
Apprezzarsi è diventata una sorta di fatica immane.
Come mai?
Forse perché siamo il risultato di un lavoro lento, ma inesorabile, che ha portato a minare la grandezza e la bellezza di ciascuno di noi.
Ora, come per magia, si parla di sapersi apprezzare, di volersi bene, e di autostima, ma passare dalle semplici parole ai comportamenti utili perché questo accada, non è così semplice.
Il disagio sovente nasce dal fatto che si ha bisogno dell’apprezzamento, del riconoscimento altrui, per darsi valore, per nutrire fiducia in se stessi.
Se sei tra le persone che spesso si sentono ripetere “Sii te stesso” non temere, “Amati!”, sai che tagliare questo traguardo, non è sicuramente cosa facile e immediata.
E’ sicuramente impegnativo!
Si tratta di tagliare il traguardo dell‘auto- apprezzamento.
E come ci si arriva?
Si tratta sempre di scavare dentro di te e di creare una sorta di nuova connessione, tagliando e sostituendo i fili dell’impianto interiore attuale, proprio come se fosse l’impianto elettrico della tua abitazione.
Per fare questo devi “vederti” e mostrarti al mondo finalmente per come sei e questo non accade né per magia, né grazie a una formula magica, ma riuscendo a rivisitare tutte le esperienze pregresse che ti hanno indotto a smettere di essere te stesso.
Si tratta di trovare ciò che ha portato il tuo reputarti degno di stima e di attenzione al non crederlo più possibile, rinvenire quella serie di episodi che hanno spento il tuo “impianto”, per poterlo riattivare e farlo brillare, come una sorta di luminaria natalizia.
Fondamentalmente è l’ambiente in cui cresci e vivi, che concorre a limitarti e a spezzare la tua ambizione e la volontà di Essere te stesso.
In genere sono un po’ tutti gli ambienti in cui cresci, a partire da quello familiari, per poi passare a quello scolastico, parentale ed anche a quelli amicali, sportivi ed infine lavorativi, che insieme concorrono a creare questa frattura e alterazione.
A volte si cresce in ambienti apparentemente “perfetti”, quindi in spazi dove chi non regge al confronto viene ampiamente criticato, negato e minimizzato e questo atteggiamento induce alla perdita di fiducia in se stessi e quindi alla assoluta mancanza di fede in se stessi; lì non c’è assolutamente spazio per le gratificazioni, cioè per quell’Humus che coltiva la tua sicurezza, la tua serena fiducia in tutto ciò che fai, dici e sei.
Lentamente, giorno dopo giorno, come una fiamma privata dell’ossigeno, smantelli tutte quelle parti di te che non vengono minimamente amate ed apprezzate.
Gli altri le trovano poco adeguate e quindi tu cerchi disperatamente di limitarle e farle scomparire agli occhi altrui.
In questo modo, giorno dopo giorno, ti sei “snaturato” e disamorato di Te.
Ora è tempo d’iniziare ad essere di nuovo te stesso, semplicemente accogliendoti e permettendoti di essere.
Ci vuole coraggio, meno testa e maggiore slancio animico e del cuore.
Devi smettere di pensare e fare, agire.
Devi riuscire ad ignorare ogni forma di filtro razionale, di voce azzerante.
Questo non significa lasciare che tutto fluisca senza filtri, ma lasciare uscire chi veramente sei e quello che ami, che vuoi e che ti piace.
Lo so, vivi di paure e la più tenace è quella di non essere capace, di non farcela, di non riuscire, ma se parti dalle piccole cose e ti mantieni in allenamento, vedrai che a poco a poco scoprirai che dietro un successo, sono ben poche le Anime che possono dire di non aver tentato l’impresa più volte.
E’ l’errore quello che ti spinge a mettercela tutta, e solo quello; è lui che ti guida a cercare la perfezione, a riprovare e quindi a tagliare finalmente il tuo traguardo.
Oggi siamo ossessionati dall’idea che vale solo chi ottiene sempre il meglio e non conosce il fallimento e non ha mai commesso uno sbaglio, ma questo fa parte dei tranelli grazie ai quali si alimenta la disistima.
C’è una sorta di ossessione per il successo, così che tu finisci per vivere con l’ansia di prestazione e il panico di non farcela, di fallire.
In realtà ogni grande trionfo è stato preceduto da un duro e costante allenamento, ma parlare di allenamento è “fuori moda” in un ambiente che promuove il tutto subito, l’immediato, l’eclatante sempre.
Se vivi in preda alle tue paure, soprattutto quella di fare un buco nell’acqua, sicuramente non ti metti in gioco e se lo fai parti con l’unica lucidità del “perdente”, perché ti è impossibile apprezzare te stesso e anche solo pensare che tu potrai tagliare il traguardo.
In realtà è proprio quando sei caduto a terra, che dovendo rialzarti, cerchi di rimetterti in piedi, qualunque sia la tua condizione.
Per questo voglio raccontarti una storia.
