
Ogni giorno siamo tenuti a fare della nostra vita un capolavoro, per poter provare la gioia di Essere Noi, dando così modo alla nostra essenza più profonda di esternarsi e di creare ciò per cui siamo stati originati.
Questo è possibile quando arrivi giù giù nel tuo profondo, là dove l’inferno ha sostituito o sta sostituendo il Paradiso primordiale.
Lì, tra le ferite da sanare, ci sei tu, tu con il tuo passato, un passato prossimo, un passato remoto e un trapassato, spesso senza uguali e soprattutto senza fine, senza limiti.
Lì, tutta la tua storia, personale ed animica,, fatta di mille altre storie, tutte altrettanto impegnative.
Oltre a questo, tuo curriculum, ti appartiene poi un passato prossimo, un passato remoto e un trapassato collettivo, che sommato al precedente ti blocca e rende le tue scelte quelle di un’Anima non libera, un’Anima nella sofferenza che crea, si muove e costruisce solo ciò che ora può permettersi.
Ora è tempo, è tempo di sciogliere tutto questo passato, di dare una “sanazione” ai 1000 vissuti di cui non hai la benché minima presenza, la più assoluta consapevolezza, ma che ci sono e fanno di te uno Spirito della Luce o del buio.
Quando ti accorgi che dentro c’è un “altro tu”?
Quando improvvisamente un’alba, un tramonto, un soffio dolce del vento, che porta tepore e profumo, o freddo sanatore, o una nota di violino ti smuovono qualcosa dentro e ti inducono a commuoverti, a lasciare che qualcosa di mai permesso e concesso, finalmente sia.
Se qualcuno ha mai assistito a certi concerti, soprattutto di musica classica o di rock forse non riesce a cogliere il senso di quanto sto scrivendo stamattina, ma se, ti è successo, allora capirai perfettamente di cosa sto parlando e della sua portata.
Ricordo che qualche anno fa, durante un corso, il formatore, raccontò, commuovendosi ancora, di aver assistito ad un concerto senza uguali, di Mstislav Rostropovič, il celebre violoncellista russo.
Il violoncellista salì sul palco senza nemmeno guardare il pubblico, come in stato di trance, e suonò con un trasporto una musica dolce e straziante.
Quel violoncello smosse le corde di molte persone presenti in sala, tanto che ci fu un silenzio “assordante”, rotto solo dalle vibrazioni di quello strumento, che meglio di qualsiasi altro psicoanalista andò a lavorare sul profondo di ciascuno dei presenti, smuovendo e facendo riemergere un vissuto di lacrime, di sospiri, di paure, di fatiche inenarrabili, proprie sicuramente non solo del presente, ma di tutta un’esistenza.
Un’esistenza sì, ma animica, quindi molto ampia e magica.
Perché?
Perché quel musicista portava in sé non solo la sua “esistenza”, di figlio, figlio di un noto strumentista, che morì lasciandolo solo a soli 14 anni, ma anche l’esistenza della sua famiglia, caduta in povertà, e poi quella del suo popolo, un popolo russo, sotto un regime dittatoriale, fatto di perquisizioni, di divieti, di sparizioni, di violenze inaudite.
In una storia, mille altre storie, ora tutte lì nelle vibrazioni del concerto.
In lui, mille volti in uno, come per ciascuno di noi.
Nel suo suonare c’era la poesia di un canto di dolore, un canto che passando attraverso quello strumento liberava l’Anima dalle sue antiche prigionie, uno strumento che diventava un eccellente guaritore per i presenti.
Tutti sentirono quel dolore passare sulle corde, raggiungere il profondo, la parte viscerale di sé e poi, spalancarsi quella parte profonda, sacrificata, reietta, dimenticata e carica di ferite, che simili alla fonte sonora, rispondevano a quel richiamo.
Ricordo che il mio formatore si commosse ancora, nel parlarne, come se il ricordo lo avesse riportato là e lo avesse di nuovo invitato a purificarsi attraverso il pianto, a liberarsi delle sue ombre e dei suoi pensieri.
