Le cavallette

Hai osservato l’immagine odierna?
E’ scattata all’interno di uno dei tanti supermercati di periferia, di un piccolo paese italiano.
Dove sia stata scattata, non ha importanza.

Quello che oggi per me conta, in qualità di risvegliatrice, è riflettere con te su quanto sta accadendo e non a proposito del virus e dei contagi reali, possibili o ipotetici, ma sui comportamenti che sono seguiti alla dichiarazione di emergenza o meglio alle disposizioni prese a titolo cautelativo, vale a dire per evitare “possibili contagi”.
Non esprimerò pareri né sul provvedimento, né a proposito di quanto sta accadendo a livello sanitario, ma, torno a ripetere,  scriverò a proposito delle azioni compiute dopo il provvedimento in essere.
Perché? Perché certe scene ed immagini, sicuramente ne rammentano altre apocalittiche e parlano di noi.
Guarda l’immagine e lascia che ti parli dentro.
Lascia che ti porti una nuova “consapevolezza”, che ti faccia percepire come siamo messi, noi esseri umani, dentro.
Domenica sera.
Un conoscente entra nel supermercato vicino a casa, per acquistare del pane per sé e la propria cagnolina.
L’immagine che gli si presenta è senza eguali: il personale profondamente sbigottito ed affaticato ed il supermercato svaligiato; le corsie sono seriamente provate, sembra da un’orda di cavallette, visto che Attila oggi, dovrebbe essere impegnato altrove. Poche persone ancora a caccia di qualcosa di commestibile da prendere. Il conoscente non capisce cosa sia successo e chiede. Il personale parla di una vera invasione, ingestibile, avvenuta durante tutto il pomeriggio, con scene indicibili ed il personale in seria difficoltà sia per la gestione delle merci, sugli scaffali, che dei clienti. I frigoriferi sono vuoti. Pane e farinacei inesistenti. Solo qualche vasetto di yogurt e fiori.
Allibito, si aggira tra le corsie, scatta e mi gira 4 immagini.
Per questo articolo, ho scelto la “più dignitosa”, perché non voglio essere promoter di autogol, a proposito del rimando che certe fotografie offrono di noi umani.

