Cambio direzione.

La riflessione odierna, nasce da una semplice chiacchierata tra colleghi.
Vedere una situazione in tutta la sua interezza è sicuramente più semplice per chi accoglie una realtà dall’esterno, cioè senza implicazioni dirette di alcun tipo, come semplice ascoltatore dei fatti narrati o come osservatore.
Essere coinvolti in una situazione rende sempre le cose più complicate, perché l’inclusione comporta una visione più ristretta e nasce da una prospettiva di tipo emotivo”, prospettiva che non acquista quel pathos, quando non hai nulla a che vedere con i fatti raccontati.
Chi ascolta non vive in prima persona il fatto narrato e quindi è facilitato nel cogliere  l’essenza dei fatti; la sua posizione è più rilevata e può vedere la storia in maniera più ampia, secondo una modalità più serena, rispetto a chi è emotivamente coinvolto.
La fatica maggiore, comunque, qualsiasi sia il problema che crea una sofferenza,  è che quando la vita ti presenta il conto, la tua reazione è spesso quella di non “voler far nulla” per modificare lo stato delle cose.
Un problema, che sia di ordine lavorativo, affettivo, politico, amicale , economico o di altra natura, ti coglie sempre impreparato e pronto a non voler accogliere la trasformazione.
E’ come se  tu fossi un giocatore , seduto al tavolo da gioco, che improvvisamente, da favorito, diventa un possibile perdente.


Come reagisci? Ci sono due modalità, modalità che originano due soluzioni apparentemente identiche, in realtà con sottesi molto diversi. Colpito dallo schiaffo della sfortuna che ti ha fatto perdere la posizione di favorito,  puoi non mettere in atto l’attenzione e l’accoglienza indispensabili in quel momento, e chiuderti a riccio, arrabbiato con la sorte che, dopo averti chiamato in causa ed illuso, ora ti sta facendo precipitare.
La tua mente, allora, ripensa continuamente alla mano fortunata che avevi e a come te la sei persa e non a come uscirne nel migliore dei modi.
Viceversa puoi farti carico del nuovo contesto e cercare di accoglierlo nel migliore dei modi.
In realtà, sono pochi i giocatori, che accolgono questa situazione sfavorevole,  con fermezza e senza guardare indietro; la stragrande maggioranza, resta seduta al tavolo da gioco e perde tempo e tutto quello che possiede, nel tentativo di cercare di riportare indietro gli eventi, ma senza riuscirci.
La differenza tra la prima e la seconda reazione, determina il tuo raggiungimento di una sorta di professionalità in questo campo.
Il professionista è infatti colui che resta lucido e consapevole, anche nella cattiva sorte, perché sa che ora può contare solo sulle carte che ha tra le mani, non su quelle che aveva o sperava di ricevere.
L’accanimento, la testardaggine, l’attaccamento per una pura questione di testardaggine, di orgoglio personale o di legame al passato non modificano lo stato delle cose e creano solo nuove fatiche, spesso simili alle sabbie mobili, pronte ad ingoiarti.
Il vero professionista, invece, con naturalezza analizza le nuove possibilità  e anche se ha già investito tanto, passa, lascia la sua mano, perché ha la consapevolezza che probabilmente la situazione del gioco personale, può solo riconfermare la sua caduta o peggiorare gli eventi.
Non vincerà sicuramente, così si mette nella condizione di accoglienza dell’evento e quindi vince contro i venti avversi, perché si mantiene nella sua serenità proficua, dimostrando di avere centratura, determinazione, capacità decisionale  e perfetto distacco da ciò che è stato.
Per tre quarti delle persone , purtroppo, non c’è questa accoglienza delle variabili della vita, quindi rimangono nella fissità assoluta, continuando a ripensare al passato.
“Come sto in questo momento? Cosa mi sta succedendo? E quindi, come sono messo?”
Se sono rimasto senza scarpe e piove e tira vento, non posso fingere che faccia caldo e tutto vada al meglio, eppure in molti lo fanno.
Per orgoglio? Per attaccamento al passato? Per incapacità ad accogliere? Per non avere il coraggio di ammettere che le cose sono cambiate? Per paura di perdere qualcosa o qualcuno? La motivazione c’è e va presa in carico, altrimenti le cose non si smuovono e tu resti a fissare il passato, dietro di te, dietro le tue spalle.
A volte, capita, di sentire, proprio come oggi, persone che riescono ad arrivare al totale, anche se poi non lo accettano.
Cosa significa? Significa che riescono a ripercorrere la propria storia, trovano il punto cruciale, dove le cose sono loro scivolate di mano, come la partita al tavolo da gioco, ma fatto questo, non lo accolgono come un “punto per una nuova partenza”, ma come una sosta obbligata, una difficoltà temporanea e quindi scelgono di continuare su quella strada, con una testardaggine inaudita, pur sapendo di aver sbagliato sentiero o rifiutando l’idea di aver sbagliato strada. Applicano quindi l’accanimento “terapeutico”, anziché cambiare sentiero e tentare nuovi percorsi.
