La convalescenza.

Quando esci da un periodo tormentato della tua vita e hai appena vissuto una separazione, non importa se procurata o subita, è come se tu fossi una persona che riesce ad alzarsi dal letto dopo svariati giorni di malattia e di conseguente debilitazione fisica.
Ti alzi e tutto intorno la stanza gira.

Sei felice, ma al tempo stesso disorientato.
Senti che il corpo vuole fare, ma comprendi da solo che dovrai prenderti del tempo per riuscire a muoverti con la stessa agilità, con cui eri solito farlo prima.
Libero, leggero e incasinato al tempo stesso.
La grande macchina fisica entro cui “vivi”, è fresca di rimessaggio e deve prendere strada con calma, come una vera e propria auto in fase di rodaggio.
Assapori tutto come fosse una novità e basta poco per farti sentire il desiderio di sederti, anche solo per guardarti intorno.
Nel letto le cose vengono viste da una certa prospettiva, in piedi, alzati, da ben altra.
Ogni situazione viene per un motivo e l’abbiamo in qualche modo cercata, nostro malgrado.
La realtà che ci rende simili ad un degente in convalescenza, può essere a volte legata ad un problema antico, cioè un qualcosa che ci trasciniamo da un’incarnazione all’altra, oppure un qualcosa che abbiamo attratto, di “Nuovo”, che ci attendeva.
Sei così venuto per fare quell’esperienza e trarne nuove verità e consapevolezze.
Tu devi sviluppare una qualità, nasci e sperimenti quella determinata cosa.


Quante vite cambiate e risvegliate dopo la perdita di un figlio, la fine di un Amore, un fallimento economico o una malattia impegnativa? Tante, molte di più di quante si possa supporre.
Perché?
Perché nella tribolazione tu perdi i tuoi riferimenti ordinari, quindi sei indotto a tirar fuori quelli “straordinari”, cioè a mettere in gioco abilità dismesse e quindi a ritrovare, nella tua soffitta interiore ciò che non ricordavi o non sapevi, nemmeno lontanamente, di possedere.
La tua Anima ha delle capacità originarie particolari, che tu non sai e non ricordi ti siano state elargite in dono, quindi ritorni quaggiù, pronto ad affrontare quella prova, per prenderne atto, facendo riaffiorare attraverso la “fatica” quel dono e quindi, una volta emerso, renderlo pienamente tuo, sviluppandolo, per offrirlo al Mondo.
Per fare questo, qualunque sia il tuo dono, devi prima accrescere in te la Pazienza.
La Sacrosanta pazienza, quella pazienza indispensabile per poter  muovere quei primi passi incerti, simili a quelli di un bambino che impara a camminare, o a quelli del dopo malattia, cioè della convalescenza.
Non è semplice o meglio non è stato semplice appropriarsene in una società accelerata come quella odierna, un contesto a vari livelli, fuor misura per la vera dimensione umana, vale a dire quella animica.
Strangolato, diviso tra mille faccende, impaurito, arrabbiato, poco tollerante e un po’ insensibile o insofferente, sicuramente tu, giovane o anziano che sia, non ti sei trovato, se non raramente, a sviluppare la pazienza.
Che ti fosse richiesta sì, ma che tu l’avessi praticata regolarmente, beh, diciamo che non era un qualcosa di ordinario, nella tua esistenza, ma bensì straordinario.
La Pazienza si dice sia la Virtù dei forti ed infatti la nostra non è una collettività forte, ma piena di “debolezze”, rammarichi e ritorsioni.
Una madre, anziché “educare il figlio” ad assumersi per scelta certi compiti, quindi a responsabilizzarsi, cerca di indurlo a comportarsi in un certo modo, con il ricatto: ti do se mi dai, ti regalo, se tu fai o non fai.
Volere invece è fondamentale: vuol dire che tu desideri talmente tanto una cosa, che metti in gioco molta energia per raggiungere quel traguardo, quell’obiettivo.
Ma tu madre non hai le forze necessarie, perché le spendi tutte a correre dalla mattina alla sera dietro a mille situazioni diverse, per rispondere a dei falsi bisogni che vivi come primari e inalienabili.
Certamente questo modo di approcciare l’altro, rappresenta un percorso educativo ordinario più lento, richiede molta applicazione, comporta del sacrificio e la presenza; il ricatto invece è apparentemente più spiccio, più immediato, si basa su una forma di transazione momentanea, ma sviluppa ben altro.
Lavorare con pazienza, comporta il sopportare le manifestazioni dell’altro, quindi i suoi ritardi, le sue sbuffate, le sue disattese, il suo non rispetto, il suo fare o meglio e spesso non fare una cosa.
Significa partire da una manifestazione per volta e lavorarci, ricordandoti che se tu cambi, anche l’altro cambia, di conseguenza.
Ma tu non hai tempo.
Le stesse dinamiche scattano nelle relazioni lavorative e nei diversi settori della vita umana, dove si creano e vengono supportate , in un costrutto umano fragile e non adatto a sviluppare le qualità ed i doni animici, che sono alla base di tutto il resto.
Così sei un Uomo fragile, preda dell’ansia e delle emozioni più faticose, un uomo lontano dall’adempiere il tuo vero cammino e sempre più incatenato alla materia.
Per riprenderti e ricordarti chi sei, ecco allora che l’Universo ti invia la “Grande Prova”.
La Prova ti toglie ogni certezza e ti mette nella condizione della casalinga con il frigorifero quasi vuoto, che deve “inventarsi” la cena per un ospite.
Devi allora dare fondo alla tua fantasia e alla tua creativa originalità.
Devi attivare tutti i tuoi talenti, devi servirti, proprio come lei,  di tutti gli ingredienti ancora disponibili e degli elettrodomestici  da cucina, che giacciono solo da spolverare, ormai da tempi immemori.
E’ così che rispunta quel cereale, quel frutto, quella teglia, quella vecchia ricetta della nonna; è così che riemergono dalle tue memorie ataviche quelle conoscenze, quelle consapevolezze, quelle “abilità” di anima e tutto prende vita e tutto rinasce e tutto prende forma e tu “ti ritrovi e rivivi”, guarisci dal male del tuo secolo.
Se l’Universo non ti avesse schiaffeggiato, saresti rimasto nel tuo limbo per questa e chissà quante altre vite.
Lo ha fatto per te, per riaverti.
Lo ha fatto anche per l’intero genere umano, o meglio animico.
Si legge in un passo di Giovanni:
“Vedendo un cieco tale fino dalla nascita, i discepoli chiedono a Gesù se è per colpa sua o per colpa dei suoi genitori che egli è in quella situazione. Gesù risponde:

« Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.

Perché ti stamattina, contrariamente al suo solito, arriva a menzionare tanto?
Beh, perché anche questo signor virus, che ci costringe a stare tra le pareti domestiche, è lo schiaffo dell’Universo, per farci rinsavire.
Siamo talmente colmi di doni, ma talmente “addormentati” che il bacio del Principe non bastava più, ci voleva il sonoro calcio nel sedere della mamma per il suo Giufà.
E ci è stato dato.
Non solo: si cerca di “diradare” la trama del nostro tessuto sociale e familiare, per vedere di spezzare dinamiche, situazioni, karma … veramente e talmente consolidati, che ci sarebbe voluta una “districatrice” abilissima e 400.000 anni di intensissimo lavoro per sciogliere tutti i nodi arrivati al pettine.

La prima abilità indispensabile ora, qual è?
La Santa Pazienza.

Ecco allora che siamo chiusi in casa ad organizzare il tour delle nostre stanze, a vivere relazioni più strette, a sperimentare la sorella gemella della Pazienza, vale a dire la Santa Noia, una Santa mummificata con orrore nel secolo scorso, ed ora riesumata per  questa meravigliosa occasione.
La noia ti porta a fare di ogni cosa un’occasione.
Aguzza l’ingegno e stimola la produttività.
Ti consente di metterti in gioco ed in piena libertà.
Allora, per una volta tanto, lascia tuo figlio o tuo marito nella noia, ne rinasceranno.
Basta “organizzare loro la vita!”.
Vivi la tua!!! Vivila.

Ti sei spogliato, da tempo, caro Uomo, del tuo vero pensiero e vivi solo di “riflesso condizionato”, anche se tu pensi il contrario, perché senti di avere una mente sempre piena di cose che passano di qua e poi rientrano di là, cose che tu chiami pensieri, mentre in realtà sono solo “ossessioni”, non forme pensiero.

