Cambiare si può

L’argomento odierno è indubbiamente un qualcosa che sto riproponendo da tempo, sia perché fa parte del vissuto soggettivo, sia perché si estende poi al collettivo, e è appunto “il cambiamento”.
Cambiare è normale, fa parte di un equilibrio generale costituito, per permettere alla vita di essere.

Il Cambiamento rientra ed è il fluire naturale di tutto, eppure, mentre la natura “scorre” e lascia che tutto sia, noi, dal momento in cui entriamo in questo stato duale, cioè da quando nasciamo, non facciamo altro che tentare di resistervi.
L’Amore, il lavoro, l’Amicizia li vuoi eterni e così cerchi di fossilizzarli, di mantenerli immutati nel tempo, come fossero in una bolla sospesa a mezz’aria.
Non li nutri con quella presenza attenta e non li lasci scorrere nella loro fluidità e quindi finisci per perderli.
Sei una forma vivente, un uomo seduto sopra la sua canoa, che scivola nell’acqua di un fiume grande, immenso, come è appunto la Vita.
Dovresti sentirti simile all’acqua che ti accoglie, mentre scivoli lungo il viale immenso della Vita, come il fiume che scorre ora placido e silenzioso dentro il suo grande letto, ora più rapido e tortuoso, sempre pronto a far parte di ogni singolo istante, fine a sé, cioè immerso nel godimento dell’istante, ma questo purtroppo non ti accade o accade solo molto raramente.
Tu pensi, progetti, temi e resisti e ti attivi per avere il controllo di ogni cosa e protendi le tue braccia per aggrapparti a qualsiasi appiglio la vita ti offra, nel tentativo di non giungere mai alla foce, di gestire in maniera immutabile ogni spazio ed evento e così, tra una fatica e l’altra, lotti contro la corrente e non vedi, non senti, non respiri, non sei nell’istante e nel fluire del momento.
Ti trovi nella condizione di un canoista troppo impegnato a pagaiare contro la corrente e a voler dirigere la sua imbarcazione dove egli desidera.
Sudi, lotti contro l’acqua e non puoi, non riesci, a partecipare al paesaggio e alle sue magiche offerte.
La tua fatica è immane e ti perdi tutto, assorto come sei nel resistere alla corrente, anziché nell’abbandonarsi al suo incedere.


Quanti doni lungo quel percorso, eppure tu spesso non li vedi e non li “partecipi”, perché l’unico tuo intento è quello di pagaiare dove e come vuoi tu.
Il cambiamento, cioè ogni singolo istante non lo vivi, quindi non ti appartiene e questo spiega perché la foce arrivi per te sempre troppo in fretta.
Yogananda, all’interno de “ Come Vincere le Sfide della Vita”,  parla del cambiamento  e ti rammenta che :”… persino il cambiamento per il meglio – è spesso vissuto con apprensione.
«Se rinuncio a qualcosa» si pensa «non mi resterà niente».
Ci vuole coraggio a rinunciare a ciò che si conosce per l’ignoto.
Non è nemmeno facile rinunciare a un dolore che ci è familiare per una gioia sconosciuta e, di conseguenza, incerta.
La mente è come un cavallo che ha trainato per anni il carro delle consegne: il cavallo si è abituato a percorrere quel tragitto quotidiano, ed è difficile convincerlo a seguirne uno nuovo.
Anche la mente non abbandonerà con leggerezza le vecchie abitudini, neppure quando è consapevole che causano soltanto sofferenza.
Bisognerebbe abbracciare con coraggio i cambiamenti positivi.
Finché le speranze di miglioramento saranno contrastate dalla paura di realizzarle, la mente non troverà mai pace.
Accetta quindi il cambiamento come l’unica costante della vita.
Le nostre vite sono un’incessante processione di vincite e perdite, gioie e dolori, speranze e delusioni.
Un momento siamo minacciati dalle tempeste delle tribolazioni; qualche momento dopo un raggio di speranza squarcia le grigie nuvole e poi, all’improvviso, il cielo è di nuovo blu …”, proprio come accade con un temporale.
Se riuscissi a entrare nella pace dello scorrere, riusciresti a vivere anche i momenti più tortuosi, solo come una parte del tutto e a gustare la pace ritrovata, come un’oasi, un vero Eden, dopo le rapide tortuose, affrontate poco prima.
Invece, vuoi controllare ogni cosa, perché sei sempre nella condizione “del giudicante.
Di fronte ad ogni cosa ti avvali di un pensiero “critico” che è tossico, che formuli male e genera poi il tuo male, perché ti spinge a voler controllare e dirigere ogni cosa ed ogni situazione, pensando e credendo che potrebbe nuocerti.
Non scegli di seguire l’acqua, non ti concedi di essere esattamente lì perché quello è il tuo posto in quel preciso istante, ma decidi e scegli di controllare, perché prevedi, predici, misuri tutto secondo una tua logica, che ti porta a presupporre sempre e solo catastrofi e fastidi e quindi ad agire di conseguenza.
Pensi che sia la nostra natura umana a richiederti questo controllo, mentre è un qualcosa di indotto, di “educato”, anche dal come hai vissuto.
Stare nel giudizio ti porta ad accoglierlo e a coltivarlo.
Non si distingue questa forma “tossica”, dal vero pensiero “accogliente”, il pensiero dove tu prendi quello che c’è e te lo gusti, come se fossi seduto, in qualità di invitato, ad un eterno banchetto in casa d’amici e ti trovassi a poter scoprire cosa di buono ti hanno preparato.
Il pensiero accogliente genera una forma di “intelligenza” divina, radiosa, luminosa, che solo l’Amore sa dare, un’ intelligenza intesa proprio come capacità di “leggere e vedere”  dentro ogni cosa, ciò che veramente la caratterizza e le appartiene.
E’ la condizione del canoista che guarda intorno e “coglie” con amore e compassione, quanto vede.

