
Questa è una storia vera, di ordinaria grandezza e forza della Natura e di Madre terra, che la genera e la rappresenta.
Il 5 novembre, dello scorso anno, muore, dopo una malattia veloce, ma azzerante, l’ex marito di un’amica.
Non si sono mai separati ufficialmente, quindi gli ultimi mesi lei si ritrova coinvolta in un tour de force, tra canule, drenaggi, visite e tanto altro, di nuovo come compagna, dell’uomo da cui si era allontanata.
Sono momenti impegnativi, ma lei c’è e gli tiene la mano nel suo ultimo tratto di strada quaggiù.
Una volta deceduto, si prende cura dei suoi effetti personali e delle sue ultime volontà; regala, svuota, recupera, offre, … insomma cerca di far ritornare nel ciclo della vita ogni cosa a lui appartenuta, e rimasta nella casa ora vuota.
Ci sono alcune piante, che nessuno vuole; sono grandi e troppo “impegnative” per i nostri ritmi serrati e senza spazio per nulla che non sia ben calcolato e fruttuoso.
Così, mentre tutto esce da quelle stanze, quelle varie forme di vita, rimangono lì; l’amica non le vuole gettare, giustamente, ma lo spazio dove lei vive non si presta ad accoglierle, perché è troppo piccolo.
Cerca tra gli amici e gli ultimi conoscenti ancora non consultati, le possibili “famiglie adottive”, ma trovare persone disposte a prendersene cura, non sembra realmente così facile.
Le più piccole decide, nonostante tutto, di tenerle, attrezzando la sua cucina con ripiani “magici”.
Alcune sono però veramente ingombranti e lo spazio di cui necessitano è sicuramente fuori dalla portata degli spazi ordinari, in cui viviamo.
E’ così, che pensa a me e al mio amore per tutto ciò che è verde.
Le vado a vedere.
Sono veramente “importanti” nella loro ampiezza ed altezza e nonostante la mia casa sia, diciamo accogliente, trovare loro una collocazione so che non sarà facile.
Opto per le due più grandi; dopo lo “spericolato” trasloco in auto, portarle in casa e decidere dove metterle, come avevo previsto, sembra veramente un’impresa tantalica.
Mi viene un’illuminazione: portarne una a scuola, per avere un po’ di energia nuova, tra le pareti dove anch’io lavoro.
Le aule sono grandi e credo di aver individuato quella che potrebbe fare al caso suo.
E’ così che, sebbene appena adottate, le separo: una resta a casa e l’altra mi seguirà appunto nel luogo dove lavoro.
Hanno sofferto, perché le persiane di quella persona scomparsa, nelle ultime settimane sono rimaste chiuse ermeticamente, ma complessivamente le trovo in buono stato.
Lei, in particolare, la mia nuova “alunna” è un tronchetto della felicità e ben presto sembra molto soddisfatta, della sua nuova sistemazione e dei “compagni” di viaggio: 27 ragazzi impegnativi.
E’ così, che inizia a crescere, rigogliosa e verdissima, nonostante la stagione avversa, le aperture ad oltranza degli immensi finestroni, le numerose correnti d’aria e gli spifferi famelici, creati dai ragazzi, tanto che, a primavera, si è ulteriormente alzata e rinvigorita.
E’ enorme.
Tutti la ammirano e la coccolano e il clima un po’ agitato di quel popolo spesso urlante, sembra le sia veramente congeniale.
Arriva giugno e il personale, a malincuore, mi chiede di riportarla a casa, perché l’edificio verrà chiuso, contrariamente agli altri anni, durante il periodo estivo e probabilmente verranno fatti dei lavori di manutenzione.
Impossibile metterla anche solo nel giardino antistante l’edificio.
Sono un po’ titubante: ho la sensazione fortissima che lei, la nostra super pianta, non ne voglia sapere di essere di nuovo sradicata, da un ambiente che sembra veramente piacerle, per la mia casa.
