
Titolo strano, vero?
Beh, oggi la nostra chiacchierata la dedico a tutte le persone che hanno la “sindrome da divano”, cioè sono, come li chiamo io, “divano dipendenti”.
Questo magico oggetto è sia reale, che simbolico, in quanto a parte essere un “appendice fisica” per molte persone, soprattutto maschi, (non vogliatemene, ma l’esperienza coniugale mi ha purtroppo “erudita ed educata in tal senso”), lo è anche in forma “simbolica”, in quanto rappresenta il nostro rimanere ancorati a certe situazioni, certi credo, certe dinamiche e zone confort.
E’ un luogo, “ideale”, dove stare spaparanzati.
Che discorso stronzo e conformista, che sto facendo, non trovi?
Dopo tutto se ti guardi intorno le scelte che facciamo, come esseri umani non sono poi molte, né granché, e poi esiste la libertà soggettiva, quindi in teoria non potrei e non dovrei formulare nessun pensiero, se pretendo di essere una persona amorevole, ma essere estremamente accogliente anche verso tutti coloro che scelgono di rimanere lì.
In realtà crescere e diventare “autentico”, significa fare un lungo lavoro su di sé, per raggiungere quell’autonomia da ogni forma di “condizionamento”.
Se ti guardi intorno cosa noti? Noti che siamo in molti e tra di noi c’è chi sceglie il divano, chi fa il “traghettatore di anime”, sopra dei gommoni, chi vive di selfie, chi sta sempre di corsa, chi insegue le mode, chi si lamenta sempre, chi ce l’ha con tutti …insomma vedi un’umanità variegata, un’umanità che ha creato e sviluppato una tecnologia strabordante e potentissima, ma non troppo nobile e forte nei valori.
Come mai? Dove sono andati a finire? Qual è il problema di fondo?
Il problema è che a livello etico siamo rimasti “invariati” nei secoli, anzi ci “siamo avariati”, perdendo quella sorta di equilibrio iniziale, tanto che oggi, ci ritroviamo nei panni dei cavernicoli, proprio come nei cartoni animati, dove senti il grido: “Wilma dammi la clava!”, pronunciato da Fred Flinstone.
Siamo variati di poco.
Come mai?
Ci siamo isolati e abbiamo intrapreso una vera “politica”competitiva, anziché una “coalizione costruttiva”, come sarebbe nella nostra natura, di creature facenti parte di una biosfera.
Nella divisione ciò che appartiene allo spirito di gruppo, di squadra, è stato smarrito e sostituito da quello che appartiene al cinismo dell’individuo, che non ama spartire e che ama invece separare, convinto che la divisione renda più facile il controllo.
L’empatia, la gratitudine, la solidarietà, la felicità gioiosa, la disponibilità, l’amorevolezza, l’accoglienza e tanto altro sono stati sostituiti dalla fettina di mela, di cui parlavo l’altro giorno, cioè da quegli aspetti che lottano e convivono dentro il singolo, dentro la persona.
Ecco perché dico e visualizzo la nostra condizione attuale come quella di persone ancora “ignoranti” dentro.
Siamo orgogliosi, saccenti, saputi, irritanti, poco umili e così, con queste parti di noi affrontiamo la Vita e quindi le altre persone.
Tanti pezzetti che ci spaccano dentro e ci impediscono di entrare in contatto, in maniera sinergica e proficua con gli altri.
E’ così che il nostro dentro narciso, proprio della persona che ama se stessa, ci spinge alla piena chiusura all’altro.
Lui fatica? E tu lo ignori.
Ha bisogno di una mano? Ma chi te lo fa fare di tendergliela.
Ha raggiunto un buon risultato? E tu lo denigri, lo critichi e lo sminuisci, perché il suo successo ti infastidisce.
Non riesci più a gioire o piangere con l’altro, ma semmai piangi di rabbia o delusione verso l’altro o sei la causa del dolore dell’altro.
E non serve che tu scuota la testa di fronte a queste mie affermazioni.
Ripensa a certi momenti e converrai con me che c’è una modalità relazionale di fondo “malata”, che gestisce i nostri rapporti e le nostre relazioni.
Quello che tu vai ripetendo, ogni volta che ti lamenti del prossimo, dei tuoi colleghi perfidi e inconcludenti, del tuo luogo di lavoro, di tua suocera, degli amici fetenti, del vicino prepotente, del figlio che non ti ascolta e tanto altro, è proprio quello di cui sto parlando.
Viviamo in un contesto che si “giudica” e si lamenta per un “mondo che tutti ritengono egoista e schizoide”, ma di cui facciamo parte e che noi generiamo.
