
“Il silenzio è la forma più alta della parola;
comprenderlo è la forma più alta dell’essere umano.”
(EliSaby)
Viviamo in una società complessa e spesso contorta sia nelle modalità relazionali, che negli approcci più ampi alla vita, alle sue dinamiche e ai problemi che generiamo o si generano in seguito ad altro.
Nel marasma generale, lo sciamanesimo, insieme con altri aspetti spirituali, sta quindi vivendo una sua rinascita e riscoperta, non tanto a livello di certe popolazioni ( vedi quelle parti dell’America, dell’Africa, del Nord Europa e della Siberia, che hanno continuato a praticarlo, perché non sono state influenzate o lo sono state meno, dalla civiltà moderna), quanto di mondo occidentale, il più caotico per antonomasia.
Cos’è?
Ne ho già parlato, comunque riassumendo, è il modo più antico di utilizzare uno stato alterato di coscienza per ottenere la guarigione fisica e di altra natura ed origine, trovando la soluzione ai problemi.
Gli sciamani sono stati i primi guaritori e soccorritori della storia umana, nella vita e nella morte, i primi saggi e i primi “visionari” in assoluto.
La storia stessa, con i disegni rupestri, ci dimostra che lo sciamanesimo esiste da tantissimo tempo.
Perché nell’era dei cellulari e dei cloni, lo stiamo riscoprendo?
Forse per burla o poca razionalità???
Forse perché ci stiamo accorgendo che ci siamo veramente persi e abbiamo bisogno di ripercorrere il cammino fatto, come Pollicino, alla ricerca delle nostre vere radici, perdute, sentiamo il bisogno di nuove vie per la guarigione e di ritrovare e poter dare finalmente un senso più profondo alla vita…
Forse è per questo, che sempre più persone si rivolgono all’antica conoscenza degli sciamani.
In molti troviamo, nel legame primordiale con Madre Terra, con la natura, e nell’antica visione dello sciamano una via d’uscita alla corsa insensata al potere, al protagonismo, al successo e alla ricchezza e a tutto questo isolamento, creato da una società tecnologica, superficiale, materialistica.
Sempre più persone sognano e sentono il bisogno di capire e di sapere, perché comprendono che esiste una fortissima connessione tra ciò che visualizziamo e ciò che ci accade … e quindi vogliamo sapere, così come in molti abbiamo ormai la consapevolezza del potere della forza del pensiero o della parola.
Oggi, mi voglio soffermare su altri aspetti legati alla parola.
Le parole sono come semi piantati.
Dobbiamo averne molta cura, fare molta attenzione sia a quello che piantiamo, quindi in quello che diciamo, che nella modalità, perché poi queste parole crescono e si radicano, sicuramente, nella persona che le riceve.
Da sempre si è creduto che le parole abbiano il potere di trasformare i pensieri, senza forma, in realtà, in manifestazioni fisiche, quindi vanno scelte con cura e pronunciate con cautela.
Lo sciamano in una comunità non è solo chiamato a guarire fisicamente le persone, ma ha anche una funzione simile a quella dello psicoterapista, perché LUI ha compreso perfettamente il potere delle parole.
Siamo coscienti che possediamo una capacità di immaginazione molto forte e che quindi, consapevoli o non, siamo in grado di creare quello che ci immaginiamo.
Una persona in difficoltà, la dobbiamo prendere per mano e condurre in una strada sacra, senza che venga traumatizzata o spaventata.
Cosa significa questo?
Che se ci chiede aiuto, significa che si trova in una certa difficoltà.
Uno dei rischi più frequenti nel lavoro per il recupero dell’Anima è quello di farla peggiorare, rendendola triste, apatica, dismessa, ulteriormente affaticata.
Perché?
Perché molto spesso, pensando di sostenerla ci mettiamo come esempi e raccontiamo alle altre persone i disagi, i traumi o le disavventure che abbiamo vissuto in prima persona, pensando che l’esemplificazione andrà a buon fine, creando una sorta di fraternità nel dolore.
