NDE e Vita

 “La morte è il fenomeno più incompreso.
La gente pensa alla morte come se fosse la fine della vita,
e questa è la prima incomprensione di base.”
Osho

E’ da tempo che non parlo delle nostre esperienze dopo la morte o quelle definite di premorte, quelle che vengono in termini scientifici definite e quindi conosciute come Near Death Experience, cioè NDE.
Un tempo, e non parlo di 300 anni fa, ma anche solo di una ventina di anni fa, il parlarne era veramente un argomento per pochi, e quindi difficilmente chi si trovava coinvolto in prima persona in questo genere di esperienze ne parlava o lo rendeva di pubblico dominio, almeno qui in Italia.
Oggi, visto le trasformazioni generali in atto, questi fenomeni stanno conoscendo un interesse crescente e quindi possono finalmente essere condivisi e “partecipati” in maniera più attenta e costruttiva.
Nel secolo scorso queste importanti esperienze venivano, solitamente, quindi passate sotto silenzio e archiviate come fenomeni pseudo paranormali o legate a patologie purtroppo psichiatriche.
Io le ritengo momenti molto importanti nel vissuto di una persona ed oltre ad averle viste e vissute, diciamo da vicino, voglio affrontarle oggi, riportando alcune osservazioni personali ed altre che si riallacciano a quanto affermato dal professor Enrico Facco, docente di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Padova e specialista in Neurologia e terapia del dolore.
Perché questo medico?
Perché partendo dal suo vissuto lavorativo e dalle scelte umane e lavorative che ha fatto, ha scritto e pubblicato “Esperienze di premorte – Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica”, dove analizza una ventina di casi di pazienti che hanno vissuto esperienze di uscita dal corpo e di vita oltre la vita.
Le persone che vivono questo momento particolare, subiscono un arresto cardiaco, che può durare da pochi istanti a spazi temporali più ampi, durante i quali prendono visione e quindi consapevolezza di cosa ci attende oltre la vita materiale, fisica, per poi rientrare in questa dimensione e nel proprio corpo.
Sicuramente è un qualcosa di adrenalinico, un vissuto che ti cambia e soprattutto cambia la considerazione che solitamente abbiamo della morte, come di un momento brutto e cattivo, il peggiore che ci possa capitare e che purtroppo prima o poi ci tocca, che ci piaccia o meno.
L’ho detto e ripetuto varie volte e quindi anche ora lo ribadisco, che soprattutto noi occidentali, nonostante la grande diffusione di una cultura religiosa, abbiamo un pessimo rapporto con la morte e con ciò che la accompagna e ne consegue, mentre altre culture hanno una visione indubbiamente più serena e accogliente di questo magico momento di passaggio e questo perché la nostra conoscenza al riguardo è molto superficiale e si aggrappa a visioni e schemi limitati e limitanti.
La morte è quindi una tragedia, un lutto, un dolore profondo, …il buio.
Eppure chi l’ha sperimentata ed è tornato, racconta di lei come uno stato di Pace e come un bagno ristoratore e rigenerante nella Luce,  e così è, in effetti.
Lo stesso Dante, che ci parla nella Divina commedia di questa esperienza, nelle nostre antologie scolastiche viene presentato con una modalità che spesso, se il docente non lo fa vivere ai proprio ragazzi in una certa dinamica e prospettiva diventa e rimane come un misto di storia fantastica, di illuminazione letteraria e niente di più.
Le NDE, invece, sono esperienze mistiche molto forti, capaci di trasformarci e di farci attraversare in un bagliore un tragitto spirituale enorme, dandoci consapevolezze che nella modalità ordinaria, probabilmente, potrebbero magari richiedere moltissimi anni, se non addirittura varie reincarnazioni, soprattutto in alcuni  casi.
Ci sono per i soggetti che hanno vissuto quindi questo distacco anticipato dalla vita terrena ed un ritorno, alcune cose e sensazioni comuni, come per esempio un passaggio attraverso un tunnel e l’incontro con qualcuno o qualcosa che gli è appartenuto e che  li hanno preceduti in questo tipo di esperienza, sto parlando di familiari, parenti o amici defunti.