Questa intelligenza fa parte di una “cultura” personale e quindi anche di una cultura sociale, che purtroppo non ci aiuta e non appartiene alla nostra Anima.
Sei un canoista criticante e vivi in un contesto criticante.
Ma che cos’è la cultura di un popolo?
E’ ciò che egli coltiva.
Noi coltiviamo il pensiero critico, quindi mettiamo in atto azioni ostacolanti, e così generiamo situazioni faticose, che trasformano il nostro percorso di Vita, snaturandolo, e rendendolo difficile e  altro, rispetto alla sua essenza originaria.
La cultura umana è una cultura creata e impostata in modo “resistente”, quindi contraria al cambiamento.
Che tipo di Società vuoi?
Quella odierna o qualcosa di più lineare e vero?

Vivi in un sistema parecchio distorto e lontano dall’essere un luogo adatto al tuo Benessere e alla piena espressione del tuo Sé.
Nei secoli, attraverso l’operato degli Uomini, chi dirige il buio, ha fatto sì che fossimo offuscati e quindi lavorassimo per distruggerci e per fornire alimento a loro.
Dio ci chiama e ci offre mediante gli Angeli, gli Arcangeli e tutte le situazioni della Luce, condizioni, eventi e persone che possano risvegliare in ciascuno di noi l’Amore e quindi l’Intelligenza radiosa e la cultura dell’accoglienza del cambiamento per riportare la Compassione quaggiù.
La Compassione richiede la “presenza”, non la lotta per fermare il flusso di ogni cosa una presenza amorevole per sapere abbracciare ed accogliere ogni cosa, fatto e persona.
Il cambiamento di cui ti parlo, non è però una semplice modifica di ciò che è in essere, perché lavorare sull’attuale significa solo creare un qualcosa che questo sistema sociale sa perfettamente come inglobare e incancrenire, ma un “fare ex novo”, cioè un partire da zero per far nascere e crescere tutto in maniera originaria.
In pratica non si tratta di un restauro, ma bensì di dar vita a una nuova costruzione.
Come?