È facile raccontare della propria malattia, del compagno che ci ha appena lasciato, ma, se siamo consapevoli del potere delle parole, così facendo ricreiamo la stessa situazione, riportiamo in vita l’evento che ci accomuna, lo riproduciamo ogni volta che lo raccontiamo, coinvolgendo emotivamente tantissimo anche la persona che ci sta ascoltando.
In questo modo traumatizziamo ancora di più il paziente.
Il punto fondamentale è invece raccontare storie che fanno guarire, dobbiamo imparare a raccontare storie in modo che il paziente si risollevi.
Stiamo recuperando la pura essenza dell’Anima, quella che non ha personalità o sentimenti, quindi soffiamo in lui questa purezza, che non può scaturire dalla storia identica o simile, che abbiamo vissuto. Non dobbiamo riportare l’Anima indietro nel tempo, ma accompagnarla oltre ….
È una grande responsabilità raccontare una storia che possa ispirare la persona a guarire, a ritornare nella vita con gioia.
Dobbiamo sicuramente porre molta attenzione alle nostre parole.
Dobbiamo raccontare una bella storia, con delle belle parole, che faccia la differenza nel rapporto con le persone e soprattutto nel rapporto con noi stessi.
In Lapponia, tra i Sami, vivono gli sciamani “della parola”, che riescono a portare la guarigione con il potere delle parole e delle canzoni, anche solo per fare passare il mal di testa.
La famosa espressione “ABRAQ AD HABRA”, che pronunciamo a carnevale, travestiti da fate o maghi, in aramaico significa “CREO QUELLO CHE DICO”.
Gli antichi avevano capito l’importanza delle parole e presso i Greci e i Romani si creò l’attività forense, proprio partendo dalla forza e dal valore/potere della parola.
Nella Genesi si racconta che Dio ha creato il mondo con le parole “Sia fatta la Luce” , mentre nel nuovo Testamento Giovanni inizia con la frase: “Al principio c’era il Verbo, ed il Verbo era con Dio ed il Verbo era Dio”.
Apprezzare, onorare ed essere grati, a cui spesso invito, non è altro che pronunciare parole positive, che non sono altro che parole magiche, parole che hanno il potere di trasmutare.
Quanto creiamo con le nostre parole senza rendercene spessissimo conto!
Pensiamo e proviamo a fare una lista di parole, anche a caso …
Leggiamole, pronunciamole ad alta voce e ascoltiamo in che modo ci risuonano dentro …, le loro vibrazioni … Anche nella tradizione indiana, induista si conosce il potere delle parole, basta pensare ai mantra, al loro potere e ai canti vedici.
Pensiamo all’importanza che danno al suono primordiale all’OM, che rappresenta le sillabe con cui si è manifestato l’Universo.
Oltre alla parola è importante anche il silenzio interiore, sul quale gli sciamani lavorano parecchio.
Ma che cos’è???
Il silenzio interiore è uno stato di coscienza in cui tutti i pensieri della mente sono sospesi, letteralmente congelati, si fermano, sono inattivi.
Così nell’immobilità è possibile sentire quello che proviene da altri spazi e tempi e che vanno oltre ciò che la mente in condizioni normali può cogliere, percepire.
In questo stato è possibile accedere a conoscenze che hanno ben poco di “umano”, pur appartenendo alla nostra parte più intensa e profonda.
Anche un artista che crea, entra, magari senza nemmeno avvedersene in questo stato particolare.
La mente, interiormente, continua a ripetere la cantilena dell’Io :“io.., io…, io,…”
Così, con il suo rumore, copre tutti gli altri segnali e le altre percezioni che sono disponibili all’uomo.
La mente si mette in mezzo, blocca, come un ostacolo, offusca e complica la nostra percezione diretta, porta il giudizio, porta la mancanza di fiducia e svaluta ciò che invece avvertiamo con il cuore.
