
Abbiamo poca fede in tutto e tutti.
Anche questo è espressione di un nostro malessere interiore.
Siamo persone insicure, instabili, spesso preda dei venti, diciamo che siamo nelle condizioni ottimali per assumere il ruolo dei “perfetti San Tommaso”, cioè di colui che non ci crede, se non ci picchia il naso.
Un’accoglienza incondizionata dell’altra persona e degli accadimenti, che ci toccano, sono un evento assai raro.
L’accoglienza più gettonata è data da atteggiamenti oppositivi, lamentele, brontolate, parolacce e tanto altro.
Per questo abbiamo bisogno di avere sempre in tasca le nostre scatolette, colme di pregiudizi e preconcetti, ai quali, come fossero dei farmaci salvavita, deleghiamo il compito di misurare le cose, i fatti, gli eventi e le persone e di formulare, di conseguenza, il giudizio, che poi ci scatta facilmente.
Non conosci i retroscena, ma pontifichi.
Non sai, non conosci, ma sarà sicuramente così.
Poca fede nel prossimo e nelle risposte divine, poca o scarsa fiducia in generale.
In questo polverone collettivo, hai spesso le idee confuse e scambi tra loro, come fossero sinonimi, tre parole magiche, a cui corrispondono tre realtà ben distinte.
Fede, fiducia e credenza.
Di cosa hai maggiore bisogno attualmente?
Sicuramente di Fede.
Ci vuole fede per raggiungere a volte la piena espressione dell’amore incondizionato.
Ci vuole fede in sé, e quindi nella propria essenza divina, per avere fede nel prossimo.
Non credi in nulla e dubiti della lealtà di tutti, perché lei non ti appartiene e quindi non la vedi, non la trovi, non la sai riconoscere agli altri, negli altri.
La Fede è un dono, ma deve essere ben conservata ed alimentata, altrimenti evapora, come nebbia al sole o rimane come una piccola larva, depositata nel nostro profondo.
La puoi anche costruire, ma sappi che poi la devi comunque costantemente alimentare, soprattutto dopo le prove che a volte la Vita ti offre.
Se la tieni stretta, nel tuo cuore, significa che se credi in una cosa, quella sarà, cioè quella cosa troverà il modo di avverarsi, di essere, di prendere forma, corposità.
Credere che tutto sia, è Fede.
E’ stato scritto che tutto quello che tu chiedi nella preghiera, ti verrà accordato, quindi la modalità ottimale per ricevere è quella di mettersi a dialogare con il Creatore, solo con il cuore pulito, senza rancore, senza rabbia verso niente e nessuno e per farlo è indispensabile offrire il proprio perdono all’altra persona, il lasciarla amorevolmente andare, l’essere capace di non nutrire rancore di alcun genere verso di lei e ciò che è stato.
Faticoso? Sicuramente sì per noi, per come siamo stati educati e per come viviamo e ci relazioniamo.
Ci sono vere e proprie faide, addirittura all’interno della stessa famiglia di appartenenza, che si protraggono da generazioni e solitamente per le cose più banali, quali il denaro, le case, le proprietà.
Lo so, non sto sottovalutando il denaro, o ciò che abbiamo, non li sto demonizzando, ma li osservo nella loro “forma malata”, quella che noi abbiamo generato con le nostre bramosie ed i nostri attaccamenti.
Quando lasceremo la nostra parte fisica, non è “ciò che pesa”, che porteremo con noi e che ci renderà spiriti di luce, ma bensì la grandezza raggiunta dalla nostra Anima, espansa e armonizzata dalle azioni conseguenti al perdono, alla mansuetudine, alla gioia, all’accoglienza, all’amorevolezza, alla generosità, ottenuti attraverso un continuo lavoro su di sé.
Mi capita, a volte, di sentire persone pronunciare “sentenze inaudite” verso altre.
Come puoi dire certe cose di una persona, per quanto possa averti ferito o fatto un torto?
Maledire è un peso.
Significa augurare il peggio all’altro.
Tu, con quelle parole, che siano maledizioni, accidenti, auguri nefasti e tante altre azioni abominevoli, ferisci a morte una persona e prima o poi pagherai pegno all’universo per questo tuo atto, privo di qualsiasi amorevolezza.
Utilizza invece la forza dell’Amore, augurando all’altro il meglio ed il meglio ti verrà restituito.