Osservala attentamente e poni l’attenzione su quanto questa immagine risveglia e mette in evidenza.
Contenitori dello yogurt, in cartone, stracciati e portati fino al limitare del banco frigo che li ospita.
Non sono lì per inadempienza del personale, ma per impossibilità a tenere ripuliti e riempiti, in tempi reali, gli appositi spazi, scaffali e banchi frigo.
Perché tutto questo? Cosa esprimono queste corse folli al cibo?
Quanto è successo qui, come altrove, parla di uno stato emozionale non gestito, di una condizione dell’uomo, emotivamente molto affaticata.
Di quale emozione dobbiamo e possiamo parlare? Della paura oppure del terrore?
Beh, cominciamo con il dire che l’una genera, se non viene ben gestita l’altra, suo rafforzativo.
La paura è un’emozione, una vibrazione interiore, una risposta  ad un qualcosa che ti colpisce, ti raggiunge, e ti spinge a reagire con azioni, pensieri ed altre emozioni, in un circuito senza sosta.
Spesso nasce in te, da semplici pensieri, perché la mente umana è in grado di elaborare le “peggiori illusioni”, così come può elaborarne altre, mentre guarda un tramonto e ne rimane estasiata, perché vi proietta le parti buone o migliori di sé.
Perché ti coglie in maniera così intensa e non tanto per le cose migliori che la Vita ti offre, ma per le peggiori o presunte tali? Perché siamo alienati a noi stessi, siamo alienati dalla nostra meravigliosa capacità di un “sentire primario”, a cui siamo e dovremmo essere legati se fossimo cresciuti in una società, in una cultura, in una famiglia che pratica le “capacità dell’Essere”.
Se tu coltivi chi sei, quindi il tuo Essere, non vivi nella “paura cronica” e non perdi il controllo ogni volta che un soffio di vento smuove le foglie del tuo albero.
“Siamo montagne a picco sul mare”, dice quella bellissima canzone, ma viviamo come struzzi, paurosi come non mai.
Abbiamo mille e una paura, come ho detto in altri articoli a lei dedicati, paura di non essere amati, paura di non essere accolti, paura di non essere accettati, paura di non essere apprezzati, paura di non essere all’altezza, paura di non saper parlare, paura di non saper fare, … e poi tutte le altre paure, legate a ragni, insetti, e lei, la morte, la malattia ed il contagio.
Hai dentro l’idea che, se ti presenti così come sei, nella tua integrità originaria, sarai sicuramente non apprezzato, umiliato e svalutato, quindi ti attivi per essere altro, per essere come credi la società ti voglia, e prima ancora, come i tuoi genitori ti vogliono, e loro ti vogliono fatto in modo che il resto della famiglia sia soddisfatto, quindi tu rispondi alle aspettative di tante diverse persone, sei uno, nessuno e 100.000 perché qualcuno lì fuori, potrebbe non amarti, così come sei.
E così tu non sei tu, non ti apprezzi, non ti esprimi, non ti realizzi e non ti ami.
In compenso sei sempre nella condizione di temere …
La paura ti vive dentro, cresce con te e prende mille forme e sfumature; ne conosci una per ogni situazione, per ogni evenienza.
Lei ti ha talmente intriso, che tu nemmeno più sai che esista, in qualche recondito angolo di te.
La ritrovi però, in certe situazioni, in alcune occasioni, quando, mai affrontata vis a vis, ormai ben camuffata in te, lei fa capolino e, ormai signora della tua esistenza è capace di manifestarsi addirittura come terrore, terrore allo stato puro.
Tu non l’hai affrontata nel tempo, non l’hai rielaborata ed ora ti possiede e ti toglie ogni capacità logica di analisi dei fatti, degli eventi, dei possibili rischi, della validità di certe notizie, dell’opinabilità di altre, ma soprattutto non ti permette di misurare l’inutilità di alcuni tuoi comportamenti, che sono solo frutto di un’asfissia cerebrale.
Così, di fronte ad un virus, l’unica cosa a cui pensi è quella di tuffarti in un centro commerciale o in un supermercato, vale a dire in un luogo che, se il tuo cervello fosse connesso, ti direbbe di “evitare accuratamente”, per 100 ed un motivo, reale ed appurato.
Il tuo spirito di conservazione e sopravvivenza viene meno, fa acqua nella maniera più totale ed accurata del termine.
Così arraffi cibo, tanto cibo, per avere le scorte per i giorni a venire, come se il cibo fosse la tua vera ed unica preoccupazione, in una situazione di questo tipo.
Cosa si cela dietro questa carica in massa ai centri di distribuzione del cibo?
La non fiducia.
La non fiducia nella Provvidenza divina.
La non fiducia in sé.