Dopo la pandemia ora ci vuole Terapia.
Questo, post pandemia, è un momento vitale per attivare una terapia guarente, una terapia nella quale tu possa riaffiorare e cogliere il valore di chi sei, per cambiare modo di vivere e, abbandonato il tuo vecchio Tu e risplendere in tutta la tua bellezza…per creare un Nuovo Mondo.
E’ un istante.
Un tuffo dentro il tuo profondo, quel profondo, dove troverai il tuo punto di “massima sofferenza”, quella sofferenza alla quale si agganciano i piccoli mostri succhianti, che da te, dalle tue nefandezze e dai tuoi scivoloni, traggono ogni giorno, ogni ora, ogni istante il loro massimo bene e tutta la loro vitalità.
Rinascere è ritornare in superficie; rinascere significa cambiare, significa darsi l’occasione per stare finalmente bene e imparare a nutrire l’altro per stare bene in prima persona.
Toccare sul fondo fa male, ti strazia, ma poi significa che toccate le tue note più scure, i colori più indicibili, subito dopo è l’alba, il sole che in te rinasce.
E allora ti senti nuovo e ti ritrovi dentro un cielo di un colore intenso, in una sorta di leggerissima estasi, senza inizio e senza fine.
E’ l’alba di un nuovo giorno, il tuo e quello di chi ha la gioia di cambiare il “suo stato”, cioè la sua condizione e quindi di conoscersi sempre meglio.
Gli stati di consapevolezza in realtà non dipendono completamente da te, ma sono decisivi per la tua vita.
Se tu hai il controllo di te stesso, quindi dei tuoi diversi stati ( chi sei, come stai, come agisci, perché…) vuol dire che tu governi ogni aspetto della tua vita, proprio come un re, un principe o un imperatore ha o non ha il controllo su tutti i territori che gli appartengono.
Tu sei libero, per esempio, se un oggetto ti cade a terra, di fletterti e di raccoglierlo; se non ci riesci o non puoi, per qualche motivo, come ti senti?
Male! Ti senti a metà, ti percepisci come limitato nel movimento, quindi incapace, impossibilitato, disarmonico.
Noi tutti abbiamo un discreto controllo della nostra condizione motoria, pur avendo una maggiore o minore flessibilità, ma uno scarsissimo potere sui nostri stati, sebbene dagli “stati” dipenda la qualità della nostra vita.
Per controllare gli stati devi acquisire consapevolezza, l’unica capace di cambiare lo stato delle cose, quindi di mettere, per esempio l’equità, il bene, la pace e la giustizia al primo posto.
Se questa volta, finalmente, ci riuscissimo, staremmo tutti bene.
Come mai questo però non accade?
Perché ti viene tolto il potere decisionale sulle cose e tu, disabituato a livello sociale, generale, lasci passare, come normale, la stessa cosa a livello familiare e personale, in una sorta di “rinuncia” a te stesso, a ciò che sei al valore che possiedi.
A partire da ciò che è esterno a te, tutto concorre a rendere sempre più radicato e consolidato, ciò che in realtà, a parole, ci avviamo a voler cambiare, a voler mutare.
Quando tu cambi la tua coscienza, ti accorgi che tutto concorre a farti mantenere il tuo stato di base, cioè a non farti cambiare nella maniera più assoluta.
Qualunque cosa tu voglia cambiare lo devi fare partendo da te, la prima realtà sulla quale puoi operare.
Per muoverti devi partire dal “rispetto” e dal tuo “profondo”, cioè da ciò che da sempre trascuri.
Quello che tu vedi avvenire fuori di te è solo la messa in scena di quello che accade a livello mentale in te, quindi bisogna lavorare sulla tua mente, altrimenti è come uscire sotto la pioggia, senza protezione alcuna, convinto di non inzupparti.
Chi vuole il nostro male, da questo punto di vista, dorme tra due guanciali.
Siamo dei fidelizzati.