Ricordo che un giorno, mentre mi trovavo in auto, con un amico, un automobilista distratto, rischiò un impatto contro la nostra vettura; a lui, che ci aveva tagliato la strada, lui augurò di diventare “tanto ricco da potersi permettere un autista e quindi non rappresentare più un pericolo per il prossimo”.
Mi venne da ridere, ma era il “giusto atteggiamento da tenere”.
Ti auguro il massimo del bene, affinché tu possa a tua volta fare e diventare Bene per il tuo prossimo, mutando atteggiamento e quindi risultato.
Non è un atteggiamento comune, ma è così che dovrebbe essere.
Al contrario noi siamo capaci di far “seccare l’altro”, come fosse un fico selvatico, con i nostri pensieri ed i nostri malevoli auguri.
Ci sentiamo autorizzati a ergerci a giudici dell’altro e quindi ad infliggergli il massimo della pena, senza possibilità di redenzione.
Non nutri, in certe circostanze, nessuna forma di accoglienza, di pietà, di benevolenza verso l’errore dell’altro, anzi: lui e l’errore, per te, sono la stessa cosa, mentre non è così.
L’errore è solo il risultato della sua azione, non è lui e quindi è l’azione che tu non devi accettare, non la sua persona.
La persona è integra, perché racchiude l’Anima e l’Anima, che ci accomuna e ci lega al Padre celeste, non è l’azione, non è quello che lui ha combinato nei nostri confronti.
Un conto è quello che fa, un conto è ciò che lei è.
Lo so, sei forse abituato a dire che l’altro è un “pezzo di carogna”, “un maleducato”, “un …”, ma in realtà è solo il suo agire che ti ha procurato danno o fastidio, non l’essere in sé, quindi dovresti cambiare il modo di affrontare questi eventi, intervenendo con Amore e facendogli degli Ho’oponopono, affinché la sua connessione al cielo si possa riattivare e quindi, ritrovandosi, la smetta di compiere tali azioni nefaste.
Maledirlo, maledice invece anche te, che quindi vieni “colpito per ben 2 volte”: da lui e poi da ciò che il tuo dire o le tue azioni, ti hanno procurato e che ti arriveranno, a tempo debito, come una cambiale.
Ad ogni botta che accusi, corrisponde invece una tua risposta umana, non conforme alla fede nell’altro.
Ora, ritornando a quanto ci viene detto nei Vangeli; Dio ci garantisce che quando chiediamo una cosa con fede ed affido, a Lui, possiamo stare tranquilli che l’avremo.
Ecco perché dico che non c’è Fede, perché il comportamento dei più è ben diverso: si chiede e poi si richiede e poi si minaccia, poi ci si lamenta in anteprima, come se dessimo già per scontato che lassù si sono addormentati o hanno chiuso “gli uffici richieste” anzitempo.
La Fede invece è, fatta la preghiera di richiesta, rimettersi al proprio lavoro, con il cuore fermo e saldo nel fatto, che quello che abbiamo chiesto lo “abbiamo già ottenuto”.
Dio lo ha preso in carico, per noi.
Non è sordo, non è cieco, non si è assopito.
Questo è “Avere Fede!”
Questa nostra apertura e lasciar fare, fa sì che il tutto si realizzi.
Ti ho inviato la mia richiesta ed ora mi metto in attesa, certo che avrò, sicuro che presto mi giungerà ciò che attendo; questo è lo stesso atteggiamento che assumiamo quando facciamo un ordine online e restiamo fiduciosi e calmi, in attesa di un riscontro: la ricezione della merce.
E’ sicuramente un atteggiamento che richiede un buon lavoro interiore, che non ottieni dall’oggi al domani, né acquisti in erboristeria, perché qui non ti parlo di una fede di tipo mentale, ma di un’accoglienza più sottile e più profonda.
Abbracciare questo cammino, significa “stravolgere il modo di leggere il mondo circostante e le fatiche quotidiane”; è applicare un modo nuovo di parlare, agire, misurare e attendere, proprio perché la Fede tocca e permea tutto il nostro essere e vivere.
E’ l’assumere un atteggiamento nuovo sia nel vivere, che nel porsi verso la realtà.
Questo significa che devi riuscire ad andare oltre le apparenze e vedere quello che vale, che conta, che nutre la fede, non ciò che la disturba.
