
Vittima, carnefice o attivo sostenitore della piena responsabilità della propria Vita?
Potente o impotente?
Questo è il problema.
Partendo dalla stessa situazione, puoi guardare ogni cosa con gli occhi e gli occhiali dell’uno o dell’altro.
Se lo osservi da vittima, incompreso, solo, sfigato e abbandonato, allora puoi vedere sempre il treno come fermo, sporco, in ritardo.
Se invece la stessa scena la guardi dal punto di vista del potente, cioè di chi non si lascia cascare la vita addosso, il rallentamento del trasporto è solo un’occasione in più per distrarsi, chiacchierando con il vicino di scompartimento, oppure come la possibilità di ascoltare musica rilassante o di gustare al calduccio una giornata di pioggia.
A proposito di pioggia …
Pensa.
Vedi la pioggia come nemica, come un ostacolo, oppure come l’occasione per andare a casa a berti una buona tazza di cioccolata calda, leggendo un bel libro, oppure stare vicino a chi ami e gustarti la sua presenza o ancora come una musica che infonde pace alla terra e quindi anche a te?
Beh, la tua risposta è sicuramente sintomatica e vale la pena tu la ascolti con attenzione.
Dipende tutto da come scegli di osservare il momento.
Fare paragoni negativi con gli altri è uno dei più facili e comuni modi per sentirti triste, arrabbiato e insoddisfatti, perché paragoni te stesso agli altri, in particolare spesso con persone irraggiungibili.
Spesso noi tendiamo a fare confronti con persone che ricevono un sacco di complimenti, che sono molto attraenti, che fanno molti soldi, o che hanno moltissimi contatti sui social, mentre noi ci visualizziamo come le loro antitesi.
Perché lo facciamo?
Per sminuirci da soli?
Per una sorta di autolesionismo atavico?
Quando ti trovi a desiderare quello che hanno gli altri, e ti senti invidioso, deluso, inferiore e inadeguato, molto probabilmente stai mettendo in atto paragoni sociali negativi.
Magari sono paragoni simili a quelli di molte altre persone, ma questo non significa, il fatto che vadano per la maggiore, che siano quelli più edificanti.
Vari studi hanno mostrato che le persone che si confrontano in maniera negativa con gli altri, soffrono più frequentemente di stress, ansia, depressione e pensieri auto-svalutanti.
Bella trovata!
Dovremmo imparare dal passato, non farci schiacciare da esso.
A volte capita, che le circostanze un po’ faticose della Vita ed episodi personali negativi possano bloccarci, farci diventare insicuri nelle scelte e non farci riconoscere nuove brillanti opportunità, ma, se ciò che è avvenuto nel passato non può essere modificato, ora hai la santa possibilità di dare una nuova forma a quello che ti deve ancora accadere.
Cosa fare?
La prima mossa strategica è quella di rompere col passato, nel senso di non dormirci abbarbicato, accogliendo che sei tu, non la tua storia, ancora una volta ad essere di nuovo in movimento, in gioco.
Goethe diceva:
“Niente vale più di questo giorno”, quindi lasciati ispirare e non soffermarti a lungo sulle pagine del passato, ma osserva con attenzione il tuo presente, cercando di fare le tue migliori oggi e di andare avanti al meglio.
Se poi il tuo problema sono spesso le persone faticose o meglio affaticanti, che sono piuttosto facili da incrociare lungo il proprio cammino, non lasciarti prendere dallo sconforto e dalle solite frasi fatte.
Di fronte a queste persone che cercano continuamente il pelo nell’uovo, la sfida, il posto al sole, … è facile arrivare a credere che loro siano forti e tu la loro vittima, perché con il loro comportamento aggressivo tu pensi abbiano il controllo su di te, ma così non è.
Molti atteggiamenti di fuga sono influenzati dalla convinzione della propria debolezza, ma non è così.
La chiave per cambiare questa tua falsa credenza di essere una vittima dei sistemi di un collega, un amico, un vicino, un parente prepotente è quella di spostarti dalla condizione di passività a quella di attività.
Se hai a che fare con un narcisista, un passivo-aggressivo, un manipolatore, un intimidatore o un controllante, ci sono molte strategie che puoi far scattare ed utilizzare per fronteggiare la situazione.
Cosa c’è in alcune persone che ti fa perdere l’equilibrio?
La loro modalità di girare la frittata, colpevolizzando gli altri.
Dei veri maestri di scaltrezza.
Colpevolizzano te, facendoti sentire responsabile delle proprie disgrazie.
