
Da tempo penso che lasciare il mio lavoro come insegnante, mi permetterebbe di dedicarmi interamente al Blog, che rappresenta una grossa parte della mia vita, ma farlo non è semplice, almeno per me, e questo perché amo intensamente quel tipo di lavoro, anche se sempre meno sostenuto dall’opinione pubblica, dalle strutture politiche e culturali e a volte dalle famiglie stesse.
Lo sento mio, sia a livello attitudinale, che a livello di abilità, di aspirazione, che di predisposizione.
Il Lavoro rappresenta una grossa parte della nostra giornata e ciascuno di noi dovrebbe svolgerlo con amore e dedizione, senza la minima ombra di affanno e di affaticamento, ma so che sovente non è così, non lo viviamo e non lo sperimentiamo al meglio, ma come un qualcosa di tossico e deprivante.
Quando parlo della Costituzione ai ragazzi, essi rimangono straniti per alcune mie dichiarazioni di partenza, ma seguendo poi il mio discorso e confrontandosi con me e tra di loro, arrivano poi a riconoscere l’estremo valore di quanto dichiarato in quelle pagine a proposito del lavoro e della nostra dignità umana.
Tutto inizia con la famosa dichiarazione che la nostra penisola è “una repubblica, fondata sul lavoro”.
I giovani non amano faticare e hanno come credo, interiorizzato nel vissuto familiare e sociale, che lavorare sia faticoso, non bello, obbligatorio, una specie di schiavitù alienante, che ti assorbe interamente, facendoti trascurare qualsiasi forma di affetto e legame, e che in cambio ti offre quello che ti serve per mangiare, avere una casa e qualche svago.
L’aggettivo più frequente, a cui viene associato, è faticoso e indispensabile per vivere.
No, il lavoro non è indispensabile per mangiare, ma per “permetterti di esprimerti” e di stare bene prima interiormente e poi economicamente.
lo so, ti può sembrare una pazzia un’affermazione di questo tipo, ma il problema di fondo è che quello che abbiamo in testa e che corrisponde effettivamente a quello che i più sperimentano, non è in realtà né il lavoro in sé, né tanto meno quello che tutti vorremmo e che, guarda caso, la nostra Costituzione auspica e sostiene proprio per noi, al suo interno.
Nella nostra “bibbia” sociale, non si parla di “schiavitù del lavoro”, ma bensì di una società fondata su qualsiasi forma di attività umana, che ci consenta di esprimere chi siamo.
Ecco allora che tu puoi scegliere di fare il postino, l’astronauta, il chirurgo o il fruttivendolo, ma lo fai perché ti piace, perché quell’attività ti esprime e ti consente di mettere in gioco le abilità che possiedi, la tua forma di intelligenza personale, le tue aspirazioni profonde.
Pazzia?
No! Semmai si tratta di follia, cioè di quella rispondenza istintiva, di Steve Jobs, di Michelangelo o di Paganini, cioè di un qualcosa che la società attuale, stra omologata, disconosce, a favore di una scelta di fondo legata solo alle richieste del mercato e quindi ad una sorta di “adeguamento generale” a tutto questo.
Ho ascoltato attentamente, anche quest’anno chi è venuto nella mia scuola a presentare gli Istituti Superiori: nessun docente, fatta eccezione di uno, su 7, ha suggerito ai ragazzi di scegliere l’indirizzo superiore, tenendo conto dei propri desideri, delle proprie ambizioni, delle abilità e della propria logica.
Ma se non ti chiedi chi sei e cosa desideri fare da grande, quale sarà il tuo futuro?
Acquisteresti mai un abito, senza mettere in gioco i tuoi gusti a proposito del colore, del taglio del tipo di indumento che hai in testa?
Cosa fai quando decidi di andare ad acquistarne uno?
Sicuramente non entri in un negozio e lasci che sia la commessa a darti quel che le aggrada, ma fai una richiesta ben precisa, in base al tuo “bisogno” del momento ed ai tuoi gusti, e spaziando dall’intimo, all’abito, alla polo o ad una giacca estiva, autunnale o invernale.
Hai bisogno di un cappotto e ti muovi per scegliere un cappotto.
Sei rimasto senza intimo?
Vai in un negozio che possa soddisfare questa tua esigenza.
Se ti servono le mutande, non vai ad acquistare frutta e verdura, così come non entri in un negozio di calzature.