Ricaricata in auto, con enorme fatica, viste le sue dimensioni attuali e quelle non proporzionali, dell’abitacolo della mia auto, partiamo; durante il viaggio ho sempre di più la netta percezione che le sue energie stiano cambiando.
Non mi sbaglio.
La mattina dopo, per quanto posizionata ben bene, secondo le sacre regole del Feng Shui, ha i rami letteralmente abbassati, come se avesse sete, tanta sete.
Le parlo, come avevo già fatto nelle mattine precedenti il nostro viaggio di ritorno a casa, ma sembra caduta in uno stato di apatia; tempo tre giorni e le sue foglie hanno cambiato letteralmente colore: tutto lascia presagire il peggio e sembra che sia prossima la sua “soluzione finale”.
Dopo vari tentativi, le taglio la folta chioma ormai irrecuperabilmente appassita e penso di eliminarla, sebbene a malincuore.
Non c’è più vita, per quanto possa vedere in lei.
Non contenta la mostro alla fiorista di fiducia, che viene qui a casa, per un sopralluogo, ma il verdetto è inesorabile: è talmente rinsecchito perfino il tronco, ultima parte di lei, rimasta, che non crede sia ancora possibile che la pianta si risvegli e generi un nuovo germoglio, cosa che talvolta questa pianta fa.
E’ a questo punto che mi viene suggerito da uno dei miei Arcangeli, di metterla in giardino, all’ombra, sotto un’altra pianta, ben precisa, dove possa stare discosta dal caos e dai vari movimenti, che possono accadere in uno spazio verde.
Faccio quanto consigliato, anche se l’enorme vaso con dentro questo alto fusto consumato e per metà ripiegato, è veramente desolante e non lascia presagire nulla di buono. Lo posiziono. E’ all’ombra, lontano anche dal mio sguardo.
Dopo alcuni giorni, smetto di controllarlo e così, il grande vaso, rimane lì, con solo il tronchetto, privo di vita.
A settembre, sistemando alcune foglie e rami di altre piante e piantine, improvvisamente, mi ricordo di lui e lo cerco: meraviglia!!!
C’è un nuovo bellissimo fiocco e un piccolo germoglio, nato addirittura nella terra, poco discosto dal vecchio tronco, poche settimane prima, mezzo “svenuto”.
Non è una cosa improbabile per questo genere di piante che, gettate anche nelle discariche, sono capaci di resistere ai rigori dell’inverno e germogliare di nuovo a primavera, ma è magnifico ciò che è successo sotto la vigilanza e l’ausilio dell’altra grande pianta, che l’ha sostenuta, ombreggiata, coccolata a tal punto, che il fiocco, sulla sommità del piccolo e ancora un po’ avvizzito tronco, è perfetto, grande, verdissimo e lucido, come non mai.
Sembra appena uscita da una foresta tropicale o da una serra.
✨ Madre Terra “è davvero magica”, penso con gioia ed è un esempio, per noi d’inestimabile valore: sa donare sempre e prendersi cura di chiunque si trovi in difficoltà.
Io stessa, avevo pensato di dismettere quel che restava di lei, perché nulla lasciava ormai presagire un possibile ritorno anche solo di un alito di vita.
In questo fatto, forse per te ordinario, per me ci sono enormi messaggi da tenere qui, ben stretti tra le mani e dentro il cuore:
mai smettere di credere nella vita e nella sua forza,
mai rinunciare al credere che l’altro possa cambiare e rinascere, perché volere e potere e non ultimo il prendere esempio dalla Terra, dalla magica forza del femminile, capace di infondere ciò di cui l’altro abbisogna, per aiutarlo e sostentarlo nella sua rigenerazione.
Che esempio!
Che forza straordinaria!
Madre Terra, è all’origine di tutta la vita, è la fonte primaria di ogni forma di nutrimento.
Se un figlio, non importa se uomo, animale o vegetale soffre, lei gentilmente ed amorevolmente lo soccorre.
Pensa a quando, carico di pensieri e fatiche ti addentri in un bosco o cammini per un sentiero lungo un prato.
