
Strano il titolo odierno?
Non direi.
E’ giunto il tempo di essere molto diretti e di fare parte di coloro che se la cartellina è verde, sanno indicarla come tale, senza il timore di cosa potranno pensare o di come diranno di visualizzarla le altre persone (a proposito della cartellina, mi rifaccio al video allegato nell’articolo pubblicato il giorno 30 di ottobre, che invito, chi non lo avesse ancora fatto, a leggere e visualizzare).
Ci sono luoghi comuni e pensieri imperversanti, pensieri che creano consolidamenti emotivi, affaticanti e poco costruttivi, così come esistono punti di vista che si discostano dalla logica spirituale.
Sostengo questo, perché basta guardare alcuni post, pubblicati sui Social, per notare come l’opinione pubblica tenda ancora a ricercare la Felicità, fuori di sé, non nell’interiorità della persona, nel proprio Sé.
Partire chiedendo a qualcuno che sta fuori di noi di renderci felici, significa ormai, essere prossimi alla squalifica, significa cioè far parte di una squadra che gioca in serie B o in C, con tutto il rispetto per chi rientra in queste categorie sportive.
Nello sport va bene, ma nello Sport per la Vita, no!
Perché no?
No, perché oggi, con i cambiamenti in essere, stare ancora ad “attendere” dal fuori il Principe Azzurro, che ti renda felice, il figlio che faccia le cose a dovere, rendendoti sereno, il lavoro dei tuoi sogni, senza attivarsi in alcun modo, è indice di un’”immaturità” spirituale senza precedenti.
“Ma tu sei felice?”
“No!”
“Ma la tua famiglia, il tuo compagno, non ti rendono felice?”
“No!”
Si tratta di un classico dialogo, ipotetico, sul quale sto portando la vostra attenzione odierna.
L’opinione comune ritiene ancora che siano gli altri, cioè la famiglia, il lavoro, le amicizie, il compagno o la compagna, la fortuna o gli eventi a renderci felici, mentre la Felicità nasce da un dialogo interiore, da una sorta di “condizione” della persona, o meglio della sua Anima, accolta, fatta crescere, messa nelle condizioni di esprimersi e vibrare, e quindi a saper creare questa zona paradisiaca.
Ciò che tu origini, se lo fai, si attiva indipendentemente dalle temperature e condizioni metereologiche esterne e questo ti permette di stare bene, sempre bene, finché tu lo vuoi, tu lo desideri..
Non è una donna, oppure il tuo uomo che devono renderti Felice, e permetterti di vivere in una sorta di Paradiso terrestre, ma sei tu che devi essere felice, a prescindere dalla loro presenza o assenza.
Sei tu l’attore principale di ogni spettacolo in essere, sei tu che devi avere e coltivare interiormente questa condizione, Tu, con i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti.
Questo richiede indubbiamente una forma di discesa sul campo “da gioco” diversa, necessita di una forma di allenamento diverso, quindi di una preparazione sicuramente alternativa rispetto a quella ordinaria.
E’ un farsi carico di sé, del proprio vissuto, in modalità alternativa e quindi un raggiungere altre forme di prestazione, sicuramente più importanti, più longeve e ottimali.
Se andiamo incontro ad una relazione, con in mente l’idea che quella persona dovrà renderci felici, ci predisponiamo ad un fallimento certo e carichiamo l’amata di una responsabilità senza pari, perché su di lei scarichiamo la “responsabilità” di renderci felici, di saperlo fare e soprattutto di saperlo o volerlo mantenere a lungo, nel tempo.
La felicità non è avere sempre denaro in tasca.
La Felicità non è avere accanto una persona da amare e che ci ami.
La Felicità non è un lavoro ben retribuito.
La Felicità non è avere tre case, due cellulari e la servitù in una mega villa.
La Felicità è un “atteggiamento”, cioè un modo di disporsi rispetto alle cose in essere, anzi è il modo più sereno e positivo di accogliere o di presentarsi, davanti alla Vita e a quello che ci presenta.
Un esame?
Felicità è saper preparare la prova con fiducia, è cercare di stare bene, nonostante le innumerevoli ore passate a studiare, è non cadere mai nella paura e nella sfiducia, è affrontare ogni momento con la calma dovuta e possibile, nella piena accoglienza.
Se visiono questa prova, come un momento, comunque ricco di possibilità, mi predispongo a stare bene e fare ogni cosa con la maggiore serenità possibile.
Se, per esempio, ho portato a termine un lavoro a cui tenevo molto, sono felice se porto dentro di me, i momenti belli, gli obiettivi e i traguardi tagliati, l’immagine dei volti soddisfatti dei clienti e la buona riuscita nel suo complesso; insicurezze o attimi meno positivi, scorrono e vanno oltre, senza trovare terreno dentro di me. Ma com’è possibile? E’ possibile, possibilissimo, nel momento in cui tu ti poni con un atteggiamento diverso, più solare, più animico nei confronti di ogni cosa.
Potrei dire che è l’entrare nella modalità angelica o amorevole, quella che ti fa accogliere solo le cose che viaggiano sulle tue frequenze.
Sicuramente sono frequenze di un’ottava sopra.
E’ così, che quando ho finito una grande fatica, io posso sorridere e ricordare solo il bello.
Sono nella “giusta disposizione d’animo” perché tutto venga visto dal suo “lato buono”.