Gli sciamani di tutto il mondo per portare la guarigione, la conoscenza e la saggezza hanno elaborato varie pratiche per arrivare in modo tangibile ed affidabile al silenzio, si parla di Passi Magici, che sono movimenti e respirazioni sognate dai veggenti, in tempi molto antichi e che hanno riportato in questa realtà con scopi pratici.
Attraverso il silenzio interiore riusciamo quindi a sconfiggere quello che in quasi tutte le tradizioni spirituali, dall’Oriente fino all’Occidente, viene individuato come il più grande ostacolo alla nostra crescita, all’evoluzione del genere umano.
Lo sciamanesimo è la pratica più facile e nello stesso tempo più difficile da vivere, proprio per questo, perché spesso le cose arrivano in modo così lineare, così semplice ed immediato, che non ci rendiamo neppure conto del loro valore e prima ancora della loro presenza.
Ma come possiamo raggiungere il silenzio interiore?
Gli sciamani hanno sviluppato moltissimi stratagemmi.
Il silenzio può durare da qualche secondo fino ad alcuni minuti, questo dipende dalle capacità ed anche dai mezzi che vengono utilizzati.
Oltre una certa soglia, qualcuno ormai ci riesce in modo spontaneo, senza movimenti ….
Attraverso i Passi Magici, che si serve di alcuni movimenti del corpo, avviciniamo il nostro corpo fisico al corpo energetico fino ad unirli in una unità capace di attingere alla conoscenza.
Sono loro, i Passi Magici, che stimolano dei punti di collegamento tra il corpo fisico ed il corpo energetico ed attivano delle aree di energia, che sono spesso inutilizzate.
L’azione congiunta di questi due azioni porta ad una completa saturazione della mente, permettendo a coloro che li praticano di vedere l’energia così come fluisce nell’Universo.
I Passi Magici tramandati per il silenzio interiore hanno nell’oscurità il loro sostegno principale, proprio perché l’oscurità, togliendo all’occhio la possibilità di essere attivo, facilita la scomparsa, l’assenza del pensiero-verbalizzazione, dell’attività della nostra inesauribile mente.
Sono movimenti molto semplici quelli che lo sciamano compie, come per esempio il tracciare con il piede o con le mani delle figure, semplici, elementari, oppure esercitare pressione in alcune parti del corpo in maniera sincronizzata con il respiro: sono azioni semplici, che però agiscono nel profondo ed alterano in lo stato di coscienza.
Questi movimenti ci permettono di pendere quella consapevolezza che ci appartiene, attivando aree che nella vita quotidiana sembrano non esistere, e conferiscono una carica di benessere facilmente percepibile.
Uno strumento musicale potente per raggiungere il silenzio interiore è il tamburo.
Con il battito monotono e continuato il cervello comincia a rallentare la sua attività, i pensieri vengono rapidamente messi da parte per lasciare spazio alla conoscenza non-verbale.
In questo caso il passaggio dal dialogo interiore, cioè da quella serie di pensieri che continuamente sovraffollano la mente al silenzio è graduale, segue il ritmo e permette di ritornare al silenzio in ogni momento, anche se il dialogo è per qualche istante ritornato, basta che la percussione proceda, continui o riprenda, se interrotta.
A volte il suono dei tamburi è utilizzato in abbinamento con alcuni passi simili ad una danza, per rinforzare l’effetto e per dare a tutto il corpo la percezione del silenzio.
Quello che avviene tra due pensieri è puro silenzio interiore, ma quante volte noi occidentali ce lo concediamo, visto il numero illimitato di stimoli esterni???
In pratica pochissimo o per nulla …
E’ tempo quindi di recuperare un po’ questa pratica, per permetterci di stare al meglio e auto guarirci lo Spirito, l’anima, il corpo.
Felice guarigione a Tutti!!!!
Amorevolmente ti*** degli Angeli
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