Essere Amore divino

L’articolo di oggi, nasce dalle parole che mi ha inviato Patrizia, per ringraziarmi della Preghiera.
Lei, come tantissime altre persone, si è raccontata e così mi ha reso parte, della sua fatica e dell’incontro con la malattia, con la prova fisica, ma soprattutto con il dolore del suo cuore,  per l’abbandono dei figli, proprio nel momento per lei più faticoso.
E’ proprio leggendo quelle righe, che è nato questo pensiero odierno, un pensiero carico di Luce e di “grazia e gratitudine” per lei, che mi permette di parlare di due “sfide” per noi, molto intense.
L’abbandono e l’ingratitudine, da un lato, e la nostra “cecità” terrena, dall’altro.
Il tutto in forma molto serena e grata.
Partiamo dalla prima sfida: accogliere e vivere l’allontanamento di chi amiamo, soprattutto quando siamo in difficoltà.

Sappiamo che l’abbandono è un aspetto particolare del nostro vissuto, è una sorta di tasto capace di alterare completamente tutta la nostra esistenza, un’esistenza terrena durante la quale, noi Anime entriamo in affaticamento, sebbene l’abbandono ci offra solo l’occasione di vivere appieno la nostra essenza animica, nella dualità corporea.
L’apertura all’Amore che caratterizza l’Anima, con l’abbandono, con questa sorta di  tradimento,  viene così in qualche modo destabilizzata dalla chiusura fisica o forse dovrei dire psicofisica.
L’abbandono
 che percepiamo come un vissuto poco amorevole e faticoso, per noi che viviamo di attaccamenti e di fisicità, ci attanaglia, ci schiaffeggia, ci fa precipitare in una sorta di conflitto di abbandono, già nelle nostre prime ore di vita.
Tu nasci e ti senti strappare dal ventre di tua madre e non ne capisci perché.
Vorresti restare parte di lei, ma ne vieni espulso, allontanato e questo ti crea un forte disagio.
Se sei femmina, hai una maggiore capacità di analisi e di riequilibrio, perché porti in te una parte della verità femminile e quindi di tua madre.
Se sei maschio, il distacco è più intenso e la cicatrice è più profonda e difficile da causticare.
La relazione stessa, tra madre e figlio maschio o femmina è umanamente e visceralmente diverso.
In realtà quel dolore sordo, quel senso di “mancanza”, quel “cordone” reciso” che ti ha lacerato, e ti accompagna per buona parte delle tue giornate o addirittura per tutta l’intera tua Vita, non è tanto legato alla pura esperienza umana, ma bensì alle tue origini “animiche”; tu porti in te il dolore per la decisione del tuo allontanamento dal Padre celeste.
Quel distacco, che tu hai chiesto “anticamente” e hai voluto per “prendere consapevolezza del tuo “Sé”, della propria essenza, si rinnova nell’atto della tua incarnazione.
Tu esci da tua madre e avverti nuovamente quell’antico dolore, un dolore che si somma al corpo, perché ora tu sei un’Anima che include un corpo.
Ti sei staccato dal tuo “genitore” divino e ora ti stacchi anche dalla genitrice “terrena”, cioè da colei che ti permette di giungere quaggiù.
Il parto ti riporta quindi quell’angoscia, non solo e tanto legata al distacco e all’assenza della figura genitoriale terrena, nello specifico di tua madre, che ti ha generato, quanto il tuo distacco “atavico”, cioè di tipo animico, dal Sommo genitore.
Sei un Figlio di Dio.
Hai lasciato le sue braccia sicure, perché volevi veleggiare nella solitudine per scoprire chi sei.
Tu hai chiesto e ottenuto, da  tuo Padre, la separazione, per scoprirti nella tua Essenza e quindi nella tua “individualità”, per poi ritornare un giorno a Lui, consapevole e nella piena volontà dell’essere suo “Figlio”..
Sei qui, dunque, è per fare questa tua esperienza, esperienza che il tuo “genitore divino”, nel suo sommo Amore di Libertà, ti ha permesso.
