
La situazione sanitaria di questi ultimi 2 anni, ha portato a galla diverse fatiche o se vogliamo parlare di nodi, diversi nodi, che sono giustamente giunti al pettine, facendo crescere le opinioni disfattiste.
Per chi invece, come noi, ha una visione più ampia, questo momento storico rappresenta solo un periodo carico di opportunità, quindi denso di guarigioni e di cambiamento.
Ormai viviamo braccati, in una situazione inverosimilmente protratta di emergenza, un’emergenza che riguarda non solo e tanto il virus, ma le nostre dinamiche ordinarie e le leggi che le governano e che governano sia le nostre relazioni umane, che le inter relazioni con il mondo esterno.
Abbiamo l’atteggiamento consolidato di fingere che tutto vada bene e di voler sempre procrastinare tutto quello di profondamente necessario per rispondere alle nostre esigenze di superficie.
È sicuramente importantissimo, di fronte ad un problema legato alla salute, saper reagire e saper stare in uno stato di allerta, ma questa sorta di “vigilanza” l’abbiamo protratta per troppo tempo; questo altera i nostri sistemi percettivi e diventa un vero modo di vivere, o meglio di sopravvivere, come se questa fosse la normalità.
Guardati intorno e capirai cosa sto dicendo.
Oggi puoi camminare all’aperto, senza far uso di nessuna mascherina, eppure ci sono persone che la indossano “rigorosamente”, come fosse prescritto e sancito da un testo sacro, che sacro non è, mi permetto di evidenziarlo, e altre che addirittura ne mantengono l’uso anche dentro l’abitacolo della propria auto, su cui viaggiano da soli, come se all’interno ci fossero ospiti invisibili.
Le mascherine sono parte di un rito, un rito che ci crea vari vincoli e limitazioni.
Attenzione, si tratta di una pura constatazione.
Ognuno di noi è perfettamente libero di scegliere.
Ma perché perdurano questi comportamenti?
Semplicemente perché siamo stati abituati, in maniera costante e continuativa, ad indossare le mascherine; questo ha creato una sorta di rito, di abitudine, per cui non indossarla ti rende “nudo”, ti fa sentire fragile, esposto, in “balia delle situazioni esterne”.
Tutto questo è allucinante, ma reale.
L’Uomo medio si sta muovendo, senza mai fermarsi e senza mai farsi due domande.
Procede assuefatto agli eventi e obbedisce.
In pochi sembrano chiedersi:” Ma io, di cosa ho realmente bisogno, oggi, per stare bene?”
Molte persone eseguono gli ordini come fossero automi.
Prova invece a chiederti se quello che stai facendo corrisponde davvero a quello di cui hai bisogno.
La moltitudine fa, si muove e realizza senza capire il significato delle cose che sta creando, facendo o dicendo.
Le cose ti accadono o meglio ti cadono sulla testa, proprio come farebbe una tegola sollevata dal vento, che precipita, e ti colpisce in pieno.
E tu accetti ogni nuova richiesta, come accetteresti una tegola, cioè come inevitabili.
Quando ti fermi a riflettere , lo fai solo per brontolare in maniera “generica e generale” e accusi un colpevole esterno a te, e alla tua storia, della tua condizione e situazione, oppure delle tue fatiche o dei tuoi problemi.
Fermati!
Oggi scrivo questo articolo per ribadirti questo.
Fermati, perché è arrivato il tempo di disinserire il pilota automatico, che ti porta a barattare la tua salute in cambio di non sai neppure tu cosa.
Concediti di salvaguardare la tua incolumità animica, prima ancora che la tua salute corporea.
Fermati!
È arrivato il momento di fermarti.
Per fare cosa?
Diverse cose.
1. Osservare attentamente tutto quello che è successo e ancora sta succedendo.
2. Cambiare la tua prospettiva, il tuo punto di vista e la prospettiva da cui leggere i fatte, le situazioni, gli eventi, le cose che accadono.
