
Entrare in un cimitero ci dà il quadro della nostra situazione attuale: siamo legati a doppia mandata a tutte le persone con le quali interagiamo, ma il tipo di filo che viene messo in gioco non corrisponde alle attese Divine.
Immagina questo filo esattamente, come un filo dal colore sbagliato.
Un colore che stride con il resto dei tuoi accessori e che si manifesta in maniera molto appariscente.
Chi ti guarda lo nota.
Immagina ora come tu vorresti apparire: preciso, perfetto, uniformato.
Ecco, allora sappi che agli occhi di Dio in questo momento, potresti essere esattamente non “perfetto”.
Hai tutti quei fili addosso, singolarmente meravigliosi per la forma dell’intreccio, il colore, le sfumature, ma nella sostanza in forte contrasto con il colore base dei tuoi indumenti.
Se potessi osservarti realmente, ti piaceresti? Ti sentiresti serenamente ok?
Viviamo per apparire e veniamo educati ad una sorta di omologazione di massa, in tutto.
Anche nelle relazioni.
Durante la Vita terrena, in questa nostra fisicità, siamo portati ed educati a creare legami di tipo stretto, visivo, emotivo, affettivo, corporeo molto intensi, ma non sappiamo cogliere il vero tipo di legame esistente, vale a dire quello animico.
Siamo un tutto, indipendentemente dai legami di sangue e lo siamo proprio per la nostra “origine comune”, vale a dire la Divina, eppure coltiviamo pochissimo questo aspetto e ci manteniamo strettamente annodati alle nostre relazioni fisiche e familiari, creando appunto delle “discromie relazionali” .
Se una persona del tuo entourage viene a mancare, per te diventa dolorosissimo e a volte quasi impossibile, da accogliere; la vivi come una realtà ingiusta, sbagliata, quasi una sorta di “vendetta” celeste per chissà quale atavica colpa, ma così non è.
Chiediti.
Se un familiare, un amico, una persona in qualche modo a te cara, in questo preciso istante, fosse chiamato a volare oltre, come la prenderesti?
Come vivresti una notizia di questo tipo?
Credo male, molto male.
Il cuore per un istante si fermerebbe nel tuo petto.
Il respiro sarebbe mozzato.
Poi l’incredulità farebbe il suo ingresso, tra i tuoi pensieri, per dirti che si tratta sicuramente di una bufala, che non è vero, non può essere vero.
Beh, se da una parte sento e colgo tutte queste nostre fragilità, dall’altra, stamattina, smonterò pezzo pezzo queste tue dinamiche, perché tu possa osservare questo evento da un’altra prospettiva, un po’ meno umana, ma sicuramente più adatta alla nostra realtà di Anime incarnate.
Lo so, a volte è la partenza troppo immediata, che ti spinge a non volerla accettare.
Altre volte è il “bisogno” dell’altra persona, a cui non sai e non vuoi rinunciare.
Altre ancora sono entrambe le cose.
La situazione è sicuramente complicata, ma è giunto il tempo di affrontarla, per iniziare a srotolare quei meravigliosi fili, dipanarli per bene e, riavvolgendoli lasciare che tutto sia secondo le vere “dinamiche” del Cielo.
Ti ripeto la domanda:
”Come vivresti in questo preciso istante, la morte di una persona cara?” Chieditelo e permettiti di scriverlo su un foglio.
Sicuramente ora come ora, la tua risposta è “male”, lo so perfettamente.
Perché?
Chieditelo ed appunta anche questa risposta sopra un foglio, perché è un tuo sentire e oggi ha bisogno di trovare una “via d’uscita”, e lo deve fare, proprio sopra quel foglio che hai davanti a te.
Parolaccia?
Ci sta!
Rabbia?
Mmmm… possibile!
Stai pensando che Dio non ci capisce, non ci ama ed è un emerito impostore, sadico?
Appunta anche questo pensiero, con accoglienza somma.
In questo momento, come in molti altri, sappi che Lui, il Padre nostro, non si offende.
Ora, gira questo foglio sul tavolo, in modo da non poter più visualizzare quanto hai scritto.
