Non sei una pecora

Titolo particolare, non trovi?
Ora vedrai dove voglio condurti oggi.
Ricordo che da piccola, la mia mamma era solita ripetermi che io non avevo vie di mezzo, ed era perfettamente vero.
Questa sua considerazione, come altre, mi metteva a volte in crisi, perché mi faceva sentire “sbagliata”, diversa da come lei mi avrebbe voluta e desiderata.

Che cosa avevo di particolare ai loro occhi?
Nulla, o meglio tutto, secondo la logica terrena.
Ero una bambina, come tante, una bambina che agiva seguendo una sua etica interiore, un’etica che agli occhi degli adulti, poteva a volte apparire troppo ferrea, mentre, per una serie infinita di motivi l’ambiente circostante mi chiedeva di essere più plastica, più versatile, e quindi disposta, anche se quella cosa era giusta, a non dirla, a non sostenerla, a non farla.
La rettitudine interiore comporta solo due risposte: sì o no.
Quando tu spieghi ad un bambino che quella cosa è retta, in lui, non è contemplata nessuna variazione sul tema, né nessuna di quelle forme comportamentali che noi adulti siamo soliti spiegare e giustificare, inserendole nella magica scatola dei “compromessi”; la parola compromesso, se la conoscessimo bene, sta ad indicare un qualcosa di intaccato, di danneggiato, un qualcosa, che potrebbe essere una situazione, un’azione, un pensiero o altro, che viene messo in pericolo o screditato.
Quindi ogni volta che decidiamo di mettere in gioco “un compromesso”, letteralmente significa che noi stiamo proponendo e sostenendo un qualcosa che non va, che non è integro.
E’ come se offrissimo una mela guasta, per capirci.
Quante volte ai bambini suggeriamo di non fare o di non dire una cosa, perché non vogliamo che si espongano?
Gli parliamo di giustizia, poi, se nostro figlio ha visto un compagno fare del male ad un altro, gli diciamo di starsene fuori, di non intervenire, di non dire per evitarsi guai.
E’ chiedergli un comportamento retto?
E’ sostenere la nostra lezione antecedente, a proposito della giustizia?
Predichiamo valori che poi non sosteniamo, gettando i piccoli nella confusione più totale e li mettiamo nella condizione di pensare che le cose buone qui sulla terra non trovano spazio, perché chi è giusto vive nella paura, perché tutto gira intorno ai prepotenti e ai corrotti.

Gli insegniamo, in parole povere, che le azioni oneste ti mettono solo nei guai.
E’ così del resto, l’ho già detto più volte, che nella quotidianità, noi adulti, con i nostri interventi e comportamenti andiamo a “modificare” l’essere degli altri, soprattutto dei figli, che “educhiamo” alle nostre “consuetudini terrene, ai nostri compromessi”, alle nostre azioni contraddittorie.
Un bambino, se lo osservi bene, ti accorgerai che non ha vie di mezzo: o gli piaci o non gli piaci.
O ti saluta o non lo fa.
Per lui un oggetto o è bianco o è nero.
Se tentenna è perché ha già scoperto dal mondo adulto, che esistono 100 sfumature per ogni colore che ha appreso.
Un bambino originariamente, è molto immediato e non ha ancora scoperto e fatto sua la grande “terra di mezzo” terrena, fatta di compromessi, di verità a metà o non dette, di se e di ma propinati a non finire, di adattamenti a fatti e persone, in pratica di tutto e l’opposto di tutto, di pregiudizi, di schemi e credenze varie.
Impostato, secondo la natura animica, il bambino nei primi anni di vita, è come gli Angeli e gli Arcangeli, oppure come l’Universo e vede o bianco o nero.
Il nì, il ma, il forse, gli arrivano ben presto, a mano a mano entrerà in relazione con noi e così, dopo un periodo di disagio interiore, si piegherà alle nostre dinamiche, diverrà plasmabile per essere accolto e ben voluto, e così riceverà in eredità, suo malgrado, dall’adulto, tutte le discrepanze ed i compromessi possibili e pensabili.
Per essere amato, per sentirsi amato, cederà a queste richieste, che lentamente smantelleranno, a poco a poco, la rettitudine della sua natura animica, in nome della disonestà e corruzione terrena.
E’ così che noi perdiamo, in questo processo educativo genitoriale e non solo, la nostra vera “forma” interiore, quella che farebbe di noi creature vere e spettacolari.
