L’esperienza “NDE” ai confini della morte che mi ha cambiato la vita

metatron

È importante aggiungere più vita agli anni,
non più anni alla vita.”

Ricordo con piacere, devo essere sincera, un episodio avvenuto quando ero piccola: una sera papà era rincasato e ci aveva invitati a cambiarci velocemente d’abito, perché eravamo stati invitati da un suo amico, reduce da un’esperienza straordinaria.
Tra l’incredulo ed il burlone, lui parlava fitto con la mamma, mentre io, vestendomi nell’altra stanza, mi sforzavo di cogliere il senso del loro parlottare sottovoce, perché, gran parte delle loro parole mi sfuggivano; ero serena, ma dentro qualcosa già mi aveva allertata a non perdere una sola parola di quanto si sarebbero detti i grandi quella sera.
Gli Angeli dicevano che avrei avuto una testimonianza precisa di quanto ci può accadere in punto di morte o in alcuni momenti particolari della nostra vita e che, proprio quella sera stessa, avrei compreso molto bene una realtà che io avevo vissuto quando avevo solo 9 mesi di età.

Felice ed eccitata, non me l’ero fatto ripetere due volte dai miei “amici invisibili” e mi ero preparata veloce come un lampo, per poi uscire di casa gioiosa e curiosa, come quando  si andava a festeggiare con gli zii da qualche parte.
Ciò che io spesso vedevo, del mio passato, un’altra persona stava per farmelo recuperare appieno e “gustare” e comprendere al meglio.
Allora non conoscevo la parola NDE (o N.D.E.), pur avendola vissuta in prima persona.

Cosa significa e che cos’è ?

E’ l’abbreviazione dall’inglese “Near Death Experience” che significa un’anticipazione della morte o meglio un’esperienza vicina alla morte, detta anche esperienza di pre-morte.

Una bimba piccola, certe parole non le conosce, ma questo non significa che non ne conosca le manifestazioni e il senso più vero e profondo del termine.
Oggi se ne parla di più, ma solo pochi anni fa, ci si guardava bene dal rendere pubbliche certe esperienze, vissute e descritte solo in rari casi, a una stretta cerchia di familiari, per il timore di essere considerati “fuori come balconi”.
In realtà da sempre ci sono state persone le quali, in seguito a malori, incidenti traumatici o malattie terminali hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, con un arresto cardiocircolatorio, un elettroencefalogramma piatto, che facevano pensare all’assenza totale della vita, pur senza tuttavia arrivare fino alla morte vera e propria.
L’esperienza che vivi, quasi sempre apporta dei cambiamenti fondamentali e persistenti nei tuoi atteggiamenti, sconvolge le tue credenze e ti porta ad un miglioramento globale, facendo cessare tutte quelle “paure ataviche” e limitanti, tra cui quella della morte.
Quella sera mi aspettava un racconto formidabile, quello che mi avrebbe permesso, per una volta, di sentirmi a casa, normalmente normale
Appena arrivati, l’amico stra eccitato, con uno sguardo allucinato ed una “gioia incontenibile “ci aveva fatto accomodare e poi aveva iniziato a raccontare 
Non eravamo gli unici, perché aveva invitato parecchi amici, alcuni veramente di vecchia data, per renderli tutti partecipi della meravigliosa esperienza che gli era capitata; in seguito ad una peritonite era entrato in ospedale, ma il tempo degli accertamenti, la diagnosi, il trasporto urgente in sala operatoria e l’anestesia, lo avevano portato al coma; mentre il suo corpo si spegneva egli aveva assistito dall’alto a tutto il trambusto accaduto 
Fuori dal proprio corpo, aveva visto ogni gesto compiuto dai medici e dagli infermieri e registrato tutte le comunicazioni intercorse tra di loro, nel tentativo di rianimarlo e restituirlo alla famiglia.
Incontenibile nell’eccitazione interiore, raccontava tutti i particolari per farci cogliere al meglio l’accaduto.
Tra i presenti le reazioni erano discordanti e mutevoli; io non mi perdevo una virgola, attratta dall’evento, come un topolino dal pifferaio magico.
E’ inutile dire che i commenti si sprecavano e che la maggioranza, soprattutto degli uomini, era sarcastica e propensa a ritenere che le forti dosi di farmaci, somministrati per l’occasione, gli avessero un poco annebbiato il cervello …
In realtà egli riferiva né più, né meno, che la sua meravigliosa esperienza di Pre morte, ovvero NDE.
Ancora oggi, infatti, chi vive una NDE spesso non ne parla con nessuno e meno che mai con i medici che
lo hanno rianimato, per paura di essere considerato labile se non pazzo; il vissuto è così intenso che richiede a volte anni per essere integrato nella vita di tutti i giorni.
Le donne sono più aperte, anche in questo caso, mentre gli uomini sono “più lenti ed affaticati nel parlarne.”
L’amico del papà era quindi stato una piacevolissima sorpresa e “l’eccezione” che conferma certe regole.
La sua esistenza è sicuramente cambiata in meglio e lo ha reso più attivo e vitale in tutto.
A volte, la persona che ritorna tra noi, pensa di essere pazza e tenta di sminuire il valore dell’esperienza trascorsa.
Se non trova accoglienza e sostegno tra i familiari, gli amici, il personale sanitario, può chiudersi in un silenzio pieno di vergogna per decenni, impedendo a se stesso di trarre tutti i vantaggi meravigliosi del caso.
Studiare i fenomeni accaduti, consente oggi di parlarne con maggiore serenità e consapevolezza.
Il dottor Mauro Milanesio, un medico di Medicina Generale,  ha ipotizzato che la morte segua un percorso ben preciso; risalendo lungo il sistema nervoso centrale porterebbe ad  una morte progressiva del nostro cervello e stranamente ad  un aumento della nostra consapevolezza.
In pratica la morte del cervello permetterebbe la piena liberazione della nostra coscienza.

