
Quello che sto per scrivere oggi, nasce dall’osservazione diretta di quanto a volte succede nella quotidianità e da un dialogo costante con il mio Cuore.
Per cogliere appieno il senso di queste pagine, ti chiedo di dimenticare qualsiasi nozione “educante” Tu abbia ricevuto lungo il tuo percorso di Vita, per tentare di osservare tuo figlio con occhi nuovi, quegli occhi che appartengono al Cuore e all’Anima.
Sono occhi profondi, sapienti e Divini, occhi di cui sei “inconsapevole” e che hai dimenticato in solaio, durante una tua Vita passata.
Sono gli occhi con cui Gesù guardava i piccoli giocare intorno a Lui, quegli occhi attraverso i quali mi è stato possibile osservare questa piccola scena quotidiana.
C’è un bambino lungo la via; è accanto alla sua mamma, che chiacchiera con un’altra donna.
Lui cambia posizione alle gambette e sposta il bacino, quasi cercasse un “nuovo baricentro”.
Il discorso tra queste due donne è lungo e lui fatica a trovare un momento per stare bene, e trovare la sua dimensione, in quei discorsi tra grandi.
A un certo punto la sua attenzione si sposta verso un albero, dove un cane ha appena fatto la pipì.
Il piccolo lo ha osservato con attenzione e il suo visetto ha espresso un certo compiacimento per il gesto del cane.
Sorride da solo e poi d’improvviso, si stacca dalla mamma e cerca di arrampicarsi sull’albero.
La madre se ne accorge e…
Cosa faresti tu nei suoi panni?
Perché?
Cosa può fare di “educativo” un genitore, quando il figlio si mette ad esplorare lo spazio circostante, decidendo di arrampicarsi sopra un albero, di scendere a piombo lungo uno scivolo o mettere le mani in bocca al cane?
Mi viene da ridere, perché so che ¾ di noi, proprio come questa mamma, verrebbe preso dalla “sacra paura” e urlerebbe ai quattro venti contro il figlio.
La paura è la compagna preferita di ogni genitore quando il figlio si muove.
Un piccolo che si muove, potrebbe correre un pericolo, e questo suscita nella mente amorevole di un papà e di una mamma, una sorta di reazione a catena di visioni tremende, di fotogrammi pieni di disgrazie possibili e pensabili.
Senza esclusione alcuna.
Ma cosa temi?
Hai paura che tuo figlio cada e si spezzi una gamba.
T’immagini che crolli “rovinosamente” al suolo, battendo il capo, oppure che qualcuno ti critichi per la tua scarsa presenza ai bisogni di tuo figlio, un ragazzino vivace e poco “educato” alla calma e alla compostezza.
Cosa temi di più?
Parecchi genitori temono il giudizio degli altri adulti.
A parte questa costante genitoriale, del timore di essere giudicati, Tu sei quasi sempre e solo orientato verso dei finali “catastrofici”, anche se la vita ti avrebbe dato tutte le occasioni per credere esattamente il contrario.
Tuo figlio sta bene, è sano, sa muoversi, eppure tu sembri nutrire poca fiducia in lui.
Lo so, è piccolo e a volte sembra un pioniere, ma nonostante questo non gli è mai successo nulla di tragico e questo dovrebbe farti solo ben pensare e ben sperare, ma non è così.
Tu temi per la sua incolumità e lo tieni sotto stretta vigilanza, facendolo sentire come un detenuto di massima sicurezza.
Di chi è la fatica, in realtà?
Del genitore.
Tu sembri poco avvezzo alle “vere” dinamiche della crescita.
Un piccolo d’Uomo è come qualsiasi altro cucciolo terreno: vuole scoprire il mondo, desidera mettere in gioco la propria fisicità e sviluppare le proprie competenze ed abilità.
Il corpo è fatto per muoversi e per essere usato e lui se ne serve, con naturalezza e desiderio del nuovo.
Tu, al contrario, sei qui per impedirglielo, convinto come sei, che se facesse quell’esperienza, qualcosa potrebbe andare storta e metterlo nei guai.
Lui no! Lui è sereno e pensa al suo obiettivo: l’albero da scalare.
Per lui l’albero rappresenta la “terra promessa”, mentre per te è solo un immenso pericolo.
Perché questi 2 modi differenti di misurare la stessa cosa?
Lo so, da adulto, “educato”, Tu mi andrai dicendo “che lui è piccolo e non conosce il pericolo e non prova la paura, per questo Tu lo devi “proteggere”.
Allora ti faccio pensare ad una foca artica che ha partorito dei meravigliosi cuccioli.
Tu sei quella foca e stai gustando la tua maternità, sopra la banchisa polare.
Mentre guardi quei cuccioli crescere, allattandoli, e prendendotene cura, essi non corrono alcun rischio?