E allora mi spieghi perché, se non lo fai per un indumento, e per qualsiasi altra forma di acquisto, perché devi in campo lavorativo, sapendo che occuperà almeno un terzo delle ore della tua giornata, quindi della tua Vita, ti muovi in altra maniera e vai a chiedere al mercato quel che lui si aspetta da te e ti adegui, senza tenere minimamente in considerazione ciò che hai in testa, che ti va, che sai di poter fare?
Un lavoro scelto senza averne il desiderio, né le competenze, né la minima forma di innamoramento è una “sorta di prostituzione”, di vendita di te stesso, in cambio di denaro che non vale assolutamente il sacrificio che stai perpetrando.
Come starai poi serrato in quel ruolo?
Sicuramente sarà il “ricalco di quello che prova tuo padre e magari tuo nonno”, se lo stacco generazionale è minimo, ma sicuramente sarà una sorta di catena al collo, che cercherai di allontanare da te e che immaginerai e poi vivrai o meglio subirai, come un mostro.
Sono pochissime le persone sorridenti e innamorate di ciò che fanno e questo proprio per la modalità con cui si arriva a scegliere il proprio lavoro: come suggerito dai docenti ascoltati, si guarda cosa il mercato richiede, di cosa ha bisogno, e poi si cerca di rientrare in un settore, oppure in un altro, scegliendo “il meno peggio”, cioè quello che in qualche modo rientra almeno un poco nelle tue grazie.
Non è così che dovresti scegliere cosa vuoi fare nella Vita, ma puntando su ciò che più ti attrae e che non vedi l’ora di compiere.
Mi rendo conto di essere anacronistica, perché c’è chi ribadisce e sostiene che la “condizione attuale” ci priva di ogni libertà di scelta e di espressione personale, ma sebbene non sia un’economista o una statista, non è così.
Oggi, più che mai, c’è bisogno di “novità” e di libera espressione per portare sia la persona alla propria realizzazione che la società ad un “vero benessere”, nel pieno rispetto di tutto e tutti.
Il lavoro per la Costituzione non è il lavoro “che ti viene proposto oggi”, sia chiaro, ma è un modo per ESPRIMERE TE STESSO, e DARE UN CONTRIBUTO alla comunità a cui appartieni.
La scuola è importante perché ti aiuta, ti guida nel conoscerti e quindi nel metterti in gioco in maniera corretta, anche in ambito lavorativo.
Talenti, predisposizione ed aspirazioni.
Quali sono i tuoi, te lo sei mai chiesto?
E il tuo lavoro ti permette di metterli in gioco? Tutti?
La prima cosa che devi osservare in te è quale sfera ti appartiene di più, cioè se preferisci lavorare con la testa o con le mani.
Nella società attuale tutti ambiscono ad attività di tipo logico, ma in realtà parecchie persone hanno più feeling con ciò che nasce dalle proprie mani e con la creatività.
Ognuno di noi ha la “sua intelligenza” e calcolando che 7 sono le principali, basta che ti osservi per capire in quali ambiti puoi metterti in gioco: linguistico- verbale, logico-matematico, motorio-corporeo, visivo-spaziale, musicale, intrapersonale e interpersonale.
Puntiamo sempre molto sulle forme di intelligenza logico/matematica o linguistica, ma esistono anche quelle della sfera artistica/espressiva e poi quelle personali ed interpersonali.
Nel passato spesso si partiva da altro.
Per esempio i Greci o gli Egizi.
Mettendo al primo posto attività che richiedono tipi di logica diverse, stimoliamo le parti emotive e quindi andiamo a creare attenzione, rispetto all’altro ed empatia.
Danza, musica, arte, canto e movimento in genere sono ottimi alleati per la crescita della persona, anche in ambito relazionale.
Le attività poi che ne possono scaturire sono molteplici e sicuramente più numerose, rispetto alle attuali.
Quello che ci affascina è avulso spesso dalla logica e di difficile controllo da parte di quest’ultima, quindi tutto quello che tu fai, lasciandoti dirigere dalla tua mente, non trova rispondenza nel tuo profondo e per questo non ti dà gioia e non ti permette di agire con trasporto, amore e fantasia.
Quando ti innamori di qualcosa o di qualcuno, agisci, secondo te, spinto da un input logico/matematico o dalla parte passionale di te?
Beh, credo che la risposta sia ovvia.
