
Accogliere un’altra persona, per nutrire un rapporto inteso come pura relazione sociale o affettiva, è sicuramente un’impresa all’interno del modo di vivere odierno, perché tutto dovrebbe partire dall’Anima, non dalla testa o dalla spinta emotiva del momento.
Sono pochissime le Anime che hanno questo tipo di “potere” espressivo e quindi possono riescono ad Essere se stesse, esprimendosi appieno, anche se calate in una realtà duale un po’ strana. In genere tutto accade e tutto ruota intorno alla fisicità e alle parti più esterne di noi.
Immagina la nostra essenza umana, dandole la forma di una Matrioska.
La parte veramente capace di agire in modo funzionale, per dare voce e spazio ad una vita vera, è la parte più piccola e interna, la bambolina centrale, la quale è però compressa all’interno di altre 4 parti, che le impediscono di muoversi e di agire al meglio.
Ogni bambola ha le sue verità, i suoi pensieri, le sue credenze, i suoi bisogni, le sue chiavi di lettura del tutto.
Una relazione parte da una di queste bambole e va a raggiungere una delle parti bambola, di un’altra persona.
Il rapporto può partire e toccare la stessa bambola o due bambole ben diverse, generando quindi una situazione multiforme.
Se la relazione nasce a livello fisico, coinvolge solo il guscio esterno, la bambola più grossa, e più superficiale e si troverà presto a non concordare con ciò che parte dalla seconda bambola, la quale rappresenta un altro lato, un altro aspetto della tua persona e la stessa cosa avviene poi con le successive bambole, ciascuna con le proprie proposte personali, pensieri, emozioni specifici, credenze, limiti e vuoti.
L’Anima appartiene all’Amore, è Amore e quindi è l’unica in grado di accogliere l’altra persona, qualunque cosa dico o faccia, perché l’Anima sa visualizzare perfettamente quanto sta accadendo e riesce a restare ferma nella sua serenità.
Il problema è che non coltiviamo questa bambola interiore, questa parte immortale, questa scintilla divina, quindi non la rendiamo parte attiva e primaria della nostra Vita, soprattutto relazionale, la quale Vita risulta faticosa, mutilata e legata a delle parti di noi, o frammenti, che spesso la trasformano in un mare tempestoso, impossibile da domare, da placare.
Se tu, Anima, non lavori con sinergia con questa parte profonda di te stesso, fatichi ad amarti e ad accoglierti e fatichi, naturalmente ad amare e accogliere le altre persone, cioè chi vive fuori di te.
Visto che sei comunque nato per creare relazioni e star bene con gli altri e in mezzo agli altri, cerchi, perché non vuoi essere una piccola isoletta, sommersa da problemi e solitudine, qualcosa o qualcuno che ti faccia stare bene e quindi crei una relazione compensativa, cioè un legame amicale o apparentemente più profondo, emotivamente parlando.
L’altra parte dovrebbe offrirti quello che ti manca e tu la tratti con tutto riguardo, perché ne hai bisogno.
Lei, a sua volta, coinvolta dalle tue attenzioni, si sente gratificata e quindi interagisce con te e ti risponde, per poter conservare il benessere che il tuo riconoscimento le offre.
Prova per un istante a visualizzare l’Amore che ciascuno di noi dovrebbe avere in sé, come un sole.
Il sole si irradia ovunque e porta beneficio a tutto ciò che gli sta intorno, non solo ad un bicchiere sul tavolo o qualche altra cosa, ma a tutto.
Quindi ciò che tu offri o ricevi in maniera “compensativa”, non è vero Amore, perché è unidirezionale e ti crea una condizione falsa.
E’ un surrogato che inizialmente ti appaga, poi si trasforma in una sorta di idolatria e quindi in una forma isolante e che ti spoglia della tua libertà.
Chi ti ha scelto ti tiene chiuso in pugno e non ti lascia avere contatti con niente e con nessuno.
