“Il Potere di Adesso: vivere nel presente

“Che senso aveva continuare a vivere con questo fardello di infelicità? Perché proseguire questa lotta ininterrotta? Sentivo che una profonda brama di annullamento, di inesistenza, diveniva molto più intensa del desiderio istintivo di continuare a vivere. ‘Non posso più vivere con me stesso’. Era questo il pensiero che continuava a ripetersi nella mia mente”

Quello che appare come il punto culminante di una crisi esistenziale, reca in sé la Forza della Maestria per condurci ad una svolta epocale.
Le frasi riportate poco sopra, sono la testimonianza diretta e successivamente affidata alle pagine di un Libro, divenuto un capolavoro della Letteratura Spirituale per tutti coloro che cercano l’Illuminazione. L’Autore, molti tra voi lo avranno capito dal titolo odierno, è Eckhart Tolle.

Tutto ebbe il suo culmine 20 anni prima, rispetto alla data di pubblicazione, di quest’Opera magistrale, quando il “potenziale maestro spirituale”, Eckhart Tolle, arrivò a provare disgusto per una Vita che sebbene avesse solo 30 anni, pareva riservargli solo stati ansiosi, seguiti e talvolta preceduti da periodi di forte depressione, tanto da indurlo a meditare il suicidio.

D’improvviso, a partire da quella notte fatale, la rivelazione che Eckhart Tolle mette su carta e da cui si originerà non solo la sua Nuova vita, ma un Libro di fama planetaria, che lo ha posto tra i Risvegliatori e gli Illuminati, delle diverse tradizioni spirituali.

La prima nota a favore di questo Libro, dal titolo significativo, “Il Potere di Adesso: vivere nel presente”, si fonda sostanzialmente sull’esperienza vissuta personalmente da Tolle.

È stato durante la sua profonda prostrazione, che Tolle ha potuto ricevere e partecipare a quella illuminazione di cui si è poi fatto portavoce.

“La pressione di quella notte deve aver costretto la mia coscienza ad abbandonare la sua identificazione con il sé infelice e profondamente timoroso che in definitiva è un’invenzione della mente”.

E’ stato come aver toccato il fondo con i piedi ed essersi concesso la spinta necessaria per riaffiorare e poter riprendere così a respirare in sinergia con il respiro ampio universale.

L’Autore coglie che in lui convivono una parte distruttiva e un’altra che, malgrado tutto, sta tentando di parlargli, di farsi udire e che desidera ascolto.

Egli si domanda, infatti, chi è, cos’è quell’io, che non può vivere con il sé, e se quell’io sia reale, effettivo.

Un dubbio e la domanda che lo esprime, aprono uno squarcio nella sua Coscienza.
Ecco che d’improvviso si sente attirato verso una specie di Vortice di Energia dentro di sé, un vuoto che lo risucchia e che per la prima volta non teme.

La sofferenza e l’identificazione con l’io

In questa sorta di Viaggio interiore, Tolle, per la prima volta si accorge che la sofferenza che da mesi lo assillava e viveva e provava, come fosse un qualcosa di reale, nasceva dal suo identificarsi continuo con la sua mente, con i suoi pensieri, con quello che come tutti era solito indicare e chiamare con la Parola “io”.
Questo aspetto nota e scopre che appartiene e viene esperita da tutti, come esseri umani, e che per la maggior parte, deriva proprio da queste identificazioni.

Tolle allora comprende che l’unico modo per poterci affrancare dalla sofferenza, che tiene prigioniero l’Essere Umano, è quello di abbandonare l’identificazione con il proprio io, cioè compiere quell’azione, che indica come il dis-identificarsi dalla mente.

Il disgusto aveva accompagnato proprio il momento Sacro in cui la Luce gli aveva permesso di “uscire” per un istante, da questa sorta di lotta interiore, tanto da riuscire a visualizzare quello che stava accadendo al suo interno.

Tolle scopre che il dolore e la sofferenza che percepiamo ogni giorno, ci vengono proprio dal fatto che ci si identifica con la mente e con quanto lei elabora, produce e sostiene.