Quindi anche in ambito lavorativo devi ascoltarti e seguire l’onda che ti viene da dentro.
Ma quale genitore ti sollecita ad ascoltarti in questo modo e sostiene queste tue “fantasie emotive”?
Credo ben pochi o nessuno.
Meglio un figlio ragioniere, che poi qualcosa da fare, qua e là, lo trova, che un figlio ballerino o peggio ancora musicista.
E’ importante educarci, anche se nessuno lo ha fatto prima, abituarci a parlare a fondo di noi, di cosa ci piace, di cosa amiamo e desideriamo fare, proprio per “capirci”, per conoscerci per primi.
La nostra evoluzione ed espressione parte proprio da lì, non dal lato logico e matematico, ma emotivo.
Capire le tue emozioni è vitale e senza questa forma di consapevolezza, che poi ti aiuta e ti rende capace di fare lo stesso con gli altri, tu diventi o meglio sei una persona dominata da passioni tristi.
Fondamentalmente sto parlando delle emozioni più gettonate del momento, nella nostra società, cioè: rabbia, tristezza e paura.
Son loro a fare da padrone, sostenute e incrementate da tutto un “ordine”, che le alimenta e le fa proliferare a macchia d’olio.
Per questo continuo a parlare in maniera molto diretta in questi giorni, negli ultimi articoli, perché servono poche informazioni, capaci di farti riflettere, indurti ad una presa in carico di nuovi comportamenti, attraverso tecniche semplicissime e molto efficaci, che diventino in breve uno stimolo unico per farti stare bene e vivere al meglio.
Non voglio istigarti a mollare nell’immediato il tuo lavoro, ma spingerti a cogliere quali aspetti puoi modificare e come puoi riconvertirlo, per stare al meglio e dare al mondo chi sei e quello che puoi dare.
Sicuramente non si tratta di ciò che nasce oggi dal tuo lavoro, se ti rattrista, lo vivi come una schiavitù infima e non ti senti realizzato e felice.
Se tu vivi in piena connessione solo con il tuo Ego, vivi immerso in queste emozioni e le tue condizioni sono quindi rabbrividenti e tossiche.
Tu stesso produci il tuo veleno ed è un veleno di tipo psicologico, psichico, quindi un veleno che si infila ovunque e deteriora tutto in te.
Non ti è mai capitato di aprire la porta del luogo dove lavori e di avvertire a livello energetico una sorta di energia “repellente”?
Di sentirti spinto indietro, oppure di avere la voglia di andartene da lì?
Perché?
Perché i luoghi di lavoro sono saturi di energie negative, cioè di ansia, preoccupazione, stress, paura e chi più ne ha e più ne metta.
Superata una certa ora della giornata poi, a volte hai la sensazione di soffocare e che l’aria lì dentro sia priva di ossigeno.
L’irritabilità, la rabbia, la fretta, l’urgenza, quindi il senso di incapacità nell’affrontare le cose e nel poter fare al meglio qualsiasi cosa, sono padrone incontrastate di certi ambiti ed ambienti lavorativi.
Dove c’è fretta, poi, non riesci a ponderare e quindi a prenderti in carico una cosa in maniera proficua, così come non sei in grado di stabilire delle priorità utili, invece, e necessarie, per sfruttare al meglio il proprio e l’altrui tempo.
Queste sono emozioni deleterie e sono l’espressione di una situazione che ci farà convolare solo verso la malattia.
Infatti abbiamo molte malattie di tipo professionale, che non sono legate ad attività in miniera o a contatto con sostanze chimiche o comunque pericolose, ma dovute a tutta una serie di emozioni che poi scatenano ferite di tipo psichico, emotivo e quindi fisico/corporeo.
Se molte persone si ammalano in questo modo, sta male e si ammala anche la “psiche” della nostra comunità.
Così assisti a comportamenti “deviati” in tanti ambienti e anche i social ce lo dimostrano, ce lo manifestano, con tutte quelle frasi irriverenti, quelle forme di cattiveria gratuita e di aggressività verbale e di maleducazione.
Mai osservato anche i modi con i quali i giornalisti si rivolgono dagli studi televisivi a tutta la popolazione della penisola: parlano a raffica, in maniera spesso automatica, come fossero robot, senza manifestare la minima emozione e reazione personale; anche la notizia più tragica, viene espressa con una velocità stratosferica, con una dizione attenta e le migliori parole strappalacrime, ma senza il cuore.