Da noi, come siamo messi dopo il lavaggio del cervello e la riprogrammazione mediatica, protratta nel tempo, i potenti non hanno da temere nulla.
Siamo una massa unificata in un gregge.
Siamo nel tutto e quindi tutto ritorna.
Gandhi che si è occupato non solo di promuovere e sostenere un movimento pacifico di liberazione esteriore, ma ha anche parlato di un movimento interno alle persone, una realtà meno chiara e meno plausibile, nella nostra logica massificata.
Se tu parli di creare un controllo, liberandoti delle forze oppressive e pensi alla storia della dominazione Inglese in India, il tutto ti è chiaro, ma se tu poi sposti il focus sul tuo interno e fai il medesimo discorso, allora le cose cambiano e puoi dichiarare di non sentirne il bisogno, oppure che tu stai perfettamente allineato o che il tuo controllo interiore va a gonfie vele, perché tu sei una persona che cerca sempre di avere il massimo controllo di tutto e su tutto, quindi già sei attivo.
Per questo stato di cose, era ferma convinzione di Gandhi, che non fosse prioritario e necessario cambiare il governo esterno a ciascun sé, sostituendolo con altro, vale a dire, togliere il potere agli Inglesi per renderlo al popolo indiano, ma fosse indispensabile lavorare dentro l’Uomo perché venisse smantellato il suo regime “violento/aggressivo”, in essere.
Questo aspetto è universale.
Anche oggi, quando ti lamenti di una situazione eterna a te, anche se tu la dovessi cambiare, non ti servirebbe a nulla, se prima tu non andassi ad operare sul tuo sé interiore, perché in breve tempo ciò che appartiene al dentro, andrebbe a corrompere l’esterno.
Cambiare un governo con un altro, non cambia il profilo collettivo, se ogni singolo cittadino, facente parte del gruppo, non cambia, ecco perché è importantissimo creare una trasformazione interna del singolo, vale a dire fare in modo che l’interno si ripigli e il soggetto riprenda il controllo dei sui singoli stati.
Il fuori rispecchia il dentro.
Cambiare l’acqua del mocio, se non lo risciacqui, non serve, perché ti basterà intingerlo, per avere nuovamente acqua infetta, sporca e stagnante.
Al massimo cambia la concentrazione delle sostanze, ma anche a livello visivo, ben poco muta.
il resto è storia conosciuta.
Gandhi, fautore anche di un’economia alternativa alla nostra, la quale si basa sul concetto di “moltiplicazione dei bisogni”, sentiva questo nostro modo di fare economia, come insostenibile e deleterio per il vero spirito umano.
Così creò un suo modello, orientato alla soddisfazione delle necessità, inclusi il bisogno di significato e quello di una vita comunitaria, basato sulla non violenza e sul rifiuto dello scontro fra classi, in favore dell’armonia socioeconomica.
Voleva promuovere una sorta di sviluppo spirituale nell’economia, rifiutando il materialismo, ma, guarda caso, alla sua morte, l’amico che si fece carico del suo cammino, cambiò indirizzo, a favore dell’industrializzazione, per far diventare l’India una nazione potente, cosa non auspicata o sostenuta da Gandhi.
L’amico, diverso dentro, fece riprendere le vecchie dinamiche, in maniera ancor più radicale e radicata, rispetto a prima.
L’amico rispondeva al desiderio della classe media indiana, che voleva il suo posto al sole e che lui stava rappresentando con questa sua scelta.
Di fatto, 10 anni dopo, al contrario, dovrà ammettere che l’innovazione
che aveva promosso, non stava portando nulla di buono, e che quindi Gandhi, l’amico Gandhi, aveva
perfettamente ragione.
Cosa era successo?
Non essendo cambiato lo spirito
interiore, soprattutto delle classi medie, l’acqua, come per il mocio, era
tornata uguale a prima.
Gli Inglesi non c’erano, ma quanto stava avvenendo, ricalcava la situazione
antecedente.