Allora un Uomo Pensa di essere i suoi pensieri, le emozioni che prova ed anche le sensazioni, e li partecipa, fino ad arrivare a stare male.
E’ come se la mente fosse la scrittrice e la sceneggiatrice di un personaggio e delle sue storie irreali, fino all’istante in cui ci s’identifica.

Noi non siamo la nostra mente

La mente è iperattiva e produce una serie incessante di pensieri, che scorrono nella testa, seguiti e accompagnati da emozioni, spesso contraddittori tra loro e tumultuosi.

A volte sono invece desideri e sensazioni, che proviamo e sono contenuti della nostra coscienza umana, ma non rappresentano l’Essenza Superiore, la nostra parte autentica.
Fanno parte di noi, ma non siamo noi.
Noi siamo lo strumento attraverso il quale essi si agitano e cercano spazio.

E’ come se l’Uomo fosse un proiettore e le sensazioni, le paure, le emozioni, i pensieri, i desideri, fossero la pellicola, cioè i contenuti proiettati. Questa pellicola nasce in maniera immediata e lo strumento che li proietta, lasciandosi coinvolgere, si riconosce in lei e si comporta come se lui fosse la pellicola, ma non è affatto così. Si convince di essere lei.

Il proiettore non è la pellicola. Lui c’è, esiste, indipendentemente dalla pellicola e dal film.

Così noi, esistiamo ben al di là di quello che proviamo e che sentiamo agitarsi dentro.

Quando riusciamo, anche solo per un momento, a distaccarci da tutto questo film, ci riconosciamo come “il proiettore”, perché entriamo in contatto con la nostra natura più profonda e allora e solo allora che ci ritroviamo e partecipiamo all’Armonia con il Tutto.

Il corpo di dolore

Un concetto importante, che Tolle ha presentato nel libro, Il Potere di Adesso, è quello del Corpo di dolore.

Sempre ci ripetiamo dell’importanza di vivere nel qui ed ora, dello stare “in Presenza”.

La Presenza ha un fortissimo legame con il Corpo di Dolore.

Finché non riusciamo a focalizzarci sul Presente, a percepirci nel Qui e Ora, lasciando andare tutto il resto, è come se nel nostro corpo e nella nostra mente rimanessero dei segni, delle tracce di un dolore passato e provato, che si arricchiscono di nuovi aspetti.
Ogni volta che nell’Uomo compare un dolore, esiste un suo residuo che sopravvive e che va ad aggiungersi alla sofferenza patita nel passato, la quale è lì, annidata nella sua mente e nel suo corpo. E’ il corpo di dolore.

Il corpo di dolore è una struttura vitale, che gode in parte di autonomia e si nutre di carica emotiva negativa.

È energia negativa, che occupa mente e corpo e ci fa soffrire.

Quando le persone provano un’intensa infelicità lo tengono attivo e vitale, mentre in alcuni casi lui si assopisce, per poi risvegliarsi quando viene sollecitato da condizioni e situazioni particolari, per esempio da ferite fisiche, oppure da ferite emotive, da lacerazioni interiori che riprendono a sanguinare quando qualcosa le tocca e rievoca il trauma, che un tempo le ha create.

Tutte le sensazioni e le emozioni con una forte carica di energia negativa, nutrono e sostengono il corpo di dolore, rendendolo forte e prevaricante su di noi.

E’ così che si entra in una sorta di spirale discendente, fatta di pura sofferenza, che non sembra avere fine e che instaura un circolo disarmonico e poco virtuoso.

Senza rendersi conto l’Uomo nutre il suo dolore, il quale poi lo schiaccia, lo soffoca.

La riprova la si ha quando succede un fatto e ci si spaventa, ci si demoralizza. Presto da questa prima sensazione, scaturiscono diverse sofferenze.
Ci si lascia andare a tutta una serie di pensieri bui, colmi di catastrofi, negativi, sempre più cupi, che anziché liberarci, ci affossano.
Allora la pellicola si attiva e ci raccontiamo storie tristi, dove tutto va a rotoli, storie piene di rabbia o di ansia e finiamo con l’identificarci con la voce che sentiamo nella nostra testa e che racconta

E’ il Corpo di Dolore, che attraverso la pellicola, sta avendo il sopravvento sul proiettore.

