
Un argomento, quello odierno, che a qualcuno potrebbe apparire un po’ strano, mentre in realtà credo sia una vera necessità, un’urgenza, tenuto conto delle premesse e degli accadimenti intensi di questo anno, sicuramente molto particolare, da tanti punti di vista.
Tutti gli eventi andrebbero letti da più prospettive, soprattutto se legati a certe sofferenze, quelle sofferenze, per esempio, a cui assistiamo e nelle quali siamo immersi, ma implicano modi e chiavi di lettura, sicuramente lontani dal nostro modo di leggere le circostanze, i fatti e gli eventi, sia personali, che collettivi.
Sarebbe bello, da un certo punto di vista, conservare una solida memoria di ciò che ci appartiene animicamente parlando, nel momento in cui entriamo nella realtà fisica, quindi iniziamo il nostro percorso duale, ma sappiamo che da un altro punto di vista sarebbe altamente deleterio, perché ci impedirebbe di affrontare i nodi delle vite passate e gli insoluti, con la “disponibilità” dell’inconsapevolezza.
Non ricordare significa infatti, come ho già prospettato in altri articoli, che tu avvicini una persona del “tuo passato”, con la massima disponibilità e quindi nel migliore dei modi, per sciogliere ciò che ancora vi unisce, vi chiama.
La malattia è il grande argomento di questo anno nel quale stiamo faticosamente transitando e oggi cercherò di fartela osservare in una maniera un po’ particolare, perché si riesca a esorcizzare quella “paura” che sta minando la stabilità sia soggettiva, che sociale.
Ieri ho incontrato un collega, che non vedevo da tempo, e mi ha salutato posando il dorso esterno del suo avambraccio al mio.
Una mano tesa che afferra l’altra? Un gesto inaudito in un clima di politica del terrore, come quella coltivata e divulgata attualmente.
L’Uomo odia la malattia, perché ne ha una visiona deleteria e non ne coglie il significato nella maniera più assoluta.
Anche solo sentirla nominare lo infastidisce e lo porta, se rientra nel numero delle persone più timorose, a compiere addirittura gesti scaramantici.
Che cos’è per Te la malattia?
E’ sicuramente una sorta di disgrazia, una specie di mannaia che colpisce “a caso”, soprattutto se in famiglia hai avuto modo di averla tra i tuoi ospiti “indesiderati”.
La malattia è un qualcosa di cui il malato è solo in minima parte responsabile, magari perché beve, oppure fuma o per colpa di una pessima alimentazione.
Non ti sfiora mai l’idea che esista una connessione tra la tua “missione quaggiù”, e quello stato di sofferenza che aggredisce, apparentemente, solo il tuo corpo fisico.
In realtà tu cadi nella malattia quando non riesci a procedere lungo il tuo cammino, esprimendoti e quindi riavvicinandoti a Dio, quel Dio da cui ti sei separato, avendo scelto di “entrare nella coscienza”, cioè di diventare consapevole di te, attraverso la vita incarnata, per poi scegliere Il Padre, con un atto volontario.
Se ti esprimi, rientri nel Padre, perché ti ami e apri il tuo “essere Amore”, anche agli altri, a chi ti è amico, ma soprattutto, come ti è stato raccomandato, a chi ti è nemico, a chi ti è ostile e a chi, in qualche modo, ti rende la vita meno facile.
La malattia, dopo tutte le battaglie pregresse, compiute contro di lei, rimane comunque un osso duro da accogliere e spesso lo è, anche per chi compie percorsi di evoluzione personale, perché le persone si sentono in colpa quando si ammalano, in quanto vedono la malattia come l’espressione di un traguardo non tagliato, il sintomo di un disagio interiore non ancora sconfitto.
Se fai meditazione e segui un intenso percorso di crescita personale e ti ammali, lo puoi vivere come fosse l’esternazione tangibile di un tuo sbaglio, di uno o più errori che ancora vai ripetendo e quindi come una specie di vergogna, perché lei starebbe ad attestare che tu non ce la fai, non sei andato oltre, non stai superando certi ostacoli, ma così non è.
