ma questa volta veramente.
La perfezione non è la bufala del secolo, ma è la certezza del cuore, contro i pregiudizi della mente.

Tu assumi ogni giorno un po’ di perfezione ed uscirai dalla falsa idea che tu non sei abbastanza.

Non ti sto proponendo una sorta di presunzione egocentrica, o di miopia, perché quella di cui ti parlo, è un’idea di “perfezione”, che trascende l’idea, l’archetipo di “perfezione” che hai nella testa, perché quella è solo un frutto avvelenato della nostra società.
Quella “perfezione” si basa sull’idea del non commettere mai errori, dell’essere sempre irreprensibili, su una sorta di equilibrio pari alla fissità.
Ma questo, come ti ho già detto, sta nella testa o meglio nell’archetipo comune.
E’ ciò che ti fa quasi “invidiare” perfino il Padre celeste, così Uno, così “sferico” e quindi non ti consente di ritrovarlo.
Vivi cercando di “adeguarti” a ciò che non esiste, pensando e tentando di raggiungere una perfezione oltretutto mutevole, perché ogni persona possiede la sua “forma, il suo archetipo di perfezione”.
Pensa a qualcuno che conosci e che ama qualcosa che piace anche a te.
Ammettiamo che si tratti di un cibo.
Tu e lui amate lo stesso cibo.
Lasagne. Sì, ma quale tipo di lasagne?
Ognuno di voi ama la sua “forma archetipa” di lasagne – perfette.
Ecco allora che per l’uno quel cibo è perfetto quando è cotto in un certo modo, oppure contiene quegli ingredienti, o è preparato secondo un certo processo e viene poi servito in tavola, in un certo modo; per te, al contrario, la sua perfezione è sicuramente dovuta ad altri aspetti, aspetti che trovano magari le loro origini, addirittura nelle tue tradizioni familiari.
I punti di convergenza tra la vostra idea, a proposito del piatto delle lasagne, possono essere anche molti, ma c’è qualcosa, comunque, che diversifica la vostra idea individuale di “lasagne perfette”.
Magari si tratta della cottura.
O il modo di prepararlo.
Oppure il condimento.
O anche semplicemente  il come deve essere impiattato.
Come vedi c’è una “differenza”, differenza che a volte è minima, mentre altre volte è sostanziale.
E allora, di cosa stiamo parlando?
Di una “perfezione” soggettiva, quindi sicuramente impossibile da raggiugere in maniera da rispondere alle attese collettive.

Ecco perché chi pretende la perfezione, in realtà, pretende la “sua forma di perfezione“, e questo sia in se stesso, che negli altri.
E’ una “pretesa”, quindi è destinata al non raggiungimento e la persona che la “cerca” è a sua volta votata a una sorta di “inferno permanente”, perché il suo bisogno, in qualche misura, non sarà mai soddisfatto.

Se vuoi giungere alla tua condizione di “testimone”, devi entrare in questo processo di perfezione.
Devi iniziare a crederti e vederti come figlio di Dio, magari come il figliolo prodigo, ma sempre figlio, conceditelo, anzi quello più festeggiato.
E la storia di questo figlio, il cui ritorno fu tanto celebrato, la dice lunga.
Tu sei un figlio che accetta e accoglie quello che fa, quello che pensa, quello che scrive o che dice.
Accetti!
Per vederti come una persona valevole, cioè ok, devi vedere il bello di quello che fai e quello che hai fatto, anche in passato.
Questo significa che devi misurarti con i tuoi ricordi, anche quelli meno facili  e più dolorosi.
Ecco che il discorso del “dolore” ritorna.
Sai che giudizio, perfezione e dolore o sofferenza viaggiano insieme, sullo stesso convoglio.
Questo comporta che devi essere amorevole verso quei ricordi e perdonare con l’atteggiamento del testimone, lasciando andare emozioni e veleni emozionali che puoi avere dentro.
Così recuperi la tua capacità di iniziare a vederti come una creatura perfetta, perché tale è la tua Anima.
Immaginati come un bambino che sta crescendo.
Alcune cose ti appartengono in un modo, altre in un altro.
Non sei sbagliato, ma stai crescendo e a mano a mano ti dicono che impari, mentre la cosa che stai realmente apprendendo è l’arte di “recuperare quello che già possiedi” e che ora sai che ti serve e ti è utile.
Quando ricevi tante cose in dono, è come se perdessi la consapevolezza di averle avute.
La Vita allora, ti mette nella condizione di “averne bisogno”, così che tu le possa cercare e riscoprire di averle in dotazione.
Se le hai, poi, le apprezzi e le usi.
Ogni Anima ha i suoi doni e li usa in maniera personale.
Perdonarti ti serve per non rimanere sotto il gioco della mente, quella mente che nutre i tuoi sensi di colpa, le tue vergogne presenti e passate e quindi alimenta il tuo rancore.
Perfezione è quindi quando tu accetti te stesso, sai lasciar andare, osservi senza emozioni catastrofiche il ricordo di qualcosa che hai o non hai fatto e guardi ogni cosa, con le ali della farfalla, cioè con la leggerezza di chi Ama.
Tutto passa attraverso l’Amore.
Ecco allora che ti vedi, ti percepisci e ti ritieni “perfetto”, quando ti perdoni.
Per crescere in questo momento storico così intenso e importante, che qualcuno sta cercando di azzerare, tu non dimenticarti che hai accanto chi può fornirti tutto ciò di cui hai bisogno, per stare bene e vivere al meglio, cioè i nostri amati Angeli e Arcangeli.
Non scoraggiarti, ma viaggia con loro.
Invocali!
Chiedi sostegno!
Sperimenta la gioia di sentire gli Angeli e gli Arcangeli saldamente al tuo fianco, mentre cerchi di amarti e di concederti il perdono.
E’ passato il periodo dei “flagellanti”, ricordatelo, ora è il tempo dei Guerrieri della Luce alla riscossa.
Ritrova il grande Spirito che ti appartiene ed esci dal giudizio, se vuoi poter guardare l’orizzonte e scorgere, oltre l’apparente nebbia, la via della Luce, indispensabile.
Trovala e seguila!

Sei pronto?
Ora ti auguro un bella giornata di Sole e se tu ci credi, lo sarà, qualunque sia il clima e il cielo, oltre la finestra di casa.
Credi e cambia! Solo tu puoi farlo!!
Amorevolmente
Ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com
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4 commenti

  1. Mariano Francesco

    Grazie sempre carissima ti bellissima spiegazione su una falsa perfezione che non ci appartiene.
    Grazie grazie grazie un abbraccio grande di Luce ❤️✨ Pace e Bene.
    Aguyjevete

    • *** ti degli Arcangeli

      Grazie Francesco!
      Mi dai un aiuto grande con i tuoi post. Sto lavorando senza sosta, per offrirvi a breve un sacco di novità.
      Un abbraccio dolcissimo.
      Om Shanti!!!

  2. Alberto

    Com’è strano che tu sia arrivata proprio in questo momento della mia vita, o forse no… ti ringrazio tantissimo per i tuoi continui supporti mi aiutano tanto nel mio risveglio. Un abbraccio di cuore, Alberto

    • *** ti degli Arcangeli

      Ciaooo Alberto! Ben trovato!!
      Sono come Gandalf, il mago: arrivo quando “devo arrivare”! 🙂 Permettimelo.
      Nella Luce…
      Om Shanti.

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