3. Guarirti, o per lo meno incamminarti verso la guarigione, di cui ti parlo da qualche tempo.
E non parlo del virus tanto gettonato, quanto di una guarigione eterica, guarigione che se non verrà presa in carico, farà danni enormi alla tua Anima.
Per accompagnarti quindi lungo questa strada, sto creando e ti sto offrendo diversi strumenti e oggi, ti voglio accompagnare in una lettura, un po’ particolare di questa situazione storica, una lettura che mi viene ispirata, guarda caso, dalla natura stessa.
Lascerò che alcuni alberi, in pieno anonimato, ci raccontino, ossia si lascino intervistare per offrirci il loro punto di vista e il loro messaggio di Luce, chiaro e utile per la nostra guarigione.
Non siamo abituati a questo, perché abbiamo perso i sentieri percorsi dai nostri avi, ma le Anime sanno e possono, se debitamente risvegliate, dialogare con il tutto, quindi anche con la Natura o meglio con gli alberi che la popolano.
Mi affido così al potere unico, cortese e delicato di alcuni esemplari di alberi, per portare sostegno e guarigione ai nostri cuori e alle nostre menti, passando attraverso l’Anima degli alberi e la nostra Anima.
Vediamo da vicino la prima cosa utile da realizzare nell’immediato.
1. Osserva ogni cosa con attenzione vigile.
Osservare non è un sinonimo di guardare, anche se il vocabolario della nostra lingua italiana, spesso lo propone come tale.
Quando “osservi” stai compiendo un’azione diversa, rispetto al guardare.
Quando guardi una cosa, il tuo sguardo scivola; al contrario, quando osservi, ti metti in contatto con quello che stai guardando, cioè vale oltre l’apparenza e scendi nel suo “profondo”.
Quando osservi un amico, per esempio, cogli il suo stato d’animo, vedi le sue paure, intuisci ciò che lo agita o lo rende fiero, giocoso, sereno o alternativo, diciamo così.
Osservi e riesci ad andare oltre l’apparenza, per vedere l’Anima delle cose e sintonizzarti.
Osservando, consideri anche il contesto attorno, e questo perché sei consapevole della sua presenza e quindi del suo potere, cioè della sua influenza sul tutto.
Non puoi escluderlo, nella maniera più assoluta, proprio perché c’è, c’è un “ contorno”.
Osservare è la prima cosa che facciamo dopo la nostra venuta al mondo.
Un bambino impara proprio attraverso l’osservazione.
E’ bello perché quello che ne scaturisce, non è frutto del “pilota automatico”, ma di una “piena partecipazione” al tutto, quindi a quello che vede, coglie, percepisce, intuisce… partecipa e quindi osserva.
Fin da piccolo, sei “coinvolto” e anche influenzato da quello che osservi e vivi.
Un aspetto che dobbiamo quindi riconsiderare è quello di ritornare bambini, di rimettere in gioco il “nostro bambino interiore”, proprio per fare che questo accada, dobbiamo Imparare a essere bambini, senza giudizio.
Quando sei nel pieno atto di osservare, la tua Anima fa esperienza, perché si mette in contatto con il non visibile che la circonda, e questo le permette di arrivare alla vera conoscenza, che non è la verità assoluta, ma la verità che appartiene all’Anima in quella condizione, in quell’istante.
Ma come fai ad osservare?
È semplice, osservi!
Ti prendi tempo, ti metti seduto davanti a un qualcosa, per esempio un corso d’acqua, un fiore, una pozzanghera, un sasso e osservi o meglio “lo/la osservi”.
I primi pensieri saranno frutto del tuo chiacchiericcio mentale, quindi sarai indirizzato a lavorare sul suo aspetto. Com’è, come si presenta?
Non desistere e vai oltre.
Subito dopo inizierai a pensare ai cavoli tuoi, la mente andrà per i verdi pascoli, e tu ti dimenticherai di dove sei e cosa stai facendo.