E’ così che apri il tuo cuore e vivi nella consapevole “certezza” che Dio esiste, si è fatto carico di ogni cosa, e la risposta ci sarà e non tarderà a venire.
E’ difficile per noi questo passaggio, perché siamo soliti voler “controllare” ogni cosa, incluse le persone e quindi viviamo di incertezze, di paure e di insicurezze, perché le persone ci dimostrano continuamente che più tu desideri controllarle, più ti risulta fallace e difficile farlo, attuarlo.
L’imprevedibilità umana, la estendiamo a Dio e alle sue risposte attese, eppure questo “particolare” sembra sfuggirci.
Ma qui parliamo di Dio, non di noi, parliamo di colui che ci ha creati.
C’è l’episodio di Pietro nella barca, che chiede a Gesù di poter camminare sull’acqua, che rende magnificamente questa nostra “paura di abbandonarci al volere e all’ordine divino”.
Gesù cammina, al buio, verso la barca, su cui i discepoli, sballottati dalle onde, sollevate dal vento, lo attendono da parecchio tempo, angosciati.
Lo vedono avanzare, ma anziché essere felici, per questa apparizione, temono si tratti di un fantasma.
Allora Pietro chiede di poter uscire dalla barca e poterlo raggiungere, camminando sulla superficie dell’acqua.
Gesù acconsente e il discepolo esce e fa ciò che il Maestro sta facendo, ma l’acqua si agita e così la sua fede viene sopraffatta dalla paura di affondare. Più l’agitazione sale, più Pietro perde il controllo, la sua Fede vacilla ed il piede incomincia a scivolare nei flutti.
Pietro invoca il Maestro e solo il suo intervento lo salva.
Questo accade spessissimo.
Accade ogni volta che perdiamo di vista la promessa Divina, cioè quando spostiamo il nostro fuoco e lasciamo spazio ai nostri pensieri e a tutte le insicurezze, le emozioni, le paure del caso e quindi temiamo e pensiamo al peggio e ci attiriamo solo quello.
Prova a immaginare cosa fai, quando devi affrontare una prova, per esempio un intervento chirurgico.
Incominci a focalizzarti non solo e tanto sull’intervento in sé, ma ad un certo punto, più il giorno si avvicina, più tu inizi a puntare sul traguardo, sul dopo intervento, e quindi già ti vedi nel letto, magari un po’ provato, ma sveglio e prossimo a mangiare, oppure già saltellante a casa.
Per stare bene, pensi al buon esito finale.
Devi focalizzarti sul lavoro compiuto, sul dopo, sul ciò che ti accadrà ad intervento fatto.
Così non ti focalizzi sui possibili ostacoli, non li generi, non li nutri, non li sostieni e tutto scivola, proprio nel nome della fede nella massima convinzione, che tutto andrà bene, che tutto sarà.
Le paure provocano invece tutta una serie di emozioni a cui fanno seguito pensieri, altre emozioni e il tutto in una successione che genera un cedimento mentale ed emotivo.
Un solo tentennamento e Pietro affonda e a mano a mano affonda la situazione peggiora ed egli deve chiedere aiuto a Gesù, il quale ha una fede incrollabile e allora tutto è in lui, nel migliore dei modi.
Siamo uomini di poca fede, per questo abbiamo bisogno di lavorare nel profondo per accrescerla, per lasciare spazio al nostro cuore e permettergli di guidarci secondo le dinamiche divine.
Spesso scambi per fede, ciò che fede non è.
Si tratta della “CREDENZA”, cioè un credere a livello mentale.
Quando ti viene chiesto, in una delle formule rituali: “Credi in Dio padre…” e tu rispondi :”Credo!!!”, sovente lo fai in maniera solenne, ma automatica, utilizzando una consapevolezza e un’accoglienza di tipo mentale, non di apertura cardiaca.
Il tuo “credo” vive in alto, nella mente, non nel petto, dentro il tuo cuore.
E questo non ti cambia e non cambia la tua vita, nemmeno la tua esistenza.
Quando passi ad un livello più profondo, senti un calore interiore, uno stato di dolcezza, una leggerezza senza uguali.
Stai bene e le domande legate al mentale e/o alla paura non ti sfiorano nemmeno lontanamente.
E’ come quando ho iniziato a costruire la giornata dell’8 marzo, per le donne; moltissime Master si sono chieste come sarà il tempo climatico, quindi se si potrà fare questo o quello.