Allora, come persona, sto bene e rifletto, sia dentro che fuori di me, l’entusiasmo dovuto ad uno stato d’animo ok, che mi porta a un buon comportamento, cioè a un comportamento buono per me e sicuramente anche per gli altri.
La felicità o l’infelicità sono come il frutto di un campo interiore che tu coltivi, durante la tua Vita; avere frutti succosi o spine dipende dal tuo lavoro, ma è anche, sicuramente legato al tuo passato, a ciò che hai sperimentato, partendo dalle prime relazioni.
Come hai vissuto l’infanzia e il rapporto con i tuoi genitori?
Il programma emozionale di ciascuno di noi è iniziato dentro la pancia della nostra mamma e si è protratto fino all’inizio della scuola Primaria, quando sono entrate in gioco, in maniera impegnativa, altre figure, altre forme di “educazione”.
Se sei infelice c’è qualche nodo, qualche filo spelato, qualche evento che ti ha “provato” più di altri e tu lo devi individuare e sistemare, sia per questa vita, che per le future.
A volte non ci capacitiamo, ma tanti blocchi che abbiamo nelle relazioni, nascono proprio da queste nostre prime forme di esperienza; se non hai accolto un genitore, hai difficoltà ad accogliere le persone del suo sesso; se hai mantenuto degli insoluti con mamma e papà o con uno di loro questi insoluti vanno a toccare un po’ tutto e tutti.
Perché?
Forse perché siamo, anche se qualcuno non lo vuole accettare, Anime, Anime evolute, anime che partecipano al tutto, quindi ciò che non funziona qui, non funziona nemmeno là.
Se vuoi coltivare la Felicità ed essere Felice, devi iniziare ad avere un atteggiamento felice, questo comporta che non devi soffermarti su tutti i cavilli, che devi usare altre lenti per vedere le cose, che devi vivere ed essere più leggero.
Poco per volta ti rieduchi a vedere il fuori con maggiore dinamicità, a saperti muovere incontro alle cose con un paio di lenti più trasparenti e meno deformanti; questo farà sì che quando incontrerai una donna o un uomo li avvicinerai con uno spirito più leggero, senza pretese, ma con quella inclinazione, quel mondo interiore che ora fa parte di te.
Non chiederai a lei o a lui di coltivare il tuo orto, ma sarai tu a coltivarlo e condividerne i frutti con lei o con lui, proprio come l’altro dovrebbe fare con te.
Tu hai il tuo cammino e lo segui e lei ha il suo e lo percorre.
Le vostre strade si incrociano e così potete mettere in comune i vostri vissuti, i vostri campi esperienziali, le felicità raccolte.
Ognuno di voi, metterà a disposizione dell’altro ciò che è e che possiede, in modo sereno e aperto.
Non scatterà il bisogno di imprigionare l’altro, perché tutto sia come il primo giorno, perché, se ci pensi, il primo giorno è trascorso, ma ora ci sono tantissimi altri giorni tutti da scoprire, da inventare e da vivere, da condividere.
E le cose da condividere, se moltiplicate per due, sono infinite e tutte in divenire.
Se invece ti aggrappi all’altro e aspetti da lui tutto e fai dipendere tutto da lui, da come sta, da cosa dice, da come ha trascorso la giornata, da come te lo immagini o vorresti, dalle sue fatiche o dalle sue gioie, stai tranquillo che il rapporto non funzionerà e sarà pesantissimo e ingestibile nel giro di pochissimo tempo.
Siamo emozioni, ma soprattutto siamo esseri Spirituali, in transito, Spiriti evoluti e in evoluzione, che dovrebbero aver raggiunto quella Libertà interiore che ci rende capaci sia di vivere, che di guardare la Vita con altri occhi, cioè da un’altra prospettiva.
E’ tempo di smetterla di aspettarsi ogni cosa dal fuori.
E’ il momento giusto per farlo, il momento idoneo per svoltare, per evitare tutte le solite modalità passate.
E’ arrivato il momento di giocare in serie A, non più al ribasso, lamentandosi continuamente, trascinando la propria esistenza tra fatiche, sofferenze, relazioni in qualche modo avvilenti ed ammalate.
Nessuno ti fa del male, se non tu stesso, quando guardi ogni cosa con gli occhiali scuri.
Nessuno ti impedisce di essere felice, se non tu stesso, quando deleghi ogni cosa all’altro e ti aspetti che sia lui, l’altro, a renderti “un campione”.
Ogni atleta deve allenarsi, per scendere in campo al meglio e giocare in prima persona ogni partita, ogni istante.
Gli alibi hanno fatto il loro tempo.
Ora, se vuoi giocare veramente, devi trovare la modalità per allenarti e diventare il miglior campione che ti sia dato di essere, per offrire all’altro le tue vittorie e le tue gioie.
Metti in moto il meglio di Te, senza risentimenti, senza gelosie, senza attese esterne, senza pregiudizi e giudizi di sorta.
Ti sentirai più forte e tutto entrerà in una nuova dimensione; la tua energia sarà nuova e tu potrai cantare sotto la pioggia, anche durante l’allenamento più faticoso che ti possa coinvolgere.
Rimettere sempre all’altro, ciò che ti appartiene, ti rende solo un gigante dai piedi d’argilla.
Amorevolmente ti
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