
“La morte è bellissima, così come è bella la vita, se sai comunicare con la morte.
È bella perché è un rilassamento.
È bella perché, chi muore, cade di nuovo nella fonte dell’esistenza,
per rilassarsi, per riposarsi, per prepararsi a tornare di nuovo.”
Osho
I tempi particolari che stiamo vivendo, stanno apportando sostanziali trasformazioni in parecchi ambiti; da secoli, le varie professioni di fede hanno sostenuto l’immortalità di una parte della persona, cioè di quella parte insondabile dell’essere umano, che ne costituisce la vera essenza e il cui destino, una volta avvenuta la separazione dal corpo fisico, diverge a seconda del credo.
In molti quindi, soprattutto ora, sostengono che una parte di noi continuerebbe a vivere di vita propria, anche dopo la perdita della nostra parte materiale, con la morte.
Essendo quindi più irradiati di Luce Divina, quasi inaspettatamente, buona parte di noi ascolta e si interessa maggiormente ai problemi inerenti appunto questi passaggi e la stessa scienza ha intrapreso una serie di studi volti a dimostrare la fondatezza o meno di una simile affermazione.
Oggetto di attenta analisi, sono soprattutto le Esperienze di Pre – Morte (conosciute con la sigla NDE), cioè i racconti di coloro che sono ritornati alla vita, dopo essere rimasti per alcuni minuti in uno stato di completa assenza di attività vitali e di cui, probabilmente, avrete sicuramente qualche volta sentito parlare.
Molti di loro, indipendentemente dalla fede di appartenenza, dalla cultura e dalla posizione sociale hanno riferito al personale medico e/o ai familiari ed amici di esperienze straordinarie e molto simili tra di loro, che sembrano testimoniare l’esistenza di un Aldilà.
Testate e trasmissioni televisive hanno infatti dedicato anche speciali a persone che riferiscono di queste loro straordinarie esperienze.
Queste persone in generale, si sono sentite trascinare o hanno percorso spontaneamente, come rispondendo a un richiamo d’Amore, in un tunnel di Luce sfolgorante, intensa, a volte quasi solida, e sono arrivati in un luogo meraviglioso, pieno di Pace, Amorevolezza, Serenità … Amore…
In pochi attimi, essi riferiscono di aver rivissuto tutti i momenti più importanti della propria esistenza terrena, oppure di aver incontrato i loro cari, ormai defunti, o aver visto alcuni tra gli Ascesi o gli Esseri superiori che ci illuminano e guidano.
Una situazione molto frequente è data dalla nitida sensazione di separazione dal corpo: chi vive una NDE, riferisce spesso di essersi visto, dall’alto, di aver colto perfettamente tutto quanto stava accadendo al suo fisico, mentre i medici tentavano di salvarlo o i familiari si disperavano.
Sappiamo che la medicina è sempre stata poco propensa ad accettare queste situazioni; ciò ha generato profonde lacerazioni nelle persone rientrate da questo breve, ma intensissimo viaggio.
Come tutte le esperienze straordinarie sono accadute con un preciso intento e il fatto di non trovare accoglienza tra i vivi, non ha mai permesso una positiva e doverosa rielaborazione di questi episodi, tanto che qualcuno lo ha addirittura taciuto, per paura di giudizi negativi.
Ero molto piccola, quando un amico del nonno, in seguito ad un infarto giovanile, visse una situazione di questo tipo.
Ricordo ancora la concitazione con cui, nella cucina dei miei nonni, lui riferiva a tutte le persone presenti della meravigliosa esperienza vissuta, con molti particolari.
Io rivedevo, attraverso di lui tutto quello che gli era capitato; lo trovavo bellissimo e ingiusto per lo scetticismo con cui i grandi lo ascoltavano.
Egli diceva che i medici erano rimasti terribilmente sorpresi dalla precisione con cui egli aveva riportato tutte le fasi del processo di rianimazione; nonostante questo, lo avevano invitato a non parlarne in giro.
Lui, al contrario, eccitatissimo, dichiarava che lo avrebbe riferito a tutti, perché essendo non credente, era ritornato “rinato”, come diceva lui e con il compito preciso di sostenere gli altri e di aiutarli nella malattia.
Già, uno scavezzacollo, rispedito quaggiù per aiutare chi avrebbe rischiato la vita, esattamente come era successo a lui.
Per me era chiarissimo, vedevo anche chi gli aveva dato tale consegna.
Non era la stessa cosa all’interno della mia famiglia paterna, dove in genere si accettava bonariamente il fatto che lo avessero rispedito quaggiù perché troppo birbante.
La scienza, anche nel suo caso, parlava di semplici allucinazioni, prodotte dalle endorfine rilasciate in un cervello sotto stress e senza ossigeno,
Questa, del resto è la spiegazione più ricorrente utilizzata da neurologi e rianimatori, i quali si preoccupano solo dell’aspetto fisico e quindi non colgono assolutamente o non mettono in gioco, nemmeno lontanamente, l’altro aspetto, cioè quello spirituale, di solito estremamente attivato e modificato in seguito a queste esperienze.