Gandhi voleva lo “swaraj”, cioè
l’indipendenza e la chiedeva prima ad ogni indiano, al suo interiore, per poi
passare agli Inglesi, cioè alla liberazione esteriore; senza uno spirito libero dentro, lui sosteneva, che non ci sarebbe mai
stata vera e longeva libertà esteriore.
Anche a noi italiani manca questa politica interiore, questo passaggio,
questo cambiamento sommo e oggi più che mai.
Passati da una dominazione storica all’altra, non abbiamo e non godiamo di una vera libertà interiore, quindi abbiamo una Repubblica, ma non la sappiamo amministrare e stiamo
lasciando a chi governa ogni potere e il diritto di decidere per noi, in
materia di qualsiasi cosa, dalla nostra salute, all’educazione dei nostri
figli, al sistema scolastico, all’economia.
Cambiare il fuori? Sicuramente una necessità, ma prima c’è bisogno di una “swaraj” interiore e celere, altrimenti
qualunque situazione verrà creata, si rivelerà presto corrotta e corrompibile.
Guerra, violenza ci appartengono dentro, ecco perché proliferano fuori di
noi.
Non puoi cambiare al meglio, per avere
un Mondo Nuovo, se non lavori al tuo interno e non crei un equilibrio, un Nuovo
Mondo interiore.
Le cause della guerra?
Ognuno ha le sue, ma tutti le abbiamo, se non abbiamo lavorato intensamente
su di noi e tutti le coltiviamo, se non abbiamo applicato e costruito il “buon
governo”.
La prima guerra che fai è a te stesso,
figuriamoci poi agli altri.
A volte lo fai, convinto di farti del bene, perché così ti viene detto,
mostrato, inculcato in maniera silente ed occulta.
Diete?
Cellulite?
Lifting?
Bassa autostima?
Disistima?
… Devo continuare?
Tutti questi aspetti, sebbene ci vengano fatti accogliere come forme di
benevolenza verso di noi, in realtà sono
forme di guerra ad oltranza a parti di non noi che non vogliamo, non
accogliamo, non accettiamo.
Poi c’è il caos sociale, quello esteriore, che tu abbracci, sostieni, alimenti
e al tempo stesso subisci e combatti.
Quali forme di caos ?
Presto detto!
Ti vendono le sigarette poi a scuola incaricano i prof. di “farti scuola perché
il fumo fa male”.
Creano le slot machine e poi pagano esperti o formano i prof. contro la
ludopatia.
Si vendono alcolici ovunque e poi si fanno campagne contro la dipendenza
dall’alcol.
Che presa in giro!!!
Eppure non ti ribelli, non consideri demenziale o opinabile tutto questo, ma lo accetti, accetti ogni controsenso
passivamente, lo osservi scorrere sotto i tuoi occhi, come fosse la normalità.
Perché?
Perché non c’è equilibrio interiore, ma
tossicità interiore.
Non esiste attualmente, nella stragrande
maggioranza di noi una forma di “governo” interiore pacifica, quindi non
sussiste una vera capacità di lettura dei fatti e degli eventi e di conseguenza
di manca una consapevolezza reale dei fatti in essere.
Non c’è rispetto vero, basilare, cioè
legato a virtù e valori, valori che dovrebbero appartenerci, ma essendo
racchiusi nell’Anima messa a tacere, in pratica non sono attivi ed operativi,
quindi è come non averli; poi ci vuole conoscenza e consapevolezza
interiori, guarigione e lavoro sulla mente, che viene lasciata, in genere, a
briglia sciolta.
Fino ad ora la storia è stata condotta
dall’uomo, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti…
Forse è il caso di riconsiderare un po’
tutto e di capire che è giunto il momento che ci sia coesione tra la parte
maschile e femminile della vita, perché la “creatività, l’amorevolezza, la
capacità costruttiva della donna”, si fonda finalmente con la forza maschile,
che lasciata a sé, ha dimostrato di essere solo distruttiva.
Nessuna associazione, sebbene umanitaria, ha saputo estirpare la guerra e la
parte profonda dell’Uomo, la quale, per quanto sia oggi meno rozza, è ancora
gestita dalla guerra, affaticata dalla confusione, e indubbiamente ancora
violenta.
