Guarire e guarigione

Mi sto interrogando sul valore della malattia e della guarigione, nel nostro contesto sociale.
Oggi non sopporto la mascherina o meglio potrei dirti che non l’ho mai “accolta” e mai sentita una necessità e quindi parte integrante di me.

Ho assistito a situazioni che reputo “mentalmente abominevoli”, ma questo perché sono in modalità di Anima connessa, quindi di Anima che non vive di terrori, ma semmai di fatiche, fatiche che so perfettamente possono accadere e gravare sulle spalle umane, ma non più di tanto, perché Dio è presente e dice sempre la sua.
Dalla pandemia fino ad oggi, so perfettamente che si sta lavorando per distruggere la libertà mentale, emotiva e psicologica del gregge umano.
Stamattina, parlando con una persona ho pure avuto la conferma che aspettavo: una ditta che produce abbigliamento, ha convertito la produzione in camici, per la futura pandemia autunnale.
Qualcuno sta già predisponendo la futura catastrofe?
E la positività?
Il possibilismo?
La guarigione?
Ma quale società non mette assolutamente in conto la “possibilità” di guarire, di stare al meglio, di superare la situazione, di uscire dalla difficoltà, in nome solo delle immani tragedie? Solo la nostra, quella umana.
Qualcuno ci sta facendo puntare verso il burrone e la cosa che mi lascia senza parole è l’accettazione passiva della massa di tutto questo.
Nessuno che pensa alla guarigione, ma senza questo significa che non ci concediamo un futuro, quindi che abbiamo completamente perso “un Valore” divino inestimabile.
Guarire è “mutare il tuo stato”,
è recuperare qualcosa che hai smarrito, è concederti di sentirti ed essere libero come prima, nel corpo, nella mente, nel cuore e/o nell’Anima.
Certo, non credere nella possibilità di poter stare bene è normale, se vivi nel buio e non conosci la speranza ed il senso ed il valore di quanto ti accade, ma non dovrebbe essere questa la condizione di una società, apparentemente evoluta, come definiamo la nostra.
Guarire fa parte della natura di ogni essere vivente, quindi anche dell’Uomo.
Guarire di suo, non è non il fine, ma è un processo, un percorso, un cammino, che ti stai negando con quella mascherina e quei camici che tagli, cuci e con quei banchi, nella scuola del figlio, che stai disponendo o consentendo che così venga fatto, a file interminabili distanziate e con tutto quello stupido pseudo disinfettante con cui cospargi le tue mani.
Guarire può essere impegnativo, ma è sempre possibile, basta che te lo conceda. 
Immagina la tua salute sulla cima di un monte, là in attesa che tu vada a riprendertela.
Tu sei seduto ai piedi del monte e ti stai apprestando a trascorrere il resto della tua esistenza nella malattia.
Perché?
Sei forse un terminale?
E se anche lo fossi, staresti lì seduto a compiangerti e a programmare una tabella di marcia colma di terapie devastanti e inutili, perché ti viene detto che sei senza speranza, o cercheresti di vivere al meglio e, lotteresti per salire e riacciuffare la tua salute che ti chiama da lassù?
Credo che, solo se tu fossi privo di mente, di raziocinio, non ti muoveresti nel tentativo di un recupero e di un vita gustata e vissuta fino all’attimo finale.

Vivere è un qualcosa di “istintivo”.
Dove te lo sei perso questo istinto?
Vivi forse nell’oscurantismo medioevale?
Sembrerebbe di sì, anzi peggio.
Per guarire, sappi, che non devi arrivare per forza in vetta alla montagna della salute; per guarire, basta che ti metta in movimento con l’intenzione di “vivere” e quindi tu dica no a tutto ciò che non parla di Vita e di speranza.
 I percorsi sono tanti: si può contornare la montagna, arrampicarsi su linee verticali, usare dei sentieri da muli, percorrere strade nuove o vie già tracciate, ma bisogna attivarsi. 
Come arrivare sulla vetta?
Beh, i modi possono essere tantissimi, l’ho già detto,  e tutti estremamente validi.
Un ostacolo enorme, è che, anche quando ti accorgi che qualcosa non quadra, lasci fare e punti il dito.
E’ esattamente come quando ti accorgi che la tua vita fa acqua e tu, anziché attivarti per cambiarla, ancora una volta punti il ditino e dai la colpa a quel miserabile di tuo padre e quindi “resti suo figlio”, cioè non fai nulla per essere alternativo, per essere altro, per essere te stesso.
Lui ha segnato la tua vita!.
No!!!
Sei tu che la “segni”, accettando passivamente tutto e arrendendoti al fatto di essere suo figlio, quindi come lui.
Ma tu sei lui?
No!!! Tu sei un altro essere, che sta decidendo di essere “come lui” e gli dai il potere di renderti uguale, anche se uguale non sei.
 Una volta che ti incammini, ti accorgi che arrivare sulla cima non diventa più così importante, perché nel momento stesso in cui muovi i tuoi piedini, ti accorgi di quanto sia profonda la trasformazione che il movimento stesso attiva dentro di te.
Quel dito devi imparare a tenerlo a casa: basta puntarlo addosso agli altri, come fosse un’arma pronta a fare fuoco, o peggio ancora contro di te.

