Cosa può esserci che unisce il tuo modo di vivere economicamente e il tuo mondo emotivo e relazionale?
Beh, alla base c’è una consonanza di comportamenti, di cui non ti avvedi, ma che metti in atto in forma quasi automatica, dopo aver ricevuto un Imprinting dal nostro mercato mondiale, che crea e alimenta una sorta di bisogno inconsapevole di “consumare” tutto e tutti.
Assalito dalle informazioni mediatiche e braccato dalla pubblicità, acquisisci certi comportamenti che poi spalmi in tutta la tua vita e in ogni suo settore.
La stessa frenesia che ti coglie e sperimenti ad ogni nuova promozione di un cellulare, ad ogni inizio di stagione, ad ogni periodo di saldi, ti appartiene anche nelle relazioni.
Viviamo in una società dell’eccesso, dove tutto è “alla massima potenza” e nulla e niente vengono risparmiati e salvaguardati.
Tu conti, se possiedi, se hai molte cose, molti oggetti, molti effetti personali di ultimissima generazione e possibilmente quotati, cioè giudicati eccellenti.
E’ così che non solo cambi scarpe continuamente, ma acquisti solo quella marca, e sempre per lo stesso motivo consideri superato anche un i phone di pochissimi mesi di vita.
Non stupiamoci allora se nostro figlio, dopo averci scrutato attentamente, ci chiede l’età e poi, di fronte al nostro orgoglioso 32 anni ci rimbecca con un “come sei vecchio”.
Abituato fin dai primi mesi di vita ad essere riempito di giocattoli, di abitini, di ninnoli e futilità vari, ha assorbito rapidamente l’idea che l’obsolescenza, cioè la perdita di valore e di efficienza economica che subisce tutto quello che l’uomo possiede, non tocchi in realtà solo gli oggetti, ma includa le persone e le loro relazioni.
E come dargli torto?
Il piccolo si è solo guardato intorno e ha tratto le sue conclusioni, inevitabile.
Non coltivando il nostro Sé Superiore, ci siamo mossi e continuiamo a farlo, solo nella direzione della realtà materiale.
E’ così che abbiamo perso di vista ciò che realmente conta e siamo diventato assetati di ciò che possiamo toccare, tenere tra le mani, usare.
La felicità che vive nel tuo profondo, Uomo, si è spenta da un pezzo, e tu, ancora una volta, hai deciso che fosse possibile sostituirla con ciò che sta fuori di te e che puoi toccare, vedere, prendere.
Hai iniziato a seguire la politica dell’ acquistare senza sosta, poi sei scivolato nel desiderio incontenibile del voler possedere molti effetti personali, sia per prestigio, che come riempitivo di ciò che nel profondo ti manca, sfruttando luoghi, ambienti, beni, persone.
Il passo è stato breve e quasi normale.
Lo sfruttare, il consumare esageratamente le risorse naturali e qualsiasi forma di bene disponibile, sono entrati a far parte del tuo modo di essere, rendendoti avido, superficiale, eccessivo, insomma, un vero consumatore, anche dei tuoi simili.
E l’obsolescenza si è fatta avanti, in tutto, anche nelle relazioni, dove ti viene richiesta pazienza e grande applicazione, cose che ti sei scordato tempo fa.
Per ogni oggetto prodotto si è creata un’ipotetica e rapida data di morte e la si è traslata nelle relazioni interpersonali.
A forza di acquistare prodotti dalla vita breve o brevissima, sei entrato inconsapevolmente nell’ottica che le cose a questo mondo abbiano tutte vita breve e quindi non ti sei fatto tanti problemi quando, nella tua relazione, anche la tua ragazza ha iniziato a dar segni di stanchezza.
L’hai trattata esattamente come il tuo “vecchio cellulare”.
Sostituita all’istante.
Il cellulare, l’aspirapolvere, il ferro da stiro si aggiustano?
Il tecnico ti dice regolarmente di no, sostiene spudoratamente che la spesa è troppa elevata, per cui il suo consiglio spassionato è in genere quello di acquistarne un altro pezzo, possibilmente di ultimissima generazione.
Il mondo va così e anche gli affetti, come il cellulare, il ferro da stiro, l’aspirapolvere, hanno finito per seguire questa legge di mercato, perché si esauriscono in fretta e possono essere sempre cambiati.
Basta guardare i nostri modelli per avere conferma a questa mia affermazione.
Le attrici e gli attori, si lasciano e pochi giorni dopo te li ritrovi in altri angoli della terra tra le braccia di un altro uomo o di una nuova fiamma.