Molte persone vivono così, con l’abitudine di buttare la colpa della loro infelicità o mancanza di successo sugli altri, su chi li circonda, vedi i genitori, oppure i fratelli o le persone con cui hanno relazioni negative, oppure su svantaggi socio-economici che vivono, o sulla loro salute precaria. Ricordiamoci che essi però sono i Migliori Maestri per la propria Crescita personale.
E’ vero che la vita è farcita di difficoltà, come una bella torta, ed è innegabile che lungo la via ci imbattiamo a volte nel dolore e nelle sofferenze, che ne conseguono, ma, incolpare gli altri della propria infelicità e assumere il ruolo di vittima, non è un atteggiamento né responsabile, né efficace.
Ma perché così tante vittime o aspiranti tali?
Beh, forse perché la condizione di vittima ti consente una serie di vantaggi secondari, ad esempio è più “comodo” puntare il dito contro gli altri per le proprie insoddisfazioni, evitando o ritardando il momento di assumerti la completa responsabilità della tua vita.
Già, ma la tua abitudine a colpevolizzare il prossimo, se ne soffri, ti fa risultare, agli occhi degli altri, sgradevole e in più ti porta a non avere il controllo sulle, quindi a non poterle né gestire, né modificare, perché la responsabilità tu l’hai consegnata nelle mani di altre persone.
Tra l’altro, spesso e volentieri, le persone che tu scegli come “bersaglio” della tua colpevolizzazione non sono consapevoli di quello che tu stai veramente provando, quindi procedono spesso tranquille per la loro strada, incuranti di te.
E tu resti solo, prigioniero della tua acidità e del tuo astio.
I tuoi sentimenti possono anche essere giustificati, tuttavia non ti aiuteranno a diventare una persona serena, soddisfatta di sé, felice e di successo.
Tutti noi commettiamo degli errori nella vita.
Il problema è perdonarsi, accogliersi sebbene l’abbiamo magari combinata un po’ grossa.
Quando guardi indietro, alle tue azioni passate, ci sono decisioni e gesti che rimpiangi di aver fatto?
Ci sono stati errori sfortunati di giudizio che hanno causato dolore a te stesso e/o agli altri?
Credo che tutti, bene o male, possiamo rispondere di sì.
La domanda allora, importantissima, è come rievocare questi eventi passati?
Pensa a te.
Pensati, ma non come una persona cattiva, come ti viene magari spontaneo fare.
Hai perso delle opportunità?
Può essere, ma ora ne sei consapevole e puoi sistemare il tiro.
Magari ciò che è stato è inamovibile, ma il presente è tutto modificabile e fattibile, quindi è nel qui ed ora che devi attivarti per rimettere in gioco il meglio, e solo il meglio, di te.
Come hai visto prima, molto dipende da come leggi e rileggi gli eventi.
Durante questi momenti difficili, è estremamente importante che tu sia accogliente e compassionevole con te stesso.
Avere timore eccessivo di fallire e di fare errori, ti porta, come un bimbo piccolo, ad accentuare talmente tanto la tua insicurezza, da non riuscire più a gestire i tuoi passi e quindi a scivolare, cadere, inciampare, perdendo di nuovo l’equilibrio e ammaccandoti di nuovo.
“Perdona te stesso.
Tutti facciamo errori.
Gli errori non sono permanenti, ma sono momenti isolati.
Impara a ripeterti:
”Va bene, ho fatto un errore, ma questo non fa di me una persona malvagia, ostile o cattiva”
Le paure di fallire e di fare errori sono spesso associate con il desiderio di essere stimati ed apprezzati dagli altri e vanno di pari passo con le nostre esigenze maniacali, perfezionistiche.
Pensaci!
Ti capita mai di pensare di non essere stato sufficientemente bravo, come desideravi, in certe occasioni?
Probabilmente questo è dovuto all’asticella che hai posizionato troppo in alto, magari ispirandoti ad un’altra persona?
Avere standard elevati può servire come un ottimo strumento motivazionale, ma aspettarti di essere come un’altra persona, e soprattutto sempre perfetto, in tutte le situazioni, ha effetti negativi sul tuo benessere, in quanto va ad aumentare i livelli di stress e a diminuire le tue probabilità di ottenere successo, riducendo così la tua tanto agognata felicità.
E poi?
Poi potresti scrivere un libro, su tutti quegli atteggiamenti che limitano la tua creatività, che ti vincolano, ti alterano, ti zavorrano, rendendo molto difficile la tua possibilità di essere felice, nonostante il tuo impegno, ma credo che per oggi basti così.
Ti ho scosso a sufficienza?
Amorevolmente, Ti degli Arcangeli
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