Amati

Oggi, voglio partire da me, per parlare di un aspetto sociale che mi sta particolarmente a cuore e sul quale si gioca la realizzazione, il buon funzionamento e la serenità di un gruppo, anzi, del genere umano tutto.
Mi era stato predetto che sarebbero arrivati tempi difficili, momenti nei quali avremmo assistito alle peggiori paranoie delle persone, momenti nei quali sarebbero esplose molte incomprensioni e non vi avevo posto pensiero, quasi non ne facessi parte e non ne fossi in alcun modo coinvolta, ma ora, come “risvegliatrice”, mi trovo a fare i conti con una società varia e a volte “faticosa” da accogliere, come un semplice “dato di fatto”.
Eh sì, perché io lavoro e lavorerò solo con chi muove le gambe da solo, pronto ad ascoltare e mettersi in gioco.
Tempo da “buttare” dietro a zombi, che amano al millesimo ogni singolo micron della propria zona di comfort, non ce ne viene più elargito, nella maniera più assoluta.
Luce per chi la desidera, la cerca, la vuole e si attiva per raggiungerla.
Buio per chi lo cerca, lo ha cercato, desiderato, voluto.
A ciascuno il suo.
Presente la storia delle ancelle che attendono il padrone con i lumi accesi?
Ecco! Le ancelle non previdenti, rimaste senza olio, vedono le loro lampade spegnersi e così ne cercano a chi tra loro ancora ne possiede, ma se lo vedono negare, non per cattiveria, ma giustamente, perché la “condivisione” dell’olio, in questo frangente, sarebbe deleteria per tutte:

nessuno sa a che ora il padrone rincaserà e condividere, può quindi voler dire dare fondo inutilmente all’olio di riserva delle ancelle previdenti.
Se il padrone dovesse rientrare molto in là, c’è il   rischio che il tempo protratto, oltre ogni previsione, consumi tutto l’olio e quindi tutte le lampade si spengano, lasciando il padrone, al suo arrivo, al buio.
Alcuni portali si sono aperti, altri si sono chiusi, gli stessi si sono serrati e noi, speciati e non, siamo ora immersi in una realtà ben diversa, rispetto a quella di alcuni anni fa.
Siamo le ancelle con le lampade ad olio spente e le ancelle con le lampade accese e con altro olio di riserva, che non molleremo più, per nessun motivo al mondo.
La scelta fatta sta rendendo le ancelle scaltre, sempre più attente e capaci di soppesare le situazioni, per motivi di “economia” e di “buon uso”, di qualsiasi forma di ricchezza, bene ed energia.
Mio malgrado, divento più intollerante verso qualsiasi forma di assenza di valore, giustizia, accoglienza vera ed amorevole dei giusti.
La nostra è una società “sofferente”, non posso dipingerla in altro modo, perché così è.
I ragazzi?
Spesso allo sbando.
Gli adulti?
Abbattuti, scoraggiati, perennemente arrabbiati, tristi, lamentosi  senza fiducia nell’Uomo e nel Futuro.
“Meno male che fin che c’è la salute” è il mantra, la credenza più frequente e ricorrente sulle labbra di moltissime persone.
Siamo come nonni quasi centenari nel modo di fare e di parlare.
I motivi?
Quel che ci è accaduto nel tempo
, di cui non parliamo e sovente non abbiamo nemmeno consapevolezza.
Per scoprirlo dovremmo avere più tempo e la voglia di andare in profondità.
Ma noi amiamo essere superficiali, perché viaggiare a pelo d’acqua ci consente di scrollarci le responsabilità, di non vedere il tutto  nelle sue 100 sfaccettature e di non ammettere nessuna colpa o manchevolezza.
Siamo dei “diseducati”.
“Eh ridaje!” penserà qualcuno.
Presente quante sono le persone che si sentono inadatte, “fuori luogo/posto”, che vivono tristi, confuse e infelici?
Tante, te lo posso garantire.
Perché nessuno gli ha insegnato come credere in se stesse e stimarsi, avere fiducia in ciò che si ha e si è.
Amarsi è indispensabile per diventare degli adulti fermi, fiduciosi ed in grado di affrontare la vita con generosità, determinazione, spirito decisionale e serenità.
Chi sa amarsi, ama.
Ma non sai amare se nessuno “Educa in te” questo immenso dono.
Soprattutto non vieni guidato nel tirar fuori e mettere in gioco questa tua parte vitale, prima in campo personale e di conseguenza anche nei confronti dell’altro, del sociale.
Un tempo, vivendo in gruppi ampi, in famiglie numerose, in contesti svariati, cioè molto ricchi, (non “svariegati”, attenzione)anche sentimentalmente, emotivamente e culturalmente …, anche se le figure genitoriali erano affaticate o altro, potevi trovare sempre chi ti accoglieva e ti guidava nel tirar fuori e comprendere, far tuo le tue molte sfaccettature, i tuoi aspetti unici, personali.
