
“Il miracolo sta nel fatto che più condividiamo e più ci torna indietro.
Quando impari il segreto e la matematica del condividere, non puoi essere avaro: continui semplicemente a condividere sempre di più, perché più condividi e più ottieni in cambio.
Condividi la tua beatitudine, condividi il tuo amore, condividi la tua comprensione.
Condividi tutto ciò che possiedi, tutte le tue ricchezze interiori.
È proprio questo tipo di condivisione che intendo quando dico che l’uomo felice diventa l’amore stesso.
Cambia il tuo stato mentale dall’infelicità alla felicità e osserva il miracolo: l’amore inizia a fluire dentro di te in migliaia di fiumi, in una miriade di dimensioni e di prospettive diverse.
La vita diventa un tale splendore, incomprensibile all’intelletto, insondabile per la mente, un grande
mistero, l’estasi suprema.”
(Osho)
Sono stata abituata fin da piccola, e di questo sono molto grata a coloro che mi diedero la vita fisica, a ringraziar e noto, con un certo rammarico, la fatica dei miei ragazzi a scuola nel farlo.
Essi sono lo specchio della nostra società, la lastra immacolata, nella quale ci riflettiamo e consentiamo si proiettino i nostri valori o disvalori.
Mostrarsi grati è molto più di una semplice forma di educazione, essa è un modo per superare tutti i nostri limiti e le barriere, che ci separano da qualsiasi altra forma di vita, e di raggiungere una dimensione più personale, emotiva, e anche spirituale.
Perché non ringraziare la vita per il fatto di averla?
Oppure un oggetto che ci sta o ci ha servito dopo tutto amorevolmente?
Siamo abituati ad usare ed abusare, senza porre la benché minima attenzione al “valore” di ciò che ci sta servendo.
Noi prendiamo in considerazione solo chi ha due gambe e due braccia come noi e una capacità comunicativa simile alla nostra, sebbene ciò non avvenga sempre per spirito di riconoscenza o per elargire un semplice, ma importante grazie, per i suoi pregi, le attenzioni, i gesti amorevoli e gratuiti e le caratteristiche che abbiamo ricevuto ed amiamo.
Eppure tutto ciò che ci attornia ci offre qualcosa … e come dice Lao Tse:
“La gratitudine è la memoria del cuore.”
Quindi, perché privarci di questa meravigliosa memoria, che caratterizza gli stessi Arcangeli, colui che ci ha creato o l’intero Universo?
E ancora, perché non ringraziare noi stessi per la nostra integrità, il nostro coraggio, il nostro impegno, la devozione o la forza che ci pervade?
Lo sappiamo tutti, a volte non è proprio facile addentrarsi nelle “conoscenze del nostro cuore”, quelle a cui si riferisce Lao Tse nel suo aforisma.
La ragione ci tiene in pugno e ogni giorno il nostro cervello ci guida verso la strada più obiettiva e razionale, là dove c’è spazio solo per la pretesa, i rancori, le frustrazioni e gli aspetti più aridi di noi.
Essere grati significa riconoscere il valore dell’altro o di un suo gesto, volontario o involontario, razionale o di altra natura, che ci abbia in qualche modo compiaciuto, significa agire con umiltà e senza artifici, imparare a valorizzare quello che davvero è importante nella vita.
Il semplice fatto di mostrare gratitudine ci apre alla Luce, ci mette in connessione con le energie dell’Universo, ci rafforza e ci trasforma, offrendoci una fluida liberazione personale.
Oggi parleremo soprattutto di questo, del valore e del potere della gratitudine e per farlo, voglio ricordare un’affermazione potente di Yogananda:
““Quando tu smetterai di voler riempire la tua coppa di felicità, ed inizierai a riempire quella degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre piena.”
Egli sta parlando della felicità che viene dall’Amore incondizionato, ma in realtà ci porta anche ad azioni concrete che esprimono gratitudine, sì, perché la gratitudine non è solo il dire GRAZIE, ma anche il fare qualcosa di concreto per l’altro.
Sono fondamentalmente 4 i pilastri della gratitudine
- L’Apertura emotiva
Perché tante persone fanno fatica a dire “grazie”?
Perché non conoscono il fare, l’agire in “maniera incondizionata.”