Ma l’Amore, quello vero, quello che arde dentro l’Anima, non ha confini e non offre Luce solo a qualcuno, a qualcosa o in una sola direzione, perché altrimenti non è sole, non è Luce, non è Amore.
E’ il credo collettivo, quello che viene cantato anche nelle canzoni, che ci tocca il cuore, che ci fa pensare che si tratti di vero amore, quando è esclusivo e visto spesso come “salvifico”.
E’ un amore possesso, mentre l’Amore lo esclude, nella maniera più assoluta e totale.
Se l’hai dentro lo irradi e non puoi sostenere che ami gli altri, ma fatichi o non sai amare te stesso, perché non amarsi, significa non coltivare questo fuoco sacro, non riconoscerselo, ma se non lo riconosci non l’hai e se non l’hai, non lo puoi offrire…
E’ una Luce e per mandarla fuori di te, la devi avere in te.
Più si espande e più perde forza, mentre al tuo interno è intensissima, perché deve essere il “cuore” da cui si irradia, il punto centrale, il ceppo che emana calore.
Pensa al camino.
Più sei vicino, più parteci al suo calore, più sei distante, meno lo senti, ma la legna che arde dentro il camino, è tutta incandescente, non è fredda dentro o spenta e per questo irradia calore; il fenomeno parte da lei e si espande.
Un ceppo acceso, non conosce né il possesso, né il controllo, lui dà e basta; possesso e controllo non creano libertà e non sono espressione dell’Amore.
Tu puoi essere e vivere ogni realtà da un punto di vista biologico, in senso psichico e già questo è più arduo e poi da un punto di vista spirituale, cioè un punto di vista, di cui, oggi come oggi, è difficile anche solo parlarne.
Pensa a quando partorisci una certa cosa, come mettere al mondo un figlio o scegliere di essere amico o di stare con una persona.
Se tu hai fatto un certo percorso, sei come un vaso pieno di Luce e di Amore, quindi non sei vuoto e non cerchi nulla che ti riempia, ti colmi, ma al contrario semplicemente ci sei e ti esprimi irradiando quello che hai dentro.
Sei felice quando dai, quando esprimi questa parte interna.
Se tu riconosci al tuo bambino tutti i suoi aspetti, anche e soprattutto quelli spirituali, lui poi andrà esprimendoli, in un interminabile crescendo e non sarà mai una persona vuota, una persona che cerca qualcosa o qualcuno che lo colmi o che lo aduli, lo faccia sentire al centro di ogni attenzione.
Lui è un vaso, colmo di quello che tu e la tua compagna gli avete permesso di mettere in gioco, di far emergere, di far uscire, partendo dalla bambolina interiore.
Se sei a 100 non hai bisogno né di andare alla ricerca dell’arca perduta, né tendi a creare strane modalità relazionali.
Dai amore e ti ricarichi proprio nell’atto stesso del dare.
Ti rigeneri.
Perché questo non accade?
Perché è tutto “ogm, modificato”, per cui due persone si cercano e attivano tutti i meccanismi distorti, e ne ho accennati alcuni, che portano solo situazioni pesanti e faticose da gestire, situazioni che le donne sostengono in un certo modo, i maschi in un’altra.
E’ necessario eliminare il giudizio e stare nella verità, perché così tutto ciò che scopri in te o nell’altro, che non è al top, non ti mina, non ti intristisce, non ti mette fuori asse, e lo accogli con attenzione, perché puoi fartene carico.
Così non entri in una fase di lamentela, accusa e pretesa, ma di pulizia e di crescita.
Allora alcune parti della fisicità, della diventano una solida spinta anche per la crescita spirituale e quindi per creare un qualcosa che attualmente fatichiamo ad avere e quindi a mettere in gioco in maniera costruttiva.
La parte profonda di ciascuno di noi, non può essere annientata e dimenticata, ma va coltivata e resa libera di essere.
Ti degli Arcangeli
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