Tu scendi, ti incarni, ti metti in gioco, devi scoprirti e preso atto dei tuoi talenti usarli, per poi, esaurito il tuo cammino, ritornare alle tue “origini”.
Non è un cammino semplice e rapido, ma irto e tortuoso e così, questo processo si ripete svariate volte, fino a quando tu riesci a rientrare appieno nel tuo Sé e puoi finalmente fare ritorno nella Casa del Padre.
Il tuo cammino va sotto il nome di reincarnazioni.
E’ un crescere vita dopo vita, per poter riabbracciare appieno tuo Padre e sentirti suo, “ per scelta”, non più per dono.

Ecco allora che se prendi consapevolezza del “valore” di quel dolore sordo e profondo, che senti in fondo all’Anima, ti accorgi che devi in qualche modo sì sanare la tua ferita umana, terrena, ma soprattutto devi metterti in gioco, per procedere lungo il tuo cammino, dimenticando tutti quegli affanni e quei compiti puramente terreni, dietro i quali sovente ti perdi, dimentico del motivo reale di questo tuo esistere.
Non sei qui per fare figli, per viaggiare in auto o in treno, per fare l’operatore ecologico o per lavorare dalla mattina alla sera e per sopravvivere.
Tu sei qui, in questa realtà, per tua “libera scelta”, perché hai un Sé da realizzare e offrire al Mondo.
Questa esperienza ti ricondurrà sempre più vicino al tuo Padre originario, fino all’istante in cui tu, realizzato tutto il tuo percorso, potrai entrare nelle “stanze paterne” e godere del suo sommo abbraccio.
Immaginati nell’atto di sferruzzare un bel riquadro di una grande coperta a patchwork.
Ogni volta che ritorni quaggiù, c’è il tuo cesto di giunchi, con dentro i tuoi aghi, il tuo gomitolone e la parte di lavoro che hai già realizzato.
Devi solo riprendere i ferri e ricominciare a sferruzzare.
Se ti perdi dietro alle cose terrene, ti viene a mancare il tempo per procedere.
Se non ricordi i punti necessari, non riesci a creare, a portare avanti il tuo maglione.
Se fai scelte temporali, spirituali, materiali diverse, spesso disfi parte del tuo operato, proprio come Penelope.
Il lavoro ha bisogno di te per essere ultimato e per poter essere posizionato nella coperta che serve e servirà per scaldare qualche cuore, che qui transita come te, infreddolito.
Mentre sei intento a sferruzzare, ecco che dai consigli, mostri ad altri “artigiani” manifatturieri, come si fa, cosa si può realizzare,  parli del tempo necessario, e suggerisci attraverso quali strategie creative ognuno può creare; senza volerlo, aiuti il “Progetto di tuo Padre”, risvegliando altre Anime, affaccendate in questa “opera Patchwork di creazione”.
Non c’è un singolo manufatto uguale all’altro, se non per le dimensioni.
Colori, punti, tipo di maglia, ognuno ha i suoi e questo crea un effetto d’insieme, straordinario, fatto di sfumature, incroci, intrecci, tratti di maglia veramente creativi.
Il singolo quadro ultimato?
All’apparenza potrebbe non appagare il gusto o l’armonia che gli occhi cercano, ma poi, basta avvicinarlo all’immensità del lavoro, per scoprirlo, anch’esso, come un puro e semplice capolavoro anch’esso.
E il tuo? Il tuo dipende da te.
Ci sono indubbiamente, tra i diversi tessitori, modalità similari e strumenti identici, ma il progetto, la lana, i colori e la fantasia sono unici, ecco perché tu puoi e devi comunque aiutare e procedere, senza paura di sbagliare e senza pretendere di fare lo stesso lavoro che vedi svolgere a qualcun altro.
Non puoi essere lui, non devi lavorare come lui!
Tu sei Tu e lui è lui, anche se hanno sempre tentato tutti, scuola inclusa, di creare un’unica massa, di generare un gregge, privo di identità.