Chi vive una NDE  riferisce, quasi sempre,  di aver acquisito una maggiore consapevolezza del senso della vita e in particolare:

• di aver perso ogni forma di paura nei confronti della morte;
• di aver raggiunto un amore più corretto e forte verso di sé, una più grande accettazione  del proprio vissuto ed una maggiore compassione per gli altri e tanta nuova  sensibilità verso gli animali, tutte le forme di vita e la natura;
• di amare di più la vita e di aver compreso che contano solo l’amore e la conoscenza, tanto da stravolgere i propri interessi, il lavoro e la propria “quotidianità”;
• di avere piena certezza  che esiste la vita dopo la morte;
• di avere sviluppato una maggiore spiritualità, insieme ad una diminuzione proporzionata alla grandezza del nuovo cammino di fede, di quella che era un tempo la piena  affiliazione ad una religione e/o chiesa organizzata;
• di aver sviluppato dei veri e propri cambiamenti fisici e sensoriali, con la comparsa di un acuto sesto senso;
• di aver, in particolare, sviluppato doti di intuizione, di guarigione, di chiaroveggenza

Teorie sulla NDE

Esistono molte teorie fisiologiche e psicologiche sulla natura delle NDE , ma nessuna è in grado, da sola,  di spiegare  con argomenti scientifici e in modo esauriente, chiaro e complessivo un’esperienza tanto ricca e articolata come può appunto essere questa.
Parlarne fa bene, lo si è sperimentato in un ricovero per anziani, dove subito dopo c’è stata una drastica riduzione di richieste di interventi medici e  di prescrizioni di farmaci, soprattutto ansiolitici; niente più  ansia e paura della morte e un sensibile miglioramento dell’umore e del coinvolgimento nelle attività quotidiane sono stati tra oi risultati migliori dell’avere parlato con i degenti di esperienze di NDE.

E’ stato fatto anche un intervento didattico in quattro classi di un liceo, coinvolgendo 68 studenti.
È risultato un coinvolgimento intensissimo degli alunni, con la diminuzione drastica della paura della morte e dei pensieri di morte, un incremento di curiosità, di desiderio di conoscenza, di riflessione sul senso della vita, di consapevolezza e desiderio di parlare della stessa morte, di cui rarissimamente parliamo, soprattutto ai più giovani; i docenti hanno rilevato un aumento del senso di responsabilità e di impegno, di equilibrio personale e un cambiamento emozionale positivo dei ragazzi inseriti nel progetto.