Come ti senti?
Sottosopra, minimo.
Se anche una lacrimuccia scendesse, al solo pensiero di perdere qualcuno che ti è caro,…ci sta, ci sta nella tua condizione attuale.
Ora entriamo nel vivo del nostro discorso.
Sono stata al cimitero e gli occhi sono scivolati nell’immediato sopra una bella lapide, tra i mille loculi, posta a livello terra; è di una bimba di 18 mesi.
Sommersa di fiori freschi, giochi, frasi, girandole perfette: non un filo di polvere, non un segno del tempo.
Amore terreno di mamma, di una madre che non sa accogliere questo distacco e ancora lo vive in tutto il suo strazio, puramente e intensamente “umano”.
Un cordone non reciso, uno scempio da tantissimi punti di vista.
Sopra la lapide una lunga scritta di cui ricordo solo le parole iniziali, perché riassumono il tutto:
“Oltre ogni forma di tempo, di destino e di morte …”
Cosa ci accade quando la morte ci fa visita, venendosi a prendere qualcuno che amiamo?
Come viviamo quei momenti? Perché?
Fondamentalmente non amiamo, non comprendiamo, non sappiamo accogliere la Morte, che reputiamo una nemica, mentre questa “figura”, è in realtà necessaria, indispensabile per il nostro “ciclo vitale”, un ciclo che si snoda per noi Anime, non per la nostra parte corporea.
Siamo stati originati dall’Amore Divino, siamo stati voluti ed amati, ciascuno di noi, in maniera unica, siamo stati mandati quaggiù, quindi nati, e fatti incarnare solo per ascendere, per completarci e collaborare al ciclo generale.
Siamo una storia in mille storie, Anime incluse in un’unica grande storia: quella di Dio.
La morte è solo una modalità, un passaggio.
Hai presente la galleria che percorri in auto, quella che solitamente taglia in due la montagna, permettendoti di entrare in un punto ed uscire in un altro?
A volte parti da un paesaggio lacustre, per ritrovarti in mezzo ad abeti in quota, altre dalla pianura più assurda, per “riaprire gli occhi” su dolci colline, altre ancora dalla nebbia e dallo smog, per aprirti alla brezza, al vento, a qualcosa di frizzante, qualcosa che i tuoi polmoni apprezzano.
E’ così che puoi finalmente respirare l’aria frizzante, uscire dalla calura, far riposare lo sguardo, spaziare oltre.
Ecco! Visualizza la tua Vita così.
L’ingresso della galleria è la tua nascita carnale.
Il condotto non rappresenta altro che il lungo o breve cammino, quaggiù, nel ventre del tuo corpo.
Lo sbocco, tra gli alberi del nuovo paesaggio, l’uscita dalle membra fisiche, per l’eden, la tua “nuova essenza”.
Passi da un punto all’altro, da un paesaggio e da una situazione all’altra, proprio grazie a quella galleria più o meno lunga.
Se non sei tu a fuoriuscire dall’altro lato della galleria, ma sei quello che resta dentro, annaspi e vorresti sapere, vedere, capire, ma soprattutto riportare indietro la persona che, in qualche “magico modo”, accelerando, ti ha distaccato e se n’è uscita.
Chi rimane prigioniero dentro la galleria dove lui stesso o qualcuno che ama e/o ha amato è in transito, blocca questo percorso e genera una sorta di cataclisma.
Chi non vuole andare o non vuole lasciare andare un’Anima amata, come la mamma di quella piccola sgambettante frugoletta, si trasforma in sofferenza, cioè in un qualcosa di distruttivo e di onnipresente, qualcosa che purtroppo persisterà, impedendo a quell’Anima in viaggio, di gustare e di “vivere”, come giustamente dovrebbe essere, tutto ciò che lo separa dallo sbocco.
Sei tra queste persone?
Allora non sei cresciuto in questa dinamica di accoglienza.
E’ vero, ancora oggi, non vieni educato a percepire la morte come un’amica, inevitabile sì, ma dopo tutto un’Amica, una presenza ineluttabile, dolce e serena.