Uguali è bello è un “abominio” della Terra.
Ora è il tempo dello scioglimento di tutte le dinamiche strette, legate alla tua dualità terrena, perché tu sia perfettamente e pienamente libero di Esserci e di Essere, secondo la tua natura divina.
Ognuno  di noi è venuto per creare un pezzo di questo patchwork e ne deve essere consapevole.
E attivarsi, se non vuole che le porte della casa paterne vengano serrate e lui ne resti fuori, come le ancelle senza più olio per le loro lucerne.
Tu, dove vuoi stare?
E’ questo che ti devi chiedere e poi attivarti per “rispondere” in forma diretta e creativa.
Devi trovare una soluzione a tutto ciò che ti procura fastidio e dolore terreno e lasciare andare.
Sciogliere con il passato, lasciando andare nella Luce, qualsiasi scelta fatta o apparentemente subita .
C’è una persona che mi ha scritto a proposito di un intenso dolore che la attanaglia, in seguito alla scomparsa ravvicinata di due uomini per lei importanti: il padre e il compagno.
Queste due morti recenti, vicine, strabilianti, la ossessionano.
Ecco parto da questa esperienza, per parlarle e per parlarti.
Devi entrare nell’ottica che tutto ciò che avviene ha un senso.
Il senso spesso tu non lo cogli, perché non hai ancora “creato” abbastanza coperta,
cioè non possiedi ancora tutte quelle “competenze” utili ad utilizzare al meglio, con rapidità e fantasia i tuoi aghi e i il tuo o i tuoi gomitoli.
Sai che devi lavorare, ma non ti è ancora ben chiaro come e perché.
Poi accade un fatto, un fatto che ti disorienta e che ti spinge a distogliere l’attenzione da ciò che stai sferruzzando per te e per il genere umano, cioè per le creature che stanno vivendo la tua stessa esperienza.
Umanamente ti fermi e ti guardi intorno.
Provi dolore e ti impunti per voler sapere, sapere perché sia successo e come e cosa sia successo.
Ora, io, come “ti degli Arcangeli”, ti invito a fare una “scelta di estremo coraggio”, certa che tu e tutte le persone come te, come l’altra lettrice, come Patrizia, siate in grado di farlo, di mettere in atto un comportamento che farà e sarà per voi la differenza somma, immensa.
Cos’è questo “gesto di estremo coraggio”?
Lascia andare!!!!
Non cercare di capire ciò che per ora non ti è dato di cogliere.
Il male cerca la tua attenzione, per farti perdere tempo ed impedirti di portare a termine il tuo pezzo di Patchwork e per farlo, per averti per sé, ti “usa”, si serve dei tuoi affetti, del tuo dolore, del tuo bisogno di avere spiegazioni.
Il male, la notte, si insinua nei tuoi pensieri e crea un legame tale che tu, la mattina, destandoti, hai solo voglia di “indagare”.
Ecco perché “ti senti avvolta nella menzogna”, per riportare le parole di questa lettera.
Non perderti dietro questa falsa pista, dietro questa curiosità che non ti cambierebbe la Vita, ma te la sta peggiorando, perché ti priva della tua presenza e del tuo “esserci”.
Tieni conto che se Dio lo ha concesso è perché questo era bene e giusto per chi è partito e per te, che sei rimasta/o.
Non lo sai, non lo capisci, non ti sembra conforme ai bisogni materiali che regnano qui, ma stai certa che se è stato scelto dal cielo, che tutto avvenisse in questi termini, è perché per padre, marito, figlio o chiunque sia partito era giusto così e tu hai e avevi le “capacità” per accogliere questo stato di cose.
Il male allora è entrato in gioco, perché tu non  riesca ad esprimere il tuo “meglio”, non te lo conceda, facendoti venire pensieri, paure, mancanze, dolore, sensi di inadeguatezza, timori e vuoto.