Corrompendo loro ci precludiamo la possibilità di un futuro migliore.
Perdiamo la nostra identità, diventando “uno, nessuno e 100.000”.
E questo ha un effetto rallentante e sviante nel nostro processo evolutivo.
Bada bene che non sto dando la colpa a nessuno, perché so che si tratta di un’azione ripetuta ormai nei secoli, atta proprio a creare questa scissione, che serve poi per non farci ritrovare la via di “casa”.
Se non sei te stesso, non sei sereno, non ottieni e non fai ciò che dovresti e quindi hai perso tempo e regalato al nulla la tua esistenza, come nel Film Fantasia.
Siamo “Esseri Spirituali”, che stanno avendo un’esperienza “Umana”, non esseri umani, che si stanno avviando verso un’esperienza divina.
Questo è l’errore, che ci rende preda dei venti e dei mostriciattoli succhia energie, di cui sto parlando da un po’.
Nasciamo rose, ma ben presto ci accorgiamo che qui vanno per la maggiore le ortiche e quindi ci trasformiamo in ortiche o gramigne, per far felice tutto il contesto e essere accolti, senza troppe storie.
Per tanto tempo mi sono chiesta perché non sapessi avere la famosa “via di mezzo” nelle cose, quella via di mezzo tanto gettonata e abituale per noi uomini, ma ero legata al mondo oltre e quindi con la “rettitudine incorporata” di serie, come per certi tipi di autovettura e non potevo e non sapevo essere altro che così.
Il dilemma si ripresentava, a mano a mano crescevo, ma io non sembravo accorgermene, fino al momento in cui, adulta, divenne oggetto di molti interrogativi personali, soprattutto perché alla massa appartenevano certi valori che non c’erano o non erano propriamente scritti così, dentro di me.
Oggi lo so con grande certezza e ne sono felice, che sono così perché questa è la nostra “vera essenza”, incontaminata.
Il condizionale lo abbiamo creato noi uomini, durante la nostra “esperienza terrena”, facendolo diventare addirittura una voce verbale, un modo con dei tempi verbali.
Lo stesso Universo, e lo vado ribadendo da parecchio, soprattutto quando ti scrivo dell’importanza di controllare il tuo linguaggio, è impostato sul sì o sul no e riceve come buono tutto ciò che tu esprimi, che dai.
I bambini sono uguali, è una forma di amorevole “integrità”.
O è, o non è.
Una cosa non è che oggi è per tutti noi di famiglia gialla e domani, forse, se c’è con noi la zia Clotilde, per farle piacere, diventa per tutti blu.
O è o non è.
Premesso questo, oggi ti racconterò, pensando ad un libro storico, di Fromm, Anatomia della distruttività umana, della modalità di base, distorta che abbiamo generato nei secoli e di come ci abbia trasformato.
L’obiettivo di Fromm, è di dimostrare che l’aggressività distruttiva nell’Uomo, non è una caratteristica innata, non l’abbiamo alle origini, ma l’abbiamo acquisita nel corso della nostra evoluzione, proprio per tutta una serie di fattori, di scelte opinabili, che hanno snaturato la nostra essenza, riducendoci così.
Nella nostra essenza, sebbene molto pacifica, esiste la capacità naturale di “difenderci”.
Fa parte della natura di tutte le forme viventi, quindi anche umana.
Non siamo pecore votate al macello, al silenzio, alla sopportazione ad oltranza, ma siamo dotati di capacità “reattiva”, esattamente come tutti.
Esiste però una bella differenza, tra l’essere reattivi, vale a dire rispondere esternamente ad una forma di attacco, di sopraffazione, di strumentalizzazione e l’essere distruttivi.
Noi attualmente siamo distruttivi un po’ in tutto.
Distruttivo è un termine molto ampio, perché non riguarda solo l’ambito relazionale, ma prima ancora quello personale, soggettivo.
Per esempio, come uomo, sai essere distruttivo quando pensi al tuo futuro, perché non hai consapevolezza del potere creativo dei sogni.
Ogni cosa reale è stata prima “sognata”, perché divenisse realtà.
I Laika ce lo insegnano, ancora oggi.
Il viaggio meraviglioso che hai fatto, a Bali, lo hai prima sognato, desiderato e poi ti sei attivato per raggiungerlo, concretizzandolo.