“Era l’inizio dell’inverno, quando la nonna acquistò un bellissimo cappotto per l’inverno.
Le stava benissimo e me lo mostrò con grande gioia e un pizzico d’orgoglio.
Una stoffa pregiata, un buon taglio e un colore niente male.
Era raggiante e osservandola muoversi, potevi notare una reale differenza anche nel modo in cui camminava, perché era come se fosse addirittura più alta di 10 cm.
Stava bene, non solo e tanto nel suo nuovo indumento, quanto “dentro”, perché aveva per una volta, appagato una parte di Sé.
La settimana successiva la rividi e indossava di nuovo il suo vecchio cappotto, un po’ logoro e sebbene ordinato, sicuramente ben diverso dal precedente.
La salutai con gioia e poi mi venne spontaneo chiederle:
“Nonna, come mai indossi ancora il tuo vecchio cappotto?”
Mi rispose laconicamente: “Oh sai, ho pensato che un cappotto così bello non sia adatto per essere indossato tutti i giorni e così l’ho riposto nell’armadio; lo indosserò solo per le occasioni speciali.”
Questa storia ci serve per riflettere.
Le occasioni speciali. Perché?
Perché questa nonna ha dismesso un cappotto acquistato con grande gioia, per rimettersi il suo vecchio indumento? Semplicemente perché stava esternando la sua credenza inconscia: il suo cappotto nuovo era “troppo bello per lei”.
Il cappotto in qualche parte “profonda” di quell’Anima era semplicemente superiore a lei, tanto da non volerlo indossare perché indegna e pronta a giustificarsi dicendo che non lo voleva sciupare.
La nonna si era concessa un indumento che nel suo “immaginario” era di gran lunga superiore a lei e “lei, quindi, non si reputava abbastanza per quel cappotto”
Troppo bello per essere indossato davanti alle persone del Paese, nella sua vita ordinaria.
Non poteva far parte del suo quotidiano poiché lei sentiva di meritarselo solo in occasioni speciali.
Forse capita anche a te?
Scelte di questo genere, in realtà sottendono proprio questo “non darsi valore”, reputare che, solo in certe occasioni ti sia concesso di “brillare”, esattamente come fossi “Cenerentola”, la fanciulla che sembrava potersi esprimere ed essere Se stessa, solo in occasione del ballo.
Anche le Fiabe e le Favole hanno un senso e ci offrono uno spaccato di una società dove l’Essenza viene sacrificata e può esprimersi solo di nascosto, grazie ad un miracolo e in maniera fugace, entro la mezzanotte, e non oltre …
E tempo di spezzare questa sorta di incantesimo e che ciascuno si riprenda il suo Valore.
Sei un’Anima e l’abito bello è parte integrante di Te e quindi ti spetta di girare ogni giorno col tuo cappotto nuovo, ovvero di amarti.
E poi? Poi aspettati solo dei veri e straordinari miracoli.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



❤️
Grazie carissima Ti un abbraccio grande di Luce Pace e Gioia 🙏❤️✨🦋
Amiamoci,Ametevi….❤️
“Amatevi uni gli altri come io ho Amato Voi” Gesù 🙏🦋❤️🪶
Pace e Bene ❤️🦋🙏
Aguyjevete ❤️🦋🙏
Namastè ❤️🦋🙏
Con gratitudine e amore fraterno carissima Ti 🙏❤️🦋🌸
Segui sempre ciò che “risuona”
Felice giorno di Luce!
Cara Ti, è circa un anno che ti seguo nel quale ho ritrovato il campo dove avevo sepolto la mia armatura da guerriero. Indossandola di nuovo ho trovato la forza di essere me stesso, senza condizionamenti, né paure, riscoprendo l’arma del dono che il Padre Buono mi ha fornito. Quindi riemersi pensieri, emozioni, desideri di bene e di esperienze di Luce da condividere, ma sai meglio di me come è “disarmante” non trovare corrispondenza…è come arrivare in un paese dove parlano una lingua a te sconosciuta. Detesto il proselitismo, quindi mi approccio con parole che possano ingenerare una riflessione, una intuizione. NIENTE. Viva la storia del semino che funziona con mio figlio, ma nel contesto sociale regna ancora fitta nebbia oscura.
Continuo nella speranza del Nuovo Mondo.
Un grande abbraccio
Ciaooo Alberto!
Lucidala bene, mi raccomando, è tempo.
Abbi Fede e immagina solo quello che vuoi.
Lo sforzo più grande è non udire, non vedere e non ricevere i pensieri indotti, che cercano di distrarre i Guerrieri di Luce, inducendoli a pensare e credere, quindi alimentare l’eggregora, esattamente come molti…
Sganciati e sii un meraviglioso “Guerriero”, quale sei.
Un abbraccio di luce a te e tu di rimando a tuo Figlio.
Namasté!!💚💚
Ciao Ti, grazie infinite!!! Arrivato alla perfezione anche questo articolo miticooooo
Grazie grazie grazie!!!
Un abbraccio dolcissimo