
Ho letto un meraviglioso articolo di D’Avenia, sul Corriere della Sera, e ho seguito alcuni video di un formatore, che ascolto molto volentieri in questo periodo, dedicati a Maradona.
Entrambi hanno offerto ampio spazio alla figura di Maradona, una figura che traccia molto bene il profilo di ciascuno di noi.
Questo calciatore, l’ho sempre visto e conosciuto attraverso i media, perché sinceramente non amo il gioco del pallone e sono legata all’Inter, da quando ero piccolissima, ma senza sapere bene, nemmeno perché avessi scelto proprio questa squadra.
Probabilmente l’ho “ereditata” da qualche figura maschile familiare, a cui ho voluto molto bene, ma sinceramente non ho mai seguito le trasmissioni televisive con i vari campionati, e così via.
Di lui, del campione Maradona, ho sentito comunque parlare o meglio potrei dire sparlare, perchè da quanto ho visto e sentito, era sovente nel mirino dei pettegolezzi, ma, lui per me, era già oltre, oltre perché lo inquadrare e lo facessi entrare nei miei interessi personali.
Per me quindi era semplicemente un calciatore dotato, ma un semplice calciatore; Maradona non l’ho mai incorniciato come anima, non so perché, forse perché non mi era giunto nulla di lui, così eclatante, da incuriosirmi e farmelo tenere nella giusta considerazione.
Oggi però, vedere che due persone che seguo e stimo, ne parlano, mi incuriosisce e allora tutto assume una luce diversa e così mi sono avvicinata e ho capito alcune cose.
Nell’articolo del 30 novembre scorso, ( che vi invito a leggere nella sua forma integrale), dal titolo “Il bandito e il Campione.” Alessandro D’Avenia ne parla in un certo modo, mentre il formatore, che apprezzo, ne parla con ammirazione, da un’altra prospettiva, e cioè dal punto di vista della Numerologia. Da entrambi comunque traspare l’attenzione per un’Anima forte, potente, l’Anima appunto, di un bandito e di un campione.
Ne sono così sgomenta e attratta.
Riporto integralmente alcune righe dell’articolo.
Perché?
Perché attraverso questa lettura e questo parlarne, ho ritrovato nella Figura Pubblica di questo calciatore, tanto amato e tanto criticato dall’opinione pubblica, il profilo di ogni Anima, di ciascuno di noi.
Tu non ci pensi, non ti reputi “capace come Maradona”, eppure anche la tua Anima è destinata a grandi cose ed è stata progettata da Dio, Padre, per cambiare le sorti della Terra, proprio come la sua, se solo lungo il tuo cammino farai alcune cose e scelte e ne eviterai, ne driblerai, altre.
Lui, Maradona, era stato progettato nei minimi dettagli, tanto che ha addirittura saputo sfidare alcuni aspetti Numerologici, che lo caratterizzavano e che lo avrebbero portato a lasciare questa vita piuttosto velocemente; questo, a quanto si dice, non è successo, perchè con la grinta che aveva in sè, si è spesso preso la “libertà” di essere un figlio di Dio “bandito”, capace di andare oltre la “sorte”, e capace di essere il “campione” bandito, cioè sopra le righe, ma sempre campione, come lui desiderava essere.
Ecco cosa dice di lui Alessandro d’Avenia.
«È uno di quei rari atleti che sembrano dispensati dalle leggi della fisica.
Di questa categoria fanno parte una mezza dozzina di esempi, una specie di geni, o mutanti, o avatar: Ali, Jordan, Maradona…».
Lo scrittore David Foster Wallace, nel suo libro Roger Federer come esperienza religiosa, definisce, a partire dal tennista, le ragioni per cui alcuni atleti ci incantano con gesti la cui perfezione appartiene a un mondo in cui le leggi della fisica del nostro vengono momentaneamente sospese.
Che cosa hanno in comune quelli che definiamo infatti «mostri sacri»?
Un «corpo che è insieme di carne e, in qualche modo, di luce», che poi è la struttura stessa dell’universo.
Materia ed energia interagiscono in modi che la fisica continua a indagare, brancolando spesso nel buio se non nel mistero.
Quando uno di questi «dei» muore, tutti, volenti o nolenti, partecipano con un ventaglio di espressioni tipiche della religione, dall’adorazione alla blasfemia, proprio perché si è chiusa la possibilità di vedere la gravità del nostro corpo mutarsi in grazia.
