
Osserva la grande quercia:
“Il cambiamento non è mai doloroso.
Solo la resistenza al cambiamento lo è.”
Di fronte alle numerose partenze a cui abbiamo e stiamo assistendo, proviamo a chiederci come possiamo affrontare ed accettare il dolore che spesso accompagna la morte di una persona che amavamo o a noi molto cara.
Comunque arrivi, nella nostra cultura non è mai ben accetta sia per chi la vive su di sé, che per chi la sperimenta di riflesso.
Soprattutto con i mezzi di informazione, sentiamo parlare spessissimo di suicidi, di cancro, di aneurisma, di malattie che strappano la vita a tante persone; se giovani ci pare che l’evento sia un’ingiustizia dolorosissima, ma anche se anziane una fatica comunque, per la perdita.
Perché accade questo?
In natura la morte è ovunque intorno a noi.
E’ la legge naturale, che ci prospetta cicli, stagioni
E tuttavia, molto spesso, continuiamo a allontanarla dalla nostra vita, facendo del nostro meglio per fare finta che non moriremo mai, che non invecchieremo, che saremo sempre in salute, benestanti e lucidi fino all’ultimo momento.
Ci identifichiamo costantemente con tutto ciò che è fatto di materia: i nostri corpi, i pensieri, … queste sensazioni, questi desideri, questo benessere, queste meravigliose proprietà che ho, questa personalità. “Io sono questo!” “Io Sono così!”
Ecco dove scivoliamo.
A noi pare di avere tutto così, perché queste cose ci appartengono, sono solide al tatto, mentre in realtà sono solo ombre secondo lo Spirito, utili, indispensabili, necessarie, ma non eterne.
Quindi viviamo solo per esse, cioè per “cose” che non ci seguiranno nell’oltre …
Così l’Anima non si nutre, non cresce, non si scopre … perché inseguiamo solo ciò che la dovrebbe materialmente sostenere, NON SOSTITUIRE … e visto che l’Universo ci mette sempre alla prova per vedere se stiamo “stagionando”, se riusciamo ad “esprimere la nostra vera essenza, ci mette di fronte a tutti quei fatti e vicende che soli possono destabilizzarci, lasciando che la parte negativa, che esiste e lavora sempre, infaticabilmente, passi e ci “disturbi”…
Sei legatissimo ai tuoi figli?
E io te li sottraggo. Vediamo ora cosa sai e puoi fare.
Temi la malattia?
Te la farò conoscere!
Ami la ricchezza?
Ti farò cadere in rovina o ti allontanerò da essa nel sonno
Desidero riflettere insieme a voi, su quanto gli Angeli mi stanno passando
Ci paragonano a dei marinai che stando su una meravigliosa ed agilissima imbarcazione, capace di affrontare con leggerezza qualsiasi mare e tempesta, rimangono aggrappati all’albero maestro timorosi che la forza dell’acqua si possa scatenare e travolgere.
Così non gustiamo le giornate di sole, la bellissima calma piatta, … il tramonto o il sorgere del sole.
Sempre in tensione, sempre vigili, sempre incapaci poi di affrontare le tempeste che la vita in realtà ci porta.
Non siamo capaci di stare come le querce, che resistono all’inverno e superano tutte le tempeste che le colpiscono, maestose e abbarbicate con naturalezza al terreno.
La natura ci è d’esempio e ci guida, tentando di trasmetterci la sua pace inamovibile, con qualsiasi tempo e stagione.
Quando sarà giunto il nostro tempo, se saremo pronti e anche se non lo saremo, verremo lo stesso chiamati a salire, a passare nella “VITA OLTRE la VITA”, quella che non capiamo, non vogliamo.
A volte mi viene da sorridere ascoltando le persone anziane che in momenti particolari si augurano di poter lasciare la terra nel sonno, senza sofferenza e senza arrecare disturbo
Questo accade perché di lei abbiamo un’immagine orribile e malvagia e la associamo sempre e solo alla malattia.
In realtà, se viviamo nella serenità della Luce, difficilmente conosceremo questo tipo di sofferenza, perché avremo collaborato alla nostra pacifica partenza, sì, perché la morte può essere pacifica, un dono, una benedizione per il mondo, se la sappiamo affrontare con amorevole “attenzione e consapevolezza”, cioè un semplice ritorno degli elementi agli elementi.
