Imparo a sorridere

In queste giornate, dedicate ai defunti, mi guardo intorno con una certa curiosità e respiro con allegria l’aria finalmente più pulita e leggera, dopo le piogge di queste ultime ore.
Intorno non c’è serenità ed i sorrisi si possono a fatica contare sulle dita di una mano.
Perché?
Come mai siamo sempre più cupi e forse rabbiosi dentro?
Mi viene in mente una pubblicazione molto carina di chi, come me, crede e si propone per aiutare e risvegliare l’Anima e quindi la Vita interiore ed esteriore delle persone e dei giovani.
Ci sarebbe bisogno di una dose doppia, una razione di polvere “magica”, per creare una situazione più radiosa nelle giornate di ciascuno di noi.
Il Cielo ci e si propone continuamente, soprattutto attraverso i suoi messaggeri ( vedi gli Angeli e gli Arcangeli), per aiutarci a vivere la nostra vita pienamente, per spingerci a raggiungere la felicità, ma siamo faticosamente aggrappati alle nostre dinamiche e quindi avvolti nel buio più totale, tanto che il sorriso è quasi sparito dalla nostra quotidianità.
Chi sorride è uno zombi, o uno scemo … secondo i più, che non sanno comprendere cosa ci sia e ci possa essere  di lieto nella nostra situazione attuale.
Eppure è proprio quando abbiamo toccato il fondo, e siamo immersi nelle tenebre dell’Anima, che ci viene offerta l’occasione per una Rinascita veramente unica e speciale, basta solo saperla vedere, cogliere e quindi farla propria.
Un’occasione, il problema è questo.
E’ stupenda l’etimologia della nostra lingua, perché ci spiega veramente il valore delle parole che usiamo …
Occasione deriva dal latino e significa cadere davanti … quindi un qualcosa di vicinissimo che sta a noi, alla nostra “libertà” di agguantare e usare, fare nostro.
Ci sono tre cose che ci accomunano sicuramente:
La prima è che, in questo preciso istante, in buona o parziale salute fisica, tutti noi siamo vivi, siamo tutti meravigliosamente e terribilmente vivi.
Siamo vivi e questo è già un ottimo motivo per sorridere ed essere grati alla Vita.
Il proverbio ci dice: “Fin che c’è vita c’è speranza!”
E allora?
Perché non prenderne atto e non sorridere …
Comunque e qualunque sia il mio stato odierno, a livello emotivo, affettivo, relazionale, economico, lavorativo … sono ancora qui e posso mettermi in gioco e cambiare la partita, se lo stato attuale delle cose non mi va.
Non ci basta questa new?
Beh, allora c’è un’altra strepitosa notizia: la morte ci attende tutti, da qualche parte e nessuno di noi potrà evitarla, quindi, anziché gettare il tempo a lamentarsi, piangersi addosso, lamentarsi e negarsi la possibilità di mettersi in gioco, muoviamoci!
Ricordarci la presenza di un appuntamento così inevitabile e temuto, dovrebbe essere uno stimolo, il migliore, per  spingerci a vivere la nostra vita pienamente, in “maniera spericolata”.
E poi?
Calma, c’è anche un terzo punto … ed è che ora stiamo leggendo queste righe, siamo qui, presenti, parte di un qui ed ora, che spesso non sappiamo cogliere, mentre in questo istante ci appartiene e quindi possiamo e sappiamo attuare.
Non è più tempo per pensare solo agli aspetti materiali e al successo fine a sé, dobbiamo diventare consapevoli delle persone che siamo, al netto dei condizionamenti sociali e delle attese altrui, e per farlo dobbiamo innanzitutto ascoltarci in profondità, iniziare a parlare con noi stessi.
Lo facciamo mai con tutta sincerità e voglia di ricevere?
1) Ascoltare è quindi il primo passo da attuare.
Se non siamo contenti
, se ci agitiamo continuamente, se ci manca qualcosa, se … ci sentiamo attratti da altro … è giunto il momento di toglierci la maschera, che ci siamo costruiti, per fare contenti gli altri, per sentirci parte di una società e di un modo/ uno stato sociale che cataloga, etichetta tutto e avere la pazienza di fare due chiacchiere con chi si nasconde lì sotto, dentro di noi.
“Ma io chi sono in realtà?”
“Cosa voglio veramente?”
“Perché non lo prendo?”
Dobbiamo farlo, perché solo così possiamo accettare le nostre debolezze, il nostro passato, le paure e sbloccare una situazione che ci logora e ci consuma inesorabilmente.
2) Quindi, il secondo step è: Accetta!!
La condizione in cui ci troviamo attualmente fa, inevitabilmente, parte dell’esperienza umana, e porta con sé la rabbia, la frustrazione, l’insofferenza e la rigidità verso chi ci rispecchia in qualche modo, chi ci rammenta come siamo, distanti e diversi da quell’”essere noi”, che vorremmo.
Siamo un Io, diversamente Io.
E questo ci frustra.
E’ abbandonando la rabbia e trasformando ciò che ci rimane in energia vitale,  che scopriremo di avere dentro tante idee, nuovi progetti, meravigliose intuizioni, e belle relazioni con persone altrettanto belle e spesso diversissime dalle attuali.
3) Apprezza!
Questo significa dare finalmente il giusto valore ad ogni cosa, noi compresi e quindi amarci, accoglierci, volerci bene così come siamo, con i nostri desideri, le nostre aspirazioni, le varie paure e fatiche, oltre che con le sparate positive e stellari, che a volte ci contraddistinguono.
Se sappiamo apprezzare e lo sappiamo fare, ma dobbiamo concedercelo, sarà molto più naturale amare noi stessi, gli altri e la vita nel suo complesso.
4) Ama sempre e comunque.
La felicità, quella vera, non è racchiusa nelle grandi missioni, ma “è racchiusa nelle piccole cose, nella nostra capacità di individuare e concentrarci sul bello della nostra vita, nel “sentirci più ricchi interiormente”, nel poter vedere e godere di un fiore che sboccia, una mano che si tende, un sorriso dolce che ci giunge, un abbraccio sincero e travolgente, un bacio appassionato, una carezza ed uno sfioro leggeri, ma carichi di: “ci sono, non scordartelo mai”.
Ed è questo, il vero successo, il nostro massimo bene.
La vita è un’altalena di emozioni, di buio e di Luce …, la vita è gioia inattesa e a volte, ma non sempre, anche un dolore profondo
… nessuno lo nega e lo può fare, ma partire anche solo dalle tre semplicissime considerazioni iniziali, può essere veramente provvidenziale, per ciascuno di noi ed aiutarci a capire come possiamo reagire a ciò che non va e che ci toglie il sorriso e la voglia di essere e stare bene.
Ci sono quattro passaggi per ritrovare la serenità, nei momenti faticosi.