L’esistenza è infatti un nodo di gravità e grazia, in cui vorremmo che tutto «il peso» della nostra vita fosse anche tutta la nostra bellezza, come accade a chi corre, chi danza, chi vola… Questo è stato Maradona.
El pibe de oro ha reso evidente questo nodo di gravità e grazia più di altri perché, mentre i corpi di Ali, Jordan, Federer sono già predisposti al miracolo, quello di un uomo di 165 cm e dal baricentro basso rendeva ancora più sorprendente come i suoi passi calcistici potessero diventare una danza, capace di farci vedere che i nostri corpi sono fatti per la bellezza, e non perché perfetti o perché perfezionati da modifiche e artifici, ma perché sollevati e posseduti dall’ispirazione.
Solo questo li rende luminosi e leggeri.”
Dio lo ha creato indubbiamente “straordinario” e lo stesso corpo che gli dato e nel quale lo ha rinchiuso, è stato il mezzo e lo strumento per mostrare al mondo da una parte la sua forza interiore, la sua energia divina, la sua scelta “di esprimerle, di incarnarle e darle al mondo” e dall’altra il grandissimo potere e la “grazia” che il Padre gli aveva donato, concesso.
Un corpo senza le “premesse fisiologiche/fisiche, indispensabili”, che sapeva però violare qualsiasi legge fisica, per donarci prestazioni uniche e sublimi.
Una movenza leggera, in una scatola tozza e piccola.
E anche questo lo rendeva “un dono” divino.
Ma quel dono divino, sapeva percorrere sempre la sua giusta via?
Era sempre allineato con la sua “essenza” animica?
Lascio ancora che a rispondere sia un altro spezzone, tratto dall’articolo di Alessandro D’Avenia, preso appunto dal Corriere della Sera, dove c’è scritto:
“C’è una partita che rende evidente tutto questo, quella dei quarti di finale dei mondiali del 1986, vinti proprio dall’Argentina di Maradona.
L’Argentina sconfisse l’Inghilterra con due reti del fenomeno, siglate in cinque minuti.
Avevo 8 anni e mi rimasero impresse, tanto che le ho sempre ritenute una sintesi della vita umana:
il primo è il goal più falso e il secondo il più bello della storia del calcio.”
In questo ricordo è racchiuso tutto i profilo di un’anima: falsa e bellissima al tempo stesso, proprio come le azioni che mise in campo, facendo due reti magistrali, che fecero la differenza sul campo.
Si legge ancora:
“Nel primo Maradona approfitta, col tempismo istintivo del felino senza scrupoli, di un pallone vagante e scavalca il portiere colpendo la palla con una mano, nascosta così bene dal movimento della testa chiomata, che l’arbitro e la maggior parte dei presenti non videro nulla.
I difensori inglesi protestavano con veemenza mentre Maradona esultava senza ritegno.
La rete gli valse l’appellativo di «mano di Dio», per la sua divina invisibilità ed efficacia.
Una menzogna che ci ricorda che siamo fatti di un impasto inestricabile di male e bene, e che spesso, pur di riuscire in qualcosa, siamo pronti a mentire.
Nel secondo goal Maradona riscattò quella menzogna, segnando una rete che ne vale due o forse tre.”
Non sono una conoscitrice di queste dinamiche, ma credo che questo basti a dare il quadro del nostro esistere, della versatilità che abbiamo dentro, della fatica che a volte viviamo, per essere veramente strumenti di Dio e nella maniera più sana e corretta possibile.
Ognuno di noi è e racchiude in sé, un po’ di quel Maradona.
Non lo sai, ma dentro racchiudi tutto ciò che può portarti alla gloria degli altari o farti inabissare come il Titanic.
La società ci “educa”, nostra madre e nostro padre ci educano a “conformarci” ad una sorta di omogeneità, senza eccellenza e senza bellezza, senza infamia e senza lode.
Nulla di ciò che ci rende “unici” viene accolto e compreso nella sua potenzialità e creatività, per cui rimaniamo esterefatti, sbigottiti e coinvolti ogni qual volta uno di noi riesce ad esprimere questa sua “diversità” animica, profonda, quella sorta di genialità difficile però sia da proporre, che da sostenere.
E Maradona ce lo mostra, ce lo mostra più volte, così come tutti coloro a cui fu dato, ed è dato di riuscire in tanto.
Quando sei nella “bellezza unica, creativa”, il mondo ti osserva con riverenza e al tempo stesso con una criticità maniacale.