Quando facciamo qualsiasi cosa per qualcuno, a cui magari teniamo parecchio, in genere non ci aspettiamo “obbligatoriamente” quel “grazie”, che reputiamo solo un segno di cortesia e di buona educazione.
Quello che cerchiamo davvero, e per averne la riprova, basta ascoltare certi nostri discorsi, è la riconoscenza, che in qualche modo si noti e si capisca che noi, e non altri, ci siamo preoccupati, che abbiamo dedicato non solo il nostro tempo agli altri, ma anche parte delle nostre emozioni.
Ma questo purtroppo non è lo spirito vero di quanto sto dicendo.
Ci sono persone che faticano veramente a mostrare gratitudine, anche solo a pronunciare quell’unica e semplice parolina magica.
Di solito attivano una sorta di “negazione emotiva”, per cui non mostrano esternamente gratitudine.
Sono, solitamente, persone che evitano di aprirsi agli altri, diffidenti e tendenti all’essere autosufficienti, al non dipendere da nulla, né da nessuno
In verità mancano di una solida autostima e dentro sono piuttosto provate dalla vita e quindi più fragili.
Questo non significa che siano malvage o poco affettuose, ma semplicemente che la vita le ha portate a credere poco nella spontaneità degli altri.
Agiscono con egoismo: si dimostrano ingrati e, a volte, sembrano o sono veramente anche superbi.
Non mostrare riconoscenza verso gli altri significa non riconoscere per primi se stessi, di conseguenza non avere abilità emotive, con cui entrare in relazione.
Per essere grati, dobbiamo saperci aprire emotivamente agli altri, alla vita, a tutto.
Così ci mettiamo in gioco con il nostro cuore, la nostra mente, le nostre tantissime emozioni e possiamo conoscere sia noi stessi, che il mondo, attraverso e grazie ad un cuore attivo, leale, forte forte e molto sincero.
- La gratitudine e la riconoscenza sono i più bei doni che possiamo fare.
La gratitudine è un valore meraviglioso, attraverso il quale riconosciamo i nostri simili.
È un modo universale di conoscere e di unire, di creare legami.
La gratitudine è semplicemente, ma potentemente, dire all’altro:
“Io ti sono grato perché ci sei, per quello che sei, per le tue virtù, per il tuo modo di essere e ti ringrazio perché fai parte della mia vita, arricchendola con la tua presenza”.
- Mostrarsi grati non significa essere in debito
… e questo perché stiamo parlando di un qualcosa di incondizionato, che sale dall’Anima, attraverso il cuore e si esprime liberamente.
C’è chi pensa che il ricevere qualcosa comporti il dover, per forza, ricambiare e ringraziare, perché il gesto dell’altro ha creato una specie di debito, che va in qualche modo sciolto.
Questo è assurdo.
Non ci sono obblighi, mai.
Se dentro abbiamo questa sensazione, di fronte ad un regalo, un gesto, un favore, non stiamo visualizzando e quindi cogliendo l’altro nella “libertà della gratitudine”, quella spontanea, sincera, immediata.
La gratitudine è un atteggiamento, un vero e semplice dono, che non crea e non esige obblighi, perché è un modo di essere, che va ben oltre le nostre solite azioni.
Complicato per le nostre testoline, vero?
Noi siamo o ingrati incalliti o perennemente preda del malanno dell’ essere in debito.
In realtà il connubio gratitudine e amore incondizionato è suggellato, è di rito.
Certo è che dobbiamo scioglierci dalla modalità, che coltiviamo fin da bambini, di tenere conto di qualsiasi cosa facciamo per nostra sorella, o nella semplice speranza che, all’occorrenza, ci restituiranno il favore e magari con gli interessi.
Se facciamo un passo verso l’altro, chiunque esso sia, dovremmo farlo perché “riconosciamo” quella persona come parte di noi, quindi ci muoviamo liberamente, in maniera incondizionata, e senza aspettarci nulla in cambio.
Certo è che anche gli altri dovrebbero apprendere la stessa modalità, per cambiare in maniera incisiva l’ordine relazionale delle cose, in questa nostra faticosa realtà.