Quando diventa spaventosa per noi?
In tutte le occasioni in cui non ci siamo avvicinati alla realizzazione della nostra vera natura, ma abbiamo camminato solo per soddisfare ed adempiere al nostro lato materiale e a nulla d’altro.
I Chakra non hanno funzionato al meglio, la nostra fede non si è rinfrancata, le emozioni sono state così presso ché ingestibili o quasi …
Allora ci può sembrare molto spaventosa l’idea di dover partire, di non aver finito la casa al figlio, il mutuo da pagare, non poter vedere il nipotino nascere, avere le buste paga degli operai pronte
E il nostro lato B???
Beh, per quello c’è sempre tempo o meglio forse ci siamo dimenticati completamente di lui e anche ora non pensiamo a lui, quando non c’è più tempo
Mi rammento quella parabola del ricco che la sera guarda i suoi granai colmi con soddisfazione e chiudendo a chiave tutte le porte esulta in cuor suo, nella sua “ricca solitudine” al lavoro e ai guadagni della giornata successiva
Ma qualcuno lo osserva e bisbiglia: ”Stolto, stanotte stessa morirai”
Vogliamo fare un viaggio in prima classe o attaccati fuori dalla vettura???
Il problema è proprio questo
Come vogliamo vivere?
Come vogliamo prepararci all’altra vita?
Sì, perché noi possiamo prepararci, domandandoci chi siamo veramente e vivendo con consapevole coscienza, così che quando arriverà il momento, potremo volare con leggerezza, proprio come le foglie della grande quercia e di tutti gli alberi in natura sono chiamati a fare, soddisfatti del nostro cammino.
Che cosa cerchiamo veramente nella nostra vita?
Cerchiamo felicità, un posto sicuro, la pace.
Ma dove le cerchiamo queste cose?
Cerchiamo disperatamente di proteggere noi stessi raccogliendo sempre più cose, avendo chiusure sempre più grandi per le nostre porte, mettendo un sistema di allarme ovunque, anche nella mente e nel cuore, oltre che nell’Anima.
Amici virtuali, relazioni virtuali, sorrisi virtuali
Ci blindiamo costantemente, gli uni contro gli altri, accrescendo solo il senso di separazione; viviamo per avere tutto sotto controllo, sentendoci più importanti con la gratificazione immediata.
Siamo per il mordi e fuggi!
Ci aspettiamo più rispetto e chiediamo soluzioni immediate: la nostra, se viviamo così, è solo la cultura della gratificazione immediata.
Così siamo costantemente preda della paura, della rabbia, del non controllo e sull’orlo del disappunto, che scatta immediatamente se il nostro computer si blocca, se non raggiungiamo un accordo di lavoro o se non otteniamo una promozione.
Questo non significa sminuire il mondo materiale.
Noi abbiamo bisogno del supporto materiale, del cibo, dei vestiti, delle medicine; abbiamo bisogno di un rifugio e di una protezione, un luogo in cui riposare, ma abbiamo anche bisogno di calore, di amicizia, di supporto … e di libertà, di vero Amore INCONDIZIONATO.
Abbiamo bisogno di molte cose per fare questo viaggio, il NOSTRO VERO E UNICO VIAGGIO.
Quante vite ho già vissuto?
Quante strade ho già percorso?
Quanti chilometri “VERI” nello spirito ho fatto in questa mia vita???
Come mai mi sto ancora perdendo dietro le cose puramente e semplicemente materiali, che dovrebbero essere solo i frutti dell’altro lavoro?
Forse perché mi sono preoccupato dei frutti, senza allevare l’albero, senza prendermene cura, senza innaffiarlo e sostenerlo…
Forse è proprio a causa del nostro attaccamento alle cose, dei nostri sforzi tesi a riempirci di cose e a trovare appagamento attraverso queste, che ci rimane un senso di VUOTO, un DESIDERIO DI QUALCOSA DI SCONOSCIUTO, UN DESIDERIO INAPPAGATO, UN’INSODDISFAZIONE INGESTIBILE, perché stiamo cercando nel luogo sbagliato.
