Riconoscere l’agente, la vera Causa

Tutto quello che avviene nella Vita di ciascuno di noi è solo il “frutto” dei nostri Pensieri, delle nostre convinzioni e delle credenze, che si proiettano al di fuori. E’ così che si originano le situazioni a cui poi partecipiamo.
Siamo come proiettori, inconsapevoli, delle storie, che realizziamo. Quando inizi un percorso di crescita Spirituale e arrivi a trasmutare nel “profondo”, accade che anche ogni tua singola cellula si modifichi; questo ti sostiene e ti permette allora di  saper osservare ciò che come proiettore vai trasmettendo fuori di te e con il quale poi, durante e dopo la proiezione, ti misuri.

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L’immagine che dai di Te

A volte si osservano i profili e le immagini postate sui vari Social e viene spontaneo sorridere, pensando che quando pubblichiamo, e la parola lo dice chiaramente, stiamo vendendo qualcosa di noi su un mercato non ristretto, ma addirittura che giunge ben al di là di ogni nostra immaginazione.
Quella mia fotografia parla di me. Dice chi sono, cosa amo, cosa mi accade, cosa desidero, addirittura lascia supporre cosa penso.
Viene da chiedersi se ci sia questa consapevolezza, visto la “svendita” costante che facciamo di noi stessi, delle nostre emozioni e di quelle dei nostri figli e delle persone che amiamo.
Se posti la fotografia di un incidente che ti è capitato di recente, quale pensi sia la reazione della maggior parte delle persone che la potranno osservare?
Penseranno forse:” Che fortunato!” o al contrario ti apostroferanno con un’altra espressione?
Quello che non sappiamo e non consideriamo è che il pensiero ha una sua forza, produce una sua energia e contribuisce a creare una certa realtà.
Questa dinamica la sperimentiamo costantemente, quando ci riconosciamo prossimi ad una sconfitta, ad un insuccesso, per esempio in ambito lavorativo o scolastico o di qualsiasi altra natura.

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Ricominciare.

Ricominciare è una parola magica, un po’ come tutte le parole che incominciano con questo suffisso “ri”, un suffisso che ci propone una condizione umana nella quale possiamo credere che tutto sia com’è già stato, mentre in realtà non è così. Il “ri” rappresenta qualcosa di nuovo e di magico.
Ricominciare non significa ripartire da dove ti eri fermato, per tuffarti nelle stesse identiche dinamiche, ma semmai l’occasione di “rimetterti in cammino”, con una modalità diversa.
E’ un’occasione, un’opportunità.
E’ seguire e concedersi la possibilità che ti viene prospettata e tu stesso hai chiesto e desiderato .

E’ crearsi e darsi una nuova chance.

Ricominciare è offrire a te stesso l’occasione per andare oltre, per non rifare gli stessi sbagli, per non comportarti esattamente com’è già accaduto. Ricominciare significa “scegliere di non essere la stessa persona”, significa, partendo dal piccolo cambiamento, andare oltre.
Rifare o ricominciare, non esprimono il ricalcare “pedestremente” le orme precedenti, ma semplicemente il mettersi nuovamente in cammino con nuove prospettive, nuovi sogni, nuovi desideri, nuove consapevolezze e un bisogno infinito e ora assecondato, di virare, di muovere il timone della tua Vita, per andare verso nuovi lidi.
E’ ripercorrere anche la stessa via, ma con una prospettiva nuova, una prospettiva che rappresenta una finestra a cui ora ti puoi affacciare per godere un nuovo paesaggio, il paesaggio che ora vuoi, desideri e contribuisci a scegliere e vivere.

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A scuola di parola.

Se ti guardi intorno, soprattutto in questo periodo nel quale tutto pare sospeso, a causa del disagio che stiamo vivendo, riesci ad individuare immediatamente la persona solare e la persona affaticata.
Le differenzia, non solo l’espressione del volto, la postura, la modalità con cui fanno ogni cosa e agiscono, ma la parola, il modo in cui essi esprimono il loro pensiero, soprattutto quello emozionale.
Tu stesso sei o non sei positivo e propositivo.
Nessuno pone grande importanza al “valore della parola”, sul quale io da tempo sto insistendo, anche a scuola, con i miei ragazzi.
La “parola” è un dono, perché racchiude in sé un vero e potente potere alchemico, potere di cui siamo sovente all’oscuro o non sufficientemente consapevoli.
La parola è una sorta di “chimica”, che nasce e ci programma già nell’utero di nostra madre.
E’ lì, che mentre ci formiamo alla Vita fisica, riceviamo il nostro primo “vocabolario”, una sorta di
enciclopedia che non solo e tanto ci accompagnerà incontro alla Vita, ma che programma ogni nostra cellula, facendo di noi “creature” serene, oppure ansiose, fiduciose o  sfiduciate, positive o negative.
Dentro la mamma, partecipiamo a tutto ciò che le appartiene, soprattutto al suo “costante dialogo interiore”, un dialogo fatto di immagini, pensieri, emozioni e parole interiori.
Per nove mesi, in questa “simbiosi creativa”, il nostro corpo si forma, il nostro “tutto” prende vita e assorbe ogni singola vibrazione materna.
Una mamma che teme il parto, che pensa con angoscia al futuro, che rischia di perdere il suo bambino, che non è amata, che soffre e ha poca fiducia in sé, vibra, pensa, si muove, parla realmente e interiormente in un certo modo, un modo che sicuramente non è assimilabile a quello di una mamma più serena, aperta, disponibile, leggera nell’affrontare la vita.
Sono parecchie notti e parecchie albe in cui, nella sua pancia, ci si addormenta e ci si risveglia con lei.
Tu in lei e lei “in te”.