E domani, quando li farai scendere nell’acqua gelida, il tuo Habitat, quei piccoli saranno “indenni” da qualunque forma di pericolo?
Se Tu fossi quella foca e ti trovassi a dover insegnare ai tuoi piccoli a nuotare, secondo la logica di una foca polare, Tu dovresti solo scivolare nelle acque gelide, per poi invitarli a lasciarsi a loro volta scivolare dentro quell’acqua così fredda ed avvolgente, fidandoti di loro.
Tu foca percepisci la temperatura e sai che dentro quel mare vivono altre forme di vita: alcune sono amiche, altre sono il tuo cibo preferito, altre ancora sono aggressive e a nutrirsi di te e dei tuoi piccoli.
Cosa fai?
Mi viene da ridere.
Se Tu dovessi educare quei cuccioli, seguendo la “filosofia umana”, credo che i tuoi figli non saprebbero mai quanto sia dolce la carezza avvolgente dell’acqua sul corpo, anche se fredda.
Certi genitori umani, nei panni di una foca polare, credo che cercherebbero di tenere i propri cuccioli sulla banchisa a vita, oppure cercherebbero d’insegnare loro a volare, pur di tenerli fuori “dai pericoli”.
Per chi tra voi, stia pensando che queste potrebbero essere due soluzioni alternative, ricordo che gli orsi bianchi sono agili e vivono spesso fuori dall’acqua, e proprio su quella banchisa di ghiaccio, dove Tu cercheresti di tenere prigioniero tuo figlio.
Una foca vive nel suo habitat e lo fa con la massima serenità.
Alleva con amore e trasporto i suoi cuccioli, come parte di un ciclo senza fine, dove la vita e la morte fanno parte della stessa medaglia.
Il suo compito è rendere autonomo e tenace, ogni cucciolo che partorisce, permettendogli di usare al meglio ciò che in dono ha ricevuto e possiede.
Suo figlio ha un corpo, delle pinne e tutto ciò che gli serve per vivere al meglio fuori dal suo elemento preferito, l’acqua, così come al suo interno.
La foca lo nutre e lo aiuta, in tutta serenità, a mettere in gioco ciò che la Natura gli ha donato.
Lo guida in mezzo ai pericoli e gli mostra come evitarli e come affrontarli.
Niente di più e niente di meno.
Non pensa di aver partorito un figlio “idiota”, a cui deve spiegare che ha le pinne e dirgli cosa sono e a cosa servono, gliele fa usare sotto la sua attenta “vigilanza” e in poco tempo lo rende autonomo.
Se una foca avesse una forma pensiero umana, è probabile che perderebbe tutta la sua prole.
Orche, squali e orsi fanno parte della loro vita e quindi vi partecipano senza tragedie inutili.
I genitori “artici” devono solo accompagnare i propri piccoli incontro alla Vita, usando tutto quello che già possiedono e rendendoli parte “festosa di quel ciclo”.
Per questo mamma e papà foca, nuotano, saltano, si tuffano e giocano con l’acqua, insieme ai figli.
Sono Vita nella Vita.
Un genitore umano, al contrario, è pieno di apprensioni e di paure, che trasmette ai figli.
Un Uomo gioca pochissimo con i suoi cuccioli e crede di doverli “rimpinzare” di tutto, perché li ha messi al mondo “belli, ma vuoti”, quindi incapaci, e questo gli fa credere di doverli riempire, di essere tenuto ad “istruirli per bene”, spiegando loro tutto, incluso a cosa servono mani, braccia e gambe.
Nella terza dimensione, un piccolo deve capire come funziona il suo corpo stando fermo
( mi rifaccio in particolare agli ultimi 2 anni, anni nei quali è stato “bendato”, messo dietro uno schermo per ore, e poi in classe, ma “distanziato” e reso fermo, immobile. E qui mi fermo io!)
cioè senza fare niente di tutto quello che gli passa per la testa e che l’adulto censura come pericoloso.
Vale a dire: tutto.
Un piccolo d’Uomo, sebbene appartenga ad una specie che si definisce evoluta, sembra l’unica forma vivente che sia da “educare”, mettendoci dentro di tutto.
Se ci pensi, potremmo essere paragonati a un frutto con una bellissima buccia, un bell’involucro, ma vuoto.
Con noi il processo, del tirare fuori, sembra non valga: un piccolo è ignorante, quindi tu gli devi mostrargli tutto, e farlo in modo che provi paura, e che si senta indotto a rinunciare a quell’impresa, stando immobile e comportandosi bene, cioè secondo certi “convenevoli” sociali.
Ma Tu, hai mai conosciuto la gioia di correre in un prato, d’inseguire un farfalla o di salire sopra un albero?