Quando improvvisamente ci si ammala, si perde una gamba, veniamo colpiti da un infarto, affrontiamo la morte, prendiamo l’AIDS e dobbiamo sopportare indicibili sofferenze, che cosa facciamo noi?
Dove ci rifugiamo?
Il denaro ci serve per affrontare alcuni aspetti, ma il tormento interiore e immenso e lì il denaro non arriva
Pensiamo per un attimo al Buddha.
Prima della sua illuminazione, il Buddha era ancora un principe e aveva tutto.
Aveva TUTTO quello che nel mondo la maggior parte di noi cerca, mentre si affanna e allontana la morte ai margini della sua vita, mentre relega la conoscenza INTERIORE nel punto più estremo della consapevolezza.
Era un GRANDE principe.
Aveva una bella moglie, molto amorevole e un bambino.
Suo padre aveva cercato dalla sua nascita, disperatamente, di proteggerlo da quelle che ci appaiono come le brutture della vita, fornendogli tutti i piaceri dei sensi, incluso un palazzo diverso per ogni stagione.
Ma non poteva trattenere suo figlio e la SUA SETE DI ESSERE
Così un giorno, quel principe, IMPORTANTE, uscì e vide ciò che doveva vedere: i quattro Messaggeri Celesti.
Qualcuno penserà che sia contraddittorio il fatto che un messaggero celeste possa presentarsi con le sembianze di un vecchio.
Ma spesso il Cielo ci testa … è anche il suo compito, per vedere se siamo delle semplici 500 o delle stratosferiche Ferrari
“Cosa c’è di celestiale in un vecchio che si trascina lungo il bordo della strada?”
E’ un messaggero divino perché la sofferenza è la nostra maestra, è attraverso la nostra esperienza e la nostra abilità nel contemplare la sofferenza che noi impariamo la Prima Nobile Verità.
Il secondo e il terzo messaggero erano ancora peggio, perché si trattava niente di meno che di un malato e di un cadavere pieno di vermi e di mosche, in decomposizione sulla sua immensa pira funeraria.
Fu sconvolgente per lui.
Il Buddha vide queste cose e finalmente gli si aprirono gli occhi: non conosceva la verità, né la vita, né la morte.
Ma il quarto messaggero celeste era un monaco: un simbolo di rinuncia, qualcuno che aveva rinunciato al mondo per scoprire la vera verità.
Molte persone vogliono scalare le più alte cime che la natura ci offre, ma è dentro ciascuno di noi che si innalza la più alta montagna del mondo; è qui, dentro ciascuno di noi che c’è un Himalaya sconosciuto
Vogliamo scalarlo e conoscerlo?
Io voglio scalare quell’ Himalaya, per scoprire la verità che sta dentro di me, per raggiungere la vetta della comprensione umana, per realizzare la mia vera natura e sono in viaggio.
Tutte quelle cose, alla ricerca delle quali sprechiamo un sacco di energie, sembra piccolo e insignificante di fronte a questa potenziale trasformazione di consapevolezza e sono in realtà solo i frutti del nostro ALBERO INTERIORE, DELLA NOSTRA MONTAGNA.
Utilizziamo spesso solo le nostre menti, le quali creano l’abisso, l’immenso baratro.
Che cosa ci potrà far volare oltre il burrone che qualcuno ora vede e pensa sia umanamente invalicabile?
Come possiamo affrontare il VUOTO che cerchiamo di colmare con tanti falsi miti che potremmo avere in altro modo?
E’ quando nella nostra vita entrano le stesse visioni di Buddha, che finalmente sviluppiamo quel tipo di discernimento con il quale possiamo realizzare il vero amore in sé, quella pace sublime che non afferra né respinge nulla.
Allora siamo capaci, possiamo, trattenere tutti i dispiaceri e le sofferenze in un abbraccio compassionevole, che entra nel profondo dei nostri cuori con pura consapevolezza, presenza mentale e saggia riflessione, che tocca il centro del nostro essere.
E così ci eleviamo e impariamo la differenza tra il dolore e la sofferenza.
Riflettiamo su queste due parole, che noi scambiamo, ma non sono la stessa cosa, nella maniera più assoluta.
E’ semplicemente naturale che noi proviamo dolore quando qualcuno dei nostri cari muore.
