
Osservo la campagna e la bellezza del cielo stamattina.
Oltre le montagne, che mi rammentano, per qualche strana “memoria” il Nepal o il Tibet, lo scorcio di azzurro è veramente “Divino” e mi sale, come un mantra, un Grazie immenso a Dio, per questo meraviglioso azzurro del cielo, solcato da intense sfumature di rosa, bianco ed un celeste che ti infondono una pace, straordinaria.
Mi viene spontaneo, per associazione d’idee, pensare alle parole ed ai costrutti mentali di noi uomini, quei pensieri e modi di dire, che girano per la maggiore, attualmente, e che vanno appesantendo il “sistema” sociale e universale in cui siamo calati.
Pensieri pesanti.
Frasi limitanti.
Convinzioni e certezze buie.
Opinioni, pregiudizi e preconcetti che, legandosi gli uni agli altri, creano una “realtà umana”, veramente devastante.
So che il mio compito è ESSERE e fare la differenza, è “risvegliare gli animi assopiti”, seminare buonumore e voglia di vivere, che sappiano dissolvere come neve al sole, questo strato di buio che ci avvolge.
Perché?
Perché un “burattinaio” occulto, ci influenza e ci porta a proiettare fuori di noi, le fatiche interiori che, in precedenza, ci ha fatto elaborare, attaccandosi alle nostre singole fragilità.
Paura, ansia, rabbia, stress, soggettivismo, attaccamento e tanto altro, sono i tasti che lui tocca, a seconda del tuo lato debole, per peggiorarti, per distruggerti, per farti suo.
E’ così, che “manomesso” ciascuno di noi “vomita” la sua parte di sozzura, quella sporcizia che si connette e si mescola, si aggrega a quella di altre persone, creando una specie di patina, che come il petrolio, fuoruscito dalle navi cisterna, riveste per intero lo specchio d’acqua sottostante, togliendoci speranza, voglia di fare, leggerezza, luminosità.
Chi fa cosa, poco importa; quel che è certo è che questo “malumore generale”, porta solo morte e asfissia in tutto il mondo sottostante e soprastante.
Penso a me, al mio muovermi per promuovere la Vita autentica, cioè quel tipo di Vita che nemmeno lontanamente ci appartiene, perché siamo piegati e forgiati alla più assoluta assenza di Amore e quindi di gioia, luce e vitalità.
Scherzo?
Nemmeno per idea.
Guardati intorno, lasciando perdere come ti senti tu in questo momento e dimmi cosa vedi.
Quante persone si tengono per mano?
Quante camminano lungo la via con il sorriso stampato sul viso?
Quanti ragazzi, o meglio ancora, adulti si stanno baciando in questo momento?
Quanti parlano con tono autentico, verace, sincero, vivace e solare?
Quanta gioia respiri nello spazio vitale dove ti trovi ora?
Non sto parlando di Timbuktu, ma di qui, della città o paese in cui vivi e dove ti stai muovendo, stai “vivendo”.
E se sei in casa, che aria si respira?
Viviamo una Vita “allineata”, quella che io, fin da piccola ho imparato a considerare “omologata” ed a cui so, di non appartenere, nella maniera più certa, più profonda e vitale del termine.
Oh certo, qualche momento più “intenso”, chiamiamolo così, non me lo sono fatto mancare, sicuramente, non sarei “umana”, ma so che tutto mi è successo per il mio sommo bene, perché nulla di ciò che dovevo risvegliare in te, in voi, mi è stato offerto in forma “puramente teorica”.
La mia scuola di formazione include ed ha incluso studio e lavoro, quindi un percorso con tanto di esami finali, sempre, senza esclusione.
Eppure ci sono, sono ancora la “bambina” che sente “crescere i fili d’erba”, proprio come quando ero molto piccola.
Cosa mi rende così “diseguale”?
L’Amore che porto dentro, la mia impronta che sfugge a qualsiasi riga.
Poi, oltre alla mia natura, alle origini, sicuramente il mio aver accolto il mio ruolo ed essermi sempre messa in prima linea per attivarlo, per promuoverlo, per dargli forma e vita.
Sicuramente, mentre guardo la campagna, andando al lavoro, mi vien da pensare che non sono “allineata”, nel senso tradizionale del termine, vale a dire non seguo il solco, proprio come quelli che i miei occhi stanno osservando in questo momento, fuori dal finestrino, dentro i campi.
La tua vita è fragile, noiosa, buia, ricolma di giudizi e pensieri negativi, perché appartieni a questa società che vive “seguendo le linee”, proprio come quelle che le macchine agricole hanno tracciato nel prato.
Nasci, poi cresci, cammini, parli, vieni svezzato, mandato alla scuola materna, poi alla primaria e … a mano a mano, ripercorri un “modo di essere e di vivere” dentro un solco, un binario, che richiama quello che centinaia o migliaia di altre persone han percorso, nei tempi, sia all’interno della tua famiglia, che all’esterno.
A mano a mano cresci, ti aiutano a delineare questo solco, questa specie di binario univoco, davanti a te, dove tu e la tua vera essenza non ci state proprio, nella maniera più assoluta, quindi dove la tua “parte reale, animica, profonda, scompare” e viene sostituita da quella “collettiva” fatta di gesti, scelte, modalità, forme pensiero, paure, emozioni, … tutte esattamente uguali, come se fossimo tutti un “unico individuo”, senza compito specifico e senza orma divina.
In realtà noi siamo pezzi diseguali di un puzzle che non sta prendendo vita, proprio perché ogni pezzo viene snaturato, dopo la nascita, e ricostruito secondo le linee guida prettamente “umane”.