La mente si disintossica e vola e quando rientri tra le pareti domestiche, ti accorgi che ti senti meglio, che tutto ha acquistato sfumature diverse e meno impegnative.
Lei è una farmacia senza giorno di chiusura.
E’ un tempio che appaga ogni dolore, è veramente una mamma amorevole, che provvede alla vita di tutti, ma proprio tutti i suoi amati e unici figli.
Gli Andini la chiamano con un nome molto intenso: Pachamama, che significa “madre tempo-spazio”.
Perché questo “strano” nome?
Forse perché è una mamma eterna, almeno fino ad oggi, senza inizio e senza fine, lei è uno nel tutto dell’Universo.
La colgo e la visualizzo come l’emanazione piena e perfetta del dio creatore, perché partecipe dell’Amore incondizionato. Se riuscissimo a viverla veramente nella sua grandezza, a parlare e promuovere il suo modo di essere, quindi a partecipare e condividere la sua “armonia”, avremmo e saremmo capaci di un rispetto grande, vero e pieno per tutto ciò che respira e cresce, anche se non sembra dotato di corporeità tangibile.
Il suo corpo è tutto ciò che ci circonda, ci accoglie, ci nutre e ci sfama.
Non possiamo cambiare la nostra vita faticosa, se non ci connettiamo e non creiamo rispetto.
Rispetto per tutti gli esseri viventi, animati e inanimati e per il pianeta che ci accoglie amorevolmente e ci ospita.
Una pianta della felicità, dopo settimane di buio, mancanza d’acqua e quindi sofferenza, ha trovato “meraviglioso” il chiasso di uno spazio classe, perché?
Forse perché lì aveva ritrovato la vita, il futuro, quell’energia che i ragazzi portano in sé, malgrado le loro fatiche e stanchezze odierne e che lei, come tutti i vegetali condivide, partecipa.
C’è una saggezza unica nella Natura, nella Terra ed una forza di guarigione e rigenerazione, che questa storia ci attesta ed è così potente, da rendermi certa che nonostante tutto, nonostante le ferite che le abbiamo e le stiamo infliggendo, la Terra possa e voglia farcela e ci chieda di sostenerla in tutto questo.
Lei non è morta.
Non è in pericolo estremo.
Siamo noi ad essere seriamente ammalati.
La Terra continua e continuerà a perpetrare la sua evoluzione, ora più che mai, con o senza di noi, e la Natura finirà comunque per “vincere” e, se non saremo al suo fianco, saremo noi e solo noi a perdere.
✨L’aridità peggiore non tocca i suoi ampi spazi desertici, ma il nostro cuore e la nostra Anima, prima ancora.
Perché non vogliamo invertire la rotta?
Perché non impariamo realmente ad amarla, rispettarla e proteggerla?
Perché ci sentiamo in diritto di farle del male, di spostare i suoi corsi d’acqua, di togliere ciò che è naturale, per colture che noi e solo noi reputiamo eccellenti?
Perché riempirla di veleni?
Perché perdere le tradizioni ed i segreti grazie ai quali ci siamo curati ed alimentati per anni e per secoli?
Siamo forme di vita parassitaria, anche se ci riteniamo il meglio.
Ho guardato con gioia, stupore e commozione quel vaso carico di Vita, che, poche settimane prima, volevo gettare nell’umido.
Oggi lo Onoro, per la grande forza ed il coraggio, quello che spesso ci manca, e che la nuova vita che accoglie, mi attesta.
Lui ha fatto sua la forza e l’invito dell’energia guarente di sua Madre, recuperandosi e tornando in 2 mesi a vivere, più forte e resistete, più tenace che mai.
Dovremmo prendere esempio da Lei e recuperare quel rispetto e quell’amore universali, che ci siamo persi e cambiare, svoltare e riprendere a vivere in sintonia con tutte le forme di vita che ci abbracciano e ci accolgono ogni istante, nonostante tutto e il nostro orribile carattere.
Amorevolmente, ✨degli Arcangeli
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