Io le ho sconcertate, perché il “Tempo” non l’ho minimamente preso in considerazione, lui non è mai apparso nei miei pensieri, perché per me non è stato e non è, nemmeno ora, un problema.
Sento di voler creare questo meraviglioso evento e mi muovo, progetto, faccio, preparo, senza agganciarmi a nulla che possa in qualche modo ostacolare questa magica iniziativa, questo momento d’Amore di donne, per altre Donne, di Anime, per altre Anime.
Credere in Dio o nell’esistenza dell’Anima non significa avere Fede, nella maniera più assoluta.
La fede è quella iniziale di Pietro, quella che gli consente di scavalcare il bordo della barca ed avventurarsi a pelo dell’acqua agitata e spazzata dai venti, andando incontro a Gesù.
Basta un secondo, Pietro esce da questo stato ed inizia ad affondare e quindi lascia passare la sua parte mentale e lì perde letteralmente il controllo interiore e quindi deve ricorrere al suo Maestro, che lo aiuta.
E’ difficile anche da spiegare, perché avere Fede comporta il credere, senza confini e il percepirsi in maniera nuova, senza pesantezze di sorta; allora tu e la tua Anima siete un tutt’uno, il Padre lo avverti come calore interiore, come certezza, come una parte di te, che c’è e non ti abbandona, mai.
Tu cambi ed il tuo modo di relazionarti, di parlare, di affrontare le situazioni diventa nuovo, impossibile da “vendere”. E’ un qualcosa che ti appartiene nell’azione, che ti fa essere un esempio proficuo e costruttivo per gli altri, che notano la tua leggerezza, il tuo “ non accogliere certe situazioni e sfumature in maniera malevola”, il tuo essere non giudicante, il tuo assenteismo dalla chiacchiera fine a sé e tanto altro.
Quando raggiungi questo stato, non ti identifichi più con il tuo corpo, con la tua mente o con le tue emozioni ballerine, ma sei sereno, tranquillo, inviolabile e senza paure apparenti.
Molti pensieri non ti sfiorano nemmeno lontanamente, quindi vivi con estrema serenità e semplicità ogni cosa.
E’ quella sensazione di “inviolabilità” che poi va crescendo nel tempo, a mano a mano diventi sempre più Anima, quindi a mano a mano sai staccarti dal modo di leggere lo spazio circostante e le relazioni tra simili a livello solo mentale o emotivo.
La cosa magica è che le paure scompaiono.
Non ti preoccupa la crisi, non ti sconvolge un cataclisma, non ti ferma il tempo, non ti arrabbi per una pietanza bruciata: sei nella leggerezza animica.
La fede ti dona questo stato di inviolabilità, quasi di “immortalità”, una condizione che dovrebbe appartenere a tutto il genere umano, mentre in realtà questo non accade, perché le persone sono troppo ancorate al loro “fisico” e quindi non colgono e non aiutare a crescere ed evolvere la propria Anima.
E’ lei che ci apparterrà o meglio noi le apparterremo oltre questa vita terrena; lei resterà, questa parte meravigliosa di noi, oltre la morte fisica, mentale ed emotiva.
Stare bene dipende da questo scatto interiore, scatto che ti illumina il cammino e ti “sconvolge e sconvolge positivamente” ogni aspetto della tua vita. Ora ti fidi e accogli l’altro, perché sei in uno stato di fiducia permanente
, quella, torno a ripetere, iniziale, anche del buon Pietro.
Lo so, non è facile lasciarsi andare a quel caldo, magico fuoco interiore.
Non è scontato e quindi non è, almeno per ora, dei più, ma dobbiamo ambire a far sì che sia, che tutto proceda in tale direzione.
Fidarsi dell’altro porta molte novità nella nostra Vita.
La fiducia è come un ombrello di luce, che ti tiene lontano i fulmini ed i tuoni spaventosi del cammino.
Basta poco, a volte, per fare questo salto, basta volerlo, cosa non sempre piana e lineare per alcuni tra di noi.
Per oggi ci salutiamo qui, sperando di essere riuscita a proporre un altro aspetto vitale della nostra esistenza ed a offrire buoni spunti di riflessione “attivi”, cioè proficui, a molti, moltissimi di voi.
Buon viaggio nel profondo della Tua Anima
Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Grazieeeeeeeeeee infinite avevo proprio bisogno di questo Vostro articolo… grazie di cuore Ti!
Un abbraccio
Namastè!