In questo Mondo attuale, esiste solo l’individualità e non il gruppo.
E’ una società “narcisa”.
Il narcisista quando ti vede schiattare dal lavoro pensa e si dice:
” E chi se ne frega, gli sta bene, perché io sono meglio di lui!!”
Una persona fine a sé non si mette nei panni dell’altro, non conosce la solidarietà e l’empatia, ma sa bene, molto bene, come rimanere comodamente appartata sul suo divano e come schivarsi le fatiche.
Per questo tratta gli altri come oggetti e li spreme appena può.
In un contesto così impoverito, si ha poco rispetto di tutto, partendo da un foglio di carta, su su fino alle persone e a ciò che essi fanno.
E’ inutile parlare anche a livello politico di “educazione alla cittadinanza”, quando poi, cambiando anche solo gestione comunale, chi subentra distrugge e cancella ciò che venne fatto dall’amministrazione precedente.
Ho visto fontane e pavé messi a dimora e poi, pochi mesi dopo, smantellati, solo perché era cambiata la “condizione politica”.
Ma è etica questa?
E’ lavorare per il bene comune?
Il mio discorso dedicato al “divano”, oggi, include quindi un po’ tutto ciò che ci attornia e che ci rappresenta.
Rapporti di lavoro inammissibili, eppure attuati.
Aggressioni in pieno centro città e nessuno che interviene.
Casi di bullismo e di cyberbullismo sminuiti.
Oggetti pubblici devastati.
Dov’è il rispetto per la vera essenza della persona, della sua fatica, dell’ambiente circostante?
So comunque bene che è inutile lamentarsi se poi ti adegui e fai parte di un sistema di questo tipo, e proprio per questo non mi considero un’omologata.
Buddha, Gesù, San Francesco, non ci parlavano se non di questo, di come fare per non giungere a questi risultati, ma per quanta acqua sia passata sotto i ponti siamo ancora qui, sdraiati, in maniera sempre più convinta, sul nostro “divano”.
Cos’è cambiato?
L’effetto.
Allora, 2500 anni fa eravamo pericolosi, oggi siamo dannosissimi, perché coinvolgiamo nelle nostre scelte l’intero sistema, l’intero pianeta, cioè tutta la biosfera al completo.
Urge quindi “un ripensamento di massa” e poi un’azione ferma e congiunta, senza giudizio.
Il giudizio ci uccide, crea un’ulteriore spaccatura, ci porta ad essere come una sorta di cancro verso le altre cellule, le altre parti che compongono il nostro “tutto” sociale e familiare, pubblico e privato.
Non basta fare in pochi la differenza, ma dobbiamo attuare una svolta un poco più attenta e consistente, legata a valori ed eticità universali, che ci siamo persi nel tempo, sostituendoli con i vizi privati come l’egoismo, l’egocentrismo, la passione per lo sfruttamento, l’amore egoistico per sé, il pieno e totale disinteresse per gli altri, cioè tutti veri inquinanti della mente, patologie, che ora sono diventate virtù pubblicamente pure premiate.
Oggi, quelle che prima erano considerate qualità, come per esempio la gratitudine, la generosità, l’altruismo, l’empatia, oppure la compassione, sono scomparse, regredite e ritenute l’oro dei “poveri”.
Eppure sono loro a farci stare bene, loro a creare in noi una salute mentale, loro a generare una società equa e attiva, in senso giusto e proficuo.
Ci lamentiamo dei nostri politici, ma il nostro fuori rispecchia il nostro dentro e viceversa.
Dobbiamo esserne consapevoli.
Oggi i veri valori sono considerati la spazzatura dei “deboli”
Una cosa che non funziona è sicuramente quella di cercare il colpevole o meglio il capro espiatorio e di giudicare, perché attraverso il giudizio vado a valutare nell’altro, come ho già detto più volte, me stesso.
Io sono uno spicchio del tutto.
La nostra “essenza” profonda, cioè chi sono, quindi la mia Anima, funziona, è l’azione corretta che ci manca.
Qualcuno esprime tutto questo in altro modo, dicendo che non dobbiamo punire il peccatore, ma il peccato.
Pressappoco è la stessa cosa.
Oggi parliamo di noi, esseri umani, in termini di vivi e di morti, ma in realtà veramente vivo è colui che ha relazioni e rapporti attenti, vitali, reali, costruttivi.