L’educazione, in un modo o nell’altro, veniva attuata.
Le piccole famiglie, odierne, non sono più un valido rifugio, non offrono la prima indispensabile  forma di educazione per l’essere umano  e appaiono solo come lo specchio della nostra società, quindi come un gruppo di persone sole, vicine come spazio fisico, ma non come anima, né cuore.
Siamo dei “separati in casa” prima che con gli altri, con noi stessi ed il nostro  Sé Superiore.
Il genitore, dopo il suo intervento base, passava il figlio alla scuola, perché continuasse il lavoro iniziato e lo consolidasse e in seguito alle strutture religiose, se la famiglia era credente, e poi, via via alle mille altre opportunità sociali.
Oggi la scuola non ha accanto le famiglie ed i ragazzi in entrata non hanno quel pregresso su cui continuare a lavorare.
Faticoso?
Di più.
C’è chi dice che la scuola crea competizione e quel cinismo che prolifera nella nostra società.
Io che ci vivo e lavoro, in prima linea, posso dire che non siamo più nemmeno quelli dei numeri, o delle poesie a memoria, di qualche anno fa, perché le necessità degli alunni odierni, così fragili e iper protetti, sono veramente infinite e sono l’essenza del nostro essere ed esistere, che la scuola, in forma unica e totalitaria, non può dare, sebbene insegnanti caparbi e attivisti ce ne siano e parecchi.
Forse nelle scuole superiori può essere si crei competizione, ma è una realtà che non conosco, ma qui, nella fascia dei preadolescenti, non è più possibile nemmeno farsi carico delle eccellenze in maniera adeguata, perché i bisogni sono vari, impegnativi ed assorbenti.
Di base i ragazzi sono fragili e non si amano e l’iper protezione dei genitori non fa che aumentare le loro insicurezze, minare l’autostima o , al contrario, gonfiare a dismisura l’ego.
Sia in un caso che nell’altro le difficoltà conseguenti, tendono a scoppiare, come una bomba ad orologeria, il terzo anno.
Un tempo in terza media, e non parlo di 2000 anni fa,  potevi raccogliere i frutti di un cammino, oggi stai a guardare se qualche semino buttato, in ritardo sui tempi, riesca a sbucare fuori stagione.
Certo è che il tutto crea molte ansie, preoccupazioni e il costante sentimento, la credenza, di cui ho parlato la scorsa volta,  di non essere mai abbastanza, di non valere abbastanza.
Il pregresso che manca?
Lo forniscono i social, le campagne pubblicitarie, i messaggi velati o meno che ci inducono a crearci la “credenza” che per essere al top, popolari, ganzi, ok, dobbiamo avere sempre di più, consumare sempre di più, essere sempre più dinamici, sportivi, belli, in salute, tutto tranne che “innamorati” del nostro sé Superiore.
Quello che cerchiamo e su cui puntiamo è esclusivamente legato al mondo fisico, spicciolo, materiale.
Stiamo solo coltivando la parte più limitata e limitante, esautorando quella vera e infliggendoci la condanna a dover correre una competizione illimitata, verso un traguardo che esiste solo nelle nostre fantasie e menti collettive.
Devi invece credere in te e apprezzarti.
Saperti riconoscere anche i piccoli traguardi che ogni giorno tagli e vivere con la certezza che tu e solo tu, puoi fare la differenza e creare il tuo futuro in maniera meravigliosa o pessima.
Non sto, bada bene, esautorando Dio, ma al contrario dicendo che è proprio dal tuo muoverti secondo le sue indicazioni amorevoli, che ti riconnetti a lui ed ottieni il meglio per te e per gli altri.
Se alimenti la tua Fede e l’Amore, hai fiducia in te stesso e quindi anche negli altri.
Vedi nell’altro quello di cui hai conoscenza e consapevolezza, quindi se in te esistono la Fiducia, la Fede, il rispetto, l’Amore, l’Amorevolezza, l’accoglienza, la bontà… in chi avvicini leggerai ciò che sai, sei, conosci.
Al contrario, se vivi e coltivi non il non amore, la sfiducia, l’amarezza, la disistima, leggerai tutto e tutti con l’unico paio di occhiali che ti appartengono, che hai, che indossi.
E’ così che  sono ormai poche le persone che credono in se stesse.
Se non coltivi, non educhi, non hai.
E’ come attendere il raccolto, se non hai seminato nulla.
Visto che hai comunque bisogno di qualche certezza e non alzi più lo sguardo, tenti di trovare tra i tuoi pari o in certi settori ciò di cui hai bisogno, quello che ti manca.