Una persona ricorda in maniera nitida quello che vive lì, indipendentemente da come ha sempre vissuto fino a quel momento: può essere la persona più distratta e svampita al mondo, ma la sua esperienza di premorte è molto chiara e precisa, al punto tale che la racconta con precisione, riuscendo a farci entrare nella stessa dimensione, in maniera empatica.
Del resto tutto è successo in un clima piacevole, senza disturbi di alcun genere, … quindi la memoria ha immagazzinato tutto al meglio, supportata ed illuminata dall’Anima, la quale può finalmente “dire la sua”, senza paura di essere smentita in nessun modo.
Una persona ritornata racconta:
”… mi sono ritrovata in un tunnel di Luce, calda, dolce, per nulla abbagliante, di colore  tendente al giallo.
Non vedevo il mio corpo, ma sentivo di essere io e di essere parte di questa luce, che mi trasmetteva felicità, un senso di fusione, appartenenza, appagamento.
Poi, ho avuto la sensazione di essere alla fine del tunnel e che al di là ci fossero i miei figli abortiti e morti …”
Con il passaggio attraverso il tunnel, ci viene dato di sperimentare la dolcezza, la luminosità profusa, che già ci appartiene, perché l’abbiamo conosciuta e sperimentata come Anime, prima dell’esperienza corporea, quando oltre vivevamo nella dimensione dei “puro spirito”
Anche il Professor Facco ci spiega che “ …il paziente ha la sensazione di entrare in un tunnel e di vedere una luce nel fondo di esso.
La maggior parte di loro racconta di avere incontrato parenti defunti o persone sconosciute, probabilmente defunte.
Inoltre, vengono descritti contatti con entità superiori.
Per quasi tutti i soggetti analizzati è presente una revisione olografica di tutta la propria vita, quasi se ne dovesse fare un bilancio.
Tutti sperimentano una gioia e una serenità di straordinaria profondità e intensità, solo in una esigua minoranza si è assistito ad esperienze con qualche tonalità spiacevole.
In buona sostanza non siamo di fronte a forme di delirium o di alterazione organica transitoria del cervello senza alcun significato”.
Già, una “straordinaria intensità”, di cui si può finalmente parlare e documentarsi, senza correre il rischio di essere allontanati dalla comunità o internati …
I casi di NDE sono esperienze universali, che sono avvenute e avvengono a tutte le latitudini del mondo. Sull’argomento poi, non è come potremmo credere, sempre stato il buio ed il silenzio, perché infatti già Eraclito, Platone, fino ai Veda indiani se ne sono interessati e ne hanno parlato.
Una cosa straordinaria che comunque tutti gli studiosi, a qualsiasi latitudine e longitudine, avvenga il fatto, rilevano e notano tra le persone che tornano dal “viaggio” oltre, è che queste cambiano i propri paradigmi di Vita e parlano della morte in termini sereni e finalmente accoglienti.
Le NDE hanno quindi un grandissimo valore trasformativo e portano l’uomo a superare la paura della morte e ad avere una visione più aperta, generosa e serena di tutto ciò che avviene quotidianamente.
Molti cominciano a vedere la vita sotto un altro profilo e ad elaborare nuove e diverse prospettive metacognitive.
Un ateo dichiarato può abbracciare una fede, un credente può passare ad una visione più ampia e universale della fede, superando la pura religiosità.
Per gran parte delle persone avviene una crisi e una trasformazione  veramente rivoluzionarie, dalla loro visione precedente della vita, elaborano una nuova strategia per cogliere, affrontare, sperimentare ed intendere la vita e il mondo in un senso ora spiritualmente e cognitivamente più evoluto, più fluido e più bello.
Ci sono anche persone che ritornano con nuovi doni (chiaroveggenza o telepatia ) o con maggiori consapevolezze riguardo ai doni già posseduti in precedenza e pronti a metterli al servizio degli altri.
Oggi anche la scienza tradizionale guarda, finalmente, ai casi di premorte con meno sospetto  rispetto ad un tempo, anzi non mancano studiosi che prendono spunto dalla NDE per studiare i meccanismi che governano le funzioni cerebrali e tutti gli stati alternativi di coscienza, ancora sconosciuti.
E’ così stata data anche una spiegazione scientifica del tunnel, dicendo che si tratta di un naturale restringimento della retina, che sarebbe simile a quello che vivono i piloti sottoposti ad accelerazione gravitazionale molto forte.
La velocità e la brusca accelerazione creano alterazioni circolatorie, che permettono il restringimento del campo visivo.