Cosa si può fare?

Uscire dalla sofferenza con la “disidentificazione” promossa da Eckhart Tolle.

Eckhart Tolle ci indica che per ritrovare il proprio benEssere serve disidentificarsi dal proprio io umano.

Questo è l’obiettivo del libro, Il Potere di Adesso.
Prendere consapevolezza di noi stessi, oltre i pensieri e le emozioni che stiamo provando, per scoprirsi come il proiettore di tutte queste storie.

Come può avvenire questa disidentificazione?

Serve scendere dalla giostra chiamata mente.
Liberarsi dalla sua modalità compulsiva di agire e, mentre lei vaga tra mille pensieri e sensazioni, scoprire proprio il potere di Adesso, cioè riuscire a concentrarci sul momento presente, sul qui e ora, in questo luogo e questo tempo, senza permettere che ci prenda per mano e ci trascini nel passato o in un futuro costruito con i suoi materiali.

L’idea fondamentale, infatti, è che questo modo di procedere della mente ha le sue fondamenta nell’attrazione che lei prova per il passato e il futuro.
E’ così che, inseguendola, spesso ci proiettiamo nel passato, cullandoci nei ricordi, nella malinconia, nel dolore, oppure ci lanciamo verso il futuro, verso quello che ancora non è, progettando, sperando, temendo, riempiendoci di ansia e aspettative.

Seguendo e inseguendo la mente e le sue congetture, ci disconnettiamo e ci dimentichiamo del presente, l’unico tempo da vivere.

Serve allora osservare

Nulla accade nel passato, perché quel tempo è andato, è già trascorso, è dietro di noi.
Lo ricordiamo, ma è inamovibile, immutabile, è passato.
Se getti una foglia dentro l’acqua, la corrente la porta subito con sé e dunque stando dove ti trovi non la partecipi più e non ti è dato riaverla, perché lei è parte di un’azione passata. Il gesto di lanciarla nell’acqua è avvenuto e non lo puoi modificare.
Non possiamo agire nel passato e sul passato.

Allo stesso modo, nulla accade nel futuro, perché il futuro è SOLO una proiezione della nostra mente, per di più, sovente alimentata solo da infiniti desideri e paure.

Quando il futuro ARRIVA, ed è qui, allora diventa Presente e se non lo VIVI, come la foglia adagiata sull’acqua, in un soffio sarà oltre e sarà già Passato.

Passato e futuro esistono nella misura in cui “esiste” il Presente.
Solo attraverso il PARTECIPARLO, possiamo avere un Passato Divino e un Futuro Meraviglioso.

Ci serve allora trovare un Equilibrio tra le varie dimensioni temporali, che esperiamo; il presente è come il perno, il punto che tiene in equilibrio il braccio delle bascule per i piccoli, dove un sedile rappresenta il passato e l’altro rappresenta il futuro.

E’ comodo camminare all’indietro con il corpo?

Certamente no, perché si tratta di un moto innaturale e lo sguardo non può sostenerci, perché diamo la schiena al punto verso il quale ci dirigiamo e piedi e gambe si muovono all’indietro.

Eppure sovente ci sono persone  che guardano sempre indietro, e camminano nella Vita in questo modo, infatti soffrono, perché agiscono nel presente girati all’indietro, perdendosi la vista meravigliosa e il partecipare a quanto in essere, oppure altre che stanno con il viso slanciato nel futuro, in avanti, e anche in questo caso si procurano solo una profonda sofferenza.

Quando rimaniamo ancora là, aggrappati a qualcosa di piacevole o spiacevole, a quello che è ci è accaduto nel passato, rischiamo di rimanere intrappolati in uno schema. Allora i comportamenti, che si mettendo in scena, non sono altro che le battute di un vecchio copione interiorizzato e rispolverato per l’occasione.