La buonissima torta al cioccolato di domenica scorsa, te la sei prima immaginata, poi ti sei documentato, hai acquistato il necessario e poi l’hai realizzata.
Se oggi svolgi un lavoro, una professione che ti fa stare bene, è perché prima lo hai sognato, lo hai immaginato, visualizzandolo, quindi gli hai dato una forma mentale, poi lo hai sostenuto con emozioni positive e progettualità inerenti al suo conseguimento, quindi ti sei attivato per ottenerlo, per crearlo, per raggiungerlo, per averlo. E così hai tagliato il traguardo.
Questo è successo e succede per qualsiasi cosa tu abbia mai desiderato, e ancora oggi vada desiderando, da un grande amore, ad un lavoro fatto con le tue mani, ad un acquisto…
Tutto prima di essere “forma” è stato un sogno.
Quello che tu non realizzi, non è per una cattiveria  della sorte, ma è solo perché non ci credi, quindi non lo attivi dentro di te, non gli dai una forma e quindi non lo raggiungi, non lo costruisci.
Tu, io, tutti noi abbiamo “potere creativo” e questo potere può essere “costruttivo” o distruttivo.
E’ costruttivo quando lavora per il tuo bene e per il bene degli altri, distruttivo, quando devasta, quando fa stare male, porta male, ingenera male.
Le persone negative, per esempio, sono distruttive.
Distruggono i propri sogni e quindi hanno una realtà affaticante, di merda, come dicono loro, ma quella realtà, anche se non ti piacerà sentirtelo dire, se la creano loro, creando sogni che vanno contro i loro stessi desideri.
Un esempio?
Uno studente, in genere, desidera essere promosso.
Egli va però creando il suo sogno oppositivo, ogni volta che si ripete che non capisce una cosa, che non la sa fare, che quel prof ce l’ha con lui, che il compito gli andrà male.
Gioca nel campo dell’avversario, si chiude da solo le mani nel cassetto; a volte questo accade anche a livello inconscio, ma lo fa, lo fai, lo fai ogni volta che dentro ti nasce un sogno e non lo persegui.
Se lo vedi, se lo sogni, vuol dire che lo puoi raggiungere.
L’Universo ti sta dicendo di realizzarlo e ti sta dando la “licenza” di farlo.
In un mondo dove tutto si paga, avere una licenza senza esborso è semplicemente magnifico.
Peccato che, proprio per questa sua gratuità, non sai dare un valore a tutto questo, quindi lo prendi come una bazzecola e non lo cogli per ciò che realmente è: un’occasione infinita, la svolta del momento per te e la Tua Vita.
Noi oggi siamo, per tornare all’argomento portante, aggressivi nella maniera devastante, cioè distruttivi anche nelle relazioni, nei contatti fra persone.
Quando una persona non ti aggrada, a volte per motivi futili, altre per motivi addirittura inspiegabili, Tu anche se l’altro non ti fa nulla, sai essere capace di accanirti contro di lui.
Questo è della nostra società.
Siamo diventati come un cancro per noi stessi ed i nostri simili.
L’aggressività è contemplata, ma dovrebbe servirti come arma per la difesa, non per attivare un’aggressione gratuita; il tuo muoverti, dovrebbe essere semplicemente,  la tua capacità di metterti in gioco per contenere gli attacchi dell’altro, per contrastarlo, per  impedirgli di farti del male, di distruggerti.
Non sei una pecora, ma nemmeno una macchina da guerra.
Sei una persona, capace di bloccare chi ti vuole male e cerca quindi di fartene, per i più svariati motivi.
E’ il satyagraha di Gandhi.
E’ il modo di non portare guerra gratuita agli altri.
Tu contieni l’altro nella fermezza della verità, che non è l’esattezza matematica, ma è un camminare verso il benessere di tutti e quindi è il reale spazio che sta tra te e l’altro, uno spazio inteso come parte centrale, frutto non della maglietta gialla, fatta passare per blu, o blu fatta passare per gialla, ma un terreno di incontro.
Cosa sto dicendo con questo?
Semplicemente che ci vuole dialogo per trovare la verità, ci vuole satyagraha, ci vuole di non mescolarsi al gregge per fare la pecora, ma nemmeno la iena, com’è nella nostra società attuale; devi mettere i paletti, ma non conficcarli nei piedi dell’altro, altrimenti sei lui, sei esattamente come lui.