Parlare di questi vissuti si è rivelato un ottimo approccio al tema della morte anche con gli adolescenti, che hanno un grande desiderio di poterne liberamente parlare con noi adulti, mentre noi li isoliamo da tutto questo, abituandoli ed educandoli fin da piccoli  a parlare della morte come di un viaggio imprevedibile, ingestibile, che ci priva degli affetti, quindi doloroso.

Quando una persona inizia un percorso di questo tipo ed il suo corpo, per tanti motivi,  sembra pronto a voler lasciare questa vita, scattano alcuni aspetti, che sembrano ripetersi in quasi tutte le notizie che ci sono state date da coloro che hanno osato parlarne …
Le fasi tipiche della NDE sono state descritte attentamente dal dottor Raymond Moody  nella sua pubblicazione “La vita oltre la vita”.

Che cosa ricordano le persone che sono uscite da una di queste crisi quasi-mortali?

In generale ci sono aspetti simili, ma  bisogna ricordare, che si tratta di un modelli  creati in base alle molteplici testimonianze, esperienze diverse sia in partenza che in dirittura d’arrivo: qualcuna per malattia, altre per anzianità, altre ancora in seguito ad incidenti; in realtà ogni NDE è  poco diversa da ogni altra e si compongono soltanto di alcuni degli elementi che figurano nel modello generale di riferimento.

Una prima fase è quindi data dalla  “perdita” del corpo.
La coscienza si stacca dal corpo, ne diviene autonoma, lontana,  e così sembra continuare a vivere serenamente,  esercitando le sue proprietà  fondamentali di percezione, ricordo, analisi e valutazione degli eventi.

In questa sua nuova condizione, può “trovarsi” vicino al corpo, che vede, osserva con distacco, spesso  inanimato e magari contornato da varie persone;  in alcuni casi invece può trovarsi lontana dal corpo fisico, del quale non sa più nulla e non se ne preoccupa minimamente;  se la coscienza “percepisce” il corpo, può rimanergli accanto  per tutto il tempo che dura la sua crisi vitale per seguirne attentamente tutte le vicende: salvataggio, rianimazione, trasporto, fatiche varie.

Se avviene questo, quando il corpo recupera le sue funzioni vitali, la coscienza si sente “rientrare”, risucchiare e le cose riprendono il loro corso normale.

Altre volte l’esperienza può continuare  lungo un tunnel buio, in fondo al quale la coscienza percepisce una luce intensa.
Il processo di “spostamento” viene descritto  come un “volo”, una specie di “galleggiamento” o di attrazione in direzione della Luce; durante lo spostamento  o poco dopo, può succedere che ci sia una specie di rassegna di ricordi relativi all’intera vita passata, una ” panoramica” delle vicende della vita vissuta.

Al termine del tunnel c’è una luce sfolgorante, che abbraccia ogni cosa  che infonde sensazioni di benessere, “bontà”, “amore”, “serenità”, “pace” infinita 

Quando la coscienza entra nella dimensione della Luce a volte resta sola e osserva con Amore ogni cosa, altre volte , incontra esseri splendenti e luminosi, che possono essere di varia natura, dall’ umana  alla divina, come angeli,  o creature speciali

In questa seconda possibilità, le vengono date informazioni che conserverà al rientro e che la arricchiscono spiritualmente, facendola indubbiamente evolvere sulla propria condizione e su quella generale delle Anime, rendendola parte del vero senso della vita terrena.

Spesso dopo questo, qualcuno la informa che sta per riprendere il suo viaggio a ritroso e che deve tornare a vivere e riprendere il suo posto nella dimensione terrena.