Sovente, quando avviene un trauma, accade qualcosa che ci inchioda nel passato. Il tempo pare fermarsi, costringendoci a rivedere e rivivere quell’esperienza traumatica, in continuazione.
Allora il presente perde valore e consistenza oppure finiamo con l’interpretarlo secondo quegli schemi.

Se invece puntiamo lo sguardo verso quello che deve ancora venire, visto che non è ancora accaduto, spesso cominciamo a soffrire di ansia, mentre la preoccupazione ci assale al solo al pensiero di quello che potrebbe riservarci ed accadere. E’ così che il domani ci spaventa. La pellicola trasmette il peggio dei suoi pronostici e in qualche modo ecco che finiamo con il farla avverare.

In questo vortice mentale, anche i momenti felici, rischiamo di passare disattesi, perché solo la Presenza consente di metterli a fuoco, vivendoli, esperendoli e dunque apprezzandoli.

Invece s’inizia a immaginare il futuro e così si costruiscono le gabbie.
Pensiamo alle relazioni, di qualunque natura, in merito alle quali si inizia a costruire tutte le fantasie possibili e pensabili.

Anche il programmare oggi la vacanza per il prossimo anno, fa parte di questi costrutti mentali, li coltiva, li nutre, li cresce e con essi alimenta tutti questi processi filmici.

Come sfuggire a questi loop

Per sfuggire a tutto questo SERVE solo essere in Presenza, presenti a noi stessi, nel qui e ora, nell’adesso.

Questo è un modo fluido di Vivere, dove tu mantieni una certa progettualità di massima, ma senza aggrapparvisi.
Butto all’Universo una possibilità e poi lascio. Se ciò è conforme al mio Bene, l’IO SONO lo porgerà, altrimenti sarà altro e sarà di certo il meglio.

Dunque non si tratta di vivere alla giornata, senza fare programmi e senza darsi da fare e lavorare per raggiungerli. Significa, usare la mente quando e quanto serve, per poi tornare a prestare attenzione al momento PRESENTE, l’unico importante, perché davvero esistente.

Cosa ci serve?

E’ Indispensabile “Osservare pensieri ed emozioni”
?

Tolle propone di provare a osservare i propri pensieri e le emozioni mentre si svolgono nella nostra mente, come se li guardassimo dall’esterno, senza cercare di allontanarli o eliminarli. Da proiettori consapevoli.

La mente infila la pellicola, sovente colma di scene raccapriccianti, e tu fai un passo indietro e guardi la proiezione.

In silenzio, guardi i pensieri scorrere dentro di te, cerchi di capire cosa producono, le sensazioni, che ingenerano, e come il corpo risponde.

Provi a concentrarti sul corpo, a percepire le tensioni, in quale zona e tutte le contratture o il sudore.

Spostarti sul Corpo ti toglie dal dominio della mente.
Invece di farti prendere e identificarti con lei, oppure con i pensieri, e tutto il resto, ti trasformi in IO SONO colui che guarda da fuori, che osserva e lo fa senza giudicare.

E’ così che tutto questo movimento che rappresenta la pellicola, diventa un Oggetto, da cui prendi e sai prendere le distanze e ti differenzi. Tutto quel film non sei tu e ora te ne stai staccato dal quel vociferare e dal turbine, che accade dentro la tua mente. E SEI.

E’ un processo che ti rende Patra, ti trasforma nella famosa tazza che qualunque bevanda riceva, che si tratti di tè, caffè o cioccolata, versata calda, fredda o tiepida, resta nella sua pienezza di tazza, un “regale” contenitore.

Con gioia, Ti degli Arcangeli

Ecco i Link per chi desiderasse approfondire attraverso la descrizione,
o acquistare il Libro

👉Il Potere di adesso

👉Il Potere di Adesso Journal, l’edizione arricchita con immagini esemplificative

👉Come mettere in Pratica il Potere di Adesso, arricchito con meditazioni, esercizi e gemme di saggezza

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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2 commenti

  1. Francesco

    Gratitudine sempre cara Anima di Luce
    Namastè 💙🩵🤍💎

    • *** Ti degli Arcangeli

      Ogni Bene, Francesco!
      La Luce è in Te, nutrila sempre e ASCOLTALA!

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