Non sei pronto mai a vederla con i giusti occhi.
Perché?
Se sei credente la dovresti conoscere e soprattutto poter e saper vivere.
La morte c’è e ti cammina vicino da sempre, come tutte le altre Creature del Cielo.
Non è una maledetta: lei è stata creata da te, dalle tue scelte e ora non puoi che accoglierla.
E’ lei la vera reietta, la Fata della Bella Addormentata, la non desiderata e mai invitata, perché reputata dalla nostra cultura e dalla nostra percezione come “malefica”, perché nel tuo immaginario lei arriva, inaspettata, e ti toglie qualcosa, spezza uno dei tuoi tanti fili colorati che tu non vuoi recidere, in nessun modo.
Se tu riuscissi per un attimo a rivisitare la fiaba della Bella addormentata, ti accorgeresti che quella fiaba parla di noi, parla della bimba del cimitero.
Una bambina, come tutti i piccoli, o forse chissà, una bambina che faticava ad arrivare, perché nonostante le attese genitoriali, non veniva concepita.
Poi eccola, improvvisamente quell’idea di bambina c’è, proprio come nella storia della Bella addormentata, giunge e si incarna, desiderata ed amata, più che mai.
Ma cosa accade?
Proprio al momento della nascita viene subito visitata da “malefica”.
Orribile!
E’ un evento improponibile, secondo la nostra logica umana, terrena, ma non secondo la logica più ampia dell’Universo e del ciclo Animico.
Cosa accade allora nella bella storia di Aurora?
Tutto.
Nella fiaba ecco che il padre terreno, il Re, fa di tutto, perché questo incontro con la morte non accada, proprio come nella nostra realtà quotidiana.
Ma ciò che deve essere sarà ed infatti Malefica, nonostante tutte le strategie attivate, arriva, entra nella torre con l’inganno, ed anche se a distanza di anni, ruba la fanciulla.
Dov’è il nostro reale problema?
Accogliere e capire, quindi vivere in serenità un ciclo ineludibile.
Ma perché questa nostra reazione?
Perché siamo, anche se credenti, fortemente ancorati alla materia, direi “ancorati” in una maniera spaventosa e quindi qualsiasi emozione e sentimento, l’arrivo della Morte comporti, lo viviamo fine a sé, senza sapere andare oltre.
Ci attacchiamo ad ogni cosa terrena, anche alla meno proficua, alla meno “adatta”, come fosse la nostra ancora di salvezza.
La persona, oggetto delle nostre attenzioni, diventa allora come una sorta di oggetto, l’oggetto dei nostri desideri: vogliamo possederla, desideriamo ardentemente che tutto resti fisso, immobile, come il primo giorno e ci attiviamo perché sia così, secondo i nostri canoni, proprio come fecero il re e la regina della Bella Addormentata, che arrivarono al punto di affidare la figlia alle fate, quindi di non vivere quella figlia”, pur di allontanarla da Malefica, dal suo destino di morte.
Meglio lontana da loro, ma in Vita.
La storia ci dice che la piccola crebbe serena e felice con le zie nel bosco.
Ma era a casa?
Viveva la sua famiglia reale?
Ed i genitori lo erano realmente genitori?
Di cosa parli ti?
Delle nostre modalità di vivere la Vita e la Morte.
Ora ripenso alla lapide in quel cimitero.
Quel piccolo loculo della bimba, che ho visto in quel cimitero, e che sono certa anche anche tu puoi a tua volta aver notato nella tua realtà, parla di un legame mai sciolto, di una condizione di perenne lotta, interiore, contro quanto è accaduto.
E’ la visualizzazione di come si possa negare l’evidenza.
E poi?
Cosa accade poi?
Accade, come ho già più volte scritto, in altri articoli, che l’Anima non ascende, non riesce a tagliare la sua connessione terrena e a riprendere il suo ciclo vitale, quello vero.
Ma ora non è su questo aspetto che voglio portare la tua attenzione, ma bensì su un altro genere di “credenza” e attesa che chi resta fa nascere, vivifica e sostiene.