O è colpa sua o è colpa tua.
Ah sì, dimenticavo che potresti essere tra le Anime più fantasiose e quindi puntarlo di là e poi di qua: “… è colpa sua e colpa mia!!”
Basta puntare le dita!!! 
Accogli, se ti accorgi che lo hai fatto o lo stai facendo questa dinamica e lasciala andare e sappi che questo rientra in una forma di educazione, che non ti scusa, ma nemmeno ti autorizza a perseverare.
Ok.
Hai puntato il dito qua o là o qua e là, ma ora basta!
Cerca la cima della montagna; lassù, se ci arriverai, vedrai te stesso, il più bel paesaggio che Dio abbia mai creato; un paesaggio veramente mozzafiato, un paesaggio che stava per auto distruggersi.
Guarisciti!!!
Resta aperto.
Guarire è concederti di scoprire un altro te, concederti di cogliere la tua natura più elevata e più pura.
E’ entrare in te e nella tua essenza profonda e libera, là dove non esistono etichette di nessun tipo, ma la tua versione originale, senza pregiudizi, credenze, pronostici infami, condizionamenti.
L’energia, se lo fai, aumenta in maniera esponenziale.
Questa energia potrà esserti compagna lungo il cammino e la salita e permetterti di arrivare sulla vetta e là darti a vedere che anche la pandemia è ed è stata un periodo, unico, straordinario della nostra vita umana, ma solo e soltanto una parentesi.  E’ un processo, un’esperienza creata, ma un’esperienza che ti ha permesso, proprio come ad ogni essere umano e non, di nascere una seconda volta.
A che cosa?
Per esempio al piacere di stare bene.
Alla guarigione.
All’opportunità di sapersi regalare finalmente una vita più consapevole e più rispettosa di te stesso e degli altri. 
Solo scoprire questo ti permette di sentirti talmente aperto, amorevole e nel benessere, che veramente ti accorgi che la cima, raggiunta per il sentiero più ripido, oppure in un giro senza fine, o ancora in un tratturo ben segnato, perde d’importanza, perché la tua crescita in salita, ti ha già guarito e tu ora sei immune e in perfetta salute, un salute dovuta all’Amore, quello stato d’Amore nel quale le dita non sono più puntate contro nulla e nessuno.
La guarigione? E’ fare semplicemente pace con te stesso, figlio di…, nipote di … o re di ….
Basta entrare nella dinamica infantile del dito puntato.
Quando eri piccolo qualcuno ti puntava il dito e tu ti sentivi in colpa, vivevi nella paura e cercavi tutte le strategie per farti accogliere ed accettare; questa modalità viene ora utilizzata in tantissimi ambiti per farti sentire piccolo, incapace, bisognoso di aiuto e di protezione; sei senza salute e qualcuno la gestisce per te e per i tuoi figli, come più gli aggrada.
Metti la mascherina.
Evita i contati umani, perché i contatti sono pericolosi e tu sei “un bambino incosciente e quindi colpevole”, se non tuteli la salute pubblica, cioè di tutti.
Sudi, ma devi fare il bravo bambino.
Sudi e forse ci credi poco, perché ti senti come il bue che alitava sulla mangiatoia, ma devi fare il bambino obbediente, responsabile e che si prende cura della salute degli altri.
Che scivolone storico, che stiamo vivendo.
Le fasi spero che non si ripetano nella stessa modalità con cui si presentano nelle relazioni infantili: la prima fase è quella della colpevolizzazione, quindi depressiva e la seconda fase, che scatta nel bambino, dopo che ha fatto il bravo e quindi ha acquisito punti e sicurezza, agli occhi dell’adulto, tanto che ora lo guarda in altro modo e di fronte all’accusa parte alla carica, attivando ora la fase reattiva, cioè il dito puntato, il dare la colpa all’altro.
La famosa maschera di cui ci parla Pirandello, nasce proprio in queste fasi, quando da bambini viviamo tutto questo trambusto e così creiamo un profilo di noi, plasmabile, che adattiamo alle circostanze, alle persone e agli eventi.  Forse è per questo che la mascherina odierna non ci spaventa, già appare e fa parte del nostro contesto relazionale, normale.
Ma ora è tempo e devi andare oltre.
Uscire sia dalla prima che dalla seconda fase.
Devi vedere la montagna e volerci salire.
Fino a quando punti il dito sei fermo alla base della tua montagna e ben lontano da ogni e qualsiasi forma di guarigione.
Sei come un malato terminale, che non si muove e pianifica non come sia possibile evitare la morte o come cercare di dare valore ai giorni che restano, ma solo come arrivare alla fine, districandosi tra le varie chemioterapie.
Le dinamiche sono tantissime e sono devastanti.
A volte penso a come ci vedano gli animali, i quali sono molto immediati; noi li giudichiamo istintivi, ma per loro non esistono comportamenti “adattati”. Un gatto o ti accoglie o ti ignora.
Non sei per lui un “falso simpatico” o un diversamente antipatico, ma sei tu, dal primo, all’ultimo istante.
Tu invece spesso lotti con te stesso, non vuoi mostrarti e ti adatti camaleonticamente a chi ti sta vicino.
Il mondo umano è un mondo degli “affari”, del tutto sotto controllo e del calcolo infinitesimale.
Come guarire?
E perché farlo?
Parto dalla seconda domanda.
E’ importante farlo per “ritrovare la tua vera salute”, una salute che, prima ancora che fisica è di origine più profonda.
Sei stai bene, sei in equilibrio e quindi non sei soggetto a falsi spauracchi.
Hai consapevolezze e punti fermi.
Come raggiungere tutto questo?
Inerpicandosi verso la cima, dandoti il permesso di guarire, e prima ancora aumentando la tua forza vitale, senza la quale non può esserci nulla, nemmeno la guarigione.

Al temine di questa Pagina odierna, mi permetto quindi di chiederti:
“Vuoi credere e concederti la guarigione o desideri fare il malato terminale?” A te, l’ardua sentenza.
Amorevolmente Osho, Rinzai: Master of the Irrational,

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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