Superata questa fase, ti accorgerai di aver divagato e cercherai di tirare le fila e ritornare in presenza davanti al tuo “oggetto” degno d’osservazione.
Fermati e lascia passare anche questo pensiero e continua.
In genere si inizia a farsi delle domande su quell’oggetto della natura, o a chiedersi “perché tu lo stia osservando”.
Vai avanti e lascia scorrere.
Questa è la chiave per aprire questa porta magica.
Dopo diversi passaggi mentali, ecco che arriverà il momento nel quale sentirai che ora sei finalmente in equilibrio ed armonia con il Tutto e che la mente si sarà finalmente spenta.
In quel momento ecco che tu hai raggiunto il tuo scopo e hai appreso qualcosa, proprio grazie all’osservazione.
Che cosa hai scoperto?
E’ qualcosa di molto sottile, ma potente, qualcosa che appartiene da sempre alla tua Anima.
E’ il linguaggio dell’Anima, che si riattiva e progredisce.
L’Anima ti guida, per questo va ascoltata e alimentata, alimentata perché non scivoli nei pensieri bui e non ritorni ad essere “cibo” per il nemico, come lo è stata sia nel passato che in questi periodi bui, di transizione.
Allenati prima con le piccole cose, poi, a poco a poco sperimenta questo esercizio anche con situazioni più dinamiche e impegnative.
Questo ottobre e novembre, concludiamolo e iniziamoli osservando la nostra vita.
Voglio dare ora la parola ad un fiore di campo, spontaneo, per sentire quale consiglio può offrirci.
“Ciao! Sono un fiore di campo.
Vivo nel prato, sul bordo delle strade o lungo le rive dei fossi, un po’ dovunque.
Tengo il capo chino e reclinato per gran parte della mia crescita.
Sono formato da tantissimi piccoli fiori di un colore fucsia intenso e sono tenace e guardingo.
I miei fiori sono tantissimi, piccoli, colorati.
Il mio tutto si protende verso il cielo, ma all’inizio ogni singolo fiore vive per sé, tenendo un angolo di primavera nel cuore, anche quando la natura incomincia a spogliarsi e cala la prima nebbia e viene il freddo. Sappiamo che un Dottore ha apprezzato i fiori, un dottor Bach, il primo a credere e comprendere quello che noi fiori possiamo offrire. Lui, al tempo delle diverse fioriture ha portato agli Uomini, alle altre persone, una sorta di medicina per la guarigione.
Non tutti gli uomini l’hanno capita quella “medicina” naturale, ma lei c’è e noi ve la offriamo.
Quando è il tempo della nostra fioritura, sulle cime dei nostri rametti, la delicata bellezza si apre a fiori colorati e intensi a forma di larga e carnosa spiga.
Noi, parte della spiga, guardiamo sempre lateralmente, così che ogni singolo fiore si concepisce solo, isolato, unico e concentrato su se stesso. Bellissimo e solo, ogni singolo fiore, vive inizialmente nel suo isolamento, finché viene il suo tempo e con amore si spalanca; allora esce, vede bene gli altri e si erge fiero di “essere ora spiga” e crea il tutto.
Così, ognuno di noi, va oltre il suo spazio e si “unisce agli altri” e scopre il mondo e lo crea, ne è parte.
E c’è la fioritura della specie di spiga di cui sono parte.
Allora, tutti uniti, iniziamo a guardare, poi a osservare, ed anche a sentire, per poi odorare, e scioglierci in colori e profumi capaci di arrivare al cielo, allo spazio infinito.
Così contempliamo il cielo, il sole e le stelle.
Così ci dimentichiamo quello che pensavamo di sapere.
E’ l’Amore a permettere tutto questo e ci sembra strano che l’Uomo, contrariamente a noi, resista al tempo dell’Amore, quell’Amore che ti spinge fuori dal tuo egoismo di “singolo fiore”, per il tutto.