Oggi MOLTE COSE STANNO CAMBIANDO e quindi non mancano ricercatori contro corrente, che ritengono invece che questi vissuti siano reali.
Uno degli studi più ampi mai realizzati, riguarda il dottor Pim Van Lommel, dell’ospedale olandese Rijnstate di Arnhem; lui è giunto alla conclusione che circa un paziente su cinque, solitamente vittima di un infarto, sperimenta una NDE.
Con il suo team, questo ricercatore, ha studiato i casi di trecento quarantaquattro persone sopravvissute ad un arresto cardiaco e dichiarate clinicamente morte, prima di essere rianimate.
Più di sessanta, tra questi, (62) hanno raccontato di aver vissuto una esperienza di pre – morte, in uno stato di coscienza particolare, con tutte le caratteristiche che ho menzionato prima.
Più di quaranta pazienti hanno radicalmente modificato il proprio modo di vivere, reputandolo inadeguato e senza senso, prima di tale esperienza.
Tutti i pazienti esaminati da lui, erano stati dichiarati clinicamente morti; tutti coloro che parlavano erano ritornati alla vita, ma non tutti avevano sperimentato esperienze di premorte o sembravano conservarne un ricordo.
E’ come per i sogni: c’è chi ricorda e chi no.
Sicuramente, se a provocare le esperienze NDE fossero solo certi problemi fisiologici, tutti i pazienti, o quasi, dovrebbero vivere la stessa cosa.
Anche il Dottor Parnia, americano, si sta interrogando su cosa accada al momento della morte e le sue risposte hanno contribuito a scardinare le opinioni più comuni, che ci appartengono da molto tempo.
Ci ha così spiegato che mentre in passato si pensava che con la morte cerebrale l’individuo perdesse ogni forma di coscienza, in realtà rimane ancora una forma di esistenza indipendente, provata dai soggetti esaminati.
Molto significativo, per lui,è anche il fatto che le persone che avevano sperimentato un’esperienza fuori dal corpo, abbiano poi, rispetto alle altre, meno paura di morire.
Questo è sicuramente legato alla tranquillità che si sperimenta durante la visita in quei luoghi di grande Luce.
Le sue posizioni trovano comunque molta resistenza nel mondo scientifico e molti critici, del resto nessuno ci ha “edotti” a questo tipo di esperienze, che esulano sicuramente dal mondo materiale a cui siamo tanto legati.
Altri ricercatori sostengono che non ci sia nulla di vero; sarebbe semplicemente la forza del nostro cervello che conserva delle false memorie, il quale si attiva fino a rendere un’esperienza chiara, nitida, come se fosse un’esperienza reale.
Viene spontaneo chiedersi come un cervello senza impulsi, perché con l’arresto cardiaco il flusso sanguigno si ferma, creare memorie ed esperienze..
Eppure, molte persone raccontano, in modo preciso, quello che è successo durante la loro fase di rianimazione; descrivono con esattezza e precisione, perfino come erano vestiti i medici, di cosa parlavano e come si sono comportati, per tutta la durata della NDE.
Queste scoperte devono essere approfondite; se i risultati verranno replicati, ciò significherà pur qualcosa, così come deve avere un senso la domanda nata e a cui si cerca di dare una risposta, studiando anche quelle che potremmo definire “esperienze di pre vita”, cioè le memorie e le sensazioni legate ad una vita precedente, testimoniate soprattutto da alcuni bambini.
Anche queste, se confermate, proverebbero l’esistenza autonoma dell’Anima e quindi il fenomeno della reincarnazione.
Sono stati analizzati alcuni bambini; i più piccoli possiedono un forte senso di una vita antecedente il concepimento. Perché i bambini??
Perché sono i “più puliti ed immediati”.
Sono stati divisi per origine ed età e gli sono stati mostrati dei disegni e fatte varie domande alle quali i due campioni hanno risposto in modo similare, sebbene appartenenti a due situazioni socio – culturali ben distinte e pur non avendo ricevuto nessuna forma di indottrinamento religioso e/o spirituale.
Hanno ricordi di emozioni precedenti la loro incarnazione, quindi hanno una parte di sé che ricorda qualcosa … di un Mondo prima di questo ….
La Scienza naturalmente non si ferma e non si può fermare, perché tutto deve avere una sua logicità e una spiegazione razionale e dimostrabile sempre.
La fede invece è altro …
Essa appartiene alla modalità di Icaro, non al metodo sperimentale, anche se sappiamo che lo stesso personaggio che ho appena citato partì da questa per provare la validità e la solidità di un’esperienza materiale.
Se dentro di noi riaffiorano immagini, sensazioni ed emozioni che da sempre ci appartengono e che si protraggono anche oltre l’abbandono della nostra parte corporale, significa che una parte sopravvive e vive prima di qualsiasi altra parte di noi …
E’ questa parte che dobbiamo nutrire e coltivare …
Voglio ricordare una frase di Paramahansa Yogananda:”
“L’Anima non può essere rinchiusa entro confini creati dall’uomo,
la sua nazionalità è lo Spirito;
il suo paese l’Onnipresenza.”
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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