Pochi di noi uomini lavorano per la verità.
Tu lavori per lei, quando lavori su di te e cerchi di diventare una persona “vera”.
Allora non porti maschere, sai chi sei e conosci di te le mille sfaccettature interiori, almeno cerchi di conoscerle, per accoglierle e capire perché queste varie facce di te, ti portano a pensare così, ad agire  in maniera non retta, a giocare contro te stesso o contro gli altri, i tuoi simili.
Se entri in relazione con te stesso, riesci a comprendere le motivazioni che ti spingono ad essere così aggressivo oppure così gregario, così pecora.
Ti serve questo passaggio e velocemente, per ritrovarti e rientrare nella tua rettitudine.
In questa società ti educano a non lavorare su di te, ma contro di te.
Per esempio, tu vai contro te stesso, ogni volta che scarichi la colpa di quanto accade sugli altri.
Scaricare sugli altri, sul destino, su dio, non ti aiuta a guardati dentro, ma ti esonera da questo.
Non sei leader di te stesso.
Non cerchi la “verità”, quindi non sei un Uomo vero, un uomo di valore nel senso pieno del termine.
Tu vali quando sei te stesso e quindi esprimi la tua natura simile a quella del bambino, che se non gli vai a genio, non ti saluta.

Sei un rinnegato, un giuda.
Non ti prendi in mano la tua vita e non la costruisci, perché nel momento in cui deleghi all’altro la possibilità di essere il motivo di quello che ti accade, significa che tu sei inerme, che sei disarmato e quindi non puoi fare nulla per cambiare lo stato delle cose.
Ma non è vero.
Se subisci un marito che ti picchia lui sarà stronzo, aggressivo, chiamalo come vuoi, ma tu gli dai il permesso di esserlo.
Se una cosa sul lavoro non quadra, ma tu ti limiti a criticare in sordina, perché non ti vuoi esporre, sei uno strumento che sta solo sostenendo l’operato dell’altra persona: lui sta facendo qualcosa, anche se è sbagliato, se è criticabile, se è negativo, se è deleterio, e lo fa in maniera coraggiosa alla luce del sole, e tu?
Tu parli dietro le spalle dell’altro, non lo affronti,  ed intanto gli dai carta bianca per procedere.
Non servono le ciance, ma che tu esca dal gregge e metta i paletti per dirgli che anche no, che non condividi, che non ti va quello che lui promuove e sostiene.
Se avessimo saputo mettere dei paletti chiari, non saremmo entrati in guerra due volte, nel secolo scorso.
Siamo educati a stare nel gregge, ma perché ci fa comodo, ci toglie dalle rogne e ci evita fastidi, ma questo ci rende “schiavi”, che ci piaccia o no.
Nella moltitudine tu ti rimetti nelle mani dell’altro, nel bene e nel male.
Non funzionano così le cose in me e lo so per certo, altrimenti non avrei ripensato tante volte a quello che mia madre cercava, con amorevolezza, di “educarmi a fare”.
Una cosa o è retta o non lo è.
La nostra psiche viene devastata da queste scelte di silenzio del gregge, si corrompe e io divento figlio del “condizionale”, ed entro nella terra arida dei compromessi, in cui non cresce nulla di buono.
 Compromesso non è un bel termine.
Se la tua salute è compromessa, cosa significa? Che non c’è più nella sua maniera originaria.
Beh, la stessa cosa vale per tutte le situazioni valutate come tali.
Dentro siamo portati, perché nasciamo, siamo originati da un qualcosa di puro, di non compromesso, e lo vediamo nei bambini, al di sotto dei 3 anni, ad essere veri e veritieri, quindi se vediamo una cosa che non quadra e non cerchiamo di raddrizzarla, una parte di noi dentro sta male e lentamente si corrompe, si avaria, degenera e quindi perdiamo valore e non facciamo più cose dove il valore emerga e ci sia, perché non lo portiamo più dentro, quindi non lo possiamo infondere in ciò che facciamo.
Mia nonna diceva che non puoi vendere ciò che non hai e aveva ragione!
Ecco perché oggi diciamo che la nostra attuale è una Società senza valori.
Questa poi è una credenza e te l’ho spiegato nell’articolo che ha preceduto questo, ed è un altro aspetto distruttivo, perché tu vai a negare ancora la tua essenza: Tu sei Valore e se dici che al mondo non c’è valore, significa esattamente questo: che sei corrotto, sei compromesso, quindi sei forse da buttare?