Come la natura fuori di noi, la “modifichiamo” a seconda dei nostri desideri e bisogni, la stessa cosa accade nel nostro vissuto.
La famiglia, la società, la pubblicità stessa, la religione, ci “educano” a perderci per essere poi, come il prosciutto, ricompattati in una forma “nuova”, creata dall’uomo, a sua immagine e somiglianza, sebbene alle origini fossimo, proprio come la coscia del prosciutto, qualcosa di ben diverso e avessimo anche un osso, che oggi, il nuovo impasto non ha più.
Ci manca quell’originalità che esiste “fuori dal solco”, quella novità che qualcuno ci addita, ma che i più non seguono, per paura, perché fuori dalla riga del “così fan tutti”, ci manca il fiato, ci fa essere troppo autonomi, troppo in prima linea, non omologati al modo di vivere “ordinario”.
Perché dobbiamo ricorrere alla dieta, che poi fallisce sempre?
Perché anche il cibo, prodotto in modo industriale, ha addestrato il tuo palato, anno dopo anno, ora dopo ora, ed assaggio dopo assaggio, tanto che una nuova alimentazione “fatichi” ad accoglierla, a farla tua , a conservarla, a farla diventare il tuo “nuovo credo”.
Quella è la “tua normalità” e quindi la normalità proposta dal dietista è comunque un’Anormalità per te, e così, a lungo termine la ricusi e rientri nel tuo caro e tranquillo solco, sebbene ti determini problemi.
In famiglia, del resto, è sempre stato così e tuo nonno, tuo zio, tua cugina hanno o hanno avuto le tue stesse patologie, quindi … è “un bene di famiglia”, anche se pesante, è una sorta di fardello a cui non puoi rinunciare, è uno dei tuoi “marchi di fabbrica”.
Devi continuare, arrivare fino in fondo alla tua riga, secondo la “tradizione”.
E’ così che vivi pieno di “obblighi”, in una sorta di carcere, nel quale partecipi a tutti gli effetti alla “coscienza collettiva”, cioè all’idea del nostro profilo sociale, in maniera consequenziale e scarsa.
Si tratta di un profilo affaticato, disturbato da “forme pensiero” di pesantezza, negatività, rabbia, insoddisfazione per questo e quello, noia, frustrazione, non autenticità, insomma ad una sorta di vita che ti è “toccata”, ma lei non tocca te, non ti tocca nel tuo profondo, non la partecipi, non la senti tua, non la sperimenti ed attui come tale, quindi non la Ami.
Non sei amorevole e non proietti amore fuori di te, quindi non lo crei, non lo sostieni, non lo condividi, non lo offri, né tanto meno lo ricevi, nonostante il tuo desiderio di averne e la tua ricerca continua.
Allora lo vai sostituendo con altro, con esperienze palliative, che possano scatenare adrenalina o darti quel senso di pieno, che solo l‘Amore saprebbe darti, ma non essendoci ti manca.
Sesso, beni materiali, potere, lavoro sono allora eccellenti sostituzioni del tuo bisogno reale e primario.
Tamponano la tua carenza o le tue carenze, ma solo per breve, proprio come qualsiasi forma di dipendenza e farmaco salvavita.
Non sei autentico.
Non sei TU.
Non sei “creativo” nel senso Universale del termine.
In questo “marasma” generale che vivi e ti appartiene, non riesci ad esternare e cogliere nemmeno la “felicità” che alberga in te.
Noi siamo Felicità, ma non sappiamo di esserlo, trasformati in prosciutti cotti omologati.
La felicità è l’esperienza soggettiva, è quello che stai facendo, ed alberga nel cuore, meglio nel centro del tuo cuore, esattamente là dove c’è il punto d’incontro del Tuo Sé Superiore, della tua Anima e del tuo Bambino Interiore.
La Felicità di cui parlo non è quella a cui sei abituato; non si tratta né di gioia, né di euforia, né di un qualcosa di transitorio.
Tutto questo è solo Felicità Emotiva, un qualcosa di molto fragile e passeggero.
Quello di cui ti scrivo oggi è il Sentimento della Felicità, è la vibrazione che ti porti dentro, un qualcosa di unico, di superiore, che porta bene a te e a chi incontri.
E’ un sentimento che offri e ti ritorna, che ti toglie la parola “mio” dalle labbra, che ti consente di esprimere ed esternare l’Amore che sei, che tutti siamo, facendoti mettere in gioco le abilità che lassù qualcuno ti ha dato, perché tu le offrissi ed esse finalmente fossero realtà.
E’ così che, in un Mondo amorevole, crollerebbero anche le scale di valore attuali, quelle basate sui privilegi, non sull’aspetto etico, morale, spirituale di ciascuno di noi.
Non è il “guadagno” quello che ti rende una buona, brava e ricca persona, ma è il fare la cosa più giusta per te, quella che ti è stato detto di attuare lassù, anche per il benessere di ciò e di chi è esterno a te.
Allora puoi sbucciare le patate nelle cucine di un grande albergo, ma questo non fa di te un essere misero, né microscopico, né incapace o inconcludente.
Se questo lavoro lo fai con amore ed esprime la tua abilità per te stesso e per l’Universo, tu sei nel piano divino, sei “oltre il solco attuale dell’Umanità”: sei sereno, felice, appagato, creativo e quindi vivi al meglio e proietti intorno a te un Nuovo Mondo, dove il negativo, l’odio, la rabbia, la miseria di pensiero non trovano spazio e tutto ciò che hai intorno acquista un colore ed una luminosità veramente uniche, nuove ed immense.
Essere o non essere? Questo è il dilemma.
Con Amore Ti degli Arcangeli
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