L’istante successivo a questo avvertimento, un risucchio la riporta  nel corpo, dove riprende possesso   di  tutte le percezioni e le sensazioni coerenti con la situazione del corpo, di cui coglie ogni cosa: posizione, dolore, sensazioni  di fame o di sete, difficoltà di movimenti , impedimenti o altro 

Straordinariamente, una volta riacquistate le sue normali facoltà fisiche e psichiche, la persona “ricorda” l’esperienza passata e la attribuisce ai momenti in cui il suo corpo era privo di vita.
L’eccezionalità di questa esperienza viene sottolineata dal fatto che, malgrado spesso dimentichiamo, come diceva la mia bisnonna, ciò che sta tra il nostro naso ed il mento, questa volta il ricordo è talmente vivido,  che non ci abbandonerà più e ci seguirà nel tempo, adattandosi al passare del tempo.

Ma quali sono o possono essere le cause delle NDE?

L’unica cosa certa che tutto ha inizio con una vera e propria crisi  delle nostre funzioni vitali.

Anche i bambini la vivono o la possono sperimentare?
Sì, sembra proprio di sì e io ne sono la conferma, quando a nove mesi finii circa tre piani di sotto e rimasi per 5 giorni tra la vita e la morte.
Piccola per parlare, ma gli incubi notturni mi hanno riportato a quei momenti per un’infinità di volte …

Alcuni studiosi sostengono che i bambini piccoli non sperimentano i ricordi, ma questo ci sta, perché non esistono ancora certi concetti temporali e quindi mancano tutti gli elementi fondamentali per avere queste esperienze .

Se una persona ha un’NDE durante una crisi quasi-mortale, ha NDE anche nelle successive crisi dello stesso tipo che potrebbe avere nella sua vita?

Talvolta questo accade, ma nel complesso si riscontra una grande variabilità soggettiva, sotto questo aspetto. Alcuni individui incorsi, durante la loro vita, in più situazioni quasi-mortali (anche di natura analoga: es. crisi intra-operatorie) ricordano NDE associate a ciascuna di queste occasioni; altri invece sono sicuri di averle avute soltanto una o poche volte, non sempre. Bisogna aggiungere che nei casi in cui si verificano più NDE nella stessa persona, in momenti differenti, le esperienze possono essere diverse tra loro.

Tutte le situazioni di morte apparente sono associate a NDE?

No. E questo vale sia a livello di singolo individuo che per la totalità delle persone. Per la storia del singolo individuo, ciò significa che a volte si hanno NDE e a volte no; per l’insieme della gente, significa che dopo situazioni analoghe (ad esempio un principio di annegamento o un coma) qualcuno ha un’NDE, qualcuno non ricorda assolutamente niente. Bisogna comunque tenere presente che in teoria, tutti potrebbero avere NDE ma solo qualcuno ricordarle. Non potendo conoscere “dal di dentro” le esperienze soggettive delle altre persone, e in special modo quelle avute in stato alterato di coscienza, non si può far altro che affidarsi alle dichiarazioni e ai racconti, che – nella migliore delle ipotesi – sono solo ciò che la gente ricorda. E si sa che non sempre si ricorda tutto.

Tutti coloro che si trovano in pericolo di vita, vivono questa esperienza?

NO!… e questo è un fatto curioso.
Non si sa perché, ma pur nelle stesse condizioni di crisi, alcune persone hanno NDE e altre assolutamente no.
Quello che è certo è che hanno NDE persone di ogni sesso ed età, di qualunque religione, ideologia politica e carattere, cultura e attività professionale.

Come per tutte le realtà che esulano la nostra “quotidianità” razionale, le opinioni sono poi discordanti e questo è il motivo per il quale spesso cioè chi non ne vuole rendere partecipe nessuno

Una cosa è certa: a volte l’NDE hanno cambiato le opinioni delle persone coinvolte, altre volte hanno rafforzato le loro convinzioni, soprattutto legate al rifiuto di alcuni aspetti della vita e della religiosità; la spiritualità, al contrario, sembra trarne sempre grandi benefici.

Apparentemente, la totalità delle persone che ricordano una esperienza di NDE, superata la crisi e riprese le occupazioni normali, mostrano un atteggiamento verso la vita sostanzialmente cambiato: esprimono una vitalità e una partecipazione alle cose assai più intense di prima, condividono maggiormente la sorte delle altre persone, si prodigano in molte attività sociali e umanitarie 

Intervistati, in genere raccontano che la  NDE, che li avrebbe portati a considerare la vita sotto un’altra prospettiva, tanto che ora non la vogliono più sprecare, ma vivere bene e in pienezza.