Molte persone mi scrivono per parlarmi di chi perdono e di quanto abbiano e stiano soffrendo.
Le persone, che vivono la stessa situazione di quella mamma del cimitero, sono persone arrabbiate soprattutto con Dio, che permette queste cose, oppure con i medici, che non hanno fatto quanto in loro potere per arrestare la morte.
A volte esiste anche una sorta di rabbia sorda, verso la cattiva sorte.
Ora può essere che tu sia fra queste persone e che mi abbia parlato della persona che hai perso, come del tuo nuovo angelo custode.
Siamo arrivati al punto cruciale.
Ora ti chiedo, mettendo da parte ogni prevenzione, di continuare a camminare con me, leggendo le prossime righe, per cogliere al meglio la situazione.
Pensa a quando eri piccolo.
Cosa provavi quando chiedevi alla tua mamma di poter uscire con gli amici e lei, adducendo mille e una scusa, te lo vietava?
Tutti andavano, tranne te.
Eri sereno?
Eri comprensivo nei confronti di quelle risposte materne?
Desideravi stare al suo fianco, magari in cucina a fare i compiti, o volare altrove?
Però tu potresti anche essere stato un bambino speciale, un bambino dotato di una sensibilità più acuta, e quindi, un bambino capace, di fronte al no della sua mamma, di mettersi sulle sue frequenze, e di sentire, e cogliere il suo divieto come un qualcosa di giusto, di sacrosanto, almeno in quel momento.
E allora?
Allora succedeva, che di fronte al no della mamma, tu, a differenza di altri bambini, ti mettevi buonino buonino e facevi esattamente come voleva lei, anche senza troppi sacrifici.
Se sei stato educato, nel tuo lato “emotivo, affettivo, relazionale e sensibile”, ad accogliere i bisogni dell’altro come tuoi, per empatica partecipazione, allora cosa farai nel momento in cui verrai chiamato a volare fuori dal tunnel, dalla galleria e ad ascendere, per completare il tuo cammino?
Cercherai di percorrere il tunnel, per completare il tuo percorso animico.
Senza il corpo fisico, scenderai però piano piano, per accomiatarti dai tuoi cari e poterli accarezzare ancora una volta.
Cosa vedrai?
Un fiume di lacrime.
Osserverai tutte quelle lacrime, tutti quei pianti, quello stridore di denti e ti sentirai in dovere di restare qui, rifiutando il Paradiso.
Hai presente il film il “Paradiso può attendere”?
Ecco, sto parlando di un qualcosa di simile.
La morte, malefica, aveva un appuntamento con te e tu, proprio come la Bella Addormentata, non ti sarai potuto esimere, il corpo glielo hai dato, ma ora quelle lacrime dei familiari, ti strazieranno, proprio come le osservazioni che faceva tua madre, ti feriranno dentro, nella tua delicatissima essenza animica e … così rifiuterai ciò che ti attende.
Non vorrai abbandonare chi ti sta piangendo e farai la scelta di non completare il tuo cammino lungo il tunnel.
Ecco cosa accade ogni volta che non vogliamo lasciare andare l’Anima di chi ha vissuto al nostro fianco.
Se il tuo papà ti vede soffrire ed è legato per uno o più motivi a te, cosa fa?
Rinuncia al suo bene sommo e continua a voler rivestire un “ruolo terreno”, ruolo che la morte ha disgiunto e che non dovrebbe più esistere.
Nel film Australia è bello e molto significativo un aspetto della cultura aborigena su cui dovremmo riflettere.
Il ragazzino, che perde la madre, dice che chi muore” non può più essere chiamato per nome”.
Perché ? Semplicemente perché quel nome identificava un corpo ed un ruolo che ora non esistono più.
Quando dismetti il corpo tu non sei più padre, madre o compagno, ma rientri a far parte del ciclo della Vita animica.
Hai presente una nuvola di farfalle che giocano nel prato?
Si rincorrono, si sfiorano, si uniscono e si disgiungono.
Farfalle?