Tu sei colma di “grazia” in questo periodo, perché sei chiamata a un vero ed estremo atto di coraggio; sei nella condizione del paracadutista che sta per lanciarsi e creare un volo unico, spettacolare che lo vedrà protagonista di un qualcosa di dinamico e leggero nell’aria.
Tu volerai in una maniera che mai ti saresti sognata di poter e saper fare e chi ti osserverà ne godrà e apprenderà da te.
Chi è scelto per grandi imprese spesso viene “isolato”, è questo accade perché sia “unico” e senza interferenze.
Maria, quando ai piedi della croce perse il Figlio, si trovò nella medesima condizione: restare lì, e piangersi addosso e vivere di eterno dolore, sconforto e pianto o diventare “la Regina” capace di contrastare il male, quel male che le aveva tolto la presenza e la gioia, unica, di essere madre, madre del “creatore”.
Lei non perdeva un Figlio qualunque, ma perdeva Gesù.
Pensa quali e quanti dubbi potevano assalire e distruggere il suo “cuore terreno”.
Non aveva saputo “difendere” a sufficienza quel figlio?
Non lo aveva saputo educare nella giusta maniera?
Non si meritava di continuare ad averlo in qualche modo accanto?
Perché?
Pensa a come reagì.
Divenne la Madre di tutti i viventi.
Divenne la Regina che ci difende dal male, quel male che l’aveva privata addirittura del dono sommo, che Dio le aveva concesso, di essere Madre di Gesù.
Ogni donna “crea” con Dio una nuova vita terrena e poi? E poi, talvolta, si vede privata di ogni punto di riferimento, perché si elevi e si raggiunga la piena espressione del suo Sé.
Nessuno viene quaggiù e cresce per una o due persone, ricordatelo.
Tu vieni per Te, per dare vita alla tua storia e per camminare verso Dio.
Quando ti ritrovi, ti “ESPRIMI” e permetti al Padre di avere un altro pezzo di Patchwork per chi resta.
Tu guadagni strada e ti avvicini sempre di più alla tua piena realizzazione e al tuo ritorno nella casa del Padre.
Quando cadi nella malattia è perché sei nella dissonanza tra chi sei e cosa stai manifestando.
Sei come un Arcobaleno che fa altro e quindi interiormente e inconsciamente ne soffre a tal punto da cadere nella malattia.
Sei come una Ferrari, che si crede un monopattino, e si comporta come tale.
Così si crea “DISSONANZA” tra il tuo vero sé e la tua realtà e questo squilibrio si manifesta con la malattia.

E che dire di chi ti lascia mentre sei nel bisogno?

Anche qui e Patrizia stessa ce lo dice: “…meno male che una mia vicina mi ha un po’ aiutata”.
Che bello!
Guarda la “potenza di Dio”.
Noi stiamo sempre a guardare ciò che ci lascia e così diamo poca importanza a ciò che lo sostituisce.
I figli escono di scena, ma Dio, nella sua “somma presenza”, ti manda una vicina …
E’ a questa figura che devi dare attenzione.
Siamo veramente “deviati” dal nostro percorso animico, perché osserviamo ciò che accade da un punto di vista terreno.
Se apri il frigorifero, pensando di cucinare due uova, e trovi che le hai finite, ma hai del pesce, cosa fai?
Le opzioni sono due:

  • ti siedi, piagnucoli e passi la serata a rimpiangere le uova finite
  • o ti prendi una bella padella e cucini il pesce, felice per questo cibo leggero e sfizioso.

Nel primo caso sei incentrato sulla perdita e quindi non sei in grado di cogliere il “vantaggio” dello scambio.
Nel secondo sei “presente” quindi sei consapevole dell’avvenuto scambio, lo accogli nella sua magia, lo fai tuo e quindi ne trai tutto il benessere possibile.
Non sei senza cibo e il cibo attuale sostituisce egregiamente le uova, che non ci sono.
Il pesce è più digeribile e più adatto per la tua cena.
Dobbiamo entrare in quest’ottica: non devi guardare a ciò che va, ma cogliere la magia, di ciò che arriva e che c’è.