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Esci dalla Fossa delle Marianne.

La conosci la Fossa delle Marianne?
Credo proprio di sì, perché è famosa e stamattina ho pensato che lei, questa notissima “depressione” marina, dell’Oceano Pacifico, ci rappresenti al meglio, e lo faccia ogni volta che viviamo sul fondo della nostra Vita, schiacciati dalle nostre paure.
Sei lì nel fondo.
Attorno a te, c’è un Oceano incantevole, da favola, ma tu non lo puoi né vedere, né vivere, perché sei giù, giù, giù di parecchie migliaia di metri.
Sei affossato nei tuoi dubbi, nelle tue innumerevoli preoccupazione, sprofondato nelle tue “salde e fermissime paure”, sopraffatto dall’angoscia e tallonato dal panico.

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Vivo secondo la linea

Osservo la campagna e la bellezza del cielo stamattina.
Oltre le montagne, che mi rammentano, per qualche strana “memoria” il Nepal o il Tibet, lo scorcio di azzurro è veramente “Divino” e mi sale, come un mantra, un Grazie immenso a Dio, per questo meraviglioso azzurro del cielo, solcato da intense sfumature di rosa, bianco ed un celeste che ti infondono una pace, straordinaria.

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Sii grato anche a questo giorno di pioggia

Piove e forse sarà per questo che ti trovi a meditare in maniera più attenta e più intensa.
Ci sono situazioni metereologiche che ti consentono di accentuare la profondità dei tuoi gesti. Sarà perché amo l’acqua e quindi anche la pioggia, o forse no, non è nemmeno per questo, forse è solo perché amo indistintamente tutto ciò che ci viene dato dall’Universo, amo tutto ciò che è stato creato e ritengo mi appartenga e io gli appartenga.

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Va di moda il pensiero negativo

Pensare è dannoso, almeno per molti di noi lo è.
Cosa sto dicendo?
Oggi desidero, con questo articolo, aprire il vaso di Pandora per portare in superficie le nostre modalità più gettonate per sostenere i Pensieri No, quelli più gettonati dal Pessimista più nero, il pessimista Dop, quello che che riesce sempre a scovare un eccellente motivo per rovinarsi amorevolmente la giornata.
I pensieri Neri, sono quelli che ci prosciugano, ci tolgono energie e ci mandano in depressione; sono i pensieri pessimisti, che chiamerò con una bella sigla.
Vogliamo chiamarli PdPN (Pensieri del Pessimista Nero? Oppure PdM (Pensieri di M….)? Forse è più simpatico solo definirli PP( Pensieri Pessimisti), anche se l’altra sigla rende bene l’idea, soprattutto se per un istante pensi all’oggetto di tante tue tribolazioni.
Credo sia chiaro a tutti a cosa mi stia riferendo.
Indipendentemente dalle varie battutine, sto affrontando un argomento un po’ spinoso, ma realista.
Ogni giorno tu, come moltissimi di noi, ti svegli e, prima ancora di abbandonare l’adorato letto, scegli con cura il tuo “migliore” pensiero pessimista, come mantra della tua straordinaria giornata.

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Imparo ad amarmi ed essere felicemente Io.

Accogliersi ed amarsi non ci appartiene realmente, sebbene siamo dei forti cultori del benessere fisico, che pensiamo di ottenere frequentando soprattutto le palestre o i luoghi dove pratichiamo vari tipi di sport.
Veniamo da una cultura molto radicata in noi, una cultura basata sul dolore, sulla sopportazione e sull’abnegazione di noi stessi.
Ogni piccolo desiderio o cosa utile solo a sé, è stata per moltissimo tempo oggetto di bando dalla nostra mentalità ordinaria, come fosse un’azione peccaminosa e frutto del nostro egoismo.
Guardarsi allo specchio?
Giammai.
E’ per questo che ancora oggi, spessissimo, come fosse parte integrante del nostro DNA, nonostante il proliferare degli specchi, noi ci guardiamo, ci vediamo nello specchio, ma solo da un punto di vista strettamente fisico.
L’occhio vede il corpo e spesso non lo apprezza, ma non vede l’Anima che lo rende vivo e lo alimenta.
Se non ti osservi, non ti conosci, non ti ami e sicuramente non lavori per il tuo bene e per stare bene.
 Prova a pensarci…
Ti sei mai preso del tempo per pensare e dare spazio a te stesso?
Hai capito bene.
Cosa ne sai e cosa pensi in realtà di te stesso?
Prova a farlo e ti accorgerai che ciò che rimandi di te stesso è ciò che ti sei sentito dire, ripetere, appioppare da genitori, fratelli, parenti, amici, insegnanti ….
Ma tu chi sei?
Sei veramente così?
Sei come ti stai etichettando?

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