Così ti aggrappi all’amico, al compagno, al lavoro, a dio, al pallone, alla bellezza, al politico di turno e alle sue disdicevoli e vane promesse elettorali.
Perfino la fortuna, può essere nelle tue ancore, perché riversi su di lei la speranza che con un colpo di bacchetta magica, a costo ridottissimo o nullo, possa dall’oggi al domani, cambiare la tua situazione.
Il lavoro più impegnativo che dovresti invece fare?
Beh, prima di rivolgere speranze, attese, aspettative o attenzioni vari al fuori di te, dovresti, tu, per primo, puntare ogni scommessa su di te, capendo che la prima e somma forma di Fede è quella in te stesso. Devi credere in chi sei e nelle tue potenzialità, sia come umano, che prima ancora Divino.
Opsss.
Ma come faccio a credere in me?
Sicuramente richiede un buon esercizio.

  1. Accettati! Smettila di confrontarti con modelli di carta e donne/uomini dei social. Tu sei unico e meraviglioso, proprio tu, così come sei.
  2. Crea in te la meravigliosa consapevolezza di questa tua “Unicità”, venuta per portare al mondo tanto, anzi tantissimo.
    Sportivo? Sarai il migliore, se credi in te.
    Mamma?
    Sarai l’eccellenza se ti fidi delle tue intuizioni.
    Chiunque e qualunque ruolo tu rivesta, se ci credi, dai il meglio, sei il meglio.
    Se ti ascolti, sai che sei una persona unica e irripetibile, il tuo “profondo” te lo dice, al di là delle chiacchiere e dei commenti altrui.
    Fai cadere le maschere, quello che cerchi di indossare per compiacere gli altri, per essere tu pensi ben voluto.
    Nessuno ha il potere di snaturarti se tu non glielo concedi e tu lo stai facendo, se cerchi di essere come non sei e di fare ciò che non ti aggrada.
    Scopri oggi chi sei davvero e accettati, così, senza paura e senza giudizio.
    Fin da piccoli veniamo educati a vederci come belli o brutti, intelligenti o lenti, alti o bassi, magri o grassi, perfetti o imperfetti, ma così non è.
    Ciascuno è ciò che è stato chiamato ad essere nelle forza di questo Universo per esserlo e sbocciare così, nella sua somma grandezza, anche se la statura può non rispondere al metro “virtuale” della nostra società o di tua madre e tuo padre, prima ancora.
    Tu, sei tu!
    Non permettere alle aspettative degli altri di smontarti e di ricostruirti come essi vorrebbero.
    Se lo fai, se lo stai facendo ti stai facendo solo del male.
  3. Abbi cura del tuo corpo ed abbraccialo, amalo, accettalo anch’esso.
    E’ la tua scatola, il tuo involucro, l’unico involucro che hai, possiedi ed avrai.
    Impara a rispettarlo e a prendertene cura, perché non potrai averne un altro, uno nuovo, se questo ti darà  problemi in futuro.
    Ricorda: il corpo esprime prima o poi tutte le tue ansie, fatiche, disamori e paure.
    La malattia è solo il suo pianto.
    Evitalo! Ed amati!!
  4. Non tradirti, non puoi farlo, non puoi tradire la tua felicità. Per questo coltivala.
    Permettile di essere.
    Lei ti fornirà quella profonda sensazione di pace interiore, ma la devi cercare, allevare, istruire; lei deve essere il tuo obiettivo, privilegiato, la tua più grande ambizione.

Ti hanno spinto a credere che amarsi e volere la propria felicità sia egoismo, ma non è egoismo, è Amore per se stessi.
Se ti ami ti accogli.
Se ti ami credi in te.
Se ti ami,  ami il prossimo tuo come te stesso senza alcuna fatica, perché tu sei limpido, libero e fiducioso.
Ma se al contrario, non ti stimi, non ti dai neppure due soldi bucati, se ti deprezzi, se vuoi cambiare ed essere altro, sicuramente tu non credi in quello che sei e sei venuto a fare quaggiù!
Datti fiducia! Credi in te stesso! Amati! Amati per Amare.
E circondarti di persone positive, pronte a condividere la loro energia ok ed il loro Amare per la Vita e ogni cosa.
Amarsi a volte è dire “Basta!”, è allontanare o tagliare con chi ti soffoca, chi ti opprime, chi ti vorrebbe diverso, chi ti nega e non riconosce nulla di bello e/o buono, in nessuno, nemmeno in se stesso ed in te.
Un fiore al buio, avvizzisce, reclina il capo e muore …
Alzati! E alza la tua testa in segno di vittoria e presa di consapevolezza del tuo valore e della tua preziosità per questa Vita e questo Mondo.
Sei nata/o per essere, esattamente così, come sei.
Amorevolmente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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