Il VV, cioè il Veramente Vivo è chi prova GIOIA, gioia di vivere, perché alimenta la sua Essenza, cerca di esprimerla e quindi conserva dentro, conosce e mette in gioco ancora i veri Valori, quelli “originari”; una persona così si alza con il sorriso e si corica con lo stesso identico sorriso, nonostante le fatiche del giorno e magari le delusioni.
La sua serenità è solo segno di quiete, di calma e di soddisfazione, che non appartengo sicuramente ai più, a quelli che vivono sul loro divano, che sparano sentenze, che si lamentano e consumano così tempo ed energie.
Ma quante persone incroci felici di vivere anche in un sistema faticoso com’è il nostro, nella tua giornata?
Tu lo sei?
Quindi, a conti fatti, siamo più simili e prossimi ai defunti, che non alle persone vive.
Le persone vive, se ci sono, sono pochissime e questo spiega perché abbiamo bisogno del divano per sostenerci.
Ci manca la vitalità, la vivacità, la messa in gioco.
Chi è veramente Vivo, non lo riesci a inglobare, né a fargli perdere definitivamente il sorriso, perché è un libero dentro, una persona che non si venderebbe mai la sua natura “divina”, per nulla al mondo; tu non riesci a piegarlo alle modalità del mercato, oppure del lavoro attuale, né a quello economico o di altra natura. Lui vive con Amore e applica la gratitudine amorevole verso ogni situazione e persona, anche se il giudizio degli altri lo addita.
Lui si cerca, si prepara, vive ogni istante con “presenza”. Non è agonizzante e non può rimettersi a tutto ciò che lo costringe.
In genere il vivo ha molta forza di volontà, ma questo lo rende passibile a volte di schiavitù, ai danni soprattutto di chi ama.
Questo almeno è quello che può pensare il narciso, figlio del dio divano.
Essere parte di una struttura che promuove altri valori ed altre forme di vita, che critica e che giudica, che punta il dito, continuamente, comporta che vieni fatto oggetto di parecchi attacchi, soprattutto da parte di chi ti sta vicino.
Perché il buon narciso, che dopo tutto sta molto male dentro, nei suoi panni, con chi può prendersela? Ma con chi gli sta più vicino, ovunque: sia al lavoro, che nel vicinato, che in famiglia.
E’ però proprio lì, tra le mura di casa, che può dar fondo alla sua “sottile rivincita” e guarda caso proprio con te, che gli vivi accanto, che lo ami, che lo accetti nonostante tutto.
E più lo ami e più ti disprezza, ti deprezza e ti usa come “sfogo” personale.
Perché?
Perché il tuo amore incondizionato lo irrita, lo tocca dentro e aumenta il divario tra di voi.
Ho già detto che la relazione Anima – Ego è inammissibile e quindi si innesca un gioco sottilissimo e deleterio, dove accanirti nell’amore non costruisce nulla.
Nella sua testa, lui si giudica, a sua volta, si sente una m… e quindi se tu lo ricambi, te lo tieni così, devi proprio essere un niente, una m… peggio di lui.
Cosa pensa un Narciso, per comportarsi così?
“Non sono soddisfatto di me, non mi piaccio, sono fragile, mi disprezzo per tutto questo e per ciò che combino in preda alle mie smanie di onnipotenza, ma non posso disprezzare solo me stesso, devo esprimere il mio dominio e la mia supremazia anche e soprattutto su chi mi sta intorno e nei quali mi rifletto. La dolcezza e la sottomissione mi infastidiscono.
Già! Chi mi ama e mi tollera è peggio di me e merita tutta la mia acredine, il mio disgusto”.
Così, anche in famiglia abbiamo un clima molto simile a quello esterno.
La famiglia allora diventa un campo di battaglia vero e proprio e un luogo di “educazione” al ciclo del soggettivismo più cinico e crudele.
Come fare per riportare equilibrio e ricreare un contesto carico di valori reali e non fittizi?
Beh, la natura ci dimostra che esiste una “medicina naturale”, dimenticata da secoli, capace di essere accogliente ed aggregante proprio per le sue origini.
Sto parlando dell’elemento femminile, di ciò che anche in natura racchiude in sé sempre almeno la dualità.
La società attuale è maschile nella sua essenza, perché creata dall’uomo maschio, secondo una sua logica maschile, questo è un dato di fatto; in questo contesto è stato poi inserito nel sociale quella difficoltà privata, che ha preso il posto dei valori e delle virtù naturali di un tempo, corrodendo come ruggine ogni cosa.