Provare gratitudine per questo scambio, scambio che in genere ti evita dolori e fatiche, che Dio ti risparmia.
Quali?
Per esempio figli che fanno mal volentieri la loro presenza al tuo fianco, per assisterti nella fase del recupero, figli che litigano tra loro per i turni e tanto altro; così, mentre loro si sono defilati, tu non assisti a certe meschinerie, protratte nel tempo, meschinerie che ti affaticherebbero moltissimo e in un momento di recupero, per te vitale, indispensabile.
La loro presenza, così faticosa che dilazionerebbe la tua guarigione e la presa in carico della tua voglia e volontà di guarire.
Questa nuova situazione che, al contrario, ti mette nella condizione di essere per te, con un supporto saltuario, quindi tu medico di te stessa, senza litigi e musi lunghi intorno.
La vicina poi, ti “sceglie” e lo fa con amorevolezza, perché decide lei come e quando esserci, quindi ti dedica il tempo “utile” con gioia e maggiore leggerezza.
E’ tutto meraviglioso, ma “devi capirlo”, devi saper vedere le cose, i fatti in essere da questa mia prospettiva “delll’Amore Divino”, altrimenti ti piangi addosso e pensi solo ai figli “ingrati fuggiti”.
Manda loro Luce e lasciali nel loro vivere.
Sii grata invece a Dio per questa vicina e siilo anche per lei e con lei.
Dio non ti abbandonata, ma ti ha “GRAZIATA”.
Quando il tuo corpo doveva riprendersi, non hai avuto intorno persone che ti avrebbero solo fatto soffrire inutilmente, mentre tu avevi bisogno di grinta, di coraggio e di una “buona presenza”, presenza che la vicina ti ha potuto offrire, anche se inconsapevole di “essere lì”, per volontà divina.
La vicina, d’altro canto, avrà molto merito per questo, presso Dio, perché ha risposto, come Maria, alla sua chiamata, ma non dovrà lasciarsi andare alle critiche verso i tuoi figli e verso la tua situazione, altrimenti tutto il bene che ti fatto, non le servirà a nulla.
Queste sono le vere dinamiche divine.
Tu, a tua volta, non dovrai criticare i tuoi figli con lei, ma semmai potrai dirle, giustamente, che la loro assenza ti ha fatto male, ti ha creato dolore, ma condividere con lei, che tu non porti loro rancore,  che continui ad amarli, nonostante questo loro comportamento, perché tu li ami di Amore divino, perché quanto ti han dato o meglio negato è quello che, come Anime, sono in grado di darti nel loro qui e ora.
Quando un’Anima ci ferisce, guardiamola nella Luce: non è Paolo, Maria o Giovanni che ci fa un torto, ma è l’Anima, che sta dentro quel Paolo, Maria o Giovanni, che non cresciuta, ci dà quello che può e quello noi dobbiamo accogliere ed amare senza critica, giudizio o pensiero.
Lascia andare l’idea che quella persona è stronza, perché non è una persona, ma un’Anima, un’Anima che ti sta dando, dicendo, facendo quello che può e tu non puoi fare altro, per lei, che accogliere quel suo essere, senza giudizio alcuno.
Non è tuo figlio o la nuora che fugge, ma l’Anima che non sa, che non c’è, che non riesce a fare, se non quello che sta facendo.
Tu non sei responsabile per lei.
Tu non sei Lei, anche se l’hai portata qui, in Vita.
Sei una porta che le ha solo permesso di essere.
L’hai accompagnata e educata a tirare fuori i suoi talenti, ma ora lei li usa a modo suo, nel suo pieno arbitrio e tu puoi solo prenderne atto, osservarla e benedire le sue manifestazioni.-
Non ti odia.
Non lo fa con convinzione, se non in rari casi, non è, ripeto, il tuo Paolo, Maria o Giovanni.
Nel prossimo articolo affronterò un altro argomento particolare, legato alla nostra diseducazione.
Per oggi è tutto.
Con grande Amore ti.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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