
La Resilienza è un dono, un dono attualmente affaticato, ma presente e in dotazione in ciascuno di noi.
Alcune persone la possiedono in maniera più viva, eclatante e questo perché la loro Anima ha esorcizzato alcune cose e sperimentato una sorta di crescita molto intensa, nel corso delle sue esistenze.
In altre persone, per i più svariati motivi, essa giace invece addormentata oppure letteralmente assopita, nel profondo.
La situazione attuale, sicuramente, cerca di ucciderla per impedire quella rinascita globale tanto attesa e preannunciata da tempo.
Cosa fare allora per stare bene? Come riuscire a ritrovare quella grinta indispensabile per vivere a 1000, nonostante tutto?
Beh, un piccolo aiuto l’ho fornito a chi è iscritto alla newsletter, ma oggi voglio procedere offrendo anche ai lettori non iscritti e a chi si trova per la prima volta a scorrere le pagine del mio Blog, oltre che ai lettori affezionati, alcuni spunti per riflettere e vedere di accrescere questa indispensabile “Resilienza”.
Resilienti si nasce.
Questa caratteristica ci serve per venire in questo mondo e affrontarlo.
Essa è un vero dono, un dono divino, e come tutti i doni, va tenuta allenata e ben spronata, in quanto è indispensabile e la dobbiamo trasmettere ai nostri figli, la generazione futura e alle persone che incrociamo lungo il cammino, persone che possiamo “contagiare” al meglio o al peggio.
Questa sorta di contagio, che non riguarda il corpo, ma la nostra parte emotiva, animica e spirituale ha però un grosso impatto sulla nostra vita attiva e anche sul nostro fisico, sul nostro lato psicofisico.
Se non sei Resiliente, sei un ricevente passivo e rischi di soccombere, di cadere in depressione e quindi in qualche modo di ammalarti, cioè di manifestare attraverso la malattia il forte disagio, che prende vita nella passività.
L’Anima è carica dell’energia divina, quindi è amorevolmente combattiva.
Gli eventi, le situazioni socio familiari, affettive, relazionali, lavorative, diciamo ambientali, in generale, la possono piegare e farle spegnere questo suo aspetto, se non viene coltivato e allenato con costanze e presenza.
Ecco allora che noi dobbiamo in primo luogo essere dei validi allenatori di questo aspetto, che giace dentro di noi.
Come?
Per esempio approcciando gli errori che commettiamo, con una modalità diversa rispetto all’ordinario, a come li affrontiamo, secondo la nostra formazione ed educazione.
Fin da piccoli veniamo abituati a entrare in una sorta di dipendenza affettiva ed emotiva, soprattutto con la figura materna.
Vogliamo essere accolti e considerati, quindi cerchiamo in tutti i modi di risultare piacevoli, apprezzabili e rispondenti alle attese genitoriali.
Questo comporta che non riusciamo ad essere spontanei, ad essere espressivi, ad essere noi, con le nostre “caratteristiche”.
Ogni volta che vediamo un’espressione di scontento o di perplessità, stamparsi sul volto della mamma o del papà o di entrambi, entriamo in una crisi senza precedenti, temendo il rifiuto. Questo ci porta a considerare sbagliato quel comportamento che ha fatto aggrottare la fronte di tuo padre o ha suscitato le smorfie di tua madre.
Quel qualcosa di non detto, che resta nell’aria e ti fa associare quel comportamento alla possibilità di un rifiuto fa sì che una parte di te lo cataloghi come un comportamento non buono, come un’azione riprovevole, come un gesto pericoloso, come un evento sbagliato, praticamente come un errore.
Da quel momento tu lo bandisci e lo cataloghi appunto come un “errore”.
L’errore lo viviamo e lo vediamo come un qualcosa di abominevole, qualcosa che ci priva del riconoscimento positivo degli altri e ci crea abbandono, umiliazione, senso di inadeguatezza.
Nessuno ci porta a vedere e percepire l’errore come un trampolino di lancio, come un punto di partenza, come un processo normale, come un Amico.
L’errore non è mai visto come un inizio, ma bensì come il capolinea di un momento della vita.
Per sviluppare al meglio la nostra Resilienza, il primo passo che dobbiamo fare, è quindi quello di rivisitare il concetto di “errore” che ci portiamo dentro da quando eravamo bambini.
L’errore non è un qualcosa di abominevole.
L’errore è come un postino che ti consegna una lettera o come la prof. di matematica che ti chiede di rivedere gli ultimi passaggi di un’espressione, il cui risultato non è conforme al totale riportato sul tuo libro di testo.
Accompagnati nell’avere un “approccio diverso con i tuoi errori”.
Se lo fai, saprai “insegnarlo” anche ai tuoi figli.
L’errore è solo un passaggio.
L’errore è come un amico che ti invita a fare qualcosa per te stesso e quindi per gli altri.
L’unico vero errore, in senso negativo, è quello dal quale non impari nulla.
Le situazioni in cui tu hai una caduta, sono legate a difficoltà a situazioni problematiche e da un punto di vista emotivo si presentano come “occasioni uniche” per farti sostare, riflettere, farti cambiare un punto di vista, l’approccio e quindi sviluppare e accrescere la tua “resilienza”.