La prima è di recuperare e concentrarci su ciò che ha funzionato in passato.

Perché farlo, quando in genere ci ripetiamo di tagliare con il passato?
Perché quando ci accade qualcosa e stiamo poco bene, tendiamo a fare di tutta l’erba un fascio!
Quando una cosa non gira come dovrebbe o noi ci aspetteremmo, siamo portati a generalizzare e a ritenere che la situazione sia pessima e non presenti nulla di buono, ma proprio nulla.
“La vita ci ha sempre e solo preso a pesci in faccia”, ripetiamo, ma non è così!!!
Così ci deprimiamo, ci affossiamo con pensieri azzeranti e frasi di puro diniego e ci sediamo sul fondo della nostra “nuova buca” a  guardare l’uscita, che il polverone non ci mostra, mentre l’occasione sfuma.
Quando siamo in un momento difficile, la cosa migliore, è guardare invece a cosa già siamo stati in grado di fare , in altre situazioni, per ripetere a noi stessi che, l’inimmaginabile, forse lo abbiamo già realizzato altre volte.
L’Universo non ci prospetta mai nulla, che non siamo in grado di supportare e sopportare, mai, mettiamocelo bene in testa.
La fase successiva è quella di chiedersi che cosa possiamo imparare da quanto stiamo vivendo …

“In che cosa, questa nuova dinamica faticosa, mi sta aiutando a migliorare?”