Hai mai fatto le capanne, anche solo sotto il tavolo di casa, per poi giocare a vivere come Robinson Crusoè?
Forse, se tu “fossi stato piccolo” e avessi conosciuto la gioia del correre, del pedalare a più non posso, o del salire sopra un albero, e ora vedessi tuo figlio, annoiato dalle tue cose, sfuggirti e cercare di arrampicarsi sopra un piccolo albero, sorrideresti e lo aiuteresti.
Magari, da adulto, valuteresti, che quell’albero è piccolo per sopportare il peso del suo corpo e allora andresti con lui a cercarne uno adatto e poi gli staresti vicino e lo aiuteresti a salire, a raggiungere un ramo che lo attrae.
Senza urla!
Senza strepiti!
Senza sirene spiegate, né strattoni, con semplicità adulta, lo “accompagneresti”, come fa una mamma foca, in modo che il bambino possa imparare ad arrampicarsi sugli alberi!
Viviamo in mezzo alla natura, proprio come il cucciolo di foca vive sulla banchisa polare, con vista mar glaciale artico.
Tuo figlio non ha paura.
Tu hai paura e gliela trasmetti.
E anche se Tu hai paura, aiutalo, raggiungilo, il tuo posto è lì, al suo fianco; vai da lui e “trova con lui” cosa e come deve fare.
Devi affiancarlo!
Incutergli paura serve solo a te, è uno stratagemma inconscio dell’adulto, per evitarsi la “rottura” di accompagnarlo nella “messa in funzione” delle sue abilità motorie e di tutte le abilità che possiede.
Salire sull’albero gli “insegna” di più che lo stare in un banco.
Voglio sconvolgerti del tutto: anche tu puoi salire sull’albero con lui, per vivere un’esperienza “unica” tra padre e figlio o madre e figlio.
Per farlo crescere al meglio, non devi insegnargli che non si sale sugli alberi, ma semmai devi Insegnagli a salire in modo che non cada.
La tua paura in questa forma educativa attuale è comprensibile e manifesta l’amore terreno verso il “bambino”, che potrebbe in qualche modo scivolare e cadere, ma impedirgli di salire sull’albero, in preda alle tue convulsioni genitoriali è bloccare la sua essenza, impedirgli di essere, fermare la sua crescita.
Tutto quello che ci spinge a metterci in gioco, significa solo che ci chiama e che ci sta dicendo che Tu sei in grado di fare quella determinata cosa.
Se osservi qualcuno che pattina e ti viene la voglia di provare, significa che il tuo corpo percepisce la sua capacità di stare in equilibrio e vuole sperimentarla, vuole metterla in gioco, per tirarla fuori dal cilindro.
L’equilibrio poi lo potrai usare in tantissime altre situazioni nel corso della tua vita, e lo farai con fluidità, proprio grazie a quel giorno in cui salisti su quel paio di pattini.
C’è qualcosa di essenziale, di accrescitivo, di creativo, nel provare, nel mettersi in movimento, nel fare e nel salire sugli alberi.
Se il bambino non lo ha mai fatto, o ha tentato e il genitore lo ha dissuaso, e spaventato, non solo resterà in qualche modo povero di questa occasione, di questa opportunità, e perderà una ricchezza che toccherà tanti aspetti della sua vita.
- Di fronte a un rischio tenderà a evitare quella situazione, oppure a mollare e a permanere nell’immobilità, nella sua zona di comfort.
- Avrà poca stima di sé.
- Ignorerà le sue potenzialità e avrà scarsa autostima.
- Conoscerà poco il suo corpo e le sue innumerevoli prestazioni.
- Fare qualcosa, proprio come salire sull’albero, o correre nella neve o danzare sotto la pioggia è bello e se glielo hai impedito, urlando, da quel momento tenderà a stare alla larga da qualunque cosa richiami la bellezza.
- Lo hai disamorato verso tutto ciò che ignora.
Ogni volta che tu lo privi di qualcosa di bello, nella vita, quella bellezza sarà distante da lui.
Immagina la vita come una corsa in treno.
L’albero, la pioggia, i pattini, la bicicletta, qualunque cosa lui desideri sperimentare, corrisponde a una fermata.
Se il treno sosta e tu ti metti davanti alla porta e urlando gli prospetti una caterva di divieti e di brutte cose che gli capiteranno scendendo a quella fermata, lui farà come tu gli chiedi, ma di sosta in sosta, di fermata persa in fermata, arriverà al capolinea, o alla sua meta, senza aver conosciuto nulla.
Fai come la foca!
Se tuo figlio è incuriosito e ad una fermata del convoglio, vuole vedere quel posto, quindi ambisce a scendere, tu prendilo per mano e scendi con lui, accompagnalo!