Dei robot.
Ma non siamo robot e non siamo senza un’anima.
Sempre eccitati e agitati, sempre ansiosi e astiosi.
Perché?
Perché non ci muoviamo dal cuore, ma da altro.
L’ascolto poi è quasi inesistente, infatti una dinamica dura da scardinare, soprattutto tra gli adolescenti, è l’assoluta assenza di voglia, desiderio e capacità di ascolto e di presa in carico di un qualcosa che non gli appartiene, non li riguarda in prima persona: se è successo a me guai, se è successo all’altro, chi se ne frega.
Del resto la politica familiare è spesso quella di farsi gli affari propri e non impicciarsi di cosa fa o succede ad un altro ragazzo.
Ma c’è un modo per vivere felici e connessi?
Connesso prima di tutto a te stesso.
A chi sei.
A ciò che desideri.
A quel che vuoi e puoi offrire e fare dolcemente, delicatamente e con presenza amorevolmente per il mondo e gli altri.
Ci molte cose da trasformare per avere una società in cui la nostra forza interiore si possa esprimere, ma soprattutto possa ancora vivere, esistere e quindi manifestarsi.
- Essere felici: non lo siamo mai in profondità, perché comunque ci manca quell’allenamento a mettere in gioco quella nostra “sensibilità”che la mette in gioco, la fa riemergere ed espandere.
- Poi, viviamo e cresciamo senza “lo sforzo” e quindi senza la consapevolezza di quanto sia bello aver tagliato un traguardo, avercela fatta con le proprie gambe.
- Il nostro unico sforzo o quello che va per la maggiore è quello di “evitare la fatica ai nostri figli”, perché altrimenti, poveri, si esauriscono, ma così facendo non li mettiamo nella condizione di mettersi in gioco, di testarsi e di voler superare se stessi, prima degli altri.
- Dare ed avere paletti fermi e sicuri; le nuove generazioni non ne hanno, perché non li hanno avuti. Abbiamo tutti bisogno di sì e di no fermi, invalicabili, costruttivi.
- Senso di responsabilità.
- Grandi iniezioni di humor, tenerezza, attenzione, ascolto, passione, fantasia e tanto altro.
- Avere autostima e quindi credere in sé e nelle proprie “intuizioni”.
- Saper andare contro le modalità correnti.
- Essere persone serene e libere.
- Capire il valore del lavoro, cosa esprime e quindi come trovarlo, come crearlo a propria misura ed immagine.
- Darsi chance.
- Credere in se stessi.
- Coltivare la capacità di vedere ciò che è un problema e ciò che non lo è.
- Saper scegliere ciò che è prioritario e quindi attivarsi per raggiungerlo.
I nostri bambini vengono sottoposti a stress Emozionali che li portano a vibrare come corde di violino e quindi a riflettere ciò che assorbono.
Certo, magari a parole ti riferiscono che sanno perfettamente che scuola vogliono fare e poi che lavoro svolgere in seguito, ma in realtà si tratta di scelte fatte a tavolino, con la famiglia e gli amici, in base al mercato, non alle vere attitudini del ragazzo, né tanto meno in base alla sua intelligenza, che spesso è stata sopraffatta dal lavoro e dai credo di appartenenza.
Solo se sai chi sei, sa i cosa farne della tua vita.
Quindi, se oggi brontoli del tuo lavoro e dei colleghi, parti da te e vedi di capire chi sei in verità e cosa desideravi un tempo per te.
Li hai ottenuti?
Se sì, perché e come, così da trasmetterli ad altri, tuo figlio incluso, se ce l’hai, oppure per guidare altri a non perdersi, se ora ti accorgi di non essere sicuramente innamorato della tua professione, del tuo lavoro.
Da scuola passano tutti, quindi io so di poter fare molto, soprattutto in ambito formativo, perché manchiamo delle basi, dei prerequisiti indispensabili per vivere al meglio e lavorare in maniera dignitosa e proficua.
Non c’è bisogno di vivere in Egitto a costruire le piramidi, per sentirsi “fuori luogo”: basta svolgere un lavoro controvoglia e con poca passione.
Vuoi essere una persona appassionata?
Parti dal tuo lavoro e cerca di esprimere bene chi sei e di “regalarlo al mondo” e tutto sarà magico sia per te che per chi avrà la fortuna di incrociare il tuo cammino.
Namasté - ti
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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