Verso di te, l’opinione pubblica prova attrazione, perché tu rappresenti l’energia in divenire, sei l’espressione somma del “potere” che racchiudiamo, ma al tempo stesso sei l’oltre, il diverso, il fuori dalla norma, l’eccezione e quindi ti teme e ti crocifigge.
Sei l’eccezione che conferma la regola, regola che ciascuno ha in sé, sei potenza e forma creativa, uniche.
Sei la differenza che attesta che siamo figli di una potenza immensa e per questo “scomodo”.
Ma arrivare dove tu sei giunto richiede stravaganza, coraggio, forza, “unicità”, nell’unicità; significa avere le palle per uscire dall’antro di Platone, significa avere il coraggio di sfidare il gregge, di distinguersi e quindi in qualche modo di non appartenergli.
Questo fa di te un “ammirato e un maledetto”.
Questo ti rende un amato e un odiato.
Questo ti rende un ricercato e un reietto.
Questo ti rende un forte e un fragile al tempo stesso.
Tu stesso, raggiunto il tuo sé, entri in competizione con te stesso e temi di non riuscire a reggere il passo, temi di perdere la gloria e la fama, che la tua diversità ti ha permesso e comportato.
Così diventi un’Anima in lotta, lasci che esca l’Abele e il Caino che vivono in te.
Così sei un pirata e un campione. Un bandito, nel dupplice sensodel termine, e un accolto.
A volte l’uno, a volte l’altro.
Spesso l’uno, anziché l’altro.
Pensiamo a quanti pirati, comandanti, super eroi o distruttori il mondo per esempio dell’arte, della musica, del cinema, del teatro, e di tanto altro ci hanno riservato.
Definiti belli e impossibili, o geniali e maledetti.
Quante Anime “Bandito” o “Campione” ci hanno dimostrato che dentro di noi alberga questa lotta, questa dualità, questa “umana divinità”?
Oggi abbiamo bisogno del fascino di un personaggio come il suo, come quello di Maradona, perché siamo ad una svolta epocale e lui, come chi lo ha preceduto in altri campi artistici e non, ci “ispira e ci riconcilia, perché è una chiamata che, mentre affascina, ci sfida”, come dice D’Avenio.
Lui, a modo suo, ci ha fatto vedere i due volti di un’Anima, un’Anima a volte bella e leggera, nella pienezza dei suoi doni, altre perduta, sfrontata e pronta a servirsi del meglio per il peggio.
Dottor Jack e Mister Hyde.
Criticarlo è un secondo, denigrarlo è un attimo, ma non è questo che ci serve.
Lui aveva avuto in dono tanto e di più.
Aveva un nome, una data, dei numeri, dei pianeti tutti pronti a sostenerlo, ma doveva, come tutti, scegliere e le sue celte le conosciamo.
Ora, cosa possiamo fare?
Forse è tempo di crescere e di dismettere ogni forma di giudizio, per trarre invece il vero senso di tutto questo suo “essere” venuto qui per noi.
La scelta di essere un bandito o un campione è stata sua e lui e solo lui ne risponderà.
A noi cosa importa?
Cosa porta e cosa insegna questo “Suo ESSERCI STATO”?
La sua vita terrena ci porta a riflettere a proposito di:
- Quanta grandezza sia racchiusa nell’Anima di ciascuno di noi. Ciascuno di noi, a modo suo, è un maradona, perché Dio ha creato Anime potenti, ma inconsapevoli.
- Il suo passaggio ci permette di visualizzare che volere è potere, che niente e nessuno può impedirci di essere, se non noi stessi. Siamo noi i primi e principali artefici delle nostre non riuscite; gli altri ci riconoscono solo i limiti che noi scegliamo di avere e di essere.
- Che dobbiamo chiederci cosa ne stiamo facendo dei nostri doni, dove li abbiamo riposti e perché, perché ne risponderemo; li abbiamo seppelliti come le monete del servo per riportarli tali e quali al Padre o li stiamo facendo moltiplicare?
- Maradona è venuto ed è stato non inutilmente, perché anche se non avesse assolto appieno al suo cammino, ci sta comunque mostrando come, dentro ciascuno di noi, si nasconda un bandito e un campione.
Sta a ciascuno di noi, volta per volta, giorno per giorno, momento per momento e lungo tutta la nostra storia, la nostra Vita, scegliere chi vogliamo essere e decidere, proprio come ha fatto lui, che eredità vogliamo lasciare.
Bandito o campione?
Amorevolmente ti
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