Sii il suo cicerone.
Gli stai solo dando l’occasione di conoscere il bello e di farlo “con Te”.
Tu sei la sua sicurezza vigile e lui è la tua gioia e il tuo orgoglio.
Forse in questo momento stai realizzando che la tua Vita ha sofferto parecchio per via dei divieti e delle azioni educative di tipo terroristico, costanti.
Se un piccolo ti chiede di uscire e di correre sotto la pioggia e vuole sgambettare o fare un pupazzo mentre nevica, anche se Tu hai paura che possa prendersi un raffreddore o già lo immagini con la polmonite, prova per una volta a metterti nei suoi panni.
Prova a ritrovare quel piccolo che c’era un tempo in te, quel piccolo che un giorno lontano, stava a guardare fuori dalla finestra, come se fosse un gatto, preso dalla voglia di uscire a giocare, proprio con quel tempo, proprio in quel giorno, senza poterlo fare.
Pensa, ricorda e ritrova quegli istanti.
Se vuoi che tuo figlio arrivi al termine dei suoi giorni sereno e pieno di gioia e pace, quando ti chiede di uscire a giocare sotto la neve o la pioggia o in una giornata di vento, decidi con lui come sia meglio vestirsi e poi accompagnalo in questa sua giocosa impresa, farà bene ad entrambi!
Se invece temi, perché è denutrito, minuto, gracile e sempre ammalato, cerca di trovare il modo di renderlo più forte e più sano, ma soprattutto fa che sia la natura ad aiutarlo, proprio come il cucciolo di foca, così che possa correre sotto la pioggia e danzare, urlare, saltare felice di essere piccolo e di fare qualcosa di allegro e carico di vitalità, insieme a mamma e papà.
Smetti di bloccarlo e di fermarlo.
Ballare per strada, mentre piove, imparando a distinguere il profumo del vento, della terra, di un fiore umido è una gioia così grande, una gioia che lo porta a stare bene e ad essere parte del creato.
Se perde questa fermata, non ce ne sarà una identica e quindi per lui è perdersi qualcosa di molto prezioso, di unico: Sé.
Se Tu conosci la vera felicità e la possiedi dentro, in modo consapevole, è perché un giorno nessuno ti ha sbarrato il cammino, ma ti ha accompagnato, facendoti da cicerone, tanto che ora sei in grado di sentire nel tuo Cuore, il Cuore di tuo Figlio o dell’alunno che ti sta di fronte, e sai quello che Lui sente e chiede.
Om Shanti!!!!
Con Amore Ti degli Arcangeli
NB: Spero sia chiaro che la figura “genitoriale” di cui parlo è una figura presente.
Non si tratta di “lasciar fare al piccolo” di tutto, ma di accompagnarlo, cioè d’iniziare ad approcciarsi a lui da un’altra prospettiva, la prospettiva della Quinta Dimensione.
Chiedere:” Perché lo fai?”
Fargli tirare fuori la risposta ( Lo educo all’ascolto di Sé e dei suoi bisogni) e insieme soddisfiamo i “bisogni” emersi, nella misura “più adatta” a lui.
Il figlio deve poi essere “accompagnato” con l’attenzione dell’adulto.
🧡🧡🧡
Consiglio per chi volesse approfondire il discorso legato anche all’importanza di far nascere un figlio in una “Nuova Dimensione” di prendersi altri minuti, per questa lettura, tratta da un testo di Osho.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Grazie grazie grazie meraviglioso messaggio dal cuore ❤️ carissima Ti un abbraccio dolce da un papà un po’ spericolato 😂😂😂 ma attento ai bisogni del cuore 🙏🤍💙💜💚🧡💛🤍 con grande gratitudine stupendo insegnamento ☺️
Felice serata 💞✨✨✨
Grazie Ti!!! Meraviglioso scritto💛💛💛✨✨✨
Grazie grazie grazie di Cuore
Un dolce e carissimo abbraccio dal Cuore❤
Ciaooo papà “spericolato”!!!
Che sia il tuo “Bambino Interiore” che vuole a volte giocare e divertirsi?
Sono certa che Sei e stai crescendo e questo è in linea con il tuo “Immenso Cuore”.
Che sia una buona serata e un felice inizio di settimana.
In Gratitudine
Om Shanti!
Per Valentina .
E’ un po’ difficile farlo “nominale”, se mi inserisci il messaggio in quello di Francesco
Ci proviamo lo stesso, ringraziandoti e incitandoti a continuare il cammino secondo i “dettami” del Tuo Cuore meraviglioso e grande.
Buona serata, Valentina!
Ahahaha ho sbagliato😅😂😂😂 sto più attenta scusami😅 ah ecco perché…
Un abbraccio e grazieeeeee di Cuore Ti💗