Che povertà e spreco nella vostra solitudine umana.
I vostri sensi cercano di scoprire il vero, perché non li seguite?
La tua Anima, Uomo, cerca e desidera riunirsi al tutto, ritornare a “essere un’umile fiore dell’Universo”, un fiorellino che guardando fuori, proprio come faccio io; siete un fiore che vede la vastità di quello che ha dentro, che c’è, ma tutto concorre ad impedirvi di sentirvi fiore e questo danneggia e crea il vostro dolore. Se ti concedi di passeggiare in mezzo a noi fiori, liberi, di accarezzarci e di viverci, tu puoi attingere da noi, per quanto piccoli e all’apparenza innocui, tutta la forza di cui hai bisogno, ma devi per fare questo, ritrovare la tua “origine naturale”, cioè riconoscerti come parte del tutto, quindi anche di noi. Ti auguro, Uomo, di saper cogliere il mio umile messaggio. Om! ”.
2. Cambia la tua prospettiva
Di quale prospettiva vogliamo parlare? La più gettonata, cioè la Paura di un virus.
Il mondo è pieno di virus, altrimenti non esisteremmo.
Ti sei mai chiesto perché allora solo in alcuni frangenti un virus si moltiplica e si espande così tanto, da essere considerato pandemia?
Perché questo succeda ci vuole un terreno fertile, quindi di una sorta di “coltivazione”.
C’è, grazie a Dio, chi ancora osserva la natura e lavora con essa, per comprendere e per agire al meglio.
C’è chi lavora tutto l’anno per arricchire e per rendere viva la terra, chi si impegna per rinforzare le piante, attraverso svariate pratiche e integrazioni, insomma chi ci mette Amore e competenze tecniche per camminare in sinergia piena con l’Ambiente circostante.
Chi Ama, lavora sul Tutto, anche sulla qualità dell’acqua e su un equilibrio armonico fra tutti gli Esseri che popolano sia l’Acqua che l’intero Pianeta.
La vera salute delle piante parte dalla salute di ogni singola parte, perché tutto è collegato, anche l’Uomo, Tutto è una sola unica grande casa.
A volte finiamo in emergenza.
Ci sono anomalie e fasi transitorie acute, che esprimono solo uno squilibrio globale o del territorio, come accade con l’invasione di certi insetti, vedi le cimici, che in questi anni appestano e dilaniano le piante dell’orto.
E’ allor che la nostra attenzione deve essere maggiore e tutte le nostre competenze devono scendere in campo e allora, gli esperti che proteggono veramente la Terra, preparano e facendo dei preparati appositi.
Ogni intervento crea una sorta di comunicazione e una volta che la pianta e l’ambiente hanno ricevuto e compreso il messaggio il problema scema.
I grandi maestri protettori della Terra e dei suoi abitanti ci sono e sono preziosi, e si destreggiano in un mondo chimico, portato allo sfruttamento.
La Natura è una vera “forza”, semplice e potente al tempo stesso.
Questo significa che oggi, il tanto imposto vaccino non è la soluzione, e non può esserlo, perché il messaggio che il virus ci porta va mutando, così che nessuna medicina, incluse le naturali, possono veramente servire, perché si occupano solo di togliere il virus, ma non di capirne il messaggio.
È proprio questo modo che abbiamo di vedere le cose che ci sta “uccidendo”.
Viviamo accolti dalla Terra, ma abbiamo perso la capacità più profonda di noi, quindi siamo ormai completamente scollegati dalla terra e da ciò che essa potrebbe insegnarci, è come se parlassimo due lingue diverse.
Ecco perché insisto nel voler ricollegare questo nostro filo sottile e per poterlo fare dobbiamo risintonizzarci sulle frequenze che da secoli abbiamo dismesso, ma che appartennero ai nostri avi.