Una violenza spesso modificata (
bullismo, cyberbullismo, xenofobia, omofobia…), ma sempre comunque presente.
Un tempo la gerarchia familiare si basava sulle botte, sulle percosse…
Oggi che non si può più fare, lo si fa comunque, in maniera più sottile, più
occulta e ancor più dolorosa e profonda: i figli e le persone si “picchiano” a
livello psicologico, emotivo, si picchia psichicamente.
E’ cambiato qualcosa?
Sì, lo strumento, la modalità e niente altro.
La violenza la trasferisci dal piano fisico a quello psichico. Tutto qui.
E perché l’hai fatto?
Perché la violenza in sé è perseguibile a livello legislativo, perché viola un
diritto, lede la persona in maniera ben visibile, quindi ti sei escogitato non di cambiare, ma di cambiare la modalità con cui
esprimere il tuo lato violento, ai fini di poter perpetrare le tue nefandezze,
in modo da poter fare quel che vuoi, quando vuoi e con chi vuoi.
La violenza psichica è difficile da dimostrare e da supportare ed è spesso e
volentieri l’origine della violenza fisica, violenza che spesso non si esprime
più nemmeno contro gli altri, ma addirittura contro se stessi, con le varie
forme di autolesionismo e non amore, disistima.
Lavorando in campo spirituale Gandhi ha poi avuto modo di vedere come, quando l’Ego
non si è riappacificato, essendo passato attraverso la violenza fisica e la
violenza psichica, generi poi di nuovo la violenza fisica, e si trasmuti, purtroppo,
in violenza spirituale.
Violenza spirituale?
Sì. Le guerre di religione, non sono
altro che violenza trasposta in ambito spirituale.
Si è violenti in nome di dio, si è prevaricanti a proposito di un credo
sull’altro, si è disposti a condurre crociate in cui muoiono centinaia o
migliaia di persone o bambini nel nome di dio.
Se riesci a guardare tutte le pagine di storia, che abbiamo scritto, con
distacco, dal fuori, ti accorgerai che queste pagine sono spaventose,
abominevoli.
Non abbiamo rinunciato alla violenza in
nessuna epoca storica, mai.
I non violenti “cresciuti” sono stati pochi, e li ricordiamo, credo tutti,
accompagnati da tutte quelle persone umili, vissute nell’ombra, non violente e
rispettose, spesso derise e non comprese.
Ti puoi dire non violento, quando lo sei con tutti.
Con chiunque incroci sul tuo cammino, tu
adotti, la legge dell’Amorevolezza. Tu parli la lingua divina dell’accoglienza.
La non violenza con tutti, uomini, animali, vegetali, qualsiasi forma
presente sulla faccia della terra.
E’ ottenere quello stato di pacificazione con la propria mente, che porta ad un
cambiamento a tutti i livelli, perfino endocrino: la pace scivola e permea
qualsiasi parte di te, inclusa la respirazione, il colorito della tua pelle, il
tuo modo di essere e di esistere.
Tutto cambia, la stessa anatomia dei nostri organi, cervello incluso, sistema
neurologico incluso, articolazioni incluse; le contratture si appianano, tutto
entra in uno stato di pace e pacificazione senza tempo e limiti.
Lo stato mentale è colui che varia, se cambiano gli altri, perché acquistano
una nuova forma di relazione con lui e lui con loro.
Questo cambiamento funziona ed agisce quindi a 360*, vale a dire lavora e
trasforma tutto di te, dall’aspetto fisico, al mentale, all’emozionale, allo
psichico e spirituale.
Sei un’altra persona.
Anche il tuo corpo energetico varia e
quindi perfino a livello sottile sei diverso, piacevolmente diverso, unico.
La nostra società è una società che perpetra invece una forma di educazione ed istruzione,
che non propone lo swaraj, ma la violenza e i sistemi punitivi.
Si parte sempre dalla negazione.