Questo atteggiamento scaturisce dall’educazione ricevuta e non fa che alimentare l’aspetto buio di questa situazione.
Un’Anima in cammino non ha sicuramente tagliato il traguardo, quindi non controlla i suoi tre corpi, cioè il corpo fisico, il corpo mentale e quello emotivo, quindi può vivere questa realtà.
Siamo in cammino, è come stessimo tutti percorrendo il “Cammino di Santiago”.
Ognuno di noi ha raggiunto una certa tappa e quindi imbattersi nella malattia può far parte degli incontri fatti lungo il tragitto, soprattutto se si cerca di accelerare i tempi del lavoro su se stessi.
Scivolare, sbucciarti le ginocchia, essere colpito dalla febbre o dalla dissenteria, farti venire le vesciche ai piedi, possono fa parte dell’esperienza del cammino per Santiago, così come ti puoi imbattere nella malattia e nell’errore durante il lavoro su di te.
Lo so, che certe fatiche possono risultarti fastidiose o dolorose, ma ricorda che sono solo “occasioni e opportunità” nuove per crescere, crescere sperimentando qualcosa di cui non dovresti vergognarti, perché la malattia consente alla tua Anima di entrare in profondità, dove probabilmente avresti faticato a giungere.
Rispettarla allora sarebbe buona cosa, ma solitamente questo non accade, perché viene subita e quindi letta come una sorta di punizione ingiusta, di cattiveria gratuita o come ho appena detto, di incapacità e lentezza evolutiva.
La tua mente e il tuo corpo non sono contenti di averla come compagna di viaggio, perché non ne sanno cogliere il valore ed il mistero, mentre l’Anima, che è Amorevole ed immortale, la riceve con piacere, perché sa che gli eventi traumatici le consentono un’elaborazione e quindi una risalita al Padre, più rapida. Là dove tu storci il naso, l’Anima legge solo qualità per arricchirsi e avere nuovi punti per le vite future.
Certe malattie, e parlo di quelle più impegnative, quelle che i bambini, con un’Anima ancora candida e meglio connessa a Dio, affrontano con una serenità straordinaria, vengono comunque rielaborate dall’Anima, anche se tu non hai fatto nessuna scelta e nessun percorso specifico, per la tua evoluzione e per la tua crescita personale.
Tu sposti la tua malattia, grazie all’Anima sui piani sottili e l’Anima quando ha assolto per bene il suo compito, se ne va, lascia il corpo e ritorna a casa dal Padre.
La famiglia allora non comprende questo distacco, piange e si dispiace per la scomparsa di un familiare, al punto che talvolta si arrabbia con Dio, che vede come una sorta di “vendicatore ingiusto”.
Il tuo dolore è sacro e se c’è, va lasciato scorrere, fluire.
Festeggiare la morte è un altro aspetto poco chiaro a noi occidentali, mentre rientra nella prospettiva del rallegrarsi perché l’Anima che è partita in questo modo, nella vita successiva non dovrà più affrontare quel problema e tornerà per reincarnarsi con un livello di saggezza superiore.
La grandezza, la gioia e la profondità degli occhi di alcune persone, o meglio di alcuni sguardi, derivano proprio da un’esperienza antecedente, fatta sicuramente in una vita passata, di estrema sofferenza e quindi di una buona resurrezione animica.
Anche il grave problema della malattia, che ha affaticato la salute pubblica, e che ha fatto la sua comparsa con questo nuovo anno, in qualunque modo sia stata originata, è espressione di una “malessere” che ha radici molto profonde.
Una società in evoluzione accelera il suo sentire e la sua corsa, proprio anche attraverso questa fase, che non va vissuta con lo spirito con cui la stiamo affrontando.
Come stai dentro di te, in profondità, crea reazioni chimiche nel tuo organismo.
Se dentro hai le budella ritorte per la paura, tanto da non voler accogliere nemmeno una stretta di mano, ti metti nella condizione di essere un soggetto potenzialmente molto collaborativo con la malattia.
Se è questo ciò che cerchi, lo puoi raggiungere.
Sei come un pellegrino, che cammina velocemente, dopo aver indossato un paio di calzature non adatte.