Sei un Uomo senza più alcuna connessione con la tua Anima, con il tuo cuore e quindi hai tagliato ogni forma di legame con chi ti ha veramente dato la Vita.
Pensa al mondo animale, così istintivo, secondo noi, immagina come vivrebbe una situazione di pericolo, simile alla nostra.
Un leone, così carnivoro, si mangerebbe 10 zebre o 10 gazzelle, perché una possibile malattia potrebbe colpirlo?
Continuerebbe a procurarsi il cibo al bisogno e solo al bisogno; la sua azione non sarebbe insensata, ma al contrario ben controllata; imparerebbe invece a stare a debita distanza da altri esemplari che, ad un suo rapido ed attento esame, risultassero diversi negli atteggiamenti e all’odorato.
Il suo comportamento sarebbe comunque, soprattutto verso il cibo, identico, perché lui vive in un equilibrio simbiotico con il suo habitat, quindi lo rispetta e contribuisce a mantenerlo in situazione di massima resa per tutti, soprattutto nei momenti di pericolo, di massimo pericolo.
Noi, che ci attribuiamo una bella marcia in più, rispetto al mondo animale, e che pensiamo di controllare il Mondo vegetale, abbiamo perso perfino questa caratteristica ed ora viviamo in un’incapacità di gestione delle situazioni, delle emozioni, degli accadimenti, veramente unica e riprovevole, nel suo genere.
Tu, uomo, hai una povertà di cuore senza eguali.
Non tutti, grazie a Dio, ma buona parte sì.
Chi ha lavorato su di sé, chi mette al primo posto altro, chi ha la consapevolezza del valore della persona e dell’espressione della propria Essenza, costui non vacilla, non freme, non smette di respirare, quindi non entra in uno stato di asfissia mentale, che porta ad azioni “illogiche” e pericolose, oltre che di estrema grettezza e povertà di cuore, anche di fronte ad un virus.
La situazione sanitaria attuale, hai pensato cosa comporta a livello economico?
Beh, fatti due conti e forse qualche lampadina ti si accende ancora.
Qui parliamo di attività chiuse, di centri aggregativi spenti, di merci che non si muovono, di possibili collassi per chi versa in situazioni di mercato, poco solide e stabili; parliamo di “disagio” d’acquisto/vendita e di disagio sociale.
Parliamo di ulteriori fatiche, in questi giorni, per le persone più anziane, che magari necessitano di farmaci di prima necessità,  e di alimenti, che non trovano o i cui costi sono lievitati.
Loro i più fragili, pagano le spese per chi ammassa cibo, che va comunque consumato giornalmente e che, per quanto ammassato nelle dispense di casa, non potrebbe fare fronte a molte settimane di uso.
E allora cosa si potrebbe fare?
Non mangiare fino ad ipotetici giorni peggiori?
Oppure, ogni giorno assaltare un nuovo centro alimentare, per recuperare il cibo consumato nella quotidianità?
Stai lottando, come Don Chisciotte, contro i mulini a vento.
Stai spendendo il tuo denaro inutilmente.
Stai bruciando le tue energie in maniera insensata, in gare folli, tra le corsie dei vari supermercati, con il cuore che pompa più del dovuto, l’adrenalina alle stelle, il cervello in asfissia e una sorta di “prepotenza atavica” inaudita.
Homo homini lupus.
C’è stata gente capace di togliere cibo dal carrello di altre persone.
Cavallette!!!
L’ottava piaga.
Purtroppo non dell’Egitto di un tempo, ma dell’Italia di oggi.
C’è qualcuno che in questa situazione non ha perso il controllo.
Ci sono persone “padrone di sé”, perché consapevoli del valore di questo momento per crescere e dare una svolta in moltissimi ambiti?
Sì, e tra queste le persone ricche.
Una persona ricca, pensi abbia preso d’assalto il supermercato del suo rione?
Pensi forse che abbia fatto parte di questa moltitudine di cavallette umane?
Ah, lo so cosa stai farneticando:
“Sì, ma lui con i soldi che ha, mica va al supermercato e poi mica ci va di persona, manda i suoi domestici.”
No, risposta sbagliata.
L’abbondanza economica, ricordati che viene, da un’abbondanza interiore, un’abbondanza che, in qualche misura attinge al proprio Essere, quindi anche all’Anima e  proprio per questo, porta ad un perfetto controllo e gestione di qualunque cosa, compresi i fatti reali, quelli che comportano reazioni emotive.
La persona ricca, avrà pensato a come poter “trarre vantaggio” da questo momento storico ed umano particolare, avrà ipotizzato come poterne uscire al meglio, e lo avrà fatto con calma, in maniera controllata e attenta, senza prevedere sventure, né grossi disagi di tipo economico, né di altra natura.
Il ricco è ricco perché controlla la sua paura o meglio l’ha affrontata e ora, conoscendo bene il suo avversario, non se ne lascia possedere, ma la possiede, quindi la tiene a bada combattendola.