La medicina, parlo di quella classica, tende a darci soluzioni, a suo dire ad ampio spettro, quindi efficaci per tutti, ma il punto è che il nostro corpo non ha bisogno di soluzioni, il corpo le soluzione le trova da solo, sempre, anche se noi non gliene diamo credito; quello di cui ha invece bisogno è il dialogo e nuove opportunità.
Questa è la guarigione!
La malattia è in realtà già una soluzione.
I malesseri o i dolori che il tuo corpo fisico manifesta, sono solo la “manifestazione/il risultato” di problemi che non hai affrontato a livello interiore, animico, inconscio, problemi che si manifestano, dandoti così la possibilità di cambiare, di fare qualcosa che ti faccia stare meglio.
Pensa alla meravigliosa sinergia che il tuo corpo ti chiede, quando ti coinvolge e cerca la tua presenza, la tua disponibilità, la tua coscienza di quanto ti sta accadendo e delle ferite interne che hai.
E’ geniale! Ma incompreso, ancora una volta non capito.
E’ difficile nella condizione in cui ti trovi, sentire le tue ferite o i problemi invisibili, così senti il dolore attraverso il corpo, che rende tutto manifesto e riconoscibile.
Cosa pensa un albero di tutto questo? Ecco la sua risposta.
“Uomo carissimo, è da un tempo, senza tempo, che dai monti svolgo al meglio il mio compito per te, su questo pianeta.
Soprattutto ora vorrei poterti nutrire, vorrei starti accanto e vederti camminare, in modo consapevole nelle mie foreste.
Io vivo in comunità e condivido i miei spazi molto volentieri anche con esemplari di altre specie.
Noi alberi stiamo già vivendo come se fossimo nella nuova era, nel periodo in cui si sostiene solo un bene comune; la nostra è così la modalità dell’Amore, quell’Amore che ha eliminato il potere del vecchio sistema.
Ora tu vieni da me, per apprendere e io ti dico di imparare ad appoggiarti alle mie radici, quelle radici che entrano solide nella terra.
Io scelgo di vivere nella terra umida e ricca di humus e di rocce, perché amo la vita e amo vivere e per questo insinuo le mie radici in profondità, perché le radici sono come stimoli alla mia ricerca sotterranea, all’intelligenza delle mie radici stesse, che si sanno destreggiare nel suolo, o meglio nella pancia della Terra. Attraverso le mie radici scambio nutrimento con i funghi, i batteri, i lombrichi e le creature che popolano la Terra ed i boschi tutti.
Io creo ponti, creo sistemi di connessione sotterranea che ti permettono di creare un unico grande organismo.
Noi alberi ci prendiamo cura uno dell’altro, voi no.
Onoriamo tutta questa vita terrena e terrestre sotterranea, con la memoria infallibile che tutto ricorda e registra, così che ogni esistenza di noi amplifichi il nostro bagaglio di sapienza.
Voglio sentirti saldo, Uomo! Voglio vederti rimettere i piedi a contatto, o amabile figlio della madre terra, con le tue radici, tu che invece tendi a toglierti la terra da sotto i piedi, asfaltando e cementificando tutto, per non sporcarti.
Osserva il bosco e cogline ancora, come facevi un tempo, i messaggi e i saggi insegnamenti.
Il bosco, con le sue zone d’ombra, ti invita a passare attraverso i tuoi dubbi e le tue paure o incertezze.
Nessun abitante qui smarrisce la via, perché il sentiero c’è sempre, anche quando non lo si vede, va semplicemente battuto e tracciato, quindi c’è.
Tu, con gli schemi mentali che ti sovrastano, non lo sai vedere, ma nascosto dall’erba, coperto dalle foglie, sopraffatto dai rovi, c’è il cammino su cui possano sostare e incamminarsi i tuoi piedi.
La Terra sta da tempo aspettando che tu possa raggiungerla di nuovo e raccogliere quelle visioni, quei nuovi paradigmi, che ti permettano di rinascere e di lasciare tutti i vecchi modi di intendere sia il mondo, che la vita.