Beh, vedi un po’ tu.
Io non ci tengo né a pesarmi in questo modo, né a dire che il mondo non ha valori.
Semmai posso constatare che ci sono moltissime persone senza valore, perché non hanno spessore, perché sostengono il gregge, ne fanno parte e quindi vivono malamente.
L’integrità è fondamentale.
E i bambini ce l’hanno e noi gliela distruggiamo.
Li diseduchiamo e così li lasciamo in balia di sé, perché loro sentono che noi siamo incongruenti e non ci si può fidare di chi dice una cosa e ne fa un’altra.
Quando una cosa ha un colore è così e basta!
Tu accogli la tua verità interiore e lascia che tutto sia, non diventare uno strumento di una società corrotta e ti accorgerai che nel momento in cui lo fai e le dai spazio, ti senti bene, perché hai fatto secondo la tua natura, ti sei riconosciuto un valore.
Le cento sfumature di grigio?
Le abbiamo create noi.
Anche il corpo, il tuo corpo, trae un enorme beneficio dal tuo essere integro.
Se dentro stai bene, la tua scatola, il tuo cappotto, come chiamo io il corpo, sta bene con te.
Ossa dolenti, spalle pesanti, dolori addominali, senso di pesantezza al centro della cassa toracica, nodo alla gola…
Se vuoi che scompaiano, prima che diventino altro, cerca di essere vero, veritiero, come i bambini e vedrai come sparirà tutto il tuo casino fisico.
Siamo i primi a fare la guerra a noi stessi, con queste nostre scelte di vita da gregge.
Siamo ostili e corrotti ogni volta che veniamo meno a ciò che pensiamo, a ciò in cui crediamo.
Siamo forse dei sadici?  Siamo venuti al mondo solo per stare male?
 In genere, almeno a parole, facciamo l’impossibile per essere felici, poi nella quotidianità ci attiviamo con accanimento “terapeutico” per farci del male, in tutto, perfino nell’amare le persone.
Cerchiamo la persona dei nostri sogni e poi non facciamo nulla per realizzare l’incanto, già perché qualcuno ci ha detto che un conto è sognare e un altro la realtà.
No! Sono l’una è figlia dell’altro.
Non siamo nati per soffrire, ma per essere noi stessi e stare bene.
Che sogni grandi e gradevoli che possiamo ancora creare.
E’ vero, c’è corruzione, ma c’è anche chi fa ed è la differenza.
Einstein ha fatto la differenza.
San Francesco è stato e ha fatto la differenza.
Quanti ci hanno illuminato e sono stati quella che ci veniva detto, erroneamente, la pecora nera.
Il fatto che la moltitudine vada in una direzione, visto come stanno andando le cose, non significa che sia quella giusta.
Non fare come l’automobilista, il cui navigatore si è impallato, e si ostina a non abbassare il finestrino e a chiedere informazioni e quindi ad invertire la rotta; se qualcosa non quadra nella tua vita, datti il consenso di cambiare rotta e di creare il tuo “sogno”.
Lassù qualcuno non ti ha messo qui per morire di dolore o di fatica, altrimenti che cavolo di Dio d’Amore sarebbe?
Lui ci ha creato a sua immagine, per cui abbiamo dentro tutta la bellezza e l’Amore possibile, elementi vitali che creano rettitudine e un qualcosa di bello e di non corrotto, che i bambini rappresentano; se è diventato feccia è solo colpa nostra, non di dio, qualunque dio tu abbia in mente.
Cosa vuoi essere e cosa vuoi contribuire a creare?
Chieditelo e poi attivati.
Tutto è possibile, basta sognarlo e renderlo realtà.
Ricordatelo.
Amorevolmente Ti degli Arcangeli

Questo articolo è stato amorevolmente scritto da Ti degli Arcangeli (l'autrice dei 2 libri Le Preghiere Arcobaleno dagli Arcangeli e La Via della Luce. Testi guida dell’Arcangelo Uriele ) con canalizzazione di un Arcangelo specifico oppure facendosi ispirare da Arcangeli e Angeli.
Sei libero di copiarlo su un altro sito/blog, però per correttezza lascia questa dicitura incluso il collegamento cliccabile a www.sottounarcobalenodiluce.com

Lascia un tuo commento, sarà visibile a tutti 💜

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

css.php