Se sei caduto per terra, o te ne stai lì a compiangerti o puoi solo risollevarti, alzarti.
Alzarti è ciò che tu devi fare e invitare a fare a chiunque si trovi nelle tue stesse medesime condizioni.
Quando ti attivi per alzarti, tu cresci e impari le dinamiche di come risollevarti e di come muoverti in maniera più proficua, proprio come è solito fare il bambino, che sta imparando a camminare.
Ti risollevi, ti aggrappi a qualcosa, poi lentamente ti stacchi dal suolo, prendi fiducia nelle tue gambette e impari a convivere anche con le cadute, le scivolate, le sbucciature reali o presunte.
Non è una tragedia e quindi non ti serve entrare in allarme, ma piuttosto ti necessita di entrare in una sorta di empatia con te stesso.
Se lo fai imparerai un’arte sottile, utilissima anche nelle relazioni con i figli e le altre persone.
Come devi fare? Come puoi procedere?
Sedendoti e facendo a te stesso una “dichiarazione di Empatia”.
Ti prendi e ti concedi il giusto tempo per questa cosa.
Seduto, in un luogo tranquillo, ti ascolti.
L’ascolto è un qualcosa di cui spesso ti privi e questo ti impedisce poi di saper ascoltare anche il prossimo.
Abbiamo due orecchie e una bocca.
Perché?
Forse perché Dio ci dice di ascoltare più di quanto parliamo.
Giudicarti e giudicare è oggi più che mai uno sport da dismettere e alla svelta.
Esci dal giudizio ed entra nell’ascolto.
Parla amorevolmente con te stesso e cerca di capire perché le cose stanno andando così.
Chiedi e ti verrà detto.
La parte in te che ha bisogno di ascolto, si farà viva.
Le permetterai di essere finalmente focalizzata e di sentirsi compresa.
Cose di cui ha un enorme bisogno.
Nell’ascolto acquisirai gli elementi per capire come muoverti.
Se comprendi come muoverti in maniera più funzionale, inizierai a sentirti meglio, ad andare incontro alla vita con leggerezza e questo attirerà sul tuo cammino solo eventi positivi.
Tu scioglierai un Karma, spesso antichissimo.
Inconsapevolmente, può succedere che ancora oggi tu stia scegliendo la stessa tipologia di compagna, oppure di datore di lavoro o le stesse amicizie, che in altre vite ti procurarono solo problemi, dolori e affanni.
Proprio come oggi, perché ciò che non hai risolto, si ripresenta.
Per questo ti consiglio un passaggio, semplicissimo, fatto di 3 piccoli momenti, il quale ti permetterà di invertire la rotta, di trovare una soluzione, di avere finalmente la pace sperata e desiderata.
Siamo soliti pensare che i miracoli debbano essere qualcosa di eclatante.
In realtà i veri miracoli sono qualcosa di “normale”, qualcosa di talmente semplice e ovvio, che spessissimo non ci permettiamo di muovere quei semplicissimi passi, utili per farli accadere.
- Siediti. Dichiarati in Empatia.
- Ascoltati.
- Fatti le domande utili, alla maniera socratica e trova le risposte.
Se applichi questi 3 semplici passaggi, ti concedi un esercizio eccellente per accrescere la tua Resilienza e cambiare, far fiorire qualcosa di nuovo e di diverso nella tua Vita.
Trova un luogo tranquillo e offri a te stesso un po’ di accoglienza, di empatia.
Mettiti poi in ascolto, ad occhi chiusi di quello che vedi, senti e percepisci a proposito di quel fatto, di quel vissuto che ti ha turbato e che giudichi un errore, un grave errore.
Ascolta come se tutto appartenesse ad un’altra persona, con il dovuto distacco, con la modalità di un amico vero.
Capirai e vedrai chiaramente dove ti vai ripetendo.
Chiedi allora a te stesso, al tuo cuore, alla tua grande Anima, supportata dagli Angeli e dagli Arcangeli di farti visualizzare il giusto percorso.
Fatti tutte le domande che ti possano portare in risoluzione.
Non dubitare perché dentro di te, quando zittisci il giudice degli errori e lasci avanzare l’Anima, amica del vivere, tutto acquista un sapore diverso.
Quanto hai accolto e messo in essere, con queste 3 semplici mosse, è solo il primo passo che ti offro per accrescere la tua Resilienza e cambiare la tua Vita.
Per oggi, mi fermo qui.
Ti affido però un compito, invitandoti a svolgerlo con molta attenzione.
Prendi un quadernetto e fai quanto ti ho consigliato, rivisitando un avvenimento, non importa se piccolo o grande, che ti consuma da diverso tempo, coinvolgendoti sempre con le stesse caratteristiche.
E’ la quarta volta che un amico ti tradisce?
Sei al secondo matrimonio o al quinto compagno e ti pare di essertelo scelto esattamente come tutti gli altri?
Tuo padre sembra non vederti?
Il datore di lavoro non ti considera?
Tuo figlio non ti ascolta e quindi sei in crisi?
Qualunque sia la situazione che stai vivendo e che ti fa sentire a disagio e alla frutta, concediti questi 3 passaggi e poi, se te la senti, condividi la tua esperienza sul Blog, nei commenti.
Aspetto novità da parecchi di voi.
Con attenzione amorevole ti.
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