  1. Scegliendo di parlare in modo nuovo, vale a dire mettere in atto un “tuo modo di parlare” per cui chiunque ti ascolti si senta subito meglio, molto meglio di prima.
    Questo non significa a volte non dire, ma anche quando trasmetti qualcosa che non va, ricordati poi di riprendere quota e di indicare subito la bellezza di altre cose che vale la pena far notare.
    Questo significa che non darai mai solo notizie pesanti, non offrirai giudizi del tutto negativi e non ti abbandonerai mai ad affermazioni devastanti.
    Cerca l’oggettività, piuttosto che seminare terrorismo.
  2. Ricordarti che la nostra priorità assoluta è quella di avere un cuore aperto, quindi tutte le condizioni per stare bene. Se mostri solo gli aspetti negativi, le delusioni, le iniziative deludenti perpetrate, non alimenti il cuore dell’altro e non nutri il suo bisogno di stare bene.
    Il canoista che rema contro corrente da giorni, settimane, mesi ed anni, non ha bisogno di critiche e di notizie devastanti, ma di Amore, che nutra la sua speranza.
    Deve notare che può smettere di pagaiare, che il fiume gli è Amico, che esiste un paesaggio, che lo ritempra, lo avvolge, lo chiama, lo nutre e che può e deve sentirsi parte di quel paesaggio. Così scoprirà che la sera giunge rapida e che il giorno è parso solo un lampo piacevole, colto in tutte le sue infinite sfumature.
  3. Guidarlo così alla Via della Felicità, quella Felicità che da secoli la Società manipolata, e manipolante, gli ha fatto credere che fosse da ricercare nel controllo esterno e nell’avere le redini del tutto.
  4. Così nasce l’ascolto, quello che manca moltissimo nelle nuove generazioni.
    L’ascolto di sé, l’ascolto dell’altro, l’ascolto del Tutto.
    Ascoltare riempie, quindi appaga, quindi crea pace ed amorevolezza, quindi sollecita il riaffiorare della Felicità interiore di ogni persona.
    Se sei un canoista Felice, contamini l’altro, lo includi nelle tue esperienze e fai sì che anche lui possa averle, farle, viverle.
  5. Perché tutto questo accada ti serve solo la “Voglia” di metterti in gioco, per poi contaminare positivamente chi incontri e ti sta vicino. Un compagno canoista che ti vede cambiare modo di affrontare le correnti, ti osserva e poi ti imita, se vede buoni risultati.
  6. IL fuori cambia se tu, per primo, cambi il tuo dentro.
    E’ questa la prima e unica alternativa possibile.
    Accogliere il cambiamento.
    Essere cambiamento, per portare un vero cambiamento.
    Oggi il fiume è stracolmo di canoisti che litigano con la corrente dalla sera alla mattina e dalla mattina alla sera per restare fermi in un punto. Ognuno ha il suo di punto.
    C’è chi lotta per non apportare cambiamenti lavorativi, chi per le relazioni, chi per i figli, chi per dare ai figli ciò crede possa renderli felici.
    Lotte assurde, per creare una staticità impossibile e che, la natura stessa ci mostra, equivale alla morte, perché ciò che non evolve è perché è morto o sta morendo.
    Il figlio che porti in grembo, evolve ogni istante; se non lo facesse morirebbe e tu lo abortiresti.
    Un pulcino nell’uovo, se non evolve, muore e non arriverà mai alla nascita.
    Un seme, se non evolve, non sarà mai un albero e non darà mai frutti.
    Un’idea, se non evolve, non sarà mai progresso e progressione.
    Un Amore, se non evolve, non sarà più Amore. Forse è per questo che ci sono così tante coppie spezzate.
    L’evoluzione comporta che un qualcosa, raggiunto il suo apice si trasformi in altro.
    Cosa significa questo?
    Semplicemente che un’Amicizia può raggiungere il suo traguardo e sciogliersi, un Amore completare il suo percorso e trasmutarsi in altro, per raggiungere altri obiettivi.
    E dov’è il problema in tutto questo?
    Il problema è che tu non vuoi che questo accada, vuoi evitare il cambiamento della tua amicizia, del tuo legame sentimentale, del tuo impiego perché li temi, vederli cambiare ti dà la sensazione di non gestire il tutto, ma tu non devi gestire, devi “accogliere”. Se accogli, prendi ciò che hai davanti e lo sperimenti, lo vivi, lo gusti e quindi non lo rimpiangerai mai, perché ha fatto parte di te, è stato te e tu sei stato parte di lui.
    Un esempio? I figli.
    Li desideri, ma ti metti nella condizione del canoista pensando da subito al loro futuro e questo non ti consente di partecipare al presente, scivolandovi dentro.
    Pensi al corredino, alla cameretta, al colore delle pareti, al nome, a cento e una cosa, mentre lavori e corri dalla mattina alla sera, per procurarti tutto il necessario per accoglierlo e farlo vivere bene economicamente, non spiritualmente, non animicamente, non dentro.
    Gustati invece ogni ora della gravidanza e vivila come fosse l’unica.
    Accarezzati la pancia, falla accarezzare al padre, gusta con il piccino una sorsata di acqua fresca, parlagli…
    Non sai quanto resterà con te, quindi devi fare in modo che dentro di te, che sia un giorno, un’ora un mese o tutti e nove i magici mesi, lui si senta amato, protetto e parte di te.
    E quando uscirà dalla tua pancia e inizierà la “sua storia” in autonomia, se anche le pareti non saranno ancora del colore giusto, sarà tutto perfetto così com’è, perché l’atteso era lui, il bimbo; pensa, poi, come sarà bello poter magari decidere con lui il colore da dare alle pareti della sua cameretta.
    Quando lui nascerà, tu non avrai rimpianti, perché lo “avrai vissuto”, seguendo il flusso del fiume della sua vita uterina e potrai lasciarlo già andare, vivendolo finalmente come altro da te, cosa che oggi non accade, se non rarissimi casi.
    Sono i 9 mesi in cui una donna coopera con Dio per creare una Vita il vero momento della Vita e del fare un figlio; il dopo è già altro e, come fosse una torta sfornata, entrerà in una nuova mutevole e infinita dimensione, frazionato e assaggiato da molte altre persone alle quali tu lo consegnerai e poi lo lascerai, perché questo fa parte del fluire del fiume.
    Quando vedi una mamma che dà il latte nel biberon alla propria figlia di 6 anni, beh è sintomatico.
    E’ il canoista che cerca di stare fermo al centro del fiume, malgrado la corrente dell’acqua.
    Allora arriva la tristezza, perché non vuoi permettere al tempo di prenderlo con sé, non lo senti “vissuto” e quindi ti aggrappi a qualsiasi cosa ti dia la sensazione e l’illusione che il tutto, gestito così, possa restare statico. Ma questo non è reale e crea distorsioni.
    Nessuno di noi può essere sicuro del momento che segue, per questo devi “partecipare al momento in essere”.