Noi, con le nostre richieste, diventiamo per le Anime, come la resina: chi, tra le farfalle, si avvicina ci resta attaccato o almeno cerchiamo di far in modo che questo sia, così che quell’Anima non ci lasci, che non voli via e così gli procuriamo una morte “atroce”.
E’ nel volo che questo insetto si manifesta e vive, proprio come ciascuno di noi.
La nostra Anima è colorata e assetata di aria, di libertà e non può fermarsi, sostare, arenarsi.
Se il tuo meraviglioso compagno, la tua piccola bambina, così attesa, il tuo migliore amico/a sono usciti da questa esperienza, devi accoglierlo e pensare al dolce volo delle farfalle.
Ora lui, lei devono unirsi alle altre farfalle, devono sciogliersi dal bozzolo e aprire le ali, per il proprio e l’altrui bene.
Una farfalla che saltella nell’erba l’hai mai vista?
Sarebbe un grillo, oppure un rospo, ma non una farfalla.
Siamo nati per essere farfalle, non per strisciare a Vita e condurre una “non vita”.
E non chiedermi:
“Vero ti, che ora il mio papà è il mio Angelo Custode?”
No, non lo è.
L’Angelo Custode è altro, è ben altro, sia come Essenza, come forza energetica, ma soprattutto come scintilla che partecipa del Divino.
La sua natura è più pura, più vicina a quella del suo Generatore e non ha nulla dell’essenza di un’ Anima incarnata.
Ogni Angelo ed Arcangelo sono perfezione, per questo rappresentano le mani di Dio.
Angelo e defunto? Si tratta di due entità ben distinte, di due creature con origini e storie diverse, con compiti diversi.
Se tu trattieni per le ali il tuo “caro”, lo fai soffrire e lo costringi a restare nella sua “imperfezione”.
Sì, è possibile che tu ne avverta sicuramente la presenza, soprattutto quando piangi, lo invochi e lo desideri, ma sappi, che a lungo andare, lui raggiungerà un grado di dolore insopportabile e cercherà la tua attenzione per “salire” e adempiere a ciò che ancora non è stato.
Ha perso il treno e ora trovare un altro treno ed un altro posto a sedere, per l’ascesa, è possibile, ma non è facile: è tutto prenotato.
Lascialo volare, se ancora non lo hai fatto.
Parlagli, salutalo e accomiatalo.
Cresci e lascia che tutto sia.
Una farfalla è bella nella sua vera natura, altrimenti non è più tale.
Immagina di nuovo una farfalla che cammina tra l’erba del prato.
Riesci?
E’ possibile che si adatti e cammini?
Come si muove?
A cosa può andare incontro?
Ecco, quella che immagini è l’Anima di chi invochi tra le lacrime e stai trattenendo ingiustamente.
Lui non è un Angelo.
Deve riunirsi al grande Spirito animico, andare a scuola, lavorare su di sé e poi, magari tornare, con altro corpo, altri genitori, altre storie.
Non restare attaccato a ciò che lui è stato per te.
Anche tu avrai la tua vera storia e, se necessario, tornerai.
Ami la Libertà?
Allora non negargliela.
Non presentarmelo come il tuo Angelo Custode, perché il tuo Angelo è un altro.
“Ma se lo invoco, il mio amato, può farsi sentire?”
“Ma mio padre io l’ho visto in sogno.
Ti, come può essere vero ciò che mi stai dicendo?”
Certo, all’occorrenza una parte di scintilla animica verrà da te e per farsi accogliere ed ascoltare, prenderà le sembianze di colui/colei che amavi, oppure arriverà proprio con quell’aspetto perché in qualche modo è ancora qui.
Pensaci.
Ora gira quel foglio che hai lasciato sul tavolo, riverso, dopo aver scritto quel che avevi pensato.
Rileggi, medita e rispondi di nuovo a quelle domande. Fallo, pensando al “volo delle farfalle”.
Buon cammino a te e a chi saprai lasciare volare oltre.
Amorevolmente ti degli Arcangeli.
Consiglio: non perderti il prossimo articolo è una storia vera, veramente illuminante.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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