Il Dottor Facco ci spiega :
”In realtà succede solo in quel caso.
In tutti gli altri pazienti il restringimento a tunnel nel caso di arresto cardiaco o svenimento non sembra essere riportato in letteratura.
Tra l’altro, in arresto cardiaco, si arresta prima la funzione della corteccia cerebrale di quanto non si fermi la retina.
Non c’è, dunque, tempo per realizzare  questo tipo di esperienza.
Il restringimento del campo visivo non può, in ogni caso, spiegare la successiva visione  della luce al termine del condotto e l’entrata  in un paesaggio metafisico”.
Di solito questa esperienza è legata ad un fatto traumatico, come un incidente stradale, con conseguente arresto cardiaco e delle funzioni cerebrali, oppure ad un problema legato all’anestesia o a certe patologie, comunque insorto in sala operatoria, durante un intervento.
Chi lascia il proprio corpo, spesso vede cosa accade in seguito e lo ricorda perfettamente, ha la precisa visione dei dettagli di quello che succede attorno al suo corpo, di solito per mano di medici ed infermieri e questo cozza contro le nostre convinzioni di tipo neurologico e neurofisiologico, del quale però non abbiamo ancora una spiegazione.
Il problema è sicuramente di tipo scientifico, perché chi segue lo spirito accoglie, ma la scienza vuole studiare e sviluppare tutti gli aspetti sconosciuti, della nostra esistenza, con metodo rigorosamente scientifico, per smentire o confermare quale è la fenomenologia della coscienza in queste situazioni apparentemente così anomale o meglio paradossali, rispetto alla normalità e al suo scorrere.
Ma a che punto si trova la ricerca sulle esperienza di premorte?
“La comunità internazionale – sottolinea Facco – sta lavorando alacremente. Ormai la scienza è ubiquitaria nel mondo.
Esiste un gruppo nutrito di studiosi e scienziati che lavorano in un quadro di multidisciplinarità: anestesia, rianimazione, psicologia, neurologia e psichiatria che si occupano specificamente di queste esperienze di premorte e, in generale, di quello che ho definito come manifestazioni non ordinarie della coscienza. L’ultimo studio è stato pubblicato il mese scorso da Sam Parnia, medico americano, il quale ha completato uno studio multicentrico su 2mila casi.
In esso ha compiuto un’analisi molto approfondita delle esperienze di premorte, superando il concetto di NDE come esperienza dai requisiti già conosciuti, ma cercando di capire come funzioni la coscienza in condizioni critiche ai confini della vita anche attraverso altre possibili manifestazioni”.
Personalmente credo sia un momento di vera e miracolosa crescita per ogni persona che la attraversa, la vive.
Tutto cambia e acquista la sua giusta collocazione e dimensione nel nostro ciclo vitale.
Comunque accada e qualsiasi forza abbia determinato questa esperienza, ci è stata concessa per cogliere qualcosa e trasformarci, attraverso quell’arco spazio/temporale in cui tutto diventa relativo e la persona accoglie e vive solo avvolta da tanto amore e pace,  ritrovandosi in un luogo dove si respira tanta gioia alla presenza di profumi inebrianti o addirittura paesaggi floreali, simili ai nostri.
Li l’Anima si purifica, si rinnova, si riqualifica e si ritrova per poi rientrare.
Spesso l’estasi è talmente grande che non vuole, perché lo stato di beatitudine è grande; lì si possono incontrare i propri genitori defunti da alcuni anni o i propri amici, i figli, i parenti e allora qualcuno tra loro o una voce fuori campo invita lo Spirito reticente al rientro in vita a fare ritorno, ad andarsene, perché non è ancora il tempo e spesso ancora molto attende di essere affrontato , sperimentato, completato quaggiù.
Ecco quindi che, nonostante il disappunto, l’Anima rientra alla sua base terrena, per intraprendere un nuovo percorso, in pratica una nuova vita, senza le fatiche e l’impegno della nascita fisica e soprattutto della crescita ……
Oggi vi lascio con la visione quindi di questa intervista al professor Facco, per farsi sentire dalle sue stesse parole quanto racconta in quel libro … e cosa ha potuto riscontrare nei suoi anni di attività ospedaliera …

 

Amorevolmente ti**** degli Angeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

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