
Essere accettati è quasi un bisogno scritto nel nostro DNA, soprattutto in una società come la nostra, dove il renderci tutti uguali, crea discrepanze, paure e quindi forme di isolamento, a volte veramente forti e difficili da gestire.
Il diverso non piace, non è ben visto, non è amato, né spesso cercato.
Naturalmente, ci sono effettivamente situazioni nelle quali tutti abbiamo bisogno che qualcuno partecipi al nostro vissuto, oppure convalidi le nostre emozioni e decisioni, quindi è perfettamente comprensibile, che almeno ogni tanto si senta questa esigenza e si cerchi di colmarla.
Ma subordinare la nostra felicità all’accettazione degli altri o prendere decisioni basandoci sulla paura che gli altri non ci capiscano, o non apprezzino, è un grosso errore, un errore che ci porta ad alienarci, a sminuirci, … a non essere noi.
I Sioux avevano un proverbio molto interessante:
“prima di giudicare una persona cammina tre lune nelle sue scarpe”.
Perché?
Essi si riferivano al fatto che giudicare è molto facile, capire è un po’ più difficile, ed essere empatici è molto complicato.
L’empatia ti può appartenere alle origini, vale a dire all’atto della tua nascita animica, oppure la si può ottenere o risvegliare solo se si sono vissute esperienze molto simili.
A volte, sperimentiamo la gioia di sentire qualcuno che afferma, deciso, che gli altri lo capiscono, ci capiscono, comprendono le sue/nostre decisioni e le condividono, o almeno ci appoggiano.
E’ bello sentirlo dirle, ma ancor di più, sperimentarlo.
Quando gli altri non lo fanno, ci sentiamo male, ci sentiamo incompresi e anche, a volte, respinti.
Perché quello che gli altri pensano di noi, in realtà dice molto di più di loro che della nostra persona, riflette chi sono loro, non chi siamo in realtà noi.
Se qualcuno critica una persona senza essere in grado di mettersi nei suoi panni, senza mostrare un briciolo di empatia e senza cercare di capire il suo punto di vista, in realtà sta semplicemente esponendo il suo modo di essere.
A parole potrebbe gridare al mondo che noi siamo persone cattive, ma con il suo atteggiamento sta solo mettendo in luce, rivelando che lui è una persona insicura, con una mentalità rigida e piena di stereotipi.
Si critica ciò che non si capisce, non si comprende, non si coglie e quindi, solitamente, non si vuole accettare.
La verità è che dietro ad ogni critica distruttiva quasi sempre si nasconde l’ignoranza o la negazione del contesto nel quale attuiamo la nostra scelta.
Molte persone ci criticano perché non capiscono le nostre modalità, le scelte, le nostre decisioni, perché non si sono messe nei nostri panni, non conoscono la nostra storia, il nostro vissuto, ma lo leggono secondo la loro mentalità e non capiscono cosa ti abbia spinto a prendere una determinata strada.
E’ vero, quindi, che c’è chi ci critica, lo fa, partendo da un’ignoranza profonda ( ignoranza intesa come “non sapere”) e, soprattutto, da una postura a volte saccente, che gli fa credere/pensare di possedere la verità assoluta, ma così non è, per niente e per nessuno.
Esistono infinite casistiche e situazioni normali e anomale.
Spesso poi, le persone criticano perché vedono riflesse in noi e nel nostro modo di “operare”, determinate caratteristiche o desideri propri che non vogliono riconoscere o prendere nemmeno in considerazione, perché ritenute “impossibili” in partenza.
Lo scrittore francese Jules Renard ha dichiarato a questo proposito: “… la nostra critica consiste nel rimproverare agli altri di non avere le qualità che crediamo di avere noi”.
Se per esempio, una donna subisce aggressioni ed abusi, di varia natura dal compagno, potrebbe arrivare a criticare aspramente la separazione, oppure il divorzio…
Perché?
Perché non vuole concedere a se stessa un’occasione, quindi rifiutando la soluzione per gli altri, è come se ripetesse a se stessa che non è giusto lasciare lo spazio condiviso con l’altra persona, rinunciare al confronto, e che, per convenzione sociale, se vuole essere una bella e brava persona, deve continuare a sopportare e sostenere questa situazione.
E il lato curioso di tutto questo, è che quanto più dura è la critica tanto più forte è il rifiuto di voler tagliare e sfuggire a questa situazione.
In pratica, a volte la critica distruttiva non è altro che un meccanismo di difesa /“proiezione”.
Chi rifiuta e critica, proietta sugli altri sentimenti, desideri o impulsi che sono troppo dolorosi per lei, quindi non li accetta li percepisce come qualcosa di estraneo e da punire, da lì appunto la critica serrata.
Come sopravvivere alle varie critiche?
Beh, lo sappiamo, sicuramente a nessuno fa piacere essere criticato, soprattutto se le critiche si trasformano in veri e propri attacchi verbali, ma prendiamo consapevolezza che non sempre possiamo evitare queste situazioni, quindi, dobbiamo imparare a convivere con esse, senza che ci danneggino eccessivamente e ci rovinino la vita.
Come fare?
Ecco qualche piccolo consiglio amorevole ed efficace per non scadere in dinamiche faticose:
- Accettiamo che quella è solo un’opinione, un parere, uno fra molti.
Come è scritto sul post iniziale, ciò che gli altri pensano di te è la loro realtà, non la tua.