Siamo umanamente legati a lei, attaccati a quella persona, attaccati alla sua compagnia, abbiamo ricordi di periodi trascorsi insieme.
Avevamo costruito la nostra vita in maniera umanamente dipendente l’uno dall’altro per molte cose, che andavano dal materiale al conforto, l’intimità, il sostegno reciproco, l’amicizia o altro ancora e così ne sentiamo la perdita, l’assenza.
Quando una persona muore, facciamo esperienza e cogliamo semplicemente l’ inconsistenza della forma, realizziamo la sua vacuità.
Il nostro corpo è come una bellissima bolla di sapone, che un soffio di vento ghermisce.
Rimpiangiamo quel corpo, ma noi non siamo quel corpo!!!
E’ attraverso quel distacco, la dissoluzione degli elementi che ritornano alla nostra vera origine, Ely, nella sua lettera, ce lo ha raccontato
Conoscendo il trascendente, conoscendo la realtà delle cose come sono, conoscendo il corpo come corpo ci rendiamo conto che siamo in perenne cambiamento.
E’ così che impariamo a stare nella pura consapevolezza e tocchiamo ciò che è immortale.
Nelle nostre relazioni personali, con la nostra famiglia, possiamo iniziare a usare la saggezza come giusto rifugio, che non vuol dire che noi non amiamo, che non soffriamo per i nostri cari, ma che non siamo dipendenti dalle nostre percezioni di nostra madre e di nostro padre, dei figli o degli amici intimi.
Non dipendiamo dal loro essere come noi pensiamo che siano, non crediamo più che la nostra felicità dipenda dal loro amore nei nostri confronti, dal fatto che loro vivano o muoiano, che ci riconoscano le fatiche fatte o altro.
Siamo in grado di arrenderci al ritmo della vita e della morte, alla legge naturale, passando dall’illusione del solo materiale alla vera essenza della vita , dimenticando così la sofferenza, per passare al dolore universale, l’unico presente alla sensazione di quella perdita, che un tempo era pura e straziante sofferenza umana.
E così possiamo piangere apertamente.
Il dolore è dolore; il dispiacere è dispiacere, la perdita è perdita: possiamo accettare queste cose.
La sofferenza è TUTTO QUELLO che noi aggiungiamo a queste cose, a queste esperienze necessarie, quando le respingiamo, quando diciamo, “No, non posso”.
Il dolore è lacerante, è spesso una pressione soffocante, che ci può rendere incapaci di respirare.
Dobbiamo quando si presenta lavorare sul respiro, lasciando che il dolore esca, si manifesti.
Non è un fallimento provare queste sensazioni.
Non è una punizione.
Fa parte della vita.
E’ parte di questo nostro misterioso, meraviglioso, magico … viaggio umano.
Quindi, la differenza che c’è tra il dolore e la sofferenza, è la stessa che c’è tra la libertà e la schiavitù.
Se siamo capaci di stare con il nostro dolore, possiamo accettarlo, conoscerlo e guarirlo.
Quando non siamo in grado di sentire quello che dobbiamo sentire, quando RIFIUTIAMO di poter provare dolore e facciamo resistenza o cerchiamo di sfuggire alla vita, allora siamo schiavi.
Dovunque ci aggrappiamo, e ci aggrapperemo, lì ci sarà ad attenderci la sofferenza, anche perché tenderemo a rifiutare i sentimenti e le emozioni vere e capaci di sorreggerci, per abbracciare ancora una volta le cose materiali, convinti che quelle e solo quelle possano salvarci e contino veramente; al contrario se sentissimo semplicemente il puro dolore così com’è, la nostra sofferenza morirebbe e con lei la morte, di cui dobbiamo morire, per rinascere alla Luce.
Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Bellissimo articolo! Solo se accettiamo il dolore saremo in grado di attraversarlo e di continuare il nostro cammino!Stordirsi e riempire la vita di cose materiali non genera nessun appagamento, il vuoto e l’amarezza si stratificano nel cuore…Avere Fede è l’unica cosa che ci permette di lenire la sofferenza ed andare avanti giorno dopo giorno…!
Namasté al tuo immenso SPIRITO … Che tu possa coinvolgere altre persone nel tuo cammino
Amorevolmente ti degli Arcangeli