Si tratta veramente di cambiare la nostra prospettiva, vedendo nella prova una possibilità, non una catastrofe, come siamo “educati” ed indotti a fare.
Tutto ha un senso.
Tutto insegna.
Tutto ci guida al meglio, anche se fatichiamo a coglierlo e ad accettarlo in questa nostra realtà che ci educa all’idea che la Vita sia una croce, necessaria, inevitabile e quasi fine a se stessa.
Se la sfida è grande e veramente difficile da affrontare e superare, significa che si tratta di una lezione che aumenterà il nostro spessore di parecchio, significa che saliremo nella nostra consapevolezza d vari gradini e che la nostra Luce acquisterà un sacco di energia nuova e potente.
Più dura è la lotta, più gloriosa sarà la vittoria.

Il terzo momento è quello di crearci dei sottobiettivi per riuscire a procedere sempre e senza grandissimo dispendio di energia.

Perché?
Perché solitamente l’angoscia che ci assale, frutto dei nostri pensieri limitanti, ci paralizza e ci spinge a mettere in campo molta più forza energetica di quanta ne servirebbe.
E’ esattamente come quando, spaventati, smettiamo di respirare e quindi anche la mente in carenza di ossigeno partecipa e contribuisce al nostro time out generale.
Lavorare sul piccolo passo, ci ridà entusiasmo e ci consente sempre una buona riuscita, creando un circolo virtuoso: ce la faccio, vado avanti, quindi mi sento capace, così ottengo e affronto anche l’altro passo e poi il dopo ed il dopo ancora.
Gli obiettivi calibrati ci ricaricano e ci restituiscono veramente la fiducia, di cui abbiamo bisogno per le sfide più grandi, più impegnative.

La quarta cosa è quella di entrare nella modalità della legge universale e divina, ringraziando.

Ringraziare per cosa?
Per il dolore?
Per la fatica?
Per la nuova prova?
Sì, dobbiamo avere il coraggio di andare contro corrente, di fare ciò che gli altri non fanno, perché abbiamo la consapevolezza che ciò che ci giunge è sempre e comunque per il nostro sommo bene e, soprattutto, che spesso è comunque un atto di generosa pietà e benevolenza verso di noi.
Qualcuno starà pensando a qualche brutta situazione vissuta di recente, come per esempio, un pericoloso incidente in cui ha perso l’auto.
“Cosa ci sarà da ringraziare in tutto questo?” penserà ora.
Certo, he vale la pena ringraziare, perché quanto ci accade è sempre il minimo ed il meglio che potesse essere in quel frangente.
Questa chiave di lettura e questa prospettiva lo so, lo so perfettamente, non ci appartiene, perché noi partiamo sempre dal presupposto che esista qualcuno e/o qualcosa che si diletta a perseguitarci.
Il male c’è, nessuno lo nega, ma come lui si muove, anche il Cielo lo fa e quello che ci raggiunge è il frutto comunque di due mosse, come in una partita a scacchi, non di una sola mossa.
A volte le ferite sono profonde, ma non è la morte, quella che spesso il sotto, come lo chiamiamo io e gli Arcangeli, voleva per noi.
Proviamo a considerare che forse in quell’incidente non doveva andarsene solo l’auto, ma noi o nostro figlio con lei.
Dobbiamo avere il coraggio, in questi frangenti, di andare contro quello che ci dice la logica, la mente, il nostro cervellino, questa è Fede.
Dobbiamo saper vedere ogni cosa come un dono, come una Benedizione divina, anche quando la testa avrebbe ben altra lettura del fatto in sé.
Un dono giunto a noi.
Non sto prendendo in giro, né vaneggiando, ma dando la giusta lettura delle difficoltà in cui sovente, nostro malgrado, ci imbattiamo.
Se c’è qualcuno che dobbiamo prendere in giro è la nostra mente, la nostra cultura “di sempre”, quella che non ci ha ancora permesso e/o concesso di cogliere il vero senso del dolore, della Vita, dell’Amore, della Morte e appunto della prova.
Dobbiamo prendere in giro i momenti duri e aggirarli e ruotarli a nostro vantaggio, per recuperare ciò che per noi veramente conta, vale, è più importante, con fede e devozione nuove, sconosciute, dinamiche e proprie dei folli divini ( vedi san Francesco).
E’ così che ci è dato di riconquistare la nostra Felicità e di riuscire a sorridere, saper sorridere, nonostante tutto.
Qualcuno ha detto che: “La magia della Felicità, vive nella Follia dell’Umanità.”
Con Amore ed un sorriso dolcissimo ti**** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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