Che si tratti del lavoro, di una relazione o di un qualcosa di strettamente personale, poco importa, perché la persona decide di procedere, ripetendo che “ha già speso troppo” tempo ed energie, per rinunciare proprio ora.
In realtà non stai rinunciando a nulla
, perché la Vita ti ha già sfrattato e messo i tuoi bagagli per strada.
Il vero punto dolente è che la sola idea di cambiare e ricominciare da capo è per te semplicemente inaccettabile.
 “Ho investito troppo in questa relazione, non posso mollare proprio ora!”
 E così ci si inabissa, come il Titanic, rimanendo a bordo di una nave che sta affondando.
Perché lo si fa?
Le motivazioni sono parecchie e spaziano dal non voler ammettere di aver sbagliato, di non aver utilizzato la modalità più consona, per mettersi in gioco, nell’approccio nato in maniera poco proficua, e generano comunque una situazione impegnativa.
Un altro motivo potrebbe essere legato ad una sorta di pigrizia, di attaccamento alla routine e all’ ego, alla sua resistenza nell’accettare e nell’ammettere di aver sbagliato, oppure nell’orgoglio o nell’incapacità di valutazione o nella resistenza “educata nel tempo”, a lasciar andare le cose, perché la si vivrebbe come una sconfitta, come un’incapacità o ancora come un gesto sbagliato. A volte possono esserci anche motivi legati al proprio credo religioso.
Qualunque sia il motivo di questa scelta, voler conservare in vita ciò che sta imputridendo da tempo, non porta da nessuna parte.
Prendersi in carico i frutti delle proprie scelte, qualunque sia il risultato, effettivamente, richiede maturità e tanta umiltà e spesso ne siamo sprovvisti.
La perfezione, così sbandierata in tutti i campi, diventa così un impedimento, un ostacolo enorme, che si frappone fra te e la soluzione finale del tuo vissuto.
Chi viene graziato? Chi non entra mai a far parte del gioco, ma rimane sempre a bordo campo.
Ma non sei nato per stare a guardare gli altri giocare, ma per far parte del gioco, perché vivere significa appunto essere vivo e vitale, presente a fatti ed eventi.
Spesso i dubbi legati al come stanno procedendo le cose, si fanno avanti, ma se per ascoltarli devi mettere in discussione le scelte fatte nel corso della tua vita, beh, tutto si trasforma e tu entri in disputa con una parte di te, la parte orgogliosa, che si frappone, perché non vuole veder crollare tutto, non vuole mettere in discussione tanti anni e provare dolore.
E così, che molte persone in crisi matrimoniale, decidono di rimanere stoicamente al loro posto, oppure di avere un figlio, nella speranza o nell’illusione che una nascita sia il cambiamento utile e sufficiente per ridare energia e ossigeno ad una situazione stagnante.
Questa è il loro modo di  rispondere a un problema, problema che non scomparirà,  ma diventerà, giorno dopo giorno, ancora più intenso e faticoso, grave.
Nella vita possono essere tante le opzioni per non farsi carico del cambiamento che una parte di te ricerca e percepisce come “indispensabile”, ma faticoso.
Pensa al lavoro.
Se ascolti attentamente, ti accorgi che sono tante le persone  che si lamentano del lavoro che svolgono e forse tu stesso lo fai, eppure non lo cambiano e non chiedono nemmeno un trasferimento, pur potendolo mettere in conto.
Il lavoro a parole lo si detesta, poi nella realtà dei fatti, lo si porta anche a casa, si fanno gli straordinari, ci si applica per avere un aumento o una promozione.
Perché?
Beh, solitamente ci si giustifica dicendo che lo si fa per un bisogno di denaro, ma nella realtà tutto il denaro del mondo non colma il senso di vuoto, di frustrazione, di inadeguatezza, di infelicità che sperimenti; il tempo passa e tu sciupi, minuto dopo minuto, la tua vita per qualcosa che non apprezzi. Perché? Che senso ha? Il senso reale è che lasciarlo significherebbe mettersi in gioco, passare dalle parole ai fatti, ammettere “di essersi sbagliati”, secondo le forme di giudizio umane e quindi ricominciare tutto. In realtà  tu non sei sbagliato e hai sperimentato quello che, in quel periodo della tua vita, per tutta una serie di circostanze, potevi sperimentare.
L’errore quando scatta?
Nella fase del protrarre oltre misura.
E vogliamo parlare delle relazioni anche tra amici? Quante volte, pur avvertendo che l’amicizia ha fatto la sua storia, si sceglie di non sciogliere il legame e di protrarlo ad oltranza, investendo ancora di più nel rapporto?
Così gli anni passano e le tue sofferenze, i tuoi dolori, le tue fatiche aumentano e tutto sfiorisce e devia.
Al lavoro dai sempre meno, mettendo in gioco sempre più rabbia, nella relazione di coppia ci si mente, si tradisce, e contemporaneamente le amicizie languono e spesso diventano spazi per la critica pesante di tutto e di tutti.
Sarebbe tutto più facile se tu rivedessi quello che ti sta accadendo da un’altra prospettiva e trovassi il coraggio di ammettere che così non può più andare avanti e ti facessi carico di un’inversione di rotta vera e piena.
