Sto galleggiando nel caos

Capita ad ognuno di noi, di sperimentare momenti nella nostra vita in cui sentiamo che qualcosa non quadra, non va assolutamente per il verso giusto.
E’ una sensazione di sospensione, a volte tragica , perché non ne comprendiamo il motivo, almeno all’apparenza; tutto dovrebbe filare liscio, mentre in realtà qualcosa ci inquieta e al tempo stesso sembra non appartenerci: una parte di noi non riesce più a stare in una situazione che magari, poco tempo prima, aveva sicuramente desiderato e costruito.

Siamo ad un bivio, non cercato, non ventilato, non preannunciato, eppure vivamente e pungentemente presente.
Lavoro, amore, famiglia, amicizia, studi … non importa quale ambito tocchi e da dove parta: sembra non lasciarci pace e scampo.
All’inizio cerchiamo di resistere, neghiamo a noi stessi che sta accadendo qualcosa d’importante dentro di noi, ma ben presto, come nodi tra i capelli, arrivano al pettine.
E dobbiamo prenderne atto, anche perché ci sembra di vivere una vita non nostra.
Stiamo, solitamente, portando avanti situazioni, che non ci rendono felici.
Ma perché agiamo in questo modo, invece di fermarci e capire cosa sta accadendo?
Forse perché ci sentiamo strattonati ed è come se vivessimo e fossimo divisi in due.
Da una parte, la nostra parte “conservatrice”, che ci tiene ancorati saldamente alla routine, che ci fa restare fermi, immobili, nel più completo silenzio, e dall’altra un senso di inadeguatezza, di voglia di correre via, di andarcene, perché non ci piace la vita che viviamo.
E’ l’essere o non essere amletico.
La cosa curiosa è che, seppur da una parte vogliamo e desideriamo intensamente ribaltare la situazione e cambiare, dall’altra siamo immobili, fermi, come stagnanti, oppure giriamo a vuoto.
Realizziamo progetti, magari anche parecchi, ma avvertiamo una nota di fondo di grande insoddisfazione, di tristezza intensa.
Ma questa è una bella notizia!
“Perché bella?” – mi chiederete voi.
Semplice!
Perché sentire di “girare a vuoto”, sentirsi insoddisfatti è il famoso “buio che precede l’alba”.
Presente Mafalda poco sopra?
So che sembrerà assurdo, ma sentirsi insoddisfatti è una vera benedizione, è un qualcosa che ci spinge, finalmente, a ribaltare la prospettiva, a vedere nuove cose e quindi progredire.
Se per esempio, con il lavoro non riusciamo a raggiungere il successo e sentiamo dentro di noi che non ci basta, allora è proprio il momento di iniziare a girare a vuoto, non sto parlando di lasciare il lavoro, ma di iniziare a capire che nell’insoddisfazione le nostre doti si disintegrano, i nostri talenti si ossidano e la nostra vera natura si risente profondamente, si “offende”.
La benedizione sta nel fatto che, in questa condizione, possiamo dare una svolta alla nostra vita e cambiare, costruire il nuovo, creare.
Chi si è arreso è colui che, trovandosi a percorrere e vivere una vita che non amava, non gli piaceva, se non ha sentito in sé alcun rifiuto, dolore, fatica, bisogno, insoddisfazione “creativa”, si è seduto per sempre.
Chi si arrende non cambia e non cambierà…o creerà mai nulla.
Invece l’insoddisfazione, lo stallo, il “girare a vuoto” sono chiari segnali che percepiamo una mancanza, quindi siamo in azione, per attivare la ricerca.
La nostra coscienza ci conduce in questi vicoli bui, in queste condizioni di “ apparente stallo”, per attirare la nostra piena attenzione.
Nel caos, ci smarriamo, quindi ci fermiamo, consentendo alla nostra coscienza, finalmente libera da qualsiasi progetto ossessivo, compulsivo ( quelli di cui è piena e ben farcita la nostra esistenza) di fare pulizia di tantissimi nostri pensieri, punti di vista, schemi, giudizi e pregiudizi, cioè di tutti quei modelli esistenziali, che abbiamo perseguito sinora e da cui siamo stati perseguitati.