Osho suggeriva:”Quando una cosa è negativa, tienila per te; quando è positiva, condividila.”; noi, al contrario abbiamo condiviso le cose affaticanti, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La donna, al contrario, è più portata, per la sua stessa natura, votata all’accoglienza della vita, ad una Dualità intrinseca, (un tempo presente in tutte le creature, quindi anche nella parte maschile), e quindi può fare molto in questo momento e sostenere un nostro ritorno, necessario, all’accoglienza, per ricreare l’equilibrio, su tutti i fronti, ora scomparso.
Bisogna “ricontattare” l’aspetto femminile, presente in tutti noi, maschi inclusi, e quindi attivare tutte le pratiche che ci portano all’ascolto, al sentire dei sensi, alle percezioni sottili, empatiche, perché senza queste cose non ce la possiamo fare a ricostruire un Mondo più giusto ed Equo.
Molte donne si sono a loro volta mascolinizzate, in questa realtà, e certi servizi di moda lo evidenziano molto bene, per adattarsi al “nuovo gruppo” e alle sue dinamiche.
Così si tradisce la vera natura della persona, femmina.
E’ entrata nel gioco, diventando una cosa, un oggetto, una merce.
Siamo crocerossine per natura e possiamo fare tanto per “educare di nuovo” al bene pubblico e privato.
E’ un mondo senza equilibrio, dove anche le leggi del mercato, in crisi, ancora una volta puntano sulla competizione, per creare ricchezza, mentre la vera ricchezza è data non da una mentalità separatista, ma da una mentalità aggregante, portatrice di magnanimità, socialismo buono, e con questo intendo tutto ciò che è atto a creare il “bene pubblico”, veramente di tutti.
Cosa significa incrementare il femminile in noi?
Significa riportare il femminile dentro di noi, significa raddrizzare il mondo, riportare alla luce del sole quelle che sono le “pubbliche virtù”, cioè le virtù che ci appartengono, come essere umani.
Non serve disprezzare, né giudicare, perché entrambe queste azioni uccidono, separano, devastano e vanno, come ho più volte scritto, contro l’etica stessa della Vita; dobbiamo esprimere la nostra essenza profonda, per riportare dentro ciascuno di noi le virtù, i valori e quindi poi riportare fuori, cioè nel pubblico, quello che abbiamo dentro e cioè l’amorevole gentilezza, che non sappiamo attualmente dove stia di casa; l’empatia nella gioia, che ti permette di vedere il bello di ogni cosa, situazione e persona, partendo da te stesso; la gratitudine per tutto ciò che abbiamo e spesso senza merito alcuno, la compassione, come capacità di comprendere e condividere con l’altro, l’equanimità nelle relazioni e nei giudizi, la grande generosità.
Se cambi dentro, sceglierai anche persone più consone a te.
Dove c’è equilibrio interiore ed esteriore, se hai del denaro non lo utilizzi per schiacciare e prevaricare l’altro, né per vantarti e considerarti per questo meglio dell’altro, nè ti dichiari meritevole di ciò che possiedi, ma sai perfettamente, e godi per questo, che sei semplicemente stato scelto per condividere e per fare un buon utilizzo, a favore di tutti, di quella ricchezza che vedi e vivi solo come un dono, da spartire, e nulla di più.
Se vuoi incrementare l’Amore nella tua vita, scegli la Vita e l’Amore come costante da cui partire per capovolgere ogni cosa.
E non scuotere la testa e dire che è impossibile, perché ogni giorno in più punti della terra, una donna, nel dolore, partorisce un tuo figlio, proprio partendo dall’unica legge che sta scritta ancora dentro di lei: l’Amore.
Cambiare è sempre possibile, devi solo alzarti dal divano e volerlo.
Amorevolmente, Ti degli Arcangeli
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com



Sono d accordo con te in tutto, soprattutto sui valori della vita che ormai non ci sono piu l immedesimarsi il capire il dolore degli altri nelle situazioni del lutto ti devi riprendere subito perché come dicono loro la vita continua ma non per te ma per loro , perché non sono capaci di aiutarti in nessun modo tutto segue il moderno mentre l anima muore e tu che vorresti essere viva in tutti i sensi anche nel dolore sei pazza un abbraccio con tutta la mia…..anima…❤️Anna
Anna VIVI! Vivi per la bellezza di aver fatto questo tratto di cammino, con quell’Anima, per averla potuta conoscere, amare in maniera privilegiata, per averla onorata e accompagnata. Non ti curare del fuori, ma del tuo dentro. Fa che lì ci sia pace e fuori troverai allora TUTTE quelle Anime simili alla tua, che anche chi ti ha lasciato, ha contribuito a farti, in qualche modo arrivare.
Sei fortissimaaaaa. Vai e non mollare mai.
Amorevolmente ti