Senza metterci se e ma.
Senza paure.
Senza scuse inutili, come i limiti di tempo ed età o altre sorte di pseudo vincoli.
Qual è il dilemma peggiore?
Non voler cambiare, pensare che quella in cui ti sei trovato era la tua condizione ottimale e quindi è così che le cose devono essere mantenute.
In realtà la natura stessa ci attesta e ci insegna che tutto cambia,  e lo fa in maniera leggera, mentre noi dobbiamo accettare questo aspetto e imparare ad attuarlo.
Se non cambi, non ti rinnovi e muori.
Rimani nel tuo sogno e nelle tue fatiche di sempre.
Tutto è in continuo mutamento,  e tu sei stato creato all’interno di questo ciclo, ne fai parte e sei fatto per cambiare, per trasformarti, esprimerti ed evolverti.
Non fa parte del mondo occidentale l’accoglienza di questi aspetti o meglio li abbiamo persi nel corso dei secoli, quando ci siamo tuffati a capofitto nel “possesso” e abbiamo dismesso il principio del “non Attaccamento”.
All’interno di questo modus operandi, Tu utilizzi tantissimo il possessivo “mio”, mentre dovresti essere consapevole che tutto ci viene dato in “comodato d’uso”, fino al momento in cui dovremo restituire fino all’ultimo dono, compreso il corpo fisico, perché siamo in partenza per l’Oltre.
Così ci attacchiamo ai figli, alle persone, al denaro, al lavoro, alla casa, alle cose e questo attaccamento inutile, ci procura sofferenze e spesso conflitti.
La situazione poi, purtroppo, la estendiamo anche alle forme pensiero, alle decisioni personali, agli schemi mentali che abbiamo.
Sembra che una cosa pensata da  te, sia una sorta di prodotto, di parto a cui tu devi rimanere fedele nel tempo, senza confronto e accoglienza di alcuna altra fonte o  genere di pensiero.
Reputi di dover essere coerente, ma spesso è solo orgoglio e attaccamento fine a sé.
In realtà nulla è per sempre, quindi quello che è giusto oggi per te, per un’altra persona, magari anche per l’intera opinione pubblica, potrebbe non esserlo più nel tempo, proprio per le tantissime evoluzioni in essere..
Cosa fare allora?
Stare nell’accoglienza amorevole, quindi essere disposto a dire di sì anche al cambiamento, anche se non lo hai cercato, anche se ti porta in una nuova direzione, anche se ti costa, magari anche emotivamente, perché devi lasciare andare qualcosa o qualcuno, ricordandoti che non ti appartengono, oppure ammettere che quella direzione, che avevi preso, era sbagliata.
Non sei sbagliato, ma è sbagliata la tua scelta.
Sembra facile, ma questo passo è molto faticoso, ma in cambio ti offre finalmente tanta serenità e felicità.
Per riuscirci? Per riuscirci significa che stai compiendo un eccellente percorso personale, che sei in pieno risveglio e quindi osservi e vivi tutto nell’Amore.
“Ho sbagliato!”, non sono sbagliato.
Sono due cose ben diverse.
E’ creativamente costruttivo poter finalmente ammettere di aver sbagliato a pensare che acquistare un appartamento in quella palazzina, fosse un buon affare o scegliere di andare a vivere nella città, fosse la soluzione migliore per te e la tua famiglia.
“Ho sbagliato!!”.
Certo, è sicuramente più facile distorcere la verità, perché dirsi questo, comporta dare uno schiaffo alla tua parte di ego intrigante e altezzoso, ma è sicuramente una maniera costruttiva per uscire dal dominio di certe emozioni affaticanti.
E ti trovi nella leggerezza e ti senti più felice.
Non sei “arrivato a destinazione”, perché ora devi ricominciare il tuo cammino lungo un altro sentiero, ma almeno ti sei allontanato dal vecchio e dalle sue dinamiche, che non portavano ormai più, da nessuna parte e dove una parte di te non voleva più stare.
L’azione più coraggiosa? Svoltare, poi uscire dal vecchio percorso e imboccarne uno nuovo.
Certo non è una scelta facile, ma la forza è indispensabile per ritornare a sorridere e soprattutto a camminare.
Hai presente quando una macchinina teleguidata finisce contro un mobile e la vedi rimbalzare e poi slanciarsi nuovamente contro il mobile per 10, 15, 20 volte, cioè fino a quando non la sposti?
Ecco!
Non fare la stessa cosa!
Quando sei entrato in un vicolo cieco e ti accorgi di essere giunto alla fine di quel tratto, sei esattamente nella stessa condizione dell’automobilina con cui gioca tuo figlio, finita contro il mobile di casa.
Quanto vuoi rimanere a cozzare contro il muro?
Fino a quando le tue pile saranno esaurite?
Che senso può avere una vita trascorsa così?
Concediti di fare manovra, di uscire da quella strada a fondo chiuso e di riprendere la tua marcia giocosa in altra direzione.
Raggiungerai, sicuramente, mete insperate e straordinarie.
Amorevolmente ti

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php