Quando, dopo la pratica, o all’incontro con una persona particolare, noi utilizziamo il “Namasté”, lo omaggiamo con un saluto che significa proprio:
“Io ti saluto, io ti ringrazio e ti riconosco come la divinità che, a sua volta, fa parte di me.
- L’importanza della gratitudine personale
Ma noi, non ci siamo mai concessi l’occasione di ringraziare noi stessi?
Paranoici?
fusi?
Egoisti o fuori luogo se ci passasse anche solo per la testa?
Assolutissimamente no.
Non importa se siamo religiosi, atei, scettici o spirituali, l’auto-gratitudine non infrange nessuna regola, anzi, è un pilastro fondamentale con cui rafforzare la nostra autostima.
Passiamo la vita a ringraziare gli altri, a dare spesso riconoscimenti a persone che non colgono nulla, ma che ci sentiamo comunque di riconoscere, perché per noi hanno o hanno avuto un valore aggiunto enorme e perché riteniamo si fuori luogo concederlo a noi stessi?
Io ringrazio il cibo, la filiera, gli elementi, Madre Terra, per i frutti copiosi che ci offre ed anche me stessa, per la scelta etica che compio e l’impegno con cui lavoro per avere il denaro per …
per la dedizione della famiglia, per l’altruismo dei nostri amici, per l’affetto del partner o per quelle persone che entrano ed escono dalla nostra vita arricchendola con i loro piccoli gesti.
Non c’è nulla di sbagliato, di paranoico nel farlo, così come nel prendere la sanissima abitudine di dire grazie, di mostrare gratitudine agli altri, anche agli oggetti di cui ci serviamo, nel salutare attraverso il Namasté, nell’inchinarci in segno di reverenza al Sé Superiore dell’altro.
Diamo valore allo cose semplici, ma potenti della Vita!
Ringraziamo anche per la pioggia estiva, che porta una brezza fresca, che ci dà sollievo durante le afose giornate d’estate, per un pericolo scampato, per un buon caffè, per una decisione fruttuosa che abbiamo preso da poco, per la nostra famiglia, per l’auto che funziona, per il cibo o per il nostro Fido o per il gattone affettuosi, che ci coccolano incessantemente e ci accolgono, al rientro, con mille festose manifestazioni di puro e incondizionato Amore.
Impariamo ad essere grati per il semplice fatto di esistere, per il fatto di stare bene, di capire che non siamo più quelle stelle fugaci che vanno e vengono, ma che ora cerchiamo e sappiamo vivere al meglio.
Perché no?
E’ bello essere riconoscenti!
Come Osho ci consiglia …
“Il miracolo sta nel fatto che più condividiamo e più ci torna indietro.
Quando impari il segreto e la matematica del condividere, non puoi essere avaro: continui semplicemente a condividere sempre di più, perché più condividi e più ottieni in cambio.
Condividi la tua beatitudine, condividi il tuo amore, condividi la tua comprensione.
Condividi tutto ciò che possiedi, tutte le tue ricchezze interiori.
È proprio questo tipo di condivisione che intendo quando dico che l’uomo felice diventa l’amore stesso.
Cambia il tuo stato mentale dall’infelicità alla felicità e osserva il miracolo: l’amore inizia a fluire dentro di te in migliaia di fiumi, in una miriade di dimensioni e di prospettive diverse.
La vita diventa un tale splendore, incomprensibile all’intelletto, insondabile per la mente, un grande
mistero, l’estasi suprema.”
Dare non costa proprio nulla e ci rende estremamente leggeri …e ci consente, per la legge dell’Universo, di riceve la stessa moneta.
Quanti gesti piccoli, ma intensissimi, come un sorriso, una carezza, un’attenzione, un po’ della nostra serenità possiamo o potremmo condividere o donare agli altri?
Ma per farlo, dobbiamo entrare nella dinamica giusta, cambiare il nostro “stato mentale”, abbandonare la sterile ragione, che ci ancora a mille e una critica o risentimento.
Tutto prende allora vita e forma, quella vera, e raggiungiamo una pace interiore, che ci avvicina all’estasi pura e semplice.
Provare per credere!
Namasté a voi tutti!
Con amorevolezza ti**** degli Angeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Grazie!
Un raggio di Luce, amorevolmente …