L’Arte del silenzio

Non parlare, … salvo che tu possa migliorare il silenzio.

Abbiamo un proverbio:
“Chi tace acconsente”, che non sempre risuona e deve risuonare nei nostri comportamenti …
Esiste un’altra forma forma di silenzio, che in genere non conosciamo e non applichiamo, che fa però parte della nostra evoluzione spirituale.
E’ il SILENZIO SACRO, quello di cui parla il Buddha, quando nel giardino vicino a Vârânâsi, egli parlava delle quattro nobili verità e del nobile silenzio.
Il Nobile silenzio non è quello del nostro umile proverbio, e non consiste neppure nel tacere perché non si dice, ci si astiene dal dire tutto quello che si avrebbe da dire o perché lo si vuole nascondere, come fosse un segreto, oppure come  la pietra filosofale che si è trovata e non si vuole condividere con alcuno.
Il nobile silenzio è il silenzio FATTO perché non si ha niente da dire, e siccome non ha niente da dire non si sottende nulla, non si nasconde niente.
E’ un vuoto – pieno che né dice niente, né tace, ma placa le inquietudini che potrebbero nascere in noi, proprio dalle nostre stesse parole, dai nostri commenti, dalla voce stessa …
Se ci chiediamo il perché, significa che siamo alla ricerca di una risposta, ma questa risposta, a sua volta, genera un altro perché che finiscono con il “traviare” la situazione.
Dobbiamo imparare questo SACRO SILENZIO, che non conosciamo.
E’ il silenzio che meritano certe persone, certe situazioni, certi fatti … noi a volte.
Finché non distruggiamo quella radice che abbiamo dentro e che ci fa domandare sempre il perché, come fanno i bimbi piccoli alla scoperta del mondo, semplicemente finché domandiamo, non nascerà in noi o fuori di noi la risposta adeguata.
NON GIUSTA, MA ADEGUATA.
Ogni risposta è sempre un’ informazione di seconda mano e risponde ad un problema che ci siamo creati e posti; risponde a una domanda, non la risolve, non la dissolve, non fa che la domanda non sorga più.
La modalità che Buddha ci propone è il mondo della libertà, della serenità non valutante, della spontaneità, del Guerriero che estrae la freccia, che lo ha colpito al braccio, senza chiedersi il perché, non perché non ci sia, ma perché qualsiasi domanda è un modo di far violenza all’esistenza, è domandare quel che c’è dietro, è fare quel che fanno i bambini con le automobiline o  le bambine quando si domandano che cosa c’è dentro la bambola e allora li rompono, per guardare dentro e vedere …
E questa azione in sé non è la cosa peggiore: il peggio è che non potranno più giocare con il proprio giocattolo, che hanno rotto.

Quando indaghiamo e cerchiamo le cause impediamo che gli effetti ci rallegrino la vita.
I meccanismi di quei giochi ci portano felicità, spensieratezza e questo solo dovrebbe avere valore per noi …
Ma noi siamo degli esploratori accaniti e non amiamo l’accettazione ed il silenzio SACRO, quindi indaghiamo.
Questo è altro, rispetto allo spirito del buddismo, che dovrebbe accompagnarci, soprattutto di fronte a situazioni complesse che non ci è dato sviscerare, comprendere, analizzare, come fossero l’interno di un gioco.
C’è un testo molto bello “Il silenzio e la chiarezza” del maestro Chan (Zen) cinese Hongzhi , uno dei più famosi maestri dell’epoca Song, il quale sosteneva che l’illuminazione del silenzio è la fermezza su cui si fonda la mente illuminata, la cui naturale capacità di risplendere si schiude proprio nel silenzio della meditazione silenziosa, che non guarda alle cose come oggetti dell’intelletto.
Eccola, nella sua traduzione a cura di Massimo Barbaro (dalla versione francese di Éric Rommeluère), “L’inscription sur le silence et la clarté”, da cui attingo e che ringrazio per averla resa disponibile sull’web.

Il silenzio e la chiarezza (Hongzhi Zhengjue)

Nel silenzio, le parole sono dimenticate / Nella chiarezza, la nostra vera natura appare.

Quando si è trasparenti, si è nell’aperto / Quando ci si esprime, si è nello spirito.

Nello spirito, si risplende da soli / Nella chiarezza, si ritorna al meraviglioso.

La luna chiara, la via lattea / I pini coperti di neve e i picchi delle nuvole

Sono più luminosi ancora nelle tenebre / Più scintillanti ancora nell’oscurità.

La gru sogna una nebbia gelida / L’acqua contiene l’autunno lontano.

Gli immensi kalpa sono vuoti / Identici gli uni agli altri.

Nel silenzio, si trova il meraviglioso, / Nella chiarezza, si dimentica lo sforzo..

Dove trovare l’esistenza meravigliosa, / Se non quando la vigilanza dissipa la confusione?

Tale è la via del silenzio e della chiarezza / La radice del distacco esteriore e della sottigliezza interiore.

Quando si penetrano il distacco e la sottigliezza / Una spoletta d’oro attraversa il telaio di giada.

Il completo e l’incompleto si accordano / La luce e l’oscurità si combinano.

Senza più dipendere da un soggetto che afferra e da un oggetto afferrato / In quel momento, essi interagiscono.

Bevete la medicina di buona vista / Colpite il tamburo spalmato di veleno!

Quando interagiscono in quel momento / Uccidere o dare la vita dipende solo da voi.

Si appare all’interno della porta / I rami portano frutti.

Da solo, il silenzio è la parola perfetta / Da sola, la chiarezza è la risposta universale.

Si risponde senza il minimo sforzo / Si parla senza il minimo ascolto.

diecimila fenomeni / Irradiano raggi luminosi e insegnano il Dharma.

Ciascuno testimonia il loro risveglio / Domandandosi e rispondendosi a vicenda.

Le domande, le risposte e le testimonianze / Concordano perfettamente.

Ma se nella chiarezza scompare il silenzio / Uno scatenamento appare senza accorgersene.

Le testimonianze, le domande e le risposte / Perfettamente concordano.

Ma se nel silenzio la chiarezza scompare / L’opacità diventa eccessiva.

Quando la verità del silenzio e della chiarezza si realizzano / Il loto fiorisce e il sognatore si sveglia.

Cento fiumi si versano nell’oceano / E mille picchi sono di fronte alla più alta montagna.

Come l’oca che preferisce il latte / Come l’ape che succhia il nettare dai fiori.

Una volta raggiunti il silenzio e la chiarezza / Avrò presentato la mia tradizione.

Il silenzio e la chiarezza della mia tradizione / Si innalzano sino alle altezze più elevate e penetrano nel più profondo.

Il corpo è shûnyatâ / Le braccia formano il mudrâ.

Dall’inizio alla fine, non è che la stessa regola / Apparenze sempre mutevoli, e diecimila differenze.

Il Signor He offre una pietra preziosa / E Xiangru indica il difetto nella pietra.

Tale capacità ha le sue regole / La grande funzione non conosce difficoltà.

L’imperatore è nel suo regno / Il generale oltre le frontiere.

La questione della nostra scuola / È il perfetto adeguamento.

Ovunque, trasmettetela / Senza mai ingannarvi.

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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