
Un Anno Nuovo è appena entrato nella tua Vita, ma spesso non sembra presentare già, dai primi vagiti, nulla di veramente nuovo e stravolgente e questo perché in realtà Lui è parte di Te e sei Tu, con ogni tuo singolo respiro che lo alimenti e gli dai un “corpo, una forma fisica”.
Lamentarti o cominciare quindi a guardarlo con occhi languidi e disillusi, a poco serve.
E’ utile invece prendere in mano la situazione e vedere dove e come sei tenuto a fare la differenza dentro di te, perché anche intorno ci sia questa differenza.
Devi iniziare a fare il tuo “Life coaching”, per migliorarti dentro ed acquisire tutto ciò che ti porta ad Essere il tuo Meglio e quindi avere e vivere un “anno meglio”, per usare una parola grammaticalmente inadeguata, ma risonante dentro e capace di offrirti l’idea esatta di ciò che sto dicendo e voglio passarti.
Devi essere produttivo, per generare giorno per giorno un anno altrettanto “pro- duttivo”.
Vado quindi a ripercorrere oggi alcuni aspetti nei queli vivi, per chiacchierare di varie cose, che spero ti aiuteranno a “trasformarti dnetro” e ad essere quindi perfettamente presente a ciò che fai.
Viviamo in una società nella quale si punta molto sugli aspetti tecnici e sulle conoscenze appunto tecnico di tutto, dimenticando che così siamo come dei robot, macchine.
Formati in questo senso, cioè professionalmente e tecnicamente parlando, lo siamo sicuramente, infatti ci basta guardare la maestria con cui i nostri ragazzi sedicenni giocano ed utilizzano i sistemi informatici, per avere un chiaro riscontro a proposito del nostro “essere capaci di fare una cosa”; il problema è che siamo come macchine, con un “design” perfetto, ma senza un’Anima ed un Cuore, altrettanto presenti.
Ci manca un vero serbatoio, carico di carburante, e tutto il necessario perché il carburante venga messo in circolo, permettendo alla bella vettura di “andare su strada”, come direbbero i tecnici del settore.
E questo cosa comporta?
Comporta che non creiamo legami empatici e NON siamo una squadra, ma un insieme di individualità.
A scuola, fin da piccoli ci si affanna in una direzione che comporta un’acquisizione individuale, di una serie considerevole e seriale di “informazioni”, sulla cui veridicità andrebbe aperto un altro capitolo, e non si lavora sulle capacità personali di interazione, comunicazione ed empatia indispensabili per il nostro e l’altrui sommo bene.
Lavoriamo molto sul mentale, mentre dovremmo approcciare e sviluppare maggiormente l’aspetto fisico, attraverso il gioco, il movimento, la coordinazione e l’aspetto emotivo, sempre se non vogliamo mettere in gioco, l’aspetto prettamente spirituale, di ciascuno di noi.
Diamo quindi alla nostra mente un “ulteriore carico e sviluppo”, con questo tipo di percorso, un carico che la nostra signora mente, già da sola si prende; nutrendola più del dovuto, facciamo crescere le dinamiche e le “fatiche” che lei stessa genera e poi, a sua volta, nutre.
Il mentale non serve per la nostra vera crescita, ma noi lo alimentiamo moltissimo, tralasciando ciò che invece sarebbe veramente vitale e fondamentale, vale a dire la nostra parte emotiva e la parte fisica, che ci mettono in relazione con gli altri.
A cosa ci serve sapere tante cose, se poi non sappiamo vivere bene in prima persona e vivere al meglio con gli altri?
E’ una Società individualista, dove si fatica a lavorare “in team”, con gli altri, e a fare “coppia” con qualcuno, scelto tra gli altri.
Perché?
Perché di base siamo stati e veniamo “educati ad essere isole”, contravvenendo alla nostra natura, così “snaturata” e dolorosamente “ammalata”, da tutto questo.
E’ tempo di prendere consapevolezza di quanto ci sta accadendo e di puntare maggiormente sulla nostra “formazione interiore”, per arrivare ad un benessere esterno e completo e ad avere così, un presente più saggio e sereno ed un futuro più gioioso e pieno, umano.
Oggi se ti presenti ad un colloquio di lavoro, ti accorgerai che certe aziende, più attente e sgamate, non guardano più tanto alle tue capacità tecniche
( quelle, se ti mancano, te le creeranno poi loro, cammin facendo), ma osservano e cercano, con attenzione crescente, le tue capacità di gestione emozionale, insieme con le tue capacità di lavorare nel gruppo e quindi di creare empatia.
Perché?
Forse perché volendo la “somma produttività economica”, vogliono un personale che non crei problemi, sappia e voglia giocare nel gruppo e quindi si faccia portatore di aiuto e di sostegno.
Nessuno, a livello dirigenziale, cerca persone che creino rallentamenti produttivi, dovuti alle proprie “fatiche personali”.