Presto i tuoi piedi daranno chiari segni di affaticamento e successivamente spunteranno le fatidiche vesciche.
Sai che la medicina ha scoperto che c’è una corrispondenza tra la causa e l’effetto, ma sicuramente la nostra lettura è sempre da una prospettiva piatta, come la pianura padana, infatti l’innamoramento che diciamo sia provocato da alcune nostre componenti chimiche, in realtà è solo l’espressione dell’Amore che abbiamo dentro, quell’Amore che appartiene alla nostra forza animica e quindi al legame con l’alto, con Dio e che è capace di provocare tutte quelle reazioni chimiche nel nostro corpo.
Non essere poi ben nutriti comporta che le reazioni chimiche si spengono, così come finisce la tua fase meditativa, che invece può protrarsi a piacere, nei Maestri Sommi.
Se tu bevi, infatti, alteri il tuo stato psicofisico, e la stessa cosa accade anche mangiando con presenza del buon cioccolato, a chi piace.
Quello che interessa realmente è che se ti prendi cura del tuo benessere interiore e vivi in una condizione di “serena armonia”, aiuti e porti benefici sommi anche a tutto il tuo lato fisico, quindi alla tua salute, inclusa quella mentale.
Se invece ti nutri di paure, di rabbia o di rancore, sappi che questi ti portano solo alla malattia.
Ecco perché in fase di Lockdown ti raccomandavo di entrare dentro di Te e di trascorrere quel tempo per un dialogo e una crescita utili, senza dispersione di energie.
Sono stati fatti parecchi studi sugli effetti della preghiera e della meditazione sul “benessere” complessivo della persona e online li trovi e questo è solo la riprova di quanto lavorino e producano all’interno di ciascuno di noi, sia l’una che l’altra.
Oggi come oggi, i motivi per cui la salute ci abbandona sono parecchi e vanno a toccare tutti i nostri corpi.
A livello fisico, ci ammaliamo, perché spesso non curiamo a dovere l’alimentazione o meglio ci nutriamo male.
Se desideri un te, esiste una differenza sostanziale, tra una tazzina di un buon infuso fatto da te e un prodotto industriale.
Noi, sia a livello individuale, che collettivo, visto che la poi la società è l’insieme di tante persone e delle loro condizioni e delle loro dinamiche, mangiamo male e questo un po’ su tutti e quattro i differenti piani, cioè sia sul piano fisico, che mentale, emotivo e sessuale.
A livello fisico veniamo spinti ad assumere dosi esagerate di zucchero, che è presente, spesso anche solo per motivi di sistemi di produzione, un po’ ovunque; ogni giorno, in maniera anche inconsapevole, ne introitiamo quanto basta per non avvedercene nell’immediato, ma per vederne poi gli effetti deleteri a lungo termine.
Mente e corpo ne risentono e spesso scattano patologie sgradevoli, se vogliamo guardarla da un certo punto di vista, ma salvifiche, se prese in carico adeguatamente, dall’altro.
E vogliamo parlare della nostra condizione “alimentare” a livello mentale?
Il nostro modo di pensare ossessivo e compulsivo, ci uccide spesso, più di una spada e lo fa con una discutibile discrezione, molto lentamente, ma lo fa.
Se vivi in uno stato di eterna competizione nei confronti di un’altra persona, magari di un collega o della tua ex, questa tensione, genera reazioni chimiche costanti, oltre ad azioni, parole e tanto altro e tutto questo uccide.
L’odio, vissuto nel tempo ti trapassa, ti uccide.
Il pessimismo, l’assenza di positività, di fiducia di credo nella bellezza della Vita ti uccidono.
Il come si sviluppa la malattia, la tempistica e l’evoluzione, quelli variano poi da un soggetto all’altro.
Qui entra in gioco anche il Karma personale, cioè le fatiche che uno si porta da altre “passeggiate” terrene e tu le esterni quando sei saturo, quando il tuo vaso, goccia dopo goccia, è talmente pieno, da non poter più ricevere nulla.