Abituato alla frenesia dei social, vivi di riflesso “condizionato”, sei arrivato a tua insaputa, a perdere il contatto reale con quanto ti circonda, a chiudere ogni tua percezione e a vivere solo di supposizioni:
“Lui mi ha guardato  e pensa così di me, anche se non lo dice  …”
Tutta spazzatura, tutte congetture, tutti semi di pregiudizi e preconcetti, tutte modalità non costruttive, che minano i rapporti e intristiscono la Vita.
La connessione informatica costante agisce anche sulla tua memoria.
Online i contenuti ti vengono proposti   in un nano secondo e questa accelerazione indebolisce la tua mente e ti toglie la pazienza.
Se non mi credi pensa a come tu faccia fatica a ricordare il nome di una persona che si è appena presentata, oppure tuo figlio a memorizzare 4 nomi in storia o geografia.
Poche persone la mantengono e solitamente sono gli anziani che, guarda caso, hanno un uso e consumo assente o limitato dei social, rispetto a te ed ai tuoi figli.
Platone stesso, parlando delle nostre capacità mnemoniche, mise in guardia l’Uomo dal servirsi troppo della scrittura, dicendo che quando arrivi a fermare su qualcosa fuori di te, attraverso la scrittura, passi dalla memoria uditiva a quella visiva, che toglie potere all’altra.
Oggi, non solo hai a disposizione la scrittura, ma pure quella sta tramontando, soppiantata dalla tecnologia, che ti porta anche all’isolamento fisico, alla distanza, in nome di una comunanza e appartenenza non reale, ma virtuale, una parola che non ha legami con la virtù, ma con altri aspetti.
Sicuramente tu, Uomo, non sei in grado di sfuggire all’abbraccio tecnologico, perché per te significherebbe diventare un reietto, una specie di eremita tecnologico, un isolato di altra natura, ma lavorare costantemente con questi strumenti, ti frammenta, ti toglie la visione d’insieme delle cose, blocca il buon funzionamento della tua memoria uditiva, e al tempo stesso, sgretola anche la visiva, perché ti propone e ti toglie con una tale rapidità le immagini, da creare disorientamento, oltre che la memoria di tipo uditivo.
Questo lavoro va ad agire su parecchi dei tuoi sistemi e li altera, come ho detto anche nell’articolo precedente, spingendoti ad assumere la stessa accelerazione nel tuo movimento e nei tuoi pensieri.
Così vieni privato dei tuoi spazi per la riflessione, delle tue vere consapevolezze, vieni educato alla non pazienza, in quanto tutto ciò che non schizza alla velocità della luce, non ti appartiene più, ti infastidisce.
Diventi esigente e ti arrabbi facilmente per ogni nonnulla che ti richieda … la Santa Pazienza.

In questo modo fai scattare un mondo emozionale accelerato e lasci prevalere insofferenza, fastidio, angoscia, paura, rabbia, ira, odio e tanto altro.
L’empatia collassa ed allora, interviene sempre la rete, che per conservare un apparente aspetto positivo dei social relazionali, ti crea mediante degli studi  psicologici del tuo comportamento reattivo, una serie di “linguaggio” dei sentimenti e delle emozioni”, conosciuto come emoticon ed emoji e ti indirizza, ti guida, ti porta in maniera occulta a rimettere in gioco quegli aspetti che vai perdendo.
E’ così che ti condizionano ancora una volta, proponendoti loro tutta una serie di emozioni già preconfezionate e tu non devi sbatterti il capo per inventarti o per trovare le parole giuste per dire questo o quello.
Vuoi mandare un bacio? Non ti serve scriverlo, eccotelo qui.
Vuoi mostrare che sei contento? Eccoti esaudito.
Sei triste? Ma triste quanto? Beh, ci penso io a farti trovare il giusto grado di tristezza per dire al mondo come ti senti oggi.
Nella fretta collettiva, tra i surgelati, i fazzoletti di carta, gli amici virtuali ecco che sono arrivate anche loro, le nostre emozioni teleguidate.

Non vivevi più da tempo, Uomo, in contatto con la realtà vera, ma vivevi in una sorta di frenetico sogno collettivo, quando è arrivato lui, un virus mandato per farti rallentare e farti riscoprire, come la casalinga con l’ospite inatteso, che sei ancora, se lo vuoi, capace di vivere diversamente.
Tu puoi e devi rallentare, se vuoi stare bene ed essere te stesso.
In questi giorni, chiuso in casa, stai solo riscoprendo che la vita vale di più, molto di più del tuo lavoro e che un abbraccio, un abbraccio vero, fatto con trasporto, con slancio, con il cuore fa la differenza.
Tu, che stai assaporando i piatti di tua moglie o gli strilli di tuo figlio, ti sei accorto che per vivere o per morire basta poco … e ora sai, più di ieri, che quando è la morte ad abbracciarti, tutto ciò che non hai permesso fosse, lo hai perso per sempre ed indietro non ritornerai.
Non perdere te stesso, non smarrirti dietro un mondo che non esiste, perché quel virus te lo sta dicendo a chiare lettere, a nome dell’Universo, che tu, così ricco ed abile, specchio di chi ti ha creato con Amore sommo, stavi barattando il tuo cuore, le tue emozioni e la tua vita in cambio del nulla …

Recupera la tua origine e riporta quaggiù la Vita, quella vera,
perché chi se n’è andato non lo potrà più fare…

Amorevolmente Ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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