Sembra che il cuore ed il dolore per una relazione che si spegne, non esistano più e questo dovrebbe farci riflettere.
Una volta il nonno partiva per la guerra e se non faceva ritorno, la nonna lo aspettava ad oltranza, nella speranza di vederlo un giorno ricomparire.
Penelope ha aspettato quell’impunito di Ulisse per un’intera vita.
Oggi se la morosa ti stufa, basta aprire un social e la sostituisci senza nessun problema, in pochi secondi con una nuova presenza, più giovane, misteriosa, di ultima generazione, perché è tutto alla portata di “un semplice clic”.
Nulla si ripara, nemmeno una relazione.
L’assurdo è che esistono due modalità che vanno per la maggiore: la prima legata alla categoria delle “crocerossine” ad oltranza, una prerogativa, purtroppo femminile e l’altra facente capo ai consumatori e alle divoratrici di relazioni, vale a dire persone che sostituiscono amici e partner, esattamente come fanno con il loro cellulare.
Le prime si consumano nel tentativo di recuperare e riparare un rapporto che non esiste e non esisterà mai, i secondi invece, vanno in direzione opposta e cercano di battere il record di minor tempo possibile impiegato nella sostituzione di una persona, con un’altra, ambendo ad entrare nel guinness dei primati.
Riparare un oggetto, comporta l’analizzarlo attentamente, il farsene carico, il metterci pazienza e fantasia, proprio come con le persone.
Se ancora facessimo la fatica di lavorare sugli oggetti, riusciremmo di conseguenza a farlo anche con gli uomini. Ci manca l’esercizio e senza questo tutto accade nella stessa identica modalità distruttiva.
Così siamo una Società dello spreco, un gruppo senza pazienza, sempre alla ricerca del nuovo e dell’eccitante.
Tutto perde valore e lo stesso soggetto ne soffre, infatti mai come ora siamo alla ricerca della tanto gettonata autostima.
Non stimiamo nulla, niente e nessuno, mai, nemmeno noi stessi.
In verità un lavoro importante per superare questa situazione che sta contribuendo a distruggere i pilastri portanti della nostra società e dell’essere umano, è quello della Gratitudine.
Cercare ogni giorno di ripetere un semplice Grazie per qualcosa, ti porta a fermarti e a frugare tra le mille cose che possiedi, per cercare l’oggetto, la situazione, l’emozione, il fatto di cui vuoi rendere grazie.
Lo osservi e lo gratifichi per la sua presenza, il suo supporto, il suo sostegno nella tua Vita.
E’ così che ti accorgi di lui.
E’ così che noti i suoi pregi.
E’ così che gli restituisci la sua dignità.
E’ così che gli dai finalmente un valore.
E’ così che inizi a guardare anche le persone con la stessa attenzione e a rivalutarle, anche coloro che consideri diverse da te, magari tuoi nemici.
I met you for a reason. Ti ho incontrato per una ragione e non voglio perderti, senza prima aver cercato di apprezzarti appieno.
In questo modo inizi a distinguere tra l’errore involontario e l’azione voluta.
C’è chi ti fa del male deliberatamente e chi sbaglia nei tuoi confronti, ma aveva buone intenzioni.
Entri in una sorta di “recupero” di buone azioni, di presenza virtuosa che ti aiuta, ti ricentra, ti dà modo di costruire una società più vera e attenta. E’ tempo di non gettare più un paio di scarpe perché ne vuoi un altro, ma di aggiustare, di apprezzare, di dare valore, di tenere con sé in maniera amorevole qualsiasi oggetto e soprattutto le persone.
Siamo sempre insoddisfatti, perché non sappiamo trattenere nulla, tutto ci scivola dalle mani e dal cuore, con la stessa rapidità devastante.
E più perdiamo e più desideriamo.
E più lasciamo andare e più cerchiamo altro.
Oggi uomo, sei sempre concentrato su quello che non hai, non su quello che hai e questo ti rende spasmodicamente povero, fragile, insoddisfatto e divoratore.
Prenditi di nuovo cura di te stesso, iniziando a dare valore a ogni persona che entra nella tua vita, fosse anche per poche ore, a gustare l’attimo e ciò che ne fa parte, a vivere gli oggetti che acquisti e che non ti permetti più nemmeno il tempo di desiderare.
Il tempo è un ottimo alleato del valore e la nonna e Penelope lo hanno sempre saputo, mentre tu no, perché non ti accorgi nemmeno di avere ciò che volevi, perché non lo hai desiderato abbastanza e quindi non gli riconosci il suo giusto valore.
Amorevolmente ti
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