Quello che hai dentro, non risolto, nel gioco di squadra, emerge e in maniera prepotente, creando poi problemi di tipo lavorativo.
Il 90% dei problemi sul lavoro non sono di “tipo tecnico”, ma bensì di “tipo emotivo.
Le persone non riescono a mettersi d’accordo, perchè non riescono a trovare insieme una soluzione; se ti guardi attorno, poca o tanta esperienza tu abbia e possa avere in ambito lavorativo, sono certa che stai assentendo.
C’è sempre qualcuno che cerca di prevalere sull’altro e così non si riesce a creare 1 gruppo, 1 vera squadra, a scapito di qualsiasi capacità tecnica e competenza, esistenti.
Le reazioni emotive, vanno a scapito delle competenze puramente lavorative.
Questi sono i nostri veri e peggiori problemi.
Allora la Società, l’Azienda più efficiente è quella che risolve questo possibile problema alla base, in anticipo, assumendo personale formato dal punto di vista emotivo.
Oggi quindi, per entrare al meglio nel gioco sociale e in quello lavorativo, devi essere una persona che ha ricevuto questo “tipo di educazione” o un soggetto che decide o ha deciso di “darsela” questa educazione, di sceglierla e quindi di attuarla.
La scuola, per ora, ed il mercato del lavoro, in genere, non riescono ad offrirlo e non lo stanno facendo.
Abbiamo tante persone attive e cariche di buoni propositi, nella scuola come nel mondo del lavoro, persone ben preparate, ma lo sono tecnicamente, ma non dentro, nella loro vera essenza e quindi, quel che sanno non lo riescono a dare, non riescono a mettersi in campo nella giusta maniera.
Per loro la società e lo spazio lavorativo, sono come un bel campo da calcio, in una giornata con un nebbione galattico, un nebbione che impedisce di vedere il proprio naso e quindi di giocare.
Non sanno e non possono giocare, perché non sono nelle giuste condizioni per farlo.
Quando ti trovi in una riunione condominiale, oppure di lavoro o conosci o sei una persona implicata in un rapporto di coppia, in crisi, allora capisci perfettamente di cosa sto scrivendo oggi.
Si litiga di fronte ad un problema, anche se la soluzione è lì, a portata di mano; lo spiraglio risolutivo è stato intarvisto, ma non si riesce ad attivarlo, semplicemente perchè c’è una persona che vuol avere ragione, oppure c’è qualcuno che tace, non dice la sua o per paura di nuocere in qualche modo ad un altro collega, oppure perché poi l’altro potrebbe offendersi,o perché l’idea era sua e ne è geloso, o perché non ha le palle per dirgli che l’idea è insana o non è valida.
Insoluti, arroganza, gelosia e mancanza di coraggio la fanno da padroni, e così l’obiettivo viene completamente disatteso, mancato.
E capisci che mancare l’obiettivo in una scuola, in un’azienda, in una coppia o in una riunione di condominio, non è una cosa da poco.
Non puoi non entrare in gioco, perché non gestisci le tue emozioni.
La posta in gioco è troppo alta e tu, prima ancora che un condomino, un compagno o un lavoratore, sei una persona venuta per creare, per collaborare alla creazione, non per distruggere o far mancare il bersaglio a chi tira.
Serve un vero lavoro di squadra, un gioco comune, nel quale tu non sei un “dipendente”, ma un collaboratore, vale a dire una persona che in simbiosi con altre genera costruzioni imponenti e vitali per centinaia di altre persone.
Dipendente è una parola che parla da sola: presuppone una sorta di schiavitù, non di cooperazione.
Qualsiasi attività tu svolga la devi affrontare con il cuore perché ti faccia stare bene dentro e porti ancora più bene anche fuori di te.
Lavorando con gli altri, capisci che devi gestire emotivamente sia te stesso che gli altri e questo ti cura, ti arricchisce, ti fa crescere, ti rende sicuramente una ersona migliore, per un Mondo più giusto, creativo ed Equo.
Se non vuoi giocare in coppia o nel gruppo, puoi scegliere di lavorare alla catena di montaggio, dove compi sempre gli stessi gesti e produci sempre le stesse cose, ma devi sapere che questa ripetitività crea alienazione, non un profitto emotivo.
Il presente è tuo, è tutto da vivere, amare e costruire, ma tu devi crederci e spenderti per Lui, formandoti e dando il meglio di Te, in un gioco appassionato dove se tu tu vinci, tutti vincono, ma se tu perdi, tutta la tua squadra e oltre, perdono.
Il nostro chacchierare spero ti sia servito, anche oggi.
Ci aggiorniamo al 21 di gennaio, tra qualche giorno, quando riprenderò ancora alcune cose, sempre a questo proposito.
Per ora ti dico:
“Hai messo la tuta? Sei pronto a giocare?
Ti aspetto in campo con gioia!”
Amorevolmente
Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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