Il senso di “esserci persi”, lo proviamo realmente, nel momento in cui tutti questi aspetti ci abbandonano, per posarsi sul fondo di questo oceano in tempesta, che ci si agita dentro; quello è il momento del massimo sconcerto, del caos totale, è l’attimo lunghissimo in cui ci sentiamo snaturati, senza identità, infastiditi, non noi.
Lo troviamo terribile e in effetti, come sensazione, lo è, ma ripeto che questa è anche la nostra “magica fortuna”.
Friedrich Nietzsche diceva:
“BISOGNA AVERE IN SE’ IL CAOS PER PARTORIRE UNA STELLA CHE DANZI” ed è vero.
Quando credi di essere sul punto di lasciarti andare o che il buco nero stia per inghiottirti, tutto riparte e meglio di prima.
Ma prima ci devi passare, prima devi accorgerti che la tua vita non ti piace, non la senti tua, non la “vivi realmente”.
Già, ma come possiamo uscire fuori da quel loop di una vita che non ci piace e iniziare a fare nel modo giusto, a muovere i nostri primi passi,  verso ciò che ci farà stare finalmente bene?
E poi, se tutto andasse storto?
Se non ce la facessimo?
Se quello che pensiamo e crediamo ora, fosse fallace?
Una cosa da non fare, nella maniera più assoluta, è quella di mettere le nostre scelte sulla bilancia dei pro e dei contro, perché attiveremmo una modalità, logica, che appartiene al nostro “prima”, quindi ci serviremmo di un qualcosa di obsoleto.
Non è ragionando che possiamo trovare la risposta alle nostre domande e ai nostri bisogni attuali.
Le risposte non arrivano aggiungendo pensieri, ma togliendoli, eliminandoli, semplificandosi l’esistenza.
Le scelte migliori della nostra vita, quelle veramente sagge, sono sempre state quelle, se ci giriamo a pensarci, a valutare, che arrivarono  senza che noi ci imponessimo di fare quella scelta, piuttosto che quell’altra.
Quando è il momento, la cosa giusta, la scelta migliore è facile da riconoscere e da mettere in pratica, perché ci nasce dentro spontaneamente e non richiede nessun tipo di calcolo.
Non bisogna cercarla con la razionalità, sbaglieremmo profondamente; lei si crea, in automatico, sgorga dal nostro profondo, come fosse acqua di sorgente, proprio quando abbiamo stoppato il cervello, quando abbiamo sgombrato la mente dal dovere di scegliere subito qualcosa, soprattutto qualcosa di “conforme agli altri”.
Bisogna restare in attesa.
Noi non amiamo l’attesa ed anche l’avere pazienza.
L’attesa è in realtà come una bella stanza, una stanza dove noi ci mettiamo in modalità “standby”, lasciandoci scivolare addosso, ed oltre, ogni cosa, incluse le “fameliche emozioni” senza più prendere decisioni calcolate.
Sembra strano, ma è proprio qui, quando siamo “vuoti”, che, al momento giusto, tutto diventa  chiaro e il sentiero, finalmente quello che fa al caso nostro, apparire in tutta la sua grandezza, davanti a noi.
E pensare che credevamo che non sarebbe mai arrivato quel giorno, quel punto, quella soluzione …
Allora siamo finalmente in grado di intraprendere  una nuova attività, di concederci una nuova casa, di iniziare una nuova storia,  di sentirci liberi, sereni, intraprendenti e… appagati appieno.
Quindi, se lo stiamo vivendo o ci capitasse in futuro di “viverlo”,non temiamo la “fatica” del caos, ma lasciamoci andare, come fossimo in acqua.
Quando gli eventi, non più contrastati, ci sorreggeranno … ci verrà sicuramente l’azione giusta da fare, che ci porterà automaticamente ad essere capaci di essere il meglio di noi stessi.
Buon galleggiamento a tutti.
Amorevolmente ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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2 commenti

  1. Brunella

    Grazie ho trovato questo articolo utile e profondo

    • *** ti degli Arcangeli

      Namasté!
      Felice di aver contribuito alla consapevole crescita personale. Un abbraccio dolce nella Luce

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