Quelle persone ci giudicano in base alle loro esperienze, a certi criteri e vissuti personali, ai valori acquisiti … e non ai nostri, sicuramente.
Se chi bolla, si fosse messo nei nostri panni e avesse percorso il nostro stesso cammino di vita, probabilmente la penserebbe in modo molto diverso.
Quindi, impariamo che sono solo opinioni, né più né meno, non verità assolute.
È possibile prenderle in considerazione, per vedere se è possibile trarne qualche vantaggio, oppure se dobbiamo solo cancellarle, respingerle, rimandarle ai mittenti.2. Visto che non lo ha fatto lui/loro, mettiamoci noi al posto di quelli che ci criticano.
L’empatia è un potente antidoto alla rabbia e all’ira.
Non possiamo arrabbiarci con qualcuno quando comprendiamo come si sente e cosa sta vivendo.
Se tutti facessimo questo lavoro non avremmo critiche sterili e soprattutto situazioni di sommo disagio per nessuno.
Così la prossima volta che verremo criticati, se mai capiterà, io spero vivamente di no, e qualcuno cercherà di metterci al suo posto, anche se quella persona non è in grado di mettersi nei nostri panni, facciamolo noi.
Probabilmente ci accorgeremo che si tratta di una persona miope, che non ha vissuto le tue stesse esperienze di vita o che accumula molta amarezza e risentimento verso tutto e tutti, perché la sua vita è faticosa e avvilente.
Analizzare la situazione, ci servirà per cogliere che non vale la pena preoccuparsi per le sue parole, non serve, … è inutile, perfettamente inutile.3. Restituiamo, se proprio desideriamo farlo, la critica, ma sempre con grazia.
Quando si tratta di una critica distruttiva, la cosa più conveniente è di solito fingere di non aver sentito, perché quella persona di solito non è aperta al dialogo: se lo fosse, invece di giudicare e di attaccarci avrebbe mostrato un atteggiamento più aperto, sicuramente diverso, e quindi rispettoso.E’ vero anche, che ci sono casi in cui è necessario porre un limite alla situazione e questo è ammissibile, perché se si tratta di mali estremi, si deve ricorrere a soluzioni sicuramente altrettanto estreme.
In tali casi, rispondi senza alterarti e con frasi concise che non danno luogo a repliche e a sterili scontri.
Cosa far notare?
Semplice!
“Non accetto che tu esprima un’opinione in merito a qualcosa che non sai, non conosci, non ti appartiene”“Non ti è dato formulare illazioni a proposito di qualcosa che non ti appartiene, non sai!”, oppure “Credo che tu non mi abbia assolutamente compreso, capito, e che tu non lo voglia fare nemmeno ora, per cui, se non sai, io non accetto che tu mi critichi”.
A nostra volta, però, non critichiamo, per correttezza e coerenza, soprattutto senza prima pensare.
Nicolò Machiavelli diceva:
“In generale, le persone giudicano più con gli occhi che con l’intelligenza, come tutti possono vedere, ma pochi capiscono quello che vedono”.
Possiamo fare nostra la frase facendo in modo che quando critichiamo la critica contenga i semi del cambiamento e sia costruttiva.
Criticare solo per il piacere di farlo, significa semplicemente che la nostra lingua è scollegata dal cervello e non genere nulla, nella maniera più assoluta, di buono.
Devastare un terreno, senza poi utilizzarlo e farlo fruttare è deleterio e ci accomuna all’altra persona, né più, né meno.
Ricordiamoci la bellissima frase di C. Chaplin:
”Quello che gli altri pensano di te è un problema loro.”
Oppure:
“Fintanto che ti preoccupi di quello che gli altri pensano di te, appartieni a loro”, di Neale Donald Walsch
Ci sono poi momenti nei quali, anche un bel “vai a farti benedire”, come dico io, ci disintossica, ci libera, ci rimette nel flusso uniforme della vita ed anche, quindi, di fare finalmente quello che vogliamo veramente, a prescindere da ciò che pensano gli altri.
Attraverso Il Metodo Benedire, possiamo liberarci dai problemi e dalle preoccupazioni che intasano la nostra mente e “vivere” una vita come noi la vorremmo, senza i “dovrei” che ci inchiodano all’infelicità, dandoci quella sanissima licenza a fregarcene dei giudizi altrui.
Le persone ci parlano, funzionano come specchi.
Le situazioni che viviamo, sono dopo tutto, il racconto dettagliato di noi; ciò che abbiamo dentro e ci distingue, dovrebbe quindi uscire proprio in queste situazioni più particolari, per dimostrare che siamo diversi dagli altri.
Il nostro inconscio proietta parti di noi all’esterno per darci modo di sbrogliare la matassa e di scinderne le varie parti, così da osservarle meglio…
Nell’altro noto ciò che non mi piace, non amo, non vorrei vedere in me …, quindi la clemenza dovrebbe essere d’obbligo …
E’ un modo per amarsi, non solo e tanto per amare anche l’altro.
Ecco perché sosteniamo che ignorare è sinonimo di forza, perché richiede una grande dose di volontà unita a una lucidità mentale impeccabile, ma è anche sinonimo di saggezza, perché che ci piaccia o no, saggezza in questo mondo spesso significa sapere e volere tener chiusa la bocca…., in mezzo a un oceano di critiche inutili e sterili.
Cerchiamo di essere la differenza, che vorremmo vedere negli altri, nel nostro prossimo e nel Mondo.
Amorevolmente, Ti degli Angeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