Anche la morte del corpo ora viene vissuta come un evento normale e per tanto inevitabile, da non temere, in quanto il “dopo-morte” si prospetta loro con gli stessi caratteri di pace e serenità conosciuti nell’NDE.
La morte ai loro occhi è un semplice passaggio verso una dimensione di benessere totale, per cui non c’è alcun motivo per averne paura: non la cercano, ma tutti nutrono una tranquilla convinzione che questo “traguardo” arriverà comunque, al momento giusto e ci riporterà in una condizione di :

Incomunicabilità sensoriale, come quella che ha accompagnato il distacco dal corpo
Pace ed assenza di sofferenza, che ci restituirà al “Benessere originario”.
Fuoriuscita dal corpo
• Viaggio attraverso il tunnel, con una rapida salita al Cielo,
Incontro magico con gli esseri di Luce, l’Essere Supremo di Luce ed Amore
Bilancio della vita trascorsa
• Un tempo ed uno spazio diversi da quelli precedenti terreni 
• Una vera e piena trasformazione 

Negli ultimi trentacinque anni,  l’interesse per queste esperienze in ambito scientifico è stato sollevato da Raymond A. Moody,  il primo a raccogliere dati sulle NDE, rendendoli pubblici durante le sue conferenze e tramite i suoi libri; il primo libro, “La Vita Oltre La Vita”, è ancora oggi un testo fondamentale per tutti coloro che si sono occupati e si interessano del fenomeno.

Da allora molti studiosi si sono cimentati in questa ricerca, alla ricerca di quella parte terrena che per ora appare ben difficile da cogliere, malgrado tutti gli strumenti di cui disponiamo
Straordinaria è l’occasione, l’opportunità che ci viene data attraverso questo evento che pare staccarci dalla vita, mentre in realtà ci risveglia e quindi ci offre una modalità più dinamica, rispettosa, piena e consapevole di noi stessi e del nostro percorso di vita animica, incarnata 
Buon cammino a tutti!
Ti degli Arcangeli

Se fossi interessato:👉La Vita oltre la Vita

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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4 commenti

  1. Rita Paola Grillo r

    Come si spiega che non tutte le persone in procinto di morte abbiano una Nde

    • *** Ti degli Arcangeli

      Buona sera Rita!
      La NDE è un’esperienza particolare e come tale non è legata a quella che noi chiamiamo morte, in senso stretto.
      La NDE è di solito frutto di scelte, quindi di azioni fatte in Libero Arbitrio, che portano quell’Uomo o quella Donna in procinto di poter lasciare anzitempo questa esperienza.
      Questa partenza viene rinviata, ma dopo questo viaggio e una scelta ultima, a cura dell’Anima, con l’ausilio dell’Angelo Custode.
      Spero di aver espresso in maniera chiara la diversa condizione a cui sono soggette queste Anime.
      Om Shanti!

  2. Rita Paola Grillo r

    Noto che chi ha avuto una Nde è quasi sempre o bambino/a o giovane
    E i vecchi?

    • *** Ti degli Arcangeli

      Sì è vero, ma proprio perché la persona grande anagraficamente parlando, ha in genere esaurito “normalmente” il proprio tempo terreno, malgrado le diverse scelte fatte.
      Un bambino può arrivare a valutare questa possibilità di staccarsi dalla vita per diversissimi motivi, molto lunghi da indicare qua, in questo spazio, ma comunque in genere lo sceglie per il bene degli adulti che lo attorniano; un giovane invece perché brucia certe tappe e sceglie sempre la deviazione al cammino personale, lo immagini mentre percorre una strada, finché si ritrova di fronte ad un burrone e senza altre vie possibili, per procedere. Allora, ecco l’intervento del cielo.
      Cerco il titolo di un libro letto e lo propongo perché ne vale la pena. E’ una delle tante storie vere.

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