Esiste sempre la possibilità di nuovi sentieri, perché ogni giorno le foglie d’oggi cadono e coprono il sentiero di ieri, quindi in questo periodo, non ti scoraggiare e non credere che tutto sia perduto e che debba per forza essere come qualcuno cerca di farti credere, perché così non è.
Io sono qui oggi a parlarti, proprio per darti forza nella tua ricerca di un “nuovo sentiero” che ti conduca al tuo benessere.
Voglio così benedire questo duro tempo della crisi, perché ti permette di accogliere l’opportunità e di crescere come combattente e resiliente di fronte ai colpi della vita.
Appoggiati al mio tronco, abbracciami, cammina a piedi scalzi lungo i sentieri del bosco, ricevi la mia purezza, una sorta di medicina capace di guidare ogni tuo pensiero verso la “nuova libertà” agognata, ma disattesa.
Devi riprendere a immaginare il Futuro, se vuoi che esso divenga e ti appartenga!
È un tuo compito quello di immaginare il futuro, per assecondare i piani divini, e per farlo devi abbeverare i pensieri alla Luce, lasciandoti ispirare nel silenzio e nel mistero, che avvolge il bosco.
Un albero è ora programmato da chi lo ha creato a inondarti di opportunità per trarne una nuova nascita, nascita che ti permetta di scegliere con chi vivere, lasciando le compagnie ed i luoghi che ora ti soffocano. Voglio che le mie foglie, frutto di questo “nuovo autunno”, coprano i tuoi sentieri, così che tu, smarrito e finalmente a tua volta spoglio delle vecchie certezze, ti conceda di “perderti”, per tirare fuori i doni infiniti che non sai di avere.
Forza, Uomo, abbandona le strade caotiche della tua normale esistenza e riprendi la via che riconduce alla tua Anima e al tuo Cuore.
Lì troverai la Terra e noi, ad attenderti.”
3. Guarirti
Dopo le parole dell’Albero, credo che ti sia chiaro il perché sto parlando di guarigione e lo sta facendo da un po’ di tempo.
Quali sono i tuoi bisogni reali?
Purtroppo sei stato portato, in diversi modi, a zittire anche il tuo corpo o per meglio dire il possibile dialogo: appena hai un dolore, che si tratti di schiena o di testa, devi prenderti la pastiglietta miracolosa, perché sei figlio di una società che non accetta il dolore e non ascolta il suo messaggio.
Siamo analfabeti e creature viziate, creature abituate a sfuggire e a non risolvere mai le cose, perché vogliamo sempre la via più facile, quella che ti consente la fuga veloce, senza fare nessun tipo di fatica.
Questa è la nostra “vera” malattia.
Ascoltare il corpo? Ma non se ne parla proprio! Per quello esistono i medici, che ti ascoltano e ti prescrivono la pillola magica e tutto passa.
Quello che invece io amo della Natura è la sua lentezza, quella lentezza “guarente”; lei ti è vicina, silenziosa, e non ti dà soluzioni, ma ti offre tutte le occasioni, tutte le opportunità del caso.
Le piante non combattono il problema, ma sostengono e risvegliano il tuo corpo, affinché lui, com’è nella sua natura, lo faccia.
Le piante sono quindi un’eccellente un’opportunità di guarigione e anche di risveglio. Ogni albero è un “maestro”, una sorta di mentore dell’Universo.
Questo naturalmente cambia le cose, perché riconduce ogni Uomo a doversi far carico della propria guarigione, quindi a riallacciare un dialogo, fino ad ora disatteso, con il proprio corpo e con il circondario.
E’ tutto molto importante.
In questa prospettiva, tu Uomo, la smetti di colpevolizzare un Virus e ti fai carico di quanto accaduto e in essere.
Quello che sta accadendo è la vera “pandemia”, ma si tratta di una pandemia cerebrale però, non virale.