Se lei ti vince tu sei suo e fai quello che lei vuole, arrivando ad assaltare i centri commerciali, ed i tuoi simili, per un pezzo di pane che, tra 10 giorni ammuffirà.
Se invece, come il ricco, ti sei armato, allora sei disposto a cimentarti con lei, che conosci e sai che è ben altro da te.
Su di lei non fantastichi, non costruisci leggende e non le dai un “falso potere”, che in realtà non ha.
Sicuramente, nella calma emotiva, i ricchi, che gestiscono le finanze, stanno risparmiando le forze, creando un piano d’azione fruttuoso, preparandosi a dosare al meglio le energie per quando e se, il tempo gliele richiederà.
Queste giornate, cosa richiamano a noi risvegliatori e formatori?
A me fan pensare alla parabola delle 10 vergini, del Vangelo.
Vi si dice:
“Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo.
Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;  le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio;  le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. (Non si parla di cibo, attenzione: quell’olio non rappresenta il cibo, ma potrebbe rappresentare, insegnament nell’insegnamento, qualcosa di ben diverso, capace di nutrire la luce che alberga dentro)
Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.
A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!
Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.
E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.
Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.
Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici!
Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.”
Non conosciamo il giorno e l’ora, il tempo di tutto questo, quindi  dobbiamo conservare e consumare al meglio le nostre energie, proprio come fossimo le lampade ad olio.
Siamo qui per portare Luce a questi fatti, non per farcene sopraffare.
Si è molto parlato di speciazione, negli anni e mesi trascorsi.
Se ti sei avventato sulle merci del supermercato, pensando al futuro come un’immane tragedia, non sei sicuramente un’Anima” cresciuta”, appagata, vicina a Dio nell’Amorevolezza, ma sei nella condizione delle vergini stolte, affaticato e timoroso che tutto venga meno.
Qualcuno chiede di mandare Luce a queste situazioni o meglio a queste persone, così smarrite, ma io non concordo: ognuno è dove ha scelto di essere e se non ha lavorato( proprio come le vergini stolte), in maniera previdente su di sé, ora teme sempre e solo il peggio ed arriva a fare queste azioni.
Mandare Luce a loro, significherebbe  non averne più in futuro, quando sarà veramente necessario, per chi ne avrà effettivo bisogno e, una volta sostenuto,  farà la differenza per sé e per il bene della Terra e del cielo.
Madre Teresa lavorava con i lebbrosi.
Non ha mai avuto paura del contagio, perché era di una ricchezza interiore senza uguali.
La lebbra è un poco più affaticante, rispetto a questo virus, non ti pare?
Questa minuscola suora è stata un esempio, per tutti noi, dell’ infinito Amore divino, un Amore capace di chinarsi sull’altra persona ammalata, e sulle sue necessità, soprattutto nei momenti più intensi, quelli in cui la sofferenza interiore ed esteriore divoravano la persona, senza pensare a far scorta di cibo, né  alla possibilità di venirne contagiata e mai nulla l’ha toccata.
Non siamo alla sua portata, ma un minimo di forza interiore dovremmo averla tutti, per meritarci l’appellativo di Esseri Umani, oltre che divini.
Persone che si riversano nei supermercati, stracciano le confezioni e rubano dai carrelli vicini qualunque genere alimentare, semplicemente perché un virus ha colpito alcune persone e ci sono stati 3 decessi o poco più, cosa farebbero se, rientrati a casa, oppure nei prossimi giorni, trovassero il figlio con qualche linea di febbre ed una strana tosse?

Permettetemi di sorridere e di non aggiungere altro…
Semplicemente Ti degli Arcangeli


Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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3 commenti

  1. Ombretta

    Non posso parti bras uns donations ..sono senza lavoir . se vuoi te l’i stricto in ongles . I havre no job ..

  2. Ombretta

    Interpreta il correttore automatico

    • *** ti degli Arcangeli

      Tranquilla Ombretta; Dio vede la grandezza dei nostri cuori e gioisce per quelli. Il desiderio di sostenere è già un aiuto. Ognuno dà ed è tenuto a dare come e se può.
      Un abbraccio

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