Si utilizzano i sistemi in qualche modo coercitivi e punitivi, soprattutto fine
a sé, si utilizza il giudizio aggressivo, si lavora e ci si relaziona
attraverso il ricatto, soprattutto morale ed emotivo e si considera tutto
questo normale, ma normale non lo è, nella maniera più totale.
E’ un sistema “patologico”.
Se vogliamo veramente rientrare e
partecipare alla logica della Vita, dobbiamo diventare “non violenti”.
Se in questo momento pensi che non sto considerando la Natura da una giusta
prospettiva, perché la natura è violenta, gli animali sono violenti, perché per
sopravvivere si deve essere violenti, e loro lo sono, beh, sappi che non è
così.
Chi è violento, legge il mondo con gli unici occhiali che possiede.
Ciò che tu vedi come pura violenza non lo è.
Una tigre non uccide le gazzelle perché si è alzata con la luna storta, noi
umani sì.
Osserva un animale … anche una leopardo, una pantera, un pachiderma, un
delfino, una giraffa, animali di varie dimensioni.
Nonostante le zanne o la dimensione, li vedi in genere in stato di pace e il
loro atteggiamento non è diverso: sonnecchiano, si riposano, si spostano con
cautela, si abbeverano, si riparano dalla calura, nuotano, si tuffano, giocano,
vivono e per vivere devono nutrirsi…
Quando debbono cibarsi sono mossi esattamente dal medesimo impulso solo che l’uno
si ciba di erba, l’altro di carne, l’altro di insetti, l’altro ancora di
plancton…
Sono parte dello stesso identico
sistema.
Si muovono con corporeità diverse e caratteristiche diverse, ma non per aggressività ma per sopravvivenza.
Essi non infliggono e non provano dolore o sofferenza per tempi prolungati
e non agiscono con l’intento di fare del male ad oltranza, di infierire. Sono nel qui ed ora, quindi non protraggono
nulla. L’uomo sì.
Il conflitto umano, interiore ed esteriore, non ha limiti di spazio e di tempo.
A volte dura per tutta una vita.
E’ voracità dilazionata, insaziabile.
Se un felino rincorre un erbivoro e quello riesce a sfuggirgli, appena scampato
il pericolo rientra nel suo stato di normalità e di quiete, così come il
felino, raggiunta non raggiunta la gazzella o la capretta, si rimette
tranquillo.
Se tu invece, andando a fare la spesa, ti imbatti in un energumeno che ti
soffia il parcheggio o ti taglia la strada con l’auto, passano a volte ore e
sei ancora dentro “quell’evento”, che ti ripeti, in maniera ossessiva e
compulsiva.
A chi incontri lo riporti e così protrai
e rinforzi il tuo stato di malessere, richiamando l’evento e le tue
reazioni, anche e soprattutto a livello emotivo ed energetico.
Siamo agli antipodi, eppure siamo più sottilmente dotati rispetto a un animale,
ma questo sembra solo peggiorarci, non offrirci le giuste occasioni e opportunità.
Un felino non uccide tutti gli erbivori che incontra perché stamattina si è
alzato con la luna storta, non gli accade mai e poi mai, all’uomo sì.
L’uomo se ha qualcosa lo riversa subito sull’esterno ed accentua la sua
aggressività verbale e /o fisica.
La capacità di stare nel qui ed ora, in realtà la possediamo pure noi, ma ce la siamo persa nel tempo, essendo entrati in una dinamica patologica, che ci tramandiamo da generazioni.
Oggi possiamo prenderne atto ed entrare nella fase della risalita verso l’alto e quindi della rinascita amorevole interiore, la quale porta e comporta il governo di sé e quindi dell’esterno, oppure restare nel nostro stato bellicoso e belligerante e allora attendere quando la morte sopraggiungerà e ci porterà ad un altro tipo di situazione, forzatamente guarente e pacificatrice, per quanto ci sarà possibile, dopo un’esistenza spesa per e con la violenza.
Vivere meglio o vivere peggio è una scelta e come tale a te la decisione.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com


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