A volte, si è molto reattivi ai pensieri contorti, perché creano una sorta di contrasto e quindi di cattivo funzionamento prima a livello di pensiero, poi a livello generale e alla fine di manifestazione fisica, cioè di malanno, o di vera e propria malattia.
Per esempio, anche i momenti di divertimento, mal gestiti, come la tifoseria per un cantante, un partito, la propria squadra del cuore o un calciatore, se viene espressa attraverso imprecazioni, cattivi auguri all’avversario diventa una bomba ad orologeria che prima o poi ti si ritorce contro e in maniera pesante.
Se speri di ottenere un posto azzoppando gli altri, stai solo lanciando un boomerang e presto o tardi te lo ritroverai tra le scapole e ti colpirà in maniera veramente forte.
E le emozioni?
Credo che tu stia cogliendo la pericolosità di certe situazioni che creiamo e autoalimentiamo.
Veniamo messi al mondo e veniamo cresciuti a pane e paura.
Tu vivi nella paura da quando nasci a quando muori, perché è un’emozione gettonata e le mamme sono delle cultrici di paure.
Paura che il piccolo cada, che soffochi nel sonno, che l’alimentazione non sia corretta, che mangi tanto o mangi poco, che si faccia male e così via.
Il fatto è che spesso la paura si insinua e raggiunge il subconscio; lì nidifica e prospera.
Il soggetto poi si muove di conseguenza, come un burattino, gestito dal suo burattinaio.
I fili sono sottilissimi; la paura è nel profondo del tuo inconscio, ma gli effetti ci sono e sono di una certa entità.
Poi diventi adulto e allora hai il doppio della paura, rispetto a quando eri piccolo; hai paura di non essere riconosciuto, accolto, amato, accettato, stimato e ben voluto.
Perché tutta questa paura?
Perché ci manca un’Anima connessa e quindi la “sicurezza del nostro valore”.
Sei figlio di Dio, meglio di così!
Ma se non riconosci la sua paternità, ti identifichi solo con il tuo apparato psicofisico, infatti cerchi di raggiungere l’immortalità proprio attraverso questa parte di te e ti lasci abbindolare e gestire dagli angeli ribelli.
Sei lontano da tuo Padre e la paura è normale, perché la tua parte psicofisica vive l’assenza, la separazione, la dualità, e quindi il senso di non appartenenza, di esserti smarrito nella “selva oscura”.
Spesso i tumori sono segnali delle nostre paure, sono frutto del nostro sentirci privati dell’Amore e separati dalla vera “identità collettiva”, che non c’è.
Anche la sfera o piano sessuale sta soffrendo e parecchio.
Se non connetti questo tuo aspetto “importantissimo” al tuo cuore e il cuore a tutto il resto, allora metti la spina della tua sessualità, per esempio, nella presa del solo mentale o del fisico, oppure dell’emotivo e tutto poi procede di conseguenza.
Il mentale e il fisico portano spesso alla perversione, mentre il gestire tutto con il lato emotivo, porta alla gelosia, alla passionalità legata alla territorialità, cioè al volere avere il controllo dell’altro.
Siamo veramente poco educati anche a questo e le dinamiche sono sotto gli occhi di tutti, anche grazie ai social.
C’è uno scollamento tra il nostro importante lato sessuale e il nostro cuore, così cerchiamo l’altro per “scopare”, come si dice, mentre vorremmo dare e ricevere Amore.
L’appagamento è momentaneo e spesso deludente e il disagio e la carenza interiore forti.
Dove c’è fatica nasce una sorta di “infiammazione” e poi di reazione.
La medicina non può essere solo e tanto la compressa, la soluzione, o la terapia medica ordinaria.
C’è bisogno, a livello personale, di fare chiarezza e di approcciare la nostra salute con un’attenzione un po’ diversa da quella attuale, in essere.
Se tu cambi e con te cambiano tanti altri individui, tu stai finalmente bene, lui anche, il suo vicino pure, e lentamente la società ne gode, essendo formata da tanti individui.
Un’utopia? No! Semplicemente una consapevolezza nuova e di conseguenza una presa in carico reale del proprio benessere a 360* e quindi un miglioramento e tanta salute reale, per tutti.
Buona guarigione!
Om Shanti
ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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