Osho disse: “…Accettare questo (riferito al Cambiamento) come l’essenza della vita, accettare questa esistenza che cambia con tutti i suoi umori e le stagioni, questo fluire costante che non si ferma mai per un singolo momento, questa è beatitudine.”
Il lavoro interiore, necessario per questo “salto di qualità” è veramente impegnativo; è molto più impegnativo di tante altre battaglie esteriori.
Richiede autogoverno, cioè il governo di sé, un governo che si ottiene quando sai liberarti da tutto ciò che ti schiaccia e ti spinge verso il basso, verso l’ottava di sotto.
A vincolarti e trascinarti verso il basso, sul fondo del fiume, per capirci, ci pensano sia elementi interni, cioè tuoi, che elementi esterni a te. Devi individuarli entrambi e vedere come sono connessi tra loro e in che modo cooperano al tuo affondamento.
L’Amore stesso puoi viverlo un’ottava sotto come potere o un’ottava sopra come accoglienza.
Sotto lo vivi come elemento di oppressione, come vincolo per legare a te, per non perdere, quindi come strumento di potere, mentre nell’ottava sopra lo sperimenti e vivi come cura di sé e poi dell’altro.
Questo aspetto riconnette al famoso pancione, quando la madre già nei 9 mesi di gestazione e poi dopo il parto negli immediati anni a venire, trasmette questo aspetto  proprio in un’ottava sopra o sotto.
Se il bambino si sente protetto e avvolto, come in una copertina, dai suoi sguardi, dalle sue parole, dalle sue azioni impara a prendersi cura amorevolmente di sé, altrimenti disattende questo bisogno.
Ci sono dei momenti nei quali tu fatichi a prenderti cura di te stesso e quindi anche degli altri.
Per cambiare l’esterno questi momenti dovrebbero scomparire; tu dovresti amarti a prescindere da quanto ti accade intorno, per saper essere amorevole sempre, anche verso chi non lo è.
E’ importante conoscere la persona e sapere come funziona, altrimenti arriviamo sempre alla guerra.
Quella visione d’insieme che ci manca fa la differenza e questo tutto preclude e storpia moltissime cose.
Quando per esempio, la tua lei o il tuo lui ti tradiscono,  tu non riesci a vedere altro che il tradimento e a considerarlo come parte integrante di chi hai di fronte; in realtà chi ami, ha un’Anima, esattamente come te, e la sua Anima, che punta verso Dio, verso l’alto, non ti ha tradito, non lo farebbe mai, pensa a Giuda.
Se tutto in Giuda avesse concorso alla stessa cosa, in lui non sarebbe nato il disagio, la lotta e quindi la decisione finale di non tollerare quel lato di sé, al punto di negarsi la vita stessa.
Quanto è successo è proprio la dimostrazione di come siano parti di noi a fare i casini e queste parti siano quelle psichiche, mentali, egoiche, ma non la nostra essenza animica.
L’Anima è Vita e se tu resti nella sua logica riesci ad accogliere anche questi momenti; riuscire ad ancorarsi a lei, significa non permettere all’esterno di destabilizzarti e quindi riuscire a essere sempre nella dinamica della collaborazione, dell’accoglienza e dell’Amore.

Quando sei in questo stato di benessere, sei un canoista che si abbandona alla corrente, vive nel flusso e non teme nessun sasso o rapida o temporale, perché ha dentro “quel centro di gravità permanente” di cui ci parla anche Battiato, che lo fa stare bene, senza paure e fobie, anche se il corso d’acqua si agita momentaneamente.
E sei nel cambiamento e sei cambiamento.
Ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com
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