C’è un virus? E tu, come sempre, cerchia di trovare soluzioni al di fuori di te, e le acclami come se fossero benedizioni, santità, e vai ripetendo il tuo mantra: “Il vaccino ci salverà!”
Mi dispiace, ma non è così che funziona e presto lo vedremo.
La guarigione è tua, com’è tua responsabilità essere in salute, ma questa salute non può dipendere da 3, 5, 7, 10 o chissà quante dosi di liquido da inoculare.
Quella è pura dipendenza e niente di più.
La salute è equilibrio e parte e ritorna sul soggetto, senza interventi esterni di alcuna natura.
Cosa ci serve allora, visti i tempi? Ci serve, semplicemente, di riprendere il dialogo con noi stessi al fine di ascoltare quello che ogni singola parte di noi vuole comunicarci.
Dal momento in cui questo virus ha fatto la sua comparsa, è in atto una sorta di ulteriore “contaminazione” delle nostre credenze, che ci spinge a ripulirci e sterilizzare continuamente mani, oggetti, ambienti, perché tutto ciò che è “fuori di noi”, l’aria, le persone, gli oggetti ci vengono mostrati come possibili “veicoli” del male.
Dovremmo smettere di vedere il mondo come “una sorta di ambiente contaminato e pericoloso”, cioè come un esterno al nostro Sé, capace solo di contaminarci; lavarci le mani va bene, ma farne una sorta di ossessione fa parte di un progetto devastante.
Dobbiamo invece “ripulirci da tutto quello che ci contamina dall’interno, cioè dai pensieri, dalle credenze, dalle paure, dalle paturnie, dalle chiacchiere inutili e ricorrenti della nostra mente, vale a dire da tutta quella serie pensieri, emozioni, vissuti, fatti e relazioni che ci disturbano a tal punto da intaccare la nostra Anima, per poi riaffiorare, sotto forma di malessere fisico.
Le vere cure nascono dalle nostre energie, energie che possono essere curative e benefiche solo se nate da scelte serene e appartenenti all’Anima.
Un’Anima pulita governa un Cuore aperto e creativo e genera un Sé dinamico, sano e costruttivo.
Anticamente si diceva: ”Mens sana in corpore sano” e la salute del nostro corpo è strettamente legata alla salute della nostra Anima.
Stare bene è possibile, bisogna solo concederselo.
Buona guarigione a tutti!
Con Amore Ti degli Arcangeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Bellissimo grazie carissima ti un abbraccio grande di Luce ✨❤️
Buona vera guarigione a tutti…
Pace e Bene ❤️
Grazie a te, carissimo Francesco.
Buon fine settimana.
Om Shanti!
Bellissimo, io osservo e più lo faccio e più il mondo mi spaventa soprattutto gli uomini. La natura ,gli animali, rimangono una cisa meravigliosa rispetto all essere umano.
Non temere, ma crea connessione e chiedi anche alla Natura di aiutarti in questo.
Il presente richiede una collaborazione attiva e fattiva per generare un nuovo Mondo.
Buon cammino, con un abbraccio dolcissimo e amorevole di Luce.
Bellissime parole…e la penso esattamente come te. Ma come comportarsi con la restrizione di un tampone ogni 2gg?anche questo è fonte di stress…nn riesco a capire cosa devo fare
Ogni cosa che accetti nella consapevolezza e nella fermezza divina, viaggia in sinergia con l’alto.
Tu puoi quindi optare per tanti motivi per questa scelta, ma se lo fai in una tua convinzione leggera, sentendoti in armonia con Dio e non in costrizione umana, come fece Mandela all’interno del carcere, per ben 27 anni, nessuno può renderti prigioniera o affaticarti.
Concediti di farlo come una scelta personale e non forzata, non indotta.
Ci vuole fermezza di proposito e sentirsi liberi nello Spirito del Padre anche in queste scelte, dovute a 100 